5 lezioni che hai imparato da una mamma che non ti ha mai amato come avrebbe dovuto

lezioni

Non tutti ne sono consapevoli ma è vero: il legame instaurato con la madre, da bambine, gioca un ruolo cruciale sulle aspettative di vita in età adulta.

Le nostre aspettative, su come dovrebbe essere un rapporto di coppia, su come dovrebbe andare la nostra vita lavorativa e su quanto siano affidabili gli altri, sono legate inevitabilmente al nostro primo modello di riferimento: nostra madre.

Il nostro modo di reagire ai fallimenti della vita, il nostro stile di attaccamento nella coppia, le nostre ambizioni… tutto parla di noi e soprattutto, tutto parla della nostra infanzia.

Tutte noi siamo portate a essere grate alla mamma per ciò che ci ha dato, per il suo affetto incondizionato e le sue cure… ma spesso non siamo abbastanza lucide e razionali da capire che il rapporto che avevamo con nostra madre da piccole, ha potuto lasciarci un’eredità pesante e molto spiacevole.

I bambini approcciano al mondo esterno mediante il rapporto con la mamma. Ciò che il bambino sperimenta in casa, attraverso il legame con la mamma, si aspetterà di trovare anche nel mondo esterno. Il rapporto che il bambino instaura con la madre sarà la chiave di lettura che il bambino userà fino all’età adulta per interpretare e comprender il mondo..

In pratica, oggi, guardiamo il mondo con un filtro che il rapporto con nostra madre ha lasciato sui nostri occhi e sul nostro cuore. Interpretiamo e leggiamo la realtà filtrandola con un codice appreso durante l’infanzia, purtroppo questo codice non sempre è costruttivo.

Quando i bisogni del bambino non sono in linea con i comportamenti della madre, si originano una serie di problemi.

Non sempre una madre riesce a offrire il giusto sostegno emotivo ai propri figli. Ciò spesso accade perché i genitori non riescono a vedere il bambino per quello che è in realtà. Il genitore svolge il suo ruolo guidato dalle emozioni e filtra ogni frase e ogni azione attraverso di esse. Il risultato di questo filtro, purtroppo, non è sempre ottimale per la crescita emotiva del bambino.

Essere genitore è difficilissimo e spesso si commettono insospettabili errori. Inevitabilmente il rapporto che abbiamo instaurato con nostra madre ci insegna qualcosa, anzi, ci segna in qualcosa… Ecco le 5 dolorose lezioni che una mamma poco attenta, ha potuto impartirci.

Lezione n.1 – Sensi di colpa

Molte mamme ci hanno insegnato a sentirci in colpa praticamente per tutto e l’hanno fatto in diversi modi; ecco un esempio.

Il racconto consapevole di Melania, una ragazza alienata e manipolata dalla madre.

“Ho avuto un tetto, dei vestiti e il cibo non mi è di certo mancato così come le cure: pediatra, regali di compleanno e via dicendo… ma non passava un giorno senza che mia madre mi ripetesse che ero fortunata a vivere con lei, perché lei da bambina non aveva le mie stesse cose.

Lei da bambina si sognava regali e vestiti e che nel mondo ci sono tanti bambini poveri. Ogni giorno la stessa storia, fin dall’infanzia! Dovevo essere grata per il cibo, per i sacrifici che faceva per me, per i vestiti che mi comprava… ricordo questi discorsi fatti mille volte ma non ricordo mai un complimento, non ho mai sentito qualcosa di positivo su di me.

Mi diceva quante cose belle faceva per me, del lavoro che affrontava tutti i giorni, di quanto fosse una buona mamma e al contrario di quanto mio papà se ne infischiasse e non facesse abbastanza…. solo più tardi ho capito che così mi manipolava e mi alienava.

Il suo atteggiamento mi ha portato a disprezzare mio padre e ha innescato in me molti sensi di colpa, nei suoi riguardi soprattutto ma in generale per tutto, compresa per la mia stessa esistenza“.

La mamma di Melania non voleva certamente tirare su una donna piena di sensi di colpe, frustrata e piena di rancore verso il padre (o questo forse sì!)… eppure è ciò che ha fatto. In psicologia, la madre di Melania è conosciuta come Madre Totale, è un genere di mamma molto comune. La madre totale è disposta a rinunciare a tutto per i figli, passioni, amicizie… però in cambio chiedono una dipendenza totale da parte del figlio.

Lezione n.2 – Rabbia e frustrazione

Molte mamme ci programmano ad avere un atteggiamento negativo nella vita. Ci lasciano un’eredità difficile da superare perché ci insegnano che tutti hanno un secondo fine. Preparano i figli al peggio tanto che crescendo, i figli, vedranno solo il volto peggiore del mondo e faranno fatica a godersi la vita.

Il racconto consapevole di Sara, una ragazze che non è stata educata alla gioia

Mia mamma non faceva altro che lamentarsi degli altri. Quando un’amica la cercava, prima di rispondere al telefono, chiariva subito “vorrà sicuramente chiedermi un favore”. Non solo sparlava di tutto e di tutti, ma trattava tutti con sufficienza, me compresa. 

Mia madre viveva un’esistenza senza interessi, senza passioni, scialba, dove ogni cosa si fa per un fine e non per la gioia di dedicarsi a ciò che piace… è così che ha educato anche me. Quando provavo a dare vita a un mio interesse, mi scoraggiava dicendo che comunque non sarei riuscita a portare nulla a termine.

Avevamo sempre la tv accesa e gli unici discorsi che sentivo a tavola, vertevano su quanto l’Italia fosse la rovina delle brave persone, di come le leggi uccidessere il popolo… in alternativa vi erano maldicenze sugli amici di famiglia. Covavo rabbia e rancore senza neanche saperlo, ero arrabbiata con tutto e con tutti ma un motivo reale non c’era. 

Quando la madre scoraggia eccessivamente il figlio, si verifica, appunto, il fenomeno della “profezia che si autoavvera”; se la madre crea le premesse di una vita catastrofica, il figlio potrà crederci davvero e costruirsi un avvenire pieno di avversità e tristezza.

Lezione n. 3 – Atteggiamenti manipolativi e/o Paura dell’abbandono

Per alcuni bambini (e bambine), gli atteggiamenti manipolativi sono stati l’unico modo per entrare in contatto con una mamma emotivamente assente.

Quando la madre è emotivamente distante e assente, i bambini si sentono invisibili e da adulti porteranno i segni di una sindrome abbandonica più o meno spiccata. Avranno paura di rimanere soli e svilupperanno sentimenti cronici di sensi di colpa: si sentiranno immeritevoli d’amore perché durante l’infanzia non ne hanno mai ricevuto così come avrebbero dovuto.

In alternativa, i bambini con genitori emotivamente assenti potrebbero reagire attivamente studiano escamotage per attirare l’attenzione; gli escamotage possono essere molteplici, dal diventare ribelli e litigiosi a scuola fino ad aumentare di peso per avere attenzioni.

Ecco un esempio.

Il racconto consapevole di Anna, che ha imparato a manipolare il prossimo

Da adulta ho riscontrato forti problemi a relazionarmi con il prossimo, soprattutto quando si tratta di relazioni amorose. Tendo a fare leva sui sensi di colpa e screditare il prossimo… non lo faccio con cattiveria, solo è l’unico modello comunicativo (e anche l’unico modo di essere) che fino a poco tempo fa conoscevo. 

Sono cresciuta con una madre emotivamente assenta, eccessivamente concentrata su se stessa. Per avere un po’ di attenzioni dovevo inventarmi di tutto. Non bastava dire “mamma, ho mal di pancia” così come facevano gli altri bambini… a me nessun malore è mai bastato, ne’ da bambina ne’ da adolescente.

Una volta sono rientrata a casa addirittura ubriaca, avevo 14 anni… ma neanche questo ha sortito alcun effetto. Non fraintendetemi, mia madre mi ha sembrare abbracciata e mi ribadiva il suo affetto… tuttavia i suoi atteggiamenti mi portavano a credere l’esatto contrario.

Aveva scatti d’ira improvvisi e io non capivo mai perché si arrabbiava, di quello che facevo, un giorno le stava bene e la faceva sorridere, il giorno dopo le dava i nervi… La sua incoerenza non mi ha dato alcuna indicazione su ciò che era giusto e ciò che era sbagliato così ho continuato a ruota libera, pensando che l’unico modo per avere attenzioni era manipolare il prossimo con azioni o sfruttando le debolezze altrui.

I genitori disinteressati e/o emotivamente assenti crescono figli estremamente insicuri oppure, in alternativa, in caso di una personalità reattiva come quella di Anna, crescono figli manipolativi. Quando il quadro è caratterizzato da una forte incoerenza (in casi estremi), gli atteggiamenti manipolativi possono essere correlati a un disturbo borderline di personalità o, in altri casi, a un disturbo narcisistico.

Lezione n. 4 – Paura delle malattie

La paura delle malattie è strettamente correlata alla paura dell’abbandono, alla precarietà e all’insicurezza.

Il racconto consapevole di Emanuela, una ragazza cresciuta troppo in fretta

Mia madre era, ed è, un’eterna vittima. Quando ero bambina, aveva sembra un dolore da qualche parte e i suoi dolori erano inimmaginabili, correlati alla parola “tu non puoi capire”.

Da adulta, invece, ho capito… ho capito che aveva disturbi psicosomatici perché alle spalle non aveva una situazione felice, tuttavia ne ho pagate io le conseguenze. Accusava sempre dolori e faceva accertamenti per tutto, una volta era mal di testa, un’altra dolore al petto….

A volte cadeva in depressione o comunque i suoi malesseri emotivi le sottraevano energia, questo mi faceva sentire abbandonata perché non riusciva a dedicarsi a me… così mi sentivo superflua e inutile. Ho provato pure a prendermi cura di lei, ma senza nessun risultato: voleva la mia comprensione, tutt’oggi vuole essere compresa.

Il rapporto con mia madre mi ha lasciato in eredità una bassa autostima e una buona dose di ipocondria, sono cresciuta temendo di avere le peggiore malattie ma alla fine ho capito che ad ammalare la mia vita ci aveva pensato lei, la mia mamma fragile dalla quale sto ancora provando a distaccarmi.

Quando la madre è vissuta come fragile, accadere poi che il figlio possa diventare precocemente adulto per aiutare la madre ad affrontare la vita, all’opposto in caso di temperamento passivo, potrebbe accadere che il figlio rimanga estremamente infantile, chiuso e dipendente da lei, sempre pronto a cedere terreno, a dedicare compresione e cure.

Lezione n. 5 – Vergogna

La vergogna è un’eredità difficile da scrollarsi da dosso. E’ fortemente correlata al quadro della madre assente (vedi la Lezione .3), perché il bambino finisce col sentirsi immeritevole d’amore e cresce con la credenza che dentro custodisce qualcosa di prondamente sbagliato. Vi è anche un altro caso che può innescare una profonda vergogna. Ecco l’esempio di Maria.

Il racconto consapevole di Maria, cresciuta all’ombra della madre

Mia madre mi accompagnava tutti i giorni a scuola, talvolta entrava in classe con me… lei diceva che lo faceva per aiutarmi a socializzare ma questo non mi ha aiutato a fatto. La verità è che sono cresciuta con una mamma troppo invadente e ingombrante… una madre istrionica.

Per strada salutava tutti, anche con fare vistoso… si fermava a parlare con gli estranei, alzava la voce e attirava sempre l’attenzione su di sé. Aveva un modo di fare che all’epoca descrivevo come eccessivamente amichevole, oggi definisco malizioso e istrionico. 

Mia madre mi stava vicina, non mi faceva mancare giocattoli e cure… tuttavia mi dava fastidio che socializzava troppo con il vicino di casa, che poi ho scoperto che si trattava del suo amante. 

Per i suoi modi assurdi e la sua malizia, mi vergognavo profondamente di lei e ho finito di vergognarmi di me stessa perché riusciva a farmi sentire sempre inadeguata.

Non sapevo più come giustificare i suoi atteggiamenti e per me era un incubo quando ero costretta a uscire con lei… la vergogna era palpabile sul mio viso ma vergognavo anche di provare vergogna: come poteva una figlia vergognarsi della propria mamma? Sì, questo meccanismo riusciva anche a farmi sentire in colpa.

Nel crescere ho imparato a non dirle più nulla, anche perché se malaguratamente veniva a conoscenza di un mio problema… lei se ne impossessava! Diventava un suo problema e regiva in modo esagerato anche se poi in sostanza non faceva nulla per aiutarmi. 

I soggetti istronici necessita di attenzioni costanti, in società sono descritti come “egocentrici”. Una mamma istrionica può segnare fortemente lo sviluppo di un figlio, anche se non le manca il senso di maternità e anche se si impegna a impartire cure.

La famiglia perfetta non esiste

Quando pubblico post che parlano del legame “mamma e figlia”, mi ritrovo spesso commenti che affermano, in modo sprezzante, che la famiglia perfetta non esiste e che tutti i genitori sbagliano causando problemi poi nei figli… e che i figli non possono nascondersi dietro gli errori dei genitori.

Essere consapevole dell’origine di un proprio disagio, non significa “nascondersi” o “giustificarsi”. Non significa neanche accusare un genitore. La consapevolezza è il primo passo verso il miglioramento.

Una madre amorevole e in sintonia con i bisogni del bambino, riuscirà a tirare su un bambino sicuro e pronto a esplorare il mondo…. ciò non significa che la madre dovrà essere perfetta, tutte le famiglie (anche quelle piene d’amore) possono essere imperfette… tuttavia un legame sicuro e stabile, in linea con i bisogno emotivi del bambino, getta delle ottime basi per la felicità che il piccolo potrà sperimentare in età adulta!

Per comprendere meglio questo tema ti invito a leggere la pagina:

Addirittura non mancano evidenze e Autori che spiegano come il legame materno può innescare disturbi di personalità come il narcisismo, disturbo dipendente di personalità o il disturbo borderline:


Se ti è piaciuto questo articolo puoi seguirci su Facebook:
sulla Pagina Ufficiale di Psicoadvisor, sul mio account personale o nel nostro gruppo Dentro la PsichePuoi anche iscriverti alla nostra newsletterPuoi leggere altri miei articoli cliccando su *questa pagina*.

loading...