Freddo psicosomatico, quando l’inconscio ha bisogno di calore

Se ti è capitato di avere freddo, mentre tutti intorno a te si stanno sbracciando per il caldo, allora soffrirai di freddo psicosomatico! 

Gli indicatori del freddo psicosomatico sono molteplici, si va dalle mani e dai piedi freddi fino alla classica necessità di coprirsi sempre di notte, anche quando è estate. 

In fisiologia il freddo è un segnale che manda il nostro corpo, un segnale che ci invita a vestirci e nutrirci in modo adeguato. Analogamente, anche nella psicosomatica, il freddo è un “segnale”, questa volta, però, non è inviato dal nostro corpo ma dal nostro inconscio.

Il freddo psicosomatico è la manifestazione di un bisogno di protezione, è indicatore di insicurezza e talvolta di nostalgia delle proprie origini.

Il simbolismo è chiaro: il nostro corpo trasduce la sensazione di freddo perché il nostro “io più profondo” ha bisogno di protezione.

Il freddo psicosomatico si manifesta soprattutto nelle persone insicure che soffrono di bassa autostima.

Attenzione!
Anche se godi di una buona autostima puoi avere episodi di freddo psicosomatico. In che modo? Se devi affrontare un esame, un colloquio di lavoro, prima di una prova difficile o se hai paura per un evento imminente. 

Il freddo psicosomatico è correlato, tra le altre cose, anche alla paura del buio, oltre che a disturbi come ansia e depressione.

Freddo, tristezza e depressione

Un fatto è ormai certo e chiaro a tutti: il nostro corpo cambia in base alle nostre emozioni. A prescindere dalla temperatura ambientale, in base al nostro stato d’animo, possiamo percepire un maggior tepore o gelo.

Quando ci innamoriamo, la temperatura corporea aumenta, così anche quando siamo felici. L’aumento di temperatura si registra soprattutto nella parte superiore del nostro corpo.

All’opposto, quando siamo tristi o ci sentiamo in ansia, la temperatura corporea si abbassa soprattutto in prossimità degli arti (mani e piedi). Nei casi di depressione, ad abbassarsi è la temperatura di tutto il corpo.

Ripercussioni sul metabolismo

Un fatto non trascurabile: anche il nostro metabolismo cambia. Facendo le dovute generalizzazioni, si potrebbe dire che chi è felice può godere di un metabolismo migliore. Brucerà più calorie e avrà anche meno problemi digestivi rispetto a un soggetto depresso. La termogenesi è un processo che coinvolge (in modo diretto o indiretto), tutti i nostri organi.

Emotività e freddo psicosomatico

Fuori l’aria è tiepida, tutti stasera andranno a letto in pantaloncini… tutti tranne te, che senti il bisogno di coprirti!

La necessità di coprirsi si traduce come bisogno di sicurezze, di protezione. Si manifesta a causa di una fragilità interiore, una bassa autostima e un’insicurezza quasi cronica. La necessità di protezione ci fa “regredire”, ci riporta al desiderio di quella protezione materna che si otteneva mediante il gesto di “rimboccare le coperte”. Questo gesto materno è stato vissuto nella nostra infanzia come momento di accudimento.

Freddo psicosomatico e fisiologia

Il freddo dovrebbe essere una risposta del nostro corpo a stimoli esterni o interni. Lo stimolo esterno è chiaro: la temperatura registrata dalla colonnina di mercurio.

Gli stimoli interni possono essere tantissimi, psicosomatici e non. Per esempio, dopo pranzo, la temperatura del nostro corpo si abbassa perché la digestione richiede un grosso sforzo in termini energetici. Tale sforzo determina un richiamo di sangue verso l’apparato digerente. Il sangue viene sottratto al resto del corpo e… possiamo percepire più freddo.

Per capire come si verifica il fenomeno del freddo psicosomatico possiamo immaginare il cuore come l’organo deputato al riscaldamento corporeo. Il cuore è la nostra “caldaia” mentre il sangue è il nostro “combustibile”.

Chi decide quanto combustibile usare è il nostro cervello, che si comporta come una sorta di termostato. Il termostato del nostro corpo è regolato da un gran numero di impulsi nervosi, talvolta anche contrastanti. Tali impulsi dicono alla nostra caldaia dove dovrà concentrarsi il calore (nello stomaco dopo mangiato, ai muscoli durante l’esercizio fisico…). Nelle persone che soffrono di freddo psicosomatico questo sistema è messo a dura prova da altre vie nervose attivate dalla nostra sfera emotiva. Tali vie possono impedire ai vasi di dilatarsi per lasciar scorrere sangue in abbondanza e scaldare l’organismo. Tra gli stati emotivi che impediscono l’apporto di sangue alle estremità corpore (mani e piedi), figura anche l’ansia.

Mani e piedi rappresentano le estremità del nostro corpo. Ci aiutano a disperdere calore quando la temperatura corporea è elevata (ecco perché sudano) ma, analogamente, ne risentono quando la temperatura corporea si abbassa. La “vasocostrizione da freddo”, cioè il restringimento temporaneo delle arterie che riduce il flusso sanguigno, è quel fenomeno che ci fa avere le mani e i piedi freddi.

Esercizio fisico e amor proprio

Per curare il freddo psicosomatico è possibile lavorare su sé, consolidare la propria personalità e sanare insicurezze a bassa autostima. Una buona dose di amor proprio (quel sano egoismo tanto decantato dai cognitivisti) può aiutarci a superare il freddo psicosomatico. Chi ha fiducia nelle proprie risorse non sentirà il bisogno di protezione e non lo ricercherà all’esterno perché saprà di poter trovare tutta la sicurezza in se stesso.

Sanare una fragilità interiore non è affatto facile e il percorso può essere lungo e ricco di battute d’arresto… nel frattempo è possibile curare il freddo psicosomatico dall’esterno. Come? Attraverso l’attività fisica.

Anche se soffri il freddo, non cedere alla tentazione di restare in casa, magari con uno scialle sulle spalle…. Esci di casa, vestiti a strati, raggiungi il parco più vicino e dedicati alla corsa. L’attività fisica è una vera manna dal cielo contro il freddo. La ginnastica vascolare potrà migliorare il tuo metabolismo e liberarti, almeno per un po’, dal freddo psicosomatico!


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