9 indicatori che siamo guariti dalle nostre ferite emotive

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L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi. KAHLIL GIBRAN

A volte, quando ci sentiamo male e soffriamo, tutto quello che vogliamo è solo di allontanare da noi il dolore. Ci disperiamo e ci precipitiamo a guardare avanti. È comprensibile, ma non è positivo.  Per guardare di nuovo al futuro con fiducia, è fondamentale avere pazienza e aspettare che guariscano le ferite emotive. Questo non significa che dobbiamo annegare nel dolore, ma che dobbiamo avanzare a piccoli passi, seguendo il nostro ritmo e senza troppa fretta.

Il tempo è fondamentale per riprenderci dai traumi emotivi, con il tempo riusciamo a dare un senso a ciò che è accaduto, accettiamo il passato e voltiamo pagina. Infatti, i traumi causano di solito un terremoto psicologico, quindi abbiamo bisogno di tempo per recuperarci, per guardare dentro di noi e renderci conto che non siamo più gli stessi, qualcosa è cambiato. Dopo il forte choc emotivo possiamo sentirci bloccati e abbiamo bisogno di tempo per ritrovare noi stessi, per capire, accettare e persino imparare a convivere con questa nuova persona che siamo diventati.

Superare le nostre ferite interiori comporta:

  • Essere teneri con noi stessi, sentirci a casa come il bambino nel grembo materno
  • Riconciliarci con le nostre immagini idealizzate e imparare ad accettarci.

Le fragilità fanno parte di noi. Ci appartengono e in quanto tali vanno amate. È bene che non infieriamo, ma ci riconciliamo con esse.

Nella vita, la più grande trappola non è il successo, la popo­larità o il potere, ma il rifiuto di noi stessi

Naturalmente il successo, la popolarità e il potere possono essere una grande tentazione, ma la loro forza di seduzione deriva spesso dal fatto che sono parte di una più grande tentazione, quella del rifiuto di noi stessi. Quando si dà ascolto alle voci che ci chiamano indegni e non amabili, allora il successo, la po­polarità e il potere sono facilmente percepiti come soluzioni attraenti.

Ma la vera trappola è il rifiuto di noi stessi. Mi stupisco sempre di come cadiamo in fretta in questo tipo di processo mentale disfunzionale. Appena qualcuno ci accusa o ci critica, appena ci sentiamo rifiutati, lasciati solo o abbandonati, ci troviamo a pensare: “Questo prova ancora una volta, che non sono nessuno/a”. Invece di assumere una posizione critica al riguardo, o cercare di capire quali sono i nostri e altrui limiti, tendiamo a colpevolizzarci – non solo per ciò che abbiamo fatto, ma per ciò che siamo. Il mio lato oscuro dice: “Non sono buono/a, merito di essere messo/a da parte, di essere dimenticato/a, rifiutato/a e abbandonato/a”.

“Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.”  (Hermann Hesse)

Come sappiamo quando siamo pronti per ricominciare di nuovo?

Ognuno è diverso, e anche i traumi e le lesioni lo sono. Essere pronti a proseguire richiede tempo e non esiste una regola precisa, devi imparare a connetterti con ciò che hai dentro e ascoltare i segnali che ti invia il tuo “io”.

Ma in generale, una persona è pronta a proseguire quando esistono almeno due delle seguenti condizioni:

1. Il dolore è diminuito
Guardandoti alle spalle ti rendi conto che, anche se la ferita è lì, non fa più male. Infatti, probabilmente cominci a ricordare più spesso gli aspetti positivi che quelli che ti causavano danni.

2. Hai imparato
Quando analizzi ciò che è accaduto, riesci a dargli un senso e capisci dove hai sbagliato. Quando assumi l’esperienza e questa ti arricchisce come persona.

3. Puoi ridere e scherzare di ciò che è successo
Quando sei in grado di ridere di quanto è successo, significa che hai superato il trauma, che hai spogliato la situazione della sua drammaticità iniziale.

Tempo per pensare, tempo per imparare

D’altra parte, il tempo è fondamentale anche per imparare dagli errori che abbiamo fatto. Se usciamo da un rapporto di coppia traumatico, per esempio, e ci buttiamo immediatamente tra le braccia di un’altra persona, non avremo avuto abbastanza tempo per capire dove abbiamo sbagliato. In realtà, è proprio questo uno dei motivi per cui le persone si trovano spesso coinvolte in relazioni che non vanno mai a buon fine. Non si sono concessi il tempo necessario per crescere.

Il tempo permette di prendere la necessaria distanza emotiva dal trauma, in modo tale che possiamo giudicare il nostro comportamento e le decisioni da una prospettiva più obiettiva e da una posizione distaccata. Di conseguenza, saremo in grado di assumere la nostra parte di responsabilità e crescere.

Al contrario, se ci affrettiamo rischiamo di commettere gli stessi errori, andando a sbattere ripetutamente contro lo stesso muro. Purtroppo, ci sono ancora molte persone che credono che “un chiodo scacci l’altro”, e continuano a vivere così rapidamente che la loro stessa velocità le stordisce. Anche se a volte, ciò di cui abbiamo bisogno è solo di fermarci per raccogliere le forze e ricomporre i pezzi.

9 indicatori che siamo guariti dalle nostre ferite emotive

Per guardare di nuovo al futuro con fiducia, è fondamentale avere pazienza e aspettare che guariscano le ferite emotive. Questo non significa che dobbiamo annegare nel dolore, ma che dobbiamo avanzare a piccoli passi, seguendo il nostro ritmo e senza troppa fretta.

Il tempo è fondamentale per riprenderci dai traumi emotivi, con il tempo riusciamo a dare un senso a ciò che è accaduto, accettiamo il passato e voltiamo pagina. Infatti, i traumi causano di solito un terremoto psicologico, quindi abbiamo bisogno di tempo per recuperarci, per guardare dentro di noi e renderci conto che non siamo più gli stessi, qualcosa è cambiato. Dopo il forte choc emotivo possiamo sentirci bloccati e abbiamo bisogno di tempo per ritrovare noi stessi, per capire, accettare e persino imparare a convivere con questa nuova persona che siamo diventati. Quali sono gli indicatori del nostro cambiamento?

1) Quando accettiamo di non essere degli eroi, né delle persone perfette, ma delle persone limitate

2) Quando ci rivolgiamo amorevolmente alla parte di noi che rifiutiamo. Essa ci appartiene. È parte di noi. E anche questa va amata. E tanto più non la combattiamo, ma la accettiamo, tanto più ci sentiremo in armonia con noi stessi e con gli altri.

3) Quando sperimentiamo che abbiamo dei difetti, ma che noi non siamo i nostri difetti. Abbiamo delle colpe, ma non siamo le nostre colpe.

4) Quando non diventiamo più responsabili dei pen­sieri che affiorano dentro di noi, ma solo del modo in cui li gestiamo. Non saremo cattivi quando certi pensie­ri ci opprimono, né ci colpevolizzeremo se in noi esisto­no vanagloria, odio, gelosia, pensieri di natura sessuale.

5) Quando impariamo a riflettere piuttosto sul come possiamo reagire a essi in modo che non ci dominino.

6) Quando accettiamo le delusioni che viviamo ritenendo che esse fanno parte della nostra esistenza.

7) Quando non ci facciamo più condizionare dai giudizi e dalle valutazioni degli altri e iniziamo acredere in noi stessi e al nucleo divino che si cela in ciascuno di noi.

8) Quando riusciamo a perdonarci. Soltanto quando riusciamo a perdona­re le nostre debolezze, le fragilità relazionali, spirituali, caratteriali queste perderanno la loro forza distruttiva e si trasformeranno in punti di forza.

9) Quando smettimo di fare confronti con le altre per­sone che riteniamo più brave, più intelligenti, più capaci di noi. Si tratta piuttosto di vedere, per usare un’immagine, il nostro giardino, i nostri fiori, i nostri frutti e apprezzarli, anziché vedere sempre i fiori e i frutti del giardino accanto.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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