Accettare il proprio corpo, il primo passo per essere bella

accettare se stessa

Ognuno di noi si porta dietro un patrimonio genetico, “esperenziale“, emotivo e caratteriale… c’è chi ci vive in modo armonioso e chi, invece, rischia di combatterci ogni giorno.

Fatichiamo ad accettare noi stessi e spesso, chi ha la peggio, è il nostro corpo.

Accettare il proprio aspetto fisico non è così scontato, eppure il Corpo dovrebbe essere il tempio dell’anima. Chi abita in un corpo che non accetta deve essere proprio un’anima in tumulto. Eppure, per arrivare a essere belli fuori, bisogna lavorare bene da dentro…. E in questa pagina vedremo come fare.

L’accettazione del proprio corpo potrebbe sembrare un concetto astratto, del tutto estraneo: da dove cominciare? Se non ti piaci, l’accettazione del sé è difficile anche solo da considerare e questo è un fatto comprensibile.

Ah, se non ti piaci per problemi di perfezionismo o immagine distorta di sé, ti consiglio di leggere l’articolo: Autostima e immagine, come migliorarle.

Quando la mancata accettazione è legata al peso

Un problema molto diffuso nella società moderna è il sovrappeso che nei casi limite sfocia in una reale patologia: l’obesità. In queste circostanze diventa ancora più difficile accettarsi e si entra in un circolo vizioso:

Non mi accetto –>  Mi punisco –> Mangio –> Continuo a fallire –> Mi odio / Non mi piaccio –> Non mi accetto…

Si perpetua così un modello comportamentale che non può portare a un reale miglioramento. Ecco perché puntualmente ogni dieta fallisce. Ecco perché procrastiniamo ed ecco il perché per l’ennesima volta hai deciso di rimandare la dieta usando una delle formule tipiche: “da lunedì prossimo faccio sul serio….”. 

Dovresti provare a convertire il tuo circolo vizioso in un modello comportamentale basato sull’autoaccettazione, un circolo virtuoso:

Mi accetto –> Conosco il mio valore –> Mi voglio bene –> Mi impegno per garantire il meglio per me stessa.

Vivere in armonia con il proprio corpo significa accettarsi e curarsi davvero. Significa smettere di fallire. Significa migliorarsi e riuscire a perdere peso.

Accettare il proprio corpo non è qualcosa di astratto: bisogna agire. Agire per ricercare stimoli giusti.

Per accettarsi è necessario trovare uno stimolo per volersi bene. Uno stimolo che potrebbe aiutare te e tante persone che come te sono bloccate nelle loro difficoltà (ora parliamo del cibo, ma le difficoltà possono essere tante).

Stimoli a migliorare, stimoli che riescano ad accompagnarti nel passaggio di trasformazione e accettazione. Trasformazione intesa come evoluzione del corpo ma anche (anzi, prima) dell’anima. Parlo di anima per tornare all’analogia del corpo inteso come suo tempio, come involucro della nostra psiche. 

Uno stimolo non è un luogo in cui adagiarsi e fare finta che i problemi non ci siano. Uno stimolo è qualcosa che può davvero gratificarti e che può scrollarti di dosso qualsiasi etichetta ti sei appiccicata.

Accettare il proprio corpo, il primo passo per essere bella

Se vuoi migliorare davvero, è bene che inizi a valutare la strada dell’accettazione.

La verità è unica: se non ti accetti non potrai mai essere ciò che vuoi essere. 

Fin ora ho parlato di stimoli e concetti astratti, proviamo a rendere tutto più pratico. Ecco alcuni consigli che potrebbero aiutarti nell’accettare il tuo corpo e iniziare a volerti bene davvero.

C’è chi ti direbbe di concentrarti sulla bellezza interiore, certo, anche questo è un sistema ma qui… qui parliamo di migliorarsi, di agire, di volersi davvero bene, in modo incondizionato.

_1. Concentrati sulle tue passioni e sulle attività che ami svolgere

Indipendentemente dal tuo peso corporeo, dalla forma del tuo naso o dalla taglia del tuo reggiseno…. ci sarà qualcosa che ti piace fare. Loda le tue passioni, assecondale! Per esempio, ti piace dipingere? Iscriviti a un corso da seguire nel tempo libero. Ti piace il canto? Segui un corso di solfeggio… Fai qualcosa, asseconda i tuoi interessi, a costo di iscrivere a un corso di taglio e cucito… ma agisci!

Incoraggia te stessa a perseguire le attività che ti fanno stare bene, le attività che ti interessano. Che c’entra questo con l’accettazione del proprio corpo? C’entra eccome! Ricorda che devi partire da zero e hai bisogno di stimoli.

_2. Ascolta le reali esigenze del tuo corpo

Imposta un timer e a cadenza oraria (ogni 30 minuti, ogni ora, cinque volte al giorno…) prova a chiederti: di cosa ha bisogno il mio corpo? 

Il tuo corpo, nell’arco della giornata, può essere stanco, assetato, affamato… Impara ad ascoltarlo e ad assecondare quelli che sono i REALI stimoli fisici.

Impara a distinguere gli stimoli fisici dagli impulsi mentali. In questo contesto è importante fare esercizi di autoconsapevolezza. La Mindfulness (piena consapevolezza) può essere molto utile in questo ambito e può gettare le basi dell’accettazione del sé e del proprio corpo. A questo proposito ti invito a leggere l’articolo e svolgere l’esercizio descritto nella pagina 10 domande da porsi ogni sera.

_3. Metti da parte i sensi di colpa

L’alimentazione incontrollata è spesso connessa a un senso di espiazione. In pratica mangiamo per auto-punirci e spesso, in questo contesto preferiamo il cosiddetto cibo spazzatura.

Ti è mai capitato di dover partecipare a un evento, fissare una data e anche una tabella nutrizionale per arrivarci nel migliore della forma fisica? Sicuramente.
Quando si mettono in mezzo i sensi di colpa, più si avvicina l’evento e… più mangi! In pratica rischi di arrivare all’evento addirittura con qualche chilo in più.

Questo meccanismo si verifica perché il tuo inconscio ti induce all’autosabotaggio. A livello inconscio ti porti qualcosa di irrisolto che ti induce a credere che non meriti di essere bella. Se non è chiaro il concetto di espiazione ti invito a leggere l’articolo dedicato alle varie Forme di autosabotaggio emotivo.

_4. Cura la tua autostima

Vi è un collegamento tra la bassa autostima e l’alimentazione incontrollata. I sentimenti di inferiorità legati alla bassa autostima determinano dei modelli comportamentali sbagliati che ci precludono la possibilità di alimentarci in modo consapevole e il mangiare sano diventa quasi un’utopia. E’ l’insicurezza che ti porta a pensare che non vali abbastanza e di non avere gli strumenti per essere davvero bella… a questo punto sprofondi e le tue credenze sbagliate sfociando, ancora una volta, in comportamenti alimentari incontrollati.

_5. Il cibo non è un reale rifugio

Ti capita mai che nei momenti di sconforto hai bisogno di un abbraccio? Di una spalla su cui poggiarti? Talvolta quella spalla è data dal cibo e ora ti spiego il perché rifacendomi ad affermate teorie psicoanalitiche.

Per molti di noi il cibo è una consolazione, una dimensione dove rifugiarci e trovare un momentaneo sollievo. Questo avviene perché, a livello inconscio, il cibo è vissuto come un momento di totale appagamento. Le radici sono da ricondurre all’infanzia: la suzione al seno materno o in generale nel gesto di alimentare il pargolo, la madre stringe il bambino tra le braccia trasmettendo una sensazione di calore, benessere e affetto incondizionato. Nei momenti di debolezza emotiva tristezza e sconforto, ricerchiamo nel cibo la stessa sensazione di calore appresa, inconsciamente, da bambini proprio mediante il nutrimento.

In questo caso, quando ci sentiamo scoraggiati, possiamo trovare conforto in noi stessi o in un amico sincero.


Se ti è piaciuto questo articolo puoi seguirci su Facebook:
sulla Pagina Ufficiale di Psicoadvisor, sul mio account personale o nel nostro gruppo Dentro la PsichePuoi anche iscriverti alla nostra newsletterPuoi leggere altri miei articoli cliccando su *questa pagina*.

I commenti sono chiusi.