Accontentarsi in amore, quanti di voi lo stanno facendo?

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Navigando nella reta mi sono imbattuta in uno studio intitolato “Settling for less out of fear of being single” che tradotto in italiano dovrebbe suonare un po’ come Accontentarsi di poco per la paura di rimanere single“. Lo studio, in un’ultima analisi, ha rilevato che la paura delle solitudine spinge alcune persone ad accettare appuntamenti anche da chi non reputa estremamente attraente. In pratica, la paura della solitudine può renderci meno selettivi nella scelta del partner e può portarci, letteralmente, a elemosinare amore.

Chi ha paura della solitudine è sicuramente più sensibile a tattiche manipolatorie come il love bombing, a cadere in relazioni con predatori patologici, narcisisti, borderline e persone che non hanno ben assimilato il concetto di accudimento, cure e amore.

Accontentarsi delle briciole per la paura di rimanere soli

Accontentarsi in amore, è giusto o sbagliato? Ecco un dubbio che affligge molte persone. I motivi che ci rendono più o meno disinvolti con il tema della solitudine sono i più disparati e tutti pongono le radici su vissuti personali che, per quanto unici, possono avere un comune denominatore: i conflitti irrisolti.

Quando formiamo una coppia ci aspettiamo che il partner governi e risolva i nostri conflitti interiori facendo il “lavoro sporco” per noi. L’amante scelto rappresenta la speranza di comprendere e trattare con parti del sé che abbiamo rifiutato o cerchiamo di integrare in modo disfunzionale. Non solo, l’amante scelto ha anche l’impossibile compito di colmare infiniti vuoti emotivi, incolmabili per antonomasia.

In altre parole, con il partner ci vogliamo riscattare di antiche mancanza, e puntiamo a soddisfare bisogni ancestrali che per troppo tempo sono stati ignorati. Cosa rende una persona più incline alla paura della solitudine? Ovviamente il vissuto personale ma, in un’ultima analisi, è la mancanza di consapevolezza.

Purtroppo non tutti riescono a vedersi dentro, non tutti riescono a mettere a fuoco quelle che sono le proprie ferite interiori. Molte persone brancolano nella vita, navigano a luci spente, motivate da paure e bisogni inconsci che non potranno mai essere appagati perché, in genere, nella vita da adulti, quegli stessi bisogni e quelle stesse paure, non hanno più ragione di esistere.

Facciamo qualche esempio pratico e, per farti comprendere al meglio, partirò da un grande classico: la paura di invecchiare da soli.

La paura di invecchiare da soli

La paura di invecchiare in piena solitudine sarà tanto più grande quanto più misere sono state le attenzioni e le cure impartite a quel individuo quando era bambino.

In psicoanalisi la vecchiaia può essere assimilata alla prima fanciullezza, in entrambe le fasi della vita, infatti, vige una completa mancanza di autonomia.

Quando eri bambino, non avevi alcun potere sulla tua vita e le tue cure dipendevano strettamente dalla tua figura di accudimento. Quando il comportamento della figura di accudimento non è in linea con i bisogni del bambino, si creano delle ferite: il bambino vive di mancanze, di bisogni insoddisfatti che non sa elaborare.

Da adulto, quel bambino dovrebbe fare un lavoro introspettivo a ritroso, analizzare la sua infanzia e comprendere quelle che sono state le sue carenze emotive, accettarle e allineare i suoi bisogni espressi con i suoi reali bisogni. Come premesso, questo avviene solo raramente, così, mancanze vissute nell’infanzia si ripercuoto in età adulta. Chi ha paura di rimanere solo durante la vecchiaia, in realtà, teme di rivivere le sofferenze patite a livello inconscio durante l’infanzia.

Come premesso, la vecchiaia è letta interiormente come sinonimo di “non autonomia”, vecchi retaggi del passato lavorano in background nella tua mente e ti ricordano che quando eri bambino e non eri autonomo, hai sperimentato dolore e solitudine, la stessa che vorresti evitarti durante la vecchiaia.

Paura di rimanere single e non avere figli

La paura di rimanere soli può essere associata al terrore di non riuscire a mettere su famiglia. Chi sperimenta paure simili vuole riscattarsi del proprio vissuto attraverso un figlio e una nuova famiglia.

Anche in questo caso, la persona che sperimento questo timore, attraverso il partner vuole curare ferite interiori: vuole riscattarsi della famiglia che non ha avuto, dell’educazione che non è riuscita a ottenere, di quell’amore mancato.

Per entrare in relazione con gli altri bisogna curare e accudire, prima quelle ferite interiori che ci portiamo dietro da troppo tempo, bisogna prima risolvere quelle questioni lasciate in sospeso con noi stessi, perché se ci amiamo troviamo amore, ma se non nutriamo una profonda stima per noi stessi, cerchiamo l’amore attraverso le nostre paure e ciò che troviamo è una relazione che potrebbe portarci ad accontentarci delle briciole pur di sopperire a determinate mancanze.

Quando c’è l’inconscio a governare le nostre scelte, si finisce sempre per assecondare bisogni che nascono da passate mancanze. Al contrario, se c’è la piena consapevolezza del proprio vissuto, l’intero approccio alla vita cambia.

Paura di rimanere single per il giudizio altrui

La nostra società esalta il concetto di famiglia. Il matrimonio, per molte persone, rappresenta ancora la realizzazione personale. Così, molte persone finiscono per accontentarsi in amore pur di coronare quella realizzazione.

In questo contesto la paura della solitudine è mossa dalla paura del giudizio altrui. Se vuoi “accasarti” per realizzarti, probabilmente ti stai facendo troppo condizionare dal parere altrui e cerchi l’affermazione attraverso lo sguardo di chi ti osserva.

Chi si fa stigmatizzare dal giudizio altrui e dalle credenze della società, probabilmente è cresciuto con genitori rigidi, ambivalenti o difficili da accontentare (depressi, vittime…). La persona che subisce il giudizio altrui fino al punto di accontentarsi in amore pur di accasarsi, finirà con il riflette il parere dei genitori nella società.

Paura di rimanere single in generale

Se credi che l’appagamento emotivo può essere legato solo a un legame intimo con un partner, è perché pretendi da quel partner quell’amore o quelle attenzioni che ti sono state negate quando eri bambino.

La cosa peggiore è che molte persone non sono consapevoli di aver subito abusi e mancanze durante l’infanzia perché non conoscono altre realtà. L’unica realtà appresa è quella trasmessa dai genitori. Genitori abusanti possono essere descritti dai propri figli come “molto amorevoli” anche se sono stati la causa di forti carenze emotive. Per approfondire: carenza affettiva nell’infanzia, la radice invisibile di ogni difficoltà.

Lo studio

Premetto che il campione usato per lo studio può lasciare molti dubbi. La ricerca, infatti, è stata condotta su un campione di 153 persone, in prevalenza donne (126 donne e 27 uomini), reclutati su forum di incontri online. Di questo campione, solo il 45% si era definito single, il restante 65% era già impegnato in una relazione o in una frequentazione. Non solo il campione analizzato non è rappresentativo ma chi ha condotto lo studio ha anche commesso l’errore di equiparare “la paura di essere single” con “la paura della solitudine“.

Chi ha paura di rimanere solo, probabilmente non ha una persona di riferimento sulla quale contare. Amici e parenti non bastano, così si finisce per investire tutto su un partner romantico: il fidanzato.

Ci sono single che hanno molti amici (persone di riferimento) e per questo non possono aver paura di rimanere single perché gli amici possono sopperire a un’eventuale timore della solitudine. Sorvolando il pasticcio preliminare commesso dai ricercatori, ecco le risposte:

  • Il 39% ha ammesso di non aver paura di essere single.
  • Il 18% ha ammesso di aver paura di essere single.
  • Il 12% si è detto “ambivalente”, cioè che in alcuni periodi ha paura di rimanere single mentre, in altri, l’essere single gli dà sollievo e invece ha paura dei vincoli di una relazione.
  • Il 7% ha dichiarato di non aver paura di essere single allo stato attuale, ma che questa paura sarebbe subentrata sicuramente in secondo momento. Prendiamo l’esempio di una donna di 25 anni che ha argomentato la sua risposta così: “non ho paura, oggi, di essere single ma ho paura di rimanere sola quando sarà vecchia”.

Gli autori dello studio non hanno spiegato perché le loro percentuali non sono arrivate a 100, suppongo che forse qualcuno dei partecipanti non ha risposto in modo completo al questionario.

Di questo studio si salva ben poco, ma c’è una cosa che incuriosisce molto. Chi ha risposto al questionario, come ha argomentato il suo timore o la sua disinvoltura nel vivere da single?

Chi ha paura di essere single

Le ragioni emerse dallo studio che giustificano la paura di rimanere single sono le più disparate. Mentre chi non ha paura della solitudine punta su un numero ben definito di nuclei, la paura della solitudine riflette i vissuti e ferite molto diverse tra loro.

Una buona percentuale ha riferito di avere paura di rimanere single perché in realtà ha paura di non avere figli e di non riuscire a costruire una famiglia. Il nucleo del timore qui è la mancata procreazione.

Una più alta percentuale ha riferito di aver paura di rimanere single perché in realtà ha paura di invecchiare da solo.

Un’ancora più alta percentuale ha riferito di aver paura di rimanere single perché in realtà ha paura di perdere il partner attuale.

La prevalenza, ha paura di essere single perché teme di non riuscire a costruire un rapporto a lungo termine, stabile e fatto di autentica intimità.

Tra le altre motivazioni alla paura di essere single c’è chi ha affermato di stare male con se stesso e chi pensa che avere amici e parenti non sia sufficiente a sopperire quel senso di solitudine.

Una bassa percentuale ha affermato che teme di rimanere single perché il realtà sa che da single sarebbe giudicato male dalla società.

Un campione più esiguo ha affermato che una relazione di coppia gli serve per avere un approvvigionamento sessuale (ho paura di essere solo perché in questa condizione farò meno sesso). Ma non credere che questa sia la motivazione più opportunistica, una discreta percentuale ha affermato di aver paura di essere single per ragioni finanziarie, cioè poiché non sono economicamente autosufficienti, necessitano di un partner che possa provvedere a loro.

Una bassa percentuale del campione esaminato è arrivata ad affermare che avere una relazione, anche se insana, è meglio che stare da soli.

Chi NON ha paura di essere single

Chi non ha paura di essere single non necessariamente non teme la solitudine. E’ il caso di tante persone che possono vivere senza una relazione romantica perché riescono a compensare con altri legami, come quelli con familiari, amici e parenti che amano.

La sintesi è: indipendentemente da un potenziale fidanzato/a, io non sarò mai solo perché sarò sempre circondato da persone che mi amano.

Una buona parte di chi non teme di rimanere single è semplicemente perché non trova “nessuno di interessante con cui legare”. Questo può avere connotazioni patologiche oppure essere la manifestazione di una forte maturità emotiva.

Il messaggio: stare solo è meglio che invischiarsi in una cattiva relazione.

La sintesi patologica: non mi attrae nessuno, nessuno riesce a suscitare in me quell’interesse che cerco perché i miei standard sono impossibili da soddisfare. Per un approfondimento, ti invito a leggere l’articolo “Non mi attrae nessuno, perché?“.

La sintesi sana: sono emotivamente maturo e sono cresciuto abbastanza per apprezzare le gioie della vita in piena autonomia. Facendo molta introspezione sono giunto alla conclusione che la mia felicità dipende da me, non ho bisogno di qualcuno che mi faccia sentire degno di stare bene ed essere felice.

Una bassa percentuale di persone riesce a tollerare la solitudine e l’essere single per motivi religiosi. Il pensiero di base è questo: “Non mi sento mai solo perché Dio è sempre con me”.


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Anna De Simone, life e mental coach, scrittrice e admin di psicoadvisor.com

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