Attaccamento e comportamento sessuale

La sessualità è espressione fondamentale dell’essere umano, è un fenomeno complesso che vede coinvolte influenze psicologiche, biologiche e culturali. Non si può ridurre alla dimensione genitale del sesso, ma comprende una vasta gamma di opzioni, come pure di sensazioni ed emozioni. La sessualità è così anche gioco, relazione, comunicazione, scambio di piacere, momento privilegiato dell’intimità. E’ partendo da quest’ultima che la sessualità può organizzarsi nel modo più utile alla dimensione emozionale ed affettiva della coppia.

Si tratta di un comportamento che ha una modulazione nell’arco di tutta la vita di un individuo e ne qualifica l’intensità delle relazioni. Interferisce con il suo benessere o malessere psicologico, quando non direttamente con l’organizzazione di tratti o di strutture psicopatologiche. L’osservazione dei complessi meccanismi biologici che definiscono il comportamento sessuale e che ne determinano la risposta non dà ragione, di per sé, della multifattorialità che determina questo comportamento. C’è una stretta correlazione tra sviluppo degli istinti, educazione e formazione della personalità. Per questo, le prime espressioni ed esperienze sessuali del bambino concorrono alla formazione del comportamento e della struttura della personalità quale si sviluppa nell’adolescente prima e nell’adulto poi. Il comportamento sessuale riconosce quindi nella relazione il suo referente primario.

Il comportamento sessuale può essere messo in atto allo scopo di regolare stati emotivi e soddisfare bisogni non primariamente sessuali che la persona non riesce a gestire diversamente. Tenendo conto di questo, è possibile indagare come il comportamento sessuale possa essere messo in atto con modi e finalità differenti a seconda del modello di attaccamento.

L’utilizzo difensivo del comportamento sessuale e la sua relazione con la gestione dell’affettività sono stati indagati in ambito psicoanalitico fin dalle origini, in particolare per quanto concerne gli studi sulla perversione, e la sessualizzazione o la erotizzazione difensiva.

Rapporto tra sessualità e sviluppo affettivo

L’impresa psicoanalitica, peraltro, è sempre stata quella di “interpretare” altre motivazioni dietro a quelle apparenti dei comportamenti e delle giustificazioni coscienti. Nonostante l’ampia attenzione rivolta in ambito psicoanalitico e psicodinamico al rapporto tra sessualità e sviluppo affettivo, Lichtenberg (1989) sottolinea come spesso tali contributi non siano stati supportati da studi sperimentali e osservazioni sistematiche. La ricerca sull’attaccamento ha permesso di iniziare a colmare questa lacuna attraverso un insieme di ricerche sul bambino, sul mantenimento del modello di attaccamento nel corso della vita e sulla sua generalizzazione anche ad altri tipi di relazioni.

Una relazione di solito ha inizio o con l’infatuazione o con un’attrazione sessuale.

I sentimenti associati all’attrazione sono parte integrante del le dinamiche dell’amore romantico. Il sistema sessuale gioca quindi un ruolo fondamentale nel consolidamento e nel mantenimento del livello di soddisfazione nelle relazioni di lunga durata. E’ evidente che le relazioni sessuali nelle quali entrambi i partner riescono a soddisfare i propri bisogni sessuali contribuiscono alla soddisfazione e alla stabilità della coppia (Sprecher&Cate, 2004). Al contrario un cattivo funzionamento dei sistemi sessuali di coppia incrementa l’interesse di uno dei partner nei confronti di una terza persona esterna alla coppia, corrode i legami affettivi e, quindi, distrugge la relazione (Sprecher&Cate, 2004; Hassebrauck&Fehr, 2002).

Comportamenti sessuali: iperattivazione e disattivazione

Il malfunzionamento dei sistemi comportamentali sessuali, come per gli altri sistemi, può essere concettualizzato in termini di strategie di iperattivazione e disattivazione. Le strategie di iperattivazione includono tentativi intrusivi e coercitivi di persuadere un partner ad avere un rapporto sessuale (Mikulincer, 2006).

Durante il processo, una persona può iper-enfatizzare l’importanza dell’attività sessuale all’interno della relazione ed adottare un comportamento vigile nei confronti dei segnali sessuali del proprio partner. L’attivazione di questo sistema sessuale cronico è accompagnato, il più delle volte, da sensazioni di ansia, paura nei confronti dell’attrattività sessuale.

Queste ansie e queste paure possono provocare risposte intrusive o aggressive allo scopo di convincere il proprio partner ad avere rapporti sessuali; il che a sua volta può portare ad un rifiuto o all’inizio del mal funzionamento dell’intero sistema sessuale.

Al contrario, disattivare le strategie sessuali può comportare il rifiuto di bisogni sessuali, allontanamento dal proprio partner, soppressione dei pensieri e delle fantasie. Può capitare inoltre che venga promossa la promiscuità sessuale.

E’ stato ipotizzato che le persone sicure dal punto di vista dell’attaccamento si impegnano per raggiungere l’intimità e il piacere durante l’attività sessuale, per essere appagati dal sesso e per rispondere ai bisogni del partner. Al contrario le persone ansiose hanno problemi a soddisfare i bisogni del proprio partner e sanno anche che è molto difficile per loro stessi raggiungere la calma e quello stato di sicurezza che li aiuterebbe a trarre dall’attività sessuale mutuo appagamento.

Anche l’atteggiamento evitante può alterare il sistema sessuale anche se, tuttavia, questo atteggiamento favorisce l’esplorazione del piacere sessuale. Da tutto questo emerge che il processo di attaccamento dà forma alle motivazioni, alle esperienze e ai comportamenti sessuali.

La costruzione di una relazione che può divenire un legame di attaccamento inizia probabilmente con un forte desiderio di vicinanza. Mentre da piccoli la ricerca di vicinanza è dettata principalmente dalla paura (sebbene il bambino si avvicini alla madre anche per condividere scoperte piacevoli e per sollecitare apprezzamento per la propria riuscita), gli adulti possono cercare il contatto per attrazione interpersonale o interesse sessuale.

Comportamenti sessuali messi in atto per soddisfare bisogni emotivi

Secondo Shane, Shane & Gales (1999), nel caso dell’attaccamento insicuro le esperienze sessuali piacevoli possono sostituire altri importanti bisogni non sessuali del Sé e del Sé-con-l’altro che non sono stati soddisfatti.

Gli individui con questi pattern mancano di un Sé consolidato, hanno difficoltà nell’integrazione del Sé e mancano di un forte legame con l’altro. Quindi non possono godere un’esperienza di sé viva e integrata, o di un’intimità sessuale con il partner piena e reciprocamente gratificante.

Secondo tali autori il reclutamento della sessualità al servizio dei bisogni di attaccamento rappresenta un’ampia categoria che copre molte manifestazioni sintomatiche diverse, inclusa per esempio la dedizione patologica al sesso, le ossessioni sessuali, le compulsioni sessuali, le fantasie controfobiche e le messe in scena controfobiche.

In queste esperienze il soggetto utilizza l’esperienza sessuale come via attraverso la quale raggiungere una sensazione di benessere, di auto-protezione, di auto-regolazione, di autoconservazione e di sollievo dal senso di essere solo. L’esperienza sessuale, quindi, diviene un modo per soddisfare dei bisogni di attaccamento. Questi bisogni di attaccamento superano, hanno la precedenza e sostituiscono il sesso stesso.

Il comportamento sessuale può essere vissuto diversamente in rapporto alle due dimensioni di attaccamento identificate da Bartholomew& Horowitz (1991): evitamento e ansia.

Alto Evitamento

Le persone che hanno uno stile di attaccamento caratterizzato da alto evitamento mettono in atto strategie in grado di disattivare i bisogni di attaccamento e la ricerca di vicinanza ed intimità. Il comportamento sessuale può quindi essere vissuto in modo scollegato dai bisogni di attaccamento, oppure può servire per soddisfarli ma in modo individuale, anche quando viene sperimentato con un’altra persona, con la quale però non vi è un reale coinvolgimento intimo.

Davis, Shaver& Vernon (2004) hanno svolto una ricerca su un campione di 1.999 soggetti, di età superiore ai 15 anni, che avevano avuto almeno una relazione in cui vi erano stati rapporti sessuali. Da tale ricerca sono emerse numerose informazioni che hanno permesso di mettere a confronto la modalità di vivere il sesso delle persone con alto evitamento nell’attaccamento con quella delle persone con alta ansia.

Per quanto riguarda le condizioni di attivazione hanno rilevato che il comportamento comportamento sessuale può essere motivato dalla percezione di stress ed insicurezze relazionali.

Nel caso dell’evitamento, dato che vengono impiegate strategie che disattivano l’attaccamento al fine di ridurre lo stress, questo non avviene. Davis, Shaver& Vernon (2004) hanno riscontrato anche come il comportamento sessuale, in generale, possa svolgere funzioni analoghe ai comportamenti di attaccamento, possa cioè servire agli stessi bisogni.

La ricerca di vicinanza ed il desiderio di cure incrementano la sensazione soggettiva di sicurezza e di intimità emotiva nonché la regolazione emotiva, favorendo anche l’incremento dell’autostima. Anche questo però non avviene per le persone con alto evitamento. Le persone con attaccamento evitante, infatti, tendono a cercare di gestire lo stress e le difficoltà da soli, ricercando sentimenti di autoefficacia ed indipendenza.

Gli autori, nella loro esperienza clinica, hanno osservato come il sesso non avrebbe lo scopo di ricercare la vicinanza dell’altro quanto, piuttosto, può essere vissuto come un meccanismo di autocura, anche quando viene praticato con il partner. A sostegno di questa osservazione, Davis, Shaver& Vernon (2004) ipotizzano che gli evitanti possono vivere i comportamenti sessuali come un modo per ridurre lo stress perché non c’è bisogno di mostrare al proprio partner l’angoscia che si prova oppure di fare richieste esplicite di cure e conforto. È invece possibile manifestare e condividere esclusivamente emozioni positive, godere dell’incontro sessuale, dell’intimità e della rassicurazione.

La promiscuità dei soggetti con attaccamento evitante è riferita anche negli studi di Shaver&Hazan (1992) e Allen &Baucom (2004) – secondo i quali le persone con attaccamento evitante sono soggette a vivere la sessualità in modo promiscuo – nonché dalla Crittenden (1999) che definisce una classificazione di tipo evitante che chiama appunto “promiscuo”. Secondo la Crittenden, questa configurazione compulsiva si riferisce alla tendenza a frapporre una distanza fra sé e figure appropriatamente intime, cioè figure di attaccamento e partner sessuali, e a vivere invece l’intimità con figure distanti e non appropriate, mettendo quindi in atto forme di attaccamento “indiscriminato”.

L’evitamento è risultato essere correlato positivamente con l’utilizzo del sesso al fine di manipolare l’altro o esercitare un controllo su di lui (Davis, Shaver& Vernon, 2004). Secondo Davis et al. (2006) tale associazione è giustificata dalla tendenza delle persone evitanti a ricercare il controllo e dalle loro scarse capacità empatiche e comunicative. Nella loro ricerca hanno infatti rilevato, per gli evitanti, un’associazione tra scarse abilità comunicative nella relazione e la tendenza a mettere in atto comportamenti coercitivi. Infine gli evitanti risultano essere più preoccupati, rispetto agli ansiosi, delle conseguenze negative dei comportamenti sessuali non protetti (Davis et al., 2006). Gli autori ipotizzano che questo sia dovuto alla maggiore importanza data a se stessi e al proprio benessere piuttosto che ai desideri dell’altro e alla condivisione dell’esperienza sessuale.

Alta Ansia

Persone con attaccamento ansioso vivono spesso l’amore come una esperienza che implica ossessione, desiderio di reciprocità e di unione, alti e bassi emotivi, una fortissima attrazione sessuale e sentimenti di gelosia (Hazan&Shaver, 1995).

Dalla ricerca di Davis, Shaver e Vernon (2004) è emerso come, per le persone con alta ansia nell’attaccamento, il comportamento sessuale possa essere motivato dalla percezione di stress ed insicurezze relazionali. In tali circostanze la condotta sessuale è risultata correlata con riduzione dello stress, aumento dell’autostima e, in particolare, rassicurazione e intimità emotiva.

Il sesso verrebbe quindi utilizzato al fine di ricevere rassicurazione dell’amore e della disponibilità del partner.

Per i soggetti ansiosi il comportamento sessuale è risultato fortemente correlato anche con la ricerca di protezione dall’ostilità, dagli stati emotivi negativi o dalla violenza del partner. Il sesso può essere quindi usato al fine di cercare di controllare lo stato emotivo dell’altro e di riavvicinarlo a sé, sostituendo gli stati emotivi negativi con sentimenti di accettazione e desiderio di vicinanza. Persone con attaccamento ansioso hanno inoltre riferito di utilizzare il comportamento sessuale per esercitare un potere nei confronti del partner.

L’ipotesi è che, essendo l’ansia associata alla tendenza a mettere in atto strategie coercitive, il bisogno di controllare il partner possa manifestarsi attraverso l’espressione di desideri sessuali. Reciprocamente, possono vivere il tentativo del partner di controllarli come un interesse sessuale nei loro confronti. Infine, e per gli stessi motivi, è emerso come le persone ansiose possono mettere in atto volontariamente, o perché obbligate dal partner, comportamenti sessuali indesiderati al fine di mantenere l’amore e l’attenzione ed evitare i conflitti.

Parallelamente, viene inibita la manifestazione delle proprie preferenze sessuali al fine di massimizzare l’approvazione. Secondo Davis et al. (2006), il fallimento nell’affermazione e soddisfazione dei propri bisogni personali, o la coercizione dell’altro in attività indesiderate sono motivate dalla continua ricerca, attraverso il sesso, della disponibilità e dell’amore.

Questo perché gli ansiosi tenderebbero ad interpretare l’attività sessuale come un termometro dello stato della relazione. Sebbene le persone ansiose siano intrusive e poco capaci nel prendersi cura degli altri, spesso sono altamente motivate a dare conforto. In relazione a questo elemento, un ultimo dato emerso dalle ricerche è che possono ricercare la vicinanza del partner sofferente e tentare di dargli cure e conforto attraverso il comportamento sessuale. Il sesso diviene quindi il modo per dimostrare la propria vicinanza ed il proprio affetto nei momenti di difficoltà (Davis, Shaver& Vernon, 2004).Inoltre Davis et al. (2006) hanno rilevato come l’ansia sia collegata con una maggiore varietà di attività sessuali e una maggiore soddisfazione fisica.

Ipotizzano che questo maggior piacere sia dovuto al fatto che, per gli ansiosi, il sesso fornisca anche una rassicurazione per l’affetto e per l’amore del partner e perché compenserebbe gli effetti negativi dell’inibizione della comunicazione e della soddisfazione di altri specifici bisogni, garantendo in questo modo un piacere aggiunto rispetto a quello sessuale. Alcuni autori hanno poi osservato che, per le donne, l’ansia sia associata a relazioni sessuali precoci, elevato numero di partner sessuali ed infedeltà (Hazan, Zeifman&Middleton, 1994).

Gli uomini ansiosi, invece, avrebbero meno relazioni sessuali di quelli sicuri ed evitanti (Feeney, Noller& Patty, 1993). Infine, contrariamente alle persone con uno stile di attaccamento caratterizzato dall’evitamento, quelle ansiose tendono a mettere in atto comportamenti rischiosi per la propria salute quando questi vengono percepiti come negativi per l’intimità. La ricerca di intimità assumerebbe quindi un valore maggiore della ricerca di cure e protezione nei propri confronti (Davis et al., 2006).

Rispetto al modo in cui il sesso può essere vissuto dalle persone con un modello di attaccamento ansioso, la Crittenden (1999) descrive una configurazione di tipo ansioso che chiama “seduttivo: ossessionato dal soccorso”. Questi individui utilizzano le informazioni inerenti all’attaccamento e la sessualità per condurre, fuorviare e coinvolgere l’ascoltatore in una collusione contro altre persone importanti nella loro vita. La sessualità viene quindi considerata e usata come un mezzo valido per attirare l’attenzione dell’altro e creare un’alleanza.

Alta ansia ed alto evitamento: attaccamento disorganizzato

La letteratura sull’attaccamento infantile ha riportato l’esistenza di uno stile di attaccamento caratterizzato da un misto di alta ansia ed evitamento, tipico di situazioni relazionali caratterizzate da abuso e trascuratezza.

Tale stile è stato individuato da Main & Solomon (1990) i quali parlano di attaccamento disorganizzato, dalla Crittenden (1988) la quale parla di pattern evitante/ambivalente, e da Bartholomew& Horowitz (1991) che lo chiamano evitante-timoroso.

Secondo Shane, Shane &Gales (1999), l’esperienza sessuale tipica di questi stili di attaccamento in realtà non è realmente sessuale. In questo caso i bisogni del proprio Sé e del Sé-con-l’altro non sono soddisfatti e non vi è né amore, né intimità, né piacere sessuale di qualche tipo. Inoltre, non vi è né un Sé integrato, né un Sé consolidato, né un forte legame con l’altro. L’esperienza di queste persone non è sessualmente piacevole e, a volte, non implica nemmeno i genitali. Piuttosto, e più spesso, è sgradevole o dolorosa, oppure anestetica a causa dei tentativi del Sé di auto-proteggersi grazie a meccanismi di dissociazione.

Conclusioni

Come sostenuto da Hazan e Shaver (1987) nella loro concezione sull’amore romantico, attaccamento e sessualità risultano sistematicamente correlati tra loro. Gli individui con attaccamento sicuro vivono la sessualità come reciproca esperienza piacevole e soddisfacente, caratterizzata da intimità ed affetto, in un contesto relazionale stabile e solitamente non esprimono una sessualità ansiosa o incline alla manipolazione dell’altro.

Riguardo al sistema sessuale si è sostenuta l’ipotesi che il comportamento sessuale possa essere utilizzato al fine di compensare e soddisfare i bisogni di attaccamento che non siano stati adeguatamente riconosciuti e soddisfatti nel passato, e che la persona non sia in grado di esprimere e gratificare nel presente.

Avrebbe quindi lo scopo di regolare stati emotivi e di soddisfare bisogni non primariamente sessuali, che l’individuo non riesce a gestire diversamente. In particolare, il comportamento sessuale può essere vissuto con tale finalità non solo all’interno della relazione primaria, ma anche al suo esterno, con modalità complementari o compensative. Le motivazioni e le finalità con le quali viene vissuto sono poi diverse a seconda dello stile di attaccamento e variano anche in funzione dell’ipotesi di matching di coppia, cioè di scelta del partner. In base a tali ipotesi le persone tenderebbero a ricercare relazioni con partner che confermano le loro convinzioni riguardo all’attaccamento.

Ancora oggi si sente il bisognodi incrementare il numero di ricerche e focalizzare l’attenzione su questo aspetto, poiché risulta ancora scarsa la letteratura in merito. Anche i risultati, spesso, sono contrastanti, probabilmente a causa della varietà degli strumenti utilizzati. La necessità di sperimentazione assume un ruolo fondamentale anche riguardo il tema della psicoterapia. Infatti, conoscendo ed approfondendo le interrelazioni tra i sistemi motivazionali, le psicoterapie potrebbero riceverne un beneficio importante.

In particolare, utilizzando un approccio strategico – integrato volto alla presa di coscienza dello stile d’attaccamento sottostante la coppia e finalizzato alla graduale modificazione dello stesso a beneficio di un modello di attaccamento sicuro, si garantirebbe un miglioramento del rapporto di coppia sia a livello affettivo che a livello prettamente sessuale. Infatti, per quanto concerne il modello di attaccamento, il partner non verrebbe più utilizzato per la soddisfazione di bisogni altri, come sostenuto in precedenza, e la sessualità verrebbe vissuta in maniera più matura e funzionale. L’attenzione potrebbe essere rivolta alle “tentate soluzioni” messe in atto per la soddisfazione dei bisogni e, attraverso una ristrutturazione delle stesse, si potrebbe attivare un processo di cambiamento volto a fornire un nuovo punto di vista, una alternativa di attaccamento.

In questo senso le “tentate soluzioni” sono intese quali reiterati modelli comunicativi, affettivi, cognitivi (in termini di Modelli Operativi Interni) e di attaccamento, conosciuti e sperimentati negli anni dalla coppia e che, ad un certo punto del percorso di sviluppo della coppia, hanno portato ad un blocco evolutivo a causa della loro improvvisa inefficacia.

Il terapeuta potrebbe, quindi, fungere da “altro significativo”, in grado di far sperimentare al paziente un dello di attaccamento diverso, “sicuro”. In seguito a questo, date le premesse, la coppia potrebbe beneficiare di un miglioramento della relazione e, di conseguenza, ritrovare una più autentica e matura sessualità. Ovviamente non è possibile deresponsabilizzare la coppia ed assumersi l’onere si “sostituire” il partner in terapia, ma sarebbe utile trovare la giusta cooperazione, motivazione ed alleanza terapeutica con i pazienti, al fine di favorire una esperienza emotiva e di attaccamento nuova e funzionale.

Inoltre, puntando sulla versatilità dell’approccio strategico-integrato, si potrebbe lavorare sulla comunicazione tra partner per facilitare la loro vicinanza e l’ascolto reciproco dei bisogni individuali e di coppia. In questo modo non sarebbe necessario l’utilizzo della sessualità per compensare le eventuali carenze affettive o il bisogno di controllo, di uno o di entrambi i partner.Un ulteriore intervento si potrebbe attuare capovolgendo il “problema”, ossia partendo, non dallo stile di attaccamento che si è co-strutturato, bensì dalla sessualità. In questo caso, una psicoterapia che prenda in considerazione tecniche sessuologiche potrebbe far sperimentare una intimità sessuale scevra dai vincoli sopra descritti e far riscoprire un feeling ed un legame nuovo. Se è vero, infatti, che i due sistemi sono strettamente interrelati tra loro, partendo da uno qualsiasi dei due elementi, il cambiamento dovrà necessariamente ripercuotersi sull’altro, attivando un processo “a cascata”.

Scupsis, Scuola di Psicoterapia Strategia Integrata
Immagine: Macarena Salinas/UPSOCL


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