Come cambia la vita dopo la morte dei genitori

perdita genitore

La morte dei genitori è uno degli eventi più dolorosi che accadono durante la vita. Dopo la morte di un genitore, nulla sarà come prima.

La morte di una persona cara rientra nell’ordine naturale degli eventi pur lasciando una impronta profonda nella nostra psiche. I primi cambiamenti avvengono nella stessa famiglia: quando uno dei due genitori viene a mancare si modifica il rapporto con l’altro, ci troviamo a instaurare una relazione con il singolo e non più con la coppia genitoriale, modificando radicalmente gli equilibri. In questo contesto si può rafforzare il rapporto con il genitore ancora in vita oppure possono aumentare le distanze.

Il lutto per la morte di un genitore è un evento travolgente, a prescindere dal momento delle vita in cui avviene e a prescindere dall’età anagrafica del figlio.

sentimenti sperimentati da un figlio che sta affrontando la perdita di un genitore sono contraddittori: si può passare da un dolore profondo alla tristezza, dalla rabbia legata al senso di impotenza al senso di colpa.

La strada per l’accettazione è molto lunga e talvolta ha anche risolvi psicosomatici. Non è raro che a seguito della perdita di un genitori, nel figlio possano comparire disturbi fisici come nausea protratta (con o senza vomito), emicranie costanti, spossatezza… Sul fronte emotivo si percepisce un senso di vuoto mentre cambia in modo d’approcciare alla vita:

il nostro mondo è cambiato perché chi ci ha generato non c’è più.

Il dolore del lutto si affianca a un nuovo pensiero che si insinua nel nostro inconscio:

con la morte dei genitori siamo noi i più vecchi e anche la nostra morte diventa più vicina di quanto l’avvertissimo prima.

Questa paura è, di solito, inconsapevole e contribuisce a quel senso di confusione durante il quale è difficile riconoscere le emozioni dato che qualsiasi stato emotivo è contornato da un profondo senso di perdita.

Queste sensazioni comuni lasciano spazio a diverse variabili: il modo di accettare una perdita dipende fortemente da come è avvenuta la perdita. Una morte per le cosiddette “cause naturali” è dolorosa, ma lo è ancora di più per un incidente o un omicidio dove possono prevalere sensazioni di rabbia, frustrazione e ingiustizia. Se la morte è preceduta da una lunga malattia, la situazione è molto diversa rispetto a un decesso improvviso anche se, per quanto tempo abbiamo a disposizione, è impossibile prepararci ad affrontare la morte di una persona amata.

L’importanza degli affetti

La perdita di genitori in età adulta è dura ma può essere affrontata sfruttando la propria rete di affetti e le ben consolidate strutture mentali. Circondarsi delle persone care può farci sentire meno soli e con il tempo ci aiuterà a superare il dolore.

Un bambino non ha altre reti d’affetto se non quella fornita dai propri genitori, ecco perché la perdita dei genitori in età infantile è una situazione così travolgente da poter causare veri e propri traumi. Inoltre i bambini vedono i genitori come persone invincibili, forti… quindi la loro perdita innesca un senso di insicurezza costante che si apre come una crepa nella percezione del mondo.

Mancata consapevolezza

In psicologia, qualsiasi cambiamento deve passare per la consapevolezza. Così, in teoria, per accettare la perdita di un genitore dovremmo capire la morte stessa… niente di più difficile dato che si tratta di uno dei grandi misteri che caratterizza la nostra esistenza. Ci ritroviamo costretti a dover razionalizzare perché la morte è l’esito naturale della nostra vita e dobbiamo accettarla anche se non abbiamo detto addio, anche se non abbiamo passato abbastanza tempo con la persona amata.

I genitori sono il nostro primo amore. Non importa quanti conflitti o quante divergente abbiamo affrontato con o contro di loro: sono i nostri genitori, unici e insostituibili all’interno del nostro mondo emotivo. Anche se ormai siamo autonomi e indipendenti, possiamo essere colpiti da un senso di colpa nei confronti del genitore deceduto. Questo meccanismo dovrebbe essere affrontato perché molto dannoso per un figlio, soprattutto se il rapporto era basato su un legame di dipendenza emotiva (caso molto frequente).

I meccanismi di difesa: non vivere la perdita

In alcuni casi possono esserci reazioni contrastanti che oscillano tra rabbia acuta e tristezza profonda, vi è una non accettazione della perdita che posticipa il lutto più avanti nel tempo.

In casi più rari s’innesca un meccanismo di difesa che non consente di affrontare il dolore.

Alcune persone si rifiutano di dare alla morte di un genitore l’importanza che merita, si tratta di un rifiuto inconscio e non desiderato; un meccanismo di difesa o una negazione nascosta. Tuttavia, quei dolori irrisolti tornano sotto forma di malattia psicosomatiche, paure, ansie, sensazioni di fatica, di irritabilità o di sintomi depressivi.

In alcuni contesti si verifica un appiattimento emotivo e chi dovrebbe affrontare sensazioni di lutto non riesce a provare nulla. L’appiattimento emotivo s’innesca quando l’individuo è reticente a provare qualsiasi sensazione dolorosa ma porta svariate conseguenze come la mancata elaborazione del lutto, sensi di colpa e una dissonanza tangibile.

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