Come insegnare l’autodisciplina ai bambini

metodo montessori
Uno dei regali migliori che i genitori possono fare ai figli è educarli all’autodisciplina. Purtroppo molti genitori credono ancora che la disciplina vada imposta con le minacce: frasi come “se non obbedisci il lupo ti mangia” o “Se continui a comportarti in questo modo ti butto i giocattoli” sono all’ordine del giorno. Molti credono che i bambini debbano essere educati con durezza e devono sapere cosa li aspetta se infrangono una regola. Ma deve essere proprio così?

Perché le minacce producono un effetto opposto a quello desiderato?

Se ad un adulto dico: “Non pensare al mio pappagallo verde!”…succede che l’adulto crea (quasi istantaneamente) l’immagine del pappagallo verde nella sua mente e poi, dopo averla creata, il cervello reagisce all’ordine e la cancella. Questa facoltà di creare immagini (o processare informazioni) e cancellarle, si sviluppa insieme alla crescita del cervello e delle sue connessioni neuronali. Nei bambini, questa capacità non è ancora sviluppata e quindi il loro cervello non riesce a cancellare i comandi di tipo “NON….” (per esempio: “NON correre…”).

Se diciamo ad un bimbo, appunto, “NON correre, ‘ché cadi”, il suo cervello registrerà solamente la parte “CORRERE”, in quanto incapace di cancellare il comando inviato con la parola “NON”. Quindi il bambino correrà. E’ scientifico. Provare per credere.

Inoltre le minacce aumentano agli occhi del minacciato il valore di ciò che viene “proibito”, rendendo la tentazione ancor più forte. In pratica, evidenziare le conseguenze negative dell’infrangere le regole ha un effetto boomerang, diventa una sfida che stimola la curiosità infantile.

Come sviluppare l’autodisciplina nei bambini?

L’autodisciplina inizia a svilupparsi a partire dai tre anni. E di seguito suggerisco alcune strategie per aiutare i bambini a sviluppare l’autodisciplina.

Usare termini positivi

Ai bambini bisogna sempre parlare con termini diretti, attivi e positivi. Vanno evitate tutte le espressioni poste in termini negativi (“Non fare questo…., non fare quello…., non fare quest’altro….”). Per esempio è più produttivo dire al bambino “Vai piano” piuttosto che “Non correre”. Il suo cervello registrerà: “piano”.
O anche “Cerca di essere gentile ed educato” invece di “non fare dispetti”.

I bambini non hanno la facoltà “fisica” di eseguire i “NON…..” e quindi le loro azioni e reazioni dipendono in grandissima parte dalle parole che i genitori -in primis- gli rivolgono.

Chiedere loro il permesso

Un’altra chiave molto importante per dirigersi ai più piccoli è quella di chiedere loro il permesso. Per esempio: “Mi permetti di abbracciarti forte forte?”bUn bambino è naturalmente generoso e tenderà ad acconsentire ad ogni richiesta che lo metta nella condizione di dare un consenso, di esprimere la sua importanza come persona.
Altro esempio: “Mi aiuteresti ad apparecchiare la tavola, per cortesia?” Funziona molto meglio di: “Aiutami ad apparecchiare la tavola!”.

Fare in modo che tengano a mente l’obiettivo

L’obiettivo non è che il bambino segua rigorosamente una serie di regole che i genitori gli hanno imposto, ma essere in grado di regolare il proprio comportamento, discernendo tra ciò che è buono e ciò che non lo è. Pertanto, una regola non dovrebbe essere un semplice divieto, ma deve essere compresa e assimilata, in modo tale che il bambino capisca che cosa ci si aspetta da lui.

Mostrare le conseguenze

Il fatto che non si dovrebbe usare minacce non significa che i genitori non dovrebbero rendere esplicite le conseguenze. In realtà, i bambini hanno spesso difficoltà a capire la portata delle loro azioni, per questo è necessario che gli adulti mostrino loro le conseguenze. In questo caso, cercate di essere il più chiari possibile, per esempio, invece di dire “se fai male a tuo fratello ti punisco” dite piuttosto “Fai attenzione al tuo fratellino,  potresti fargli del male e io starei molto male”.

Parlare con un tono neutro

Quando a un comportamento non viene prestata attenzione questo finisce per scomparire. Allo stesso modo, quando il bambino riceve delle minacce e nota un certo grado di eccitazione nei genitori, la sua attenzione si sposta verso ciò che gli viene proibito. Pertanto, è consigliabile non accentuare emotivamente la proibizione, cercando di mantenere un tono fermo ma neutro, che non riveli nervosismo o aggressività.

Creare delle esperienze dirette creando delle reazioni

Nulla di ciò che dicono i genitori si perde, ma tutto viene immagazzinato e riutilizzato dai bambini in un secondo momento, associando le indicazioni ricevute all’esperienza diretta.  E’ completamente sbagliato pretendere che un bambino ci ascolti semplicemente ripetendo una, due, tre volte lo stesso comando; è invece più efficace provare a scatenare in loro una reazione. La cosa migliore è fare in modo che le azioni che vengono chieste non richiedano uno sforzo mentale particolare, ma un confronto pratico con la realtà”.

Esempio: “Metti il cappotto altrimenti ti ammali? Frasi del genere non possono rivelarsi mai efficaci; in questo caso il bambino non ha alcun confronto immediato per poter elaborare il concetto “mi ammalo”. Bisogna insomma dire una frase del tipo “So che non vuoi prendere e indossare il tuo cappotto adesso, ma quando tra cinque minuti avrai freddo, ricordati che potrai trovarlo nella tua cameretta“. Cinque minuti senza cappotto, specialmente in certe serate d’inverno, possono scatenare un raffreddore. Ma il cammino verso la crescita vale almeno qualche starnuto.

In ogni caso, ricordate sempre queste parole di Oscar Wilde: “Il modo migliore per garantire che i bambini siano buoni, è renderli felici”.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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