Crescere orfani d’amore con genitori anaffettivi

Sarò quel genitore che al posto di dire: “Studia, aiutami a pulire, non fumare, non bere” dirà “Non dimenticarti di sorridere oggi”.

Può un genitore invalidare il benessere psicofisico di un figlio? Si parla tanto di anaffettività e narcisismo nell’ambito della coppia e poco nell’ambito genitore-figlio. E’ risaputo, quello del genitore è un mestiere difficile ma diventa ancora più difficile per un figlio accettare un’infanzia fatta di abusi psicologici e di assenza di amore; è il caso dei genitori anaffettivi.

Anche se raramente si verificano situazioni drammatiche in cui un genitore uccide, picchia brutalmente o molestia un figlio, ciò non significa che nella “casa del mulino bianco” tutto è esattamente ciò che sembra! Anche in una famiglia che dove apparenza governa armonia e amore, si possono coltivare conflitti e risentimenti eterni; dinamiche in cui i genitori, anche se a volte in modo inconsapevole, diventano penalizzanti verso la felicità della prole.

Essere plasmati secondo un copione predefinito

Per un genitore anaffettivo, il figlio è una “proprietà” che deve rendere: dalla soddisfazione a scuola, alla prosecuzione dell’attività di famiglia, al formarsi una famiglia di gradimento dei genitori (partner scelto dai genitori, maternità per soddisfare il desiderio dei futuri nonni ecc.) fino al classico bastone della loro vecchiaia.

A ogni tentativo di ribellione, frasi come “Ti mantengo io!”, “Con tutto quello che ho fatto per te”, “Sei un ingrata/o!”…..riescono a ristabilire l’ordine e la supremazia. Visto che un figlio si dovrebbe fare per amore, nulla si può chiedere in cambio perché ogni richiesta è puro interesse.

Caratteristiche del genitore anaffettivo

Il genitore anaffettivo è l’esatto opposto del genitore iperprotettivo: se quest’ultimo riempie di attenzioni eccessive il figlio fino a soffocarlo, quello anaffettivo non riesce a manifestare affetto, risultando gelido e distaccato. Il tipico segnale, dunque, è l’incapacità di accudire correlato alla completa mancanza di protezione percepita dal bambino.

Gli abbracci, i baci, le coccole, non fanno parte del legame genitore-figlio ma vengono percepiti come un ostacolo, un fastidio, qualcosa di irritante. Le motivazioni possono essere molteplici e le cause, in genere, risiedono nel vissuto emotivo dei genitori. Probabilmente a loro volta sono cresciuti senza amore e attenzioni, in un ambiente rigido e austero.

“I genitori che si aspettano riconoscenza dai figli (e alcuni addirittura la pretendono) sono come quegli usurai che rischiano volentieri il capitale per incassare gli interessi” (Franz Kafka)

Genitori di questo tipo, anche se spesso inconsapevolmente, plasmano, nella prole, una dimensione affettiva ed educativa volta alla colpevolizzazione e alla punizione. Il bambino percepirà di non essere meritevole d’amore, acquisirà un atteggiamento disfunzionale che lo accompagnerà anche in età adulta.

Il genitore anaffettivo può paradossalmente rivelarsi un genitore in grado di provvedere ai bisogni materiali dei figli, e talvolta se ne ha possibilità anche in modo dispendioso ( sport, moda, corsi d’arte etc).

Il genitore anaffettivo attraverso il” figlio/burattino” rafforza la sua propria immagine e il proprio potere

In alcuni casi, i genitori anaffettivi vedono, nei figli, lo strumento ideale per la realizzazione delle proprie attitudini narcisistiche. In questo contesto, il figlio viene strumentalizzato e diviene fonte di nutrimento narcisistico, in altre parole il figlio è usato come trofeo, per fare bella figura con le amiche, per sentirsi più importanti.

Il figlio viene incoronato ed esaltato agli occhi degli altri, tutti devono ammirare e riconoscere la bellezza e la bravura del figlio che viene vissuto come una creazione personale, un’estensione di sé. Il genitore anaffettivo ovviamente non ha a cuore le esigenze del figlio e non incoraggia quelle che potrebbero essere le sue doti se non rientrano nella gamma delle ambizioni del genitore.

Qualora il bambino dovesse deludere i genitori perchè, per esempio, ha una qualche difficoltà a scuola, oppure non vuole fare quel certo sport o suonare un determinato strumento, il genitore si innervosisce e se il figlio non riesce a porre rimedio (dapprima manipolato dal genitore), il genitore arriverà inevitabilmente a svalutarlo e, infine, a disprezzarlo.

Le dinamiche del genitore anaffettivo generano nel bambino un doppio messaggio che può essere esplicito o anche trasmesso attraverso un atmosfera affettiva o relazionale che il piccolo percepisce come ambigua e ambivalente: sviluppa l’idea che per farsi accettare non è sufficiente essere quel che si è ma occorre essere un bambino speciale, dotato o precoce

Come è chiaro, non stiamo parlando di abusi fisici o percosse ma di sottili mezzi che possono avere un impatto altrettanto nefasto sullo sviluppo emotivo e cognitivo del figlio. Ancora oggi, molti genitori sono convinti che le punizioni fisiche siano necessari metodi educativi, o addirittura genitori che possono usare le percosse come valvola di sfogo personale.

In questi frangenti il genitore può subito essere etichettato come “cattivo”, “negativo” e socialmente da allontanare. Purtroppo, quando l’abuso è emotivo, ne’ il bambino, ne’ la società sono pronti a comprendere ciò che sta realmente accadendo tra le mura domestiche.

“Il genitore narcisista/anaffettivo, all’apparenza può sembrare un buon genitore e, paradossalmente, anche lui è convinto di esserlo: in fondo desidera quello che nella sua mente è il meglio per il bambino senza capire che in realtà le sue aspettative si basano su puro egoismo”

Nella realtà dei fatti, il genitore anaffettivo non si cura affatto dell’interiorità e della sensibilità del figlio, non cerca di capire cosa egli desidera, ne’ i suoi bisogni psicologici. Semplicemente, lo usa inconsciamente come un appendice di sé, da adornare e plasmare come meglio crede per se stesso, come un modo per esaltare la propria immagine.

Se provi sentimenti contrastanti per i tuoi genitori o da genitore, stai mettendo in dubbio il tuo operato, ti invito a leggere l’articolo: Il confine invalicabile tra prendersi cura e controllare.

E una volta adulti….cosa fare?

Un’infanzia tossica, di solito, è sinonimo di un’infanzia triste, infelice o complicata. Un bambino privato di attenzioni, di stimoli e di cure possono letteralmente fargli perdere la capacità di dar vita a relazioni significative per il resto della sua vita.

Quando infatti diventiamo adulti, agiamo in ogni ambito della vita spinti dalla carenza di affetto, cercando disperatamente di soddisfarla attraverso rapporti di dipendenza, invasivi e immaturi… seppur in modo inconsapevole.

In modo inconsapevole, ci si ritrova in una lenta spirale di distruzione, in cui finiamo per dubitare di noi stessi;  persone che non meritano di essere amati o rispettati. Forse non ne si è ancora consapevoli, ma questo vuoto emotivo che cerchiamo di colmare a tutti i costi,  si ripercuote sul nostro stato d’animo e peggio sul nostro sistema immunitario.

Ecco il bivio: cadere nel vuoto o riempire quel vuoto

Chi è cresciuto senza amore,  sente un vuoto nell’anima che lo porta a sprofondare nell’abisso della solitudine…ad annullarsi. Questo è proprio il punto: il nulla. La carenza. Quel luogo dell’anima che è rimasto vuoto da sempre,  a causa di quel bisogno di affetto che non è stato colmato durante l’infanzia. Per questo motivo si percepisce il vuoto, l’assenza… un “nulla” che diventa intollerabile.

Quel vuoto emotivo creato dai nostri genitori può essere riempito…..ma attenzione a non riempirlo di amori sbagliati

Puoi scegliere di cadere nel vortice degli amori sbagliati o riempire quel vuoto attraverso l’amor proprio. Diceva Samuel Johson “Non esiste piacere migliore nella vita di quello di superare le difficoltà , passare da un gradino del successo a quello superiore, formulare nuovi desideri e vederli realizzati. Colui che si accinge a qualche grande o lodevole impresa vede le sue fatiche prima sostenute dalla speranza, poi ricompensate dalla gioia.”

Ormai sei adulta/o e hai preso piena consapevolezza di aver avuto genitori che non hanno saputo darti amore;  ora non ha senso odiarli, dimenticarli, punirli, allontanarli o tanto meno perdonarli.  Considera i tuoi genitori stelle che si spengono lontane mentre altre più luminose brillano nel presente.

Spostando l’attenzione non più sulle tue carenze emotive ma bensì sulle tue priorità, sul tuo “valore”, ti accorgerai che  i malesseri emotivi pian piano svaniranno.

Non è un percorso facile né veloce, ma è l’unico che devi intraprendere se vuoi riempire quel vuoto emotivo che cerca di sabotare la tua esistenza. Inizia, dunque ad amarti, inizia a credere in te stessa/o; la mattina alzati propositiva/o. Sorridi alla vita, e la vita ti sorriderà…..hai ancora una vita da vivere.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

4 Commenti a “Crescere orfani d’amore con genitori anaffettivi”

  1. Serena

    Mar 17. 2018

    Cara Maria, mi ha molto colpito il tuo ” da 0 anni a…” perché è vero, anche se nessuno ci crede, anche appena nati si percepisce questo dolore straziante di non essere amati dalla propria madre.
    Ho vissuto la stessa esperienza e anche se per brevi periodi ho creduto di avercela fatta, mi ritrovo a 65 anni, completamente sola, in preda a un dolore che mi paralizza e a chiedermi come ho fato ad arrivare a questo punto perché ho comunque cercato di lottare,anche con l’aiuto di medici e farmaci.
    Non vorrei assolutamente essere invadente,mase lo ritieni opportuno ti sarei grata se tu potessi in privato fornirmi il nominativo delle persone che si sono prese cura di te.
    Sono molto felice che tu stia vivendo finalmente un periodo sereno, sei giovane e la vita può darti ancora molto. Grazie per la tua segnalazione su questo sito.
    Serena

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  2. Maria

    Mar 14. 2018

    Da 0 anni e sino all’ età di 50 ho convissuto con un dolore dell ‘ anima enorme. Un dolore simile alla lacerazione della pelle, di vuoto, di disagio e di solitudine. Con un percorso terapeutico molto è cambiato e questo mi porta a migliorare giorno x giorno.

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    • Luisa

      Mar 17. 2018

      Cara Maria, mi ha molto colpito il tuo ” da 0 anni a…” perché è vero, anche se nessuno ci crede, anche appena nati si percepisce questo dolore straziante di non essere amati dalla propria madre.
      Ho vissuto la stessa esperienza e anche se per brevi periodi ho creduto di avercela fatta, mi ritrovo a 65 anni, completamente sola, in preda a un dolore che mi paralizza e a chiedermi come ho fato ad arrivare a questo punto perché ho comunque cercato di lottare,anche con l’aiuto di medici e farmaci.
      Non vorrei assolutamente essere invadente,mase lo ritieni opportuno ti sarei grata se tu potessi in privato fornirmi il nominativo delle persone che si sono prese cura di te.
      Sono molto felice che tu stia vivendo finalmente un periodo sereno, sei giovane e la vita può darti ancora molto. Grazie per la tua segnalazione su questo sito.
      Luisa

  3. Massimo R

    Mar 13. 2018

    Una trattazione interessante e interessantissima per chi ha visto se stesso in questo articolo.

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