Carenza affettiva nell’infanzia, la radice invisibile di molti disturbi

Depressione, ansia, fobia sociale, disturbi di personalità o più comunemente autosabotaggio, bassa autostima e sensi di colpa. Come nascono?

Neuroscienziati, genetisti, psichiatri e psicologi hanno esaminato le potenziali cause dei disturbi citati. Hanno individuato due grosse categorie definite come “fattori endogeni” e “fattori ambientali”. Tutti i professionisti, però, concordano sul fatto che la qualità delle cure ricevute durante l’infanzia possa essere più decisiva che mai nell’indurre uno o più dei disturbi elencati all’inizio.

Già, le carenze affettive possono essere considerate il nucleo principale di ogni malessere emotivo sperimentato in età adulta.

La carenza affettiva può essere considerata la vera matrice di tutti i malesseri dell’uomo, parliamo di mancanze che il bambino può sperimentare nel quotidiano della sua infanzia e che, gradualmente, possono dare vita anche a importanti disturbi di personalità.

In gergo psicologico, la carenza affettiva è definita come trascuratezza emotiva. La trascuratezza emotiva rende i bambini analfabeti affettivi.

Così come il bambino impara l’alfabeto per poter leggere, dovrebbe imparare a convalidare le proprie emozioni per poter vivere bene. Chi è vittima di trascuratezza emotiva tende a invalidare ogni emozione che prova. Un ammutinamento emotivo dai risvolti che a volte sono addirittura tragici.

Quando le cure parentali non sono adeguate, il bambino diventa un adulto completamente sconnesso dalla sua sfera emotiva. Alcune emozioni lavorano in background, silenti… non salgono in superficie, l’adulto non riesce a riconoscerle, non riesce a manifestarle se non attraverso a disturbi d’ansia, attacchi di panico, depressione o altri malesseri fisici.

Un bambino, per sviluppare un disturbo d’ansia o peggio, un disturbo di personalità, deve solo crescere in una famiglia che ignora le sue emozioni o che non dà risposte adeguate.

Immagina di essere un bambino, non dovrebbe esserti difficile farlo perché un tempo lo sei stato. Immagina di sperimentare emozioni intense che i tuoi genitori non sembrano notare. Nessuno ti chiede cosa ti disturba, come mai sembri così arrabbiato o sconvolto… Anzi, i tuoi genitori sembrano screditarti “sei troppo sensibile” “hei, non ti sembra di esagerare?” “calmati un po’…”. Tu, da bambino, ti sentirai ferito nei sentimenti… avrai appreso che le tue emozioni non hanno importanza. Con il tempo, imparerai a tenere le tue emozioni lontane, a costruire un muro interno per tenerle lontane, per proteggere te stesso o addirittura tua madre. Piangere, arrabbiarsi, ridere troppo, correre di gioia… sono atteggiamenti inadeguati e dannosi e possono diventare motivo di vergogna. 

E così andrai avanti, nell’adolescenza e nell’età adulta. Il problema di molti disturbi è proprio la mancanza di una connessione diretta su ciò che accade dentro di sé e ciò che ha innescato quella situazione.

Ogni avvenimento ha delle motivazioni ma a molti di noi sfuggono perché non abbiamo ricevuto l’allenamento giusto per apprendere le emozioni.  Tutto questo si riflette nel quotidiano anche nei piccoli episodi.

Esempio: aspettavi una telefonata! La tua amica, il tuo partner o tua figlia… ha dimenticato di telefonarti e in te scatta la tragedia.

Una telefonata mancata può diventare una grossa mancanza per molte persone, innescare rabbia, senso di delusione, sofferenza…. “Come ha potuto dimenticarsi di me?”

In realtà, la maggior parte delle volte, non è quella mancata chiamata a ferire ma ciò che quella mancanza ha evocato. Se tua mamma ti trascurava, oggi, quando qualcuno dimentica di chiamarti o di darti l’attenzione che reputi meritare… tu soffri molto. Tutti ti diranno che sei una persona molto sensibile ma in questo contesto, la tua sensibilità è ricollegabile a quella vecchia ferita mai guarita…. a quella mancanza che hai sperimentato per i diversi anni della tua infanzia.

Altro esempio classico è quello delle crisi d’ansia o peggio, degli attacchi di panico. L’ansia è una risposta che il nostro inconscio dà quando sentimenti di paura, preoccupazioni o altre tensioni, non vengono affrontate direttamente… come si possono affrontare emozioni che tu stesso non sai di provare? Non lo sai perché non hai mai imparato a entrarci in contatto, come potevi riuscirci se da bambino le tue emozioni venivano costantemente invalidate?

Non credi che la trascuratezza emotiva possa innescare disturbi della personalità? Prova a leggere i miei articoli Che bambino è stato un adulto borderline e “Gli errori dei genitori che causano disturbi“.

Buone notizie

Diventare consapevole delle cause che inducono i diversi disturbi, rende più semplice il lavoro per risanare qualsiasi mancanza. Adesso sai che puoi rompere quel muro che ti separa dalle tue emozioni. Puoi iniziare ad accogliere emozioni vecchie e nuove… la strada è lunga, è vero, ma adesso sai in che direzione muoverti. Le emozioni possono semplificare di molto la tua vita. Puoi imparare a identificarle, ascoltarle e costruire una tua identità in base a ciò che ti suggeriscono. Per farlo, non temere di farti guidare da un ottimo psicoterapeuta.

 

Risvolti fisiologici e psicosomatica

Allora si riduce tutto alla sfera emotiva?
Non dobbiamo scomodare la genetica o la medicina?

Non si tratta solo di psicologia ma anche di biologia. Nell’infanzia non impariamo solo a parlare, ad amare o a camminare. Durante l’infanzia iniziamo a sperimentare tutta la vasta gamma delle emozioni e queste hanno dei prodotti chimici che si riflettono sul cervello.

Molti dimenticano che durante l’infanzia si stanno sviluppando anche tutti i nostri apparati e che, in questa fase, stiamo costruendo la nostra fitta rete neurale. Quegli stessi prodotti chimici secreti in risposta a diverse emozioni, potrebbero renderci più sensibili alla depressione o all’ansia.

Il ruolo fisiologico delle emozioni è ormai innegabile e ogni giorno ne scopriamo di nuove grazie alla psicosomatica. Per un approfondimento ti consiglio la lettura dell’articolo I conflitti interiori che logorano l’organismo.


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Anna De Simone, life coach, scrittrice e admin di psicoadvisor.com

3 Commenti a “Carenza affettiva nell’infanzia, la radice invisibile di molti disturbi”

  1. MARIA PATRIZIA

    Set 17. 2017

    Sono stata abbandonata il giorno della mia nascita.Ho vissuto in orfanotrofio per 6 mesi,poi sono stata adottata da una famiglia anaffettiva.Quali conseguenze sono scaturite??????Grazie!!!

  2. Giuliana Mazzocchini

    Set 17. 2017

    Questo articolo è molto interessante e aiuta a mettere in luce aspetti che nel proprio inconscio sono presenti ma che è difficile individuare.

  3. Marie Rose Maciejasz

    Set 18. 2017

    Molto vero……grazie…

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