Le bugie che ci racconta la depressione: come riesce a distorcere la realtà

La depressione è vivere, in un corpo che combatte per sopravvivere, con una mente che cerca di morire.

La depressione può colpire chiunque, senza discriminazione di sesso, di età, di razza, di posizione geografica o credo religioso. La diffusione di questo malessere è talmente preoccupante che l’Oms ha previsto che nel 2020 sarà la seconda malattia più frequente, dopo quelle cardiovascolari.

Tuttavia, è curioso notare che anche se la depressione è una condizione sempre più diffusa, non è stato ancora possibile liberarsi dallo stigma che porta con se. Molte persone credono ancora che la depressione abbia alla base una mancanza di forza di volontà mentre altre si rifiutano di ammettere di avere un problema, perché si vergognano. Pertanto, rilevare la depressione nelle sue prime fasi è complicato, ma, allo stesso tempo, fondamentale, in quanto solo così si può intervenire prontamente.

La depressione andrebbe affrontata con uno sguardo più ampio!

Viviamo in una società che ha tra i suoi valori denaro, potere, notorietà e non è detto che chi non si piega a questo modello sia sbagliato o malato. All’interno del panorama degli approcci che affrontano la malattia mentale, possiamo allora provare a considerare il depresso come una persona sana che non si adatta ai valori che la società impone e sente dentro di sé che la sua vita è priva di senso, poiché non trova la strada per realizzarsi e per vivere felicemente secondo quella che sente essere la sua natura.

Da qui nasce la profonda tristezza, poiché le persone depresse, soprattutto giovani, guardano il successo degli altri (magari con riferimenti come modelle, cantanti, divi, ricchi imprenditori) e vivono il loro essere diversi come un fallimento. Ma siamo sicuri che quelli imposti dalla nostra società siano valori di qualità, validi per tutti? In realtà viviamo in un contesto sociale che allontana sempre più l’uomo dalla profondità di sé stesso e dalla sua autenticità.

Ecco perché i trattamenti farmacologici e gli approcci psicologici che non considerano questi aspetti legati allo spirito della persona, difficilmente riescono a salvare il paziente dalla depressione.

Purtroppo, i primi sintomi della depressione passano spesso inosservati in modo tale che la riconosciamo solo una volta che ha esteso i suoi tentacoli in ogni ambito della nostra vita.

I primi sintomi della depressione di solito non si riconoscono

  • Scarso appetito
  • Problemi di sonno, quasi sempre si tratta di frequenti risvegli durante la notte
  • Mancanza di concentrazione nelle attività quotidiane
  • Stanchezza e fatica inspiegabili
  • Sensazione di essere sopraffatti o sfiniti

Questi sono tutti sintomi classici della depressione ma di solito passano inosservati perché crediamo che la depressione consista solo nella sensazione di tristezza, apatia e perdita del senso della vita. Tuttavia, questi sono sintomi che compaiono quando il disturbo si è già stabilito.

Le bugie che racconta la depressione

In realtà, la depressione è un’ottima manipolatrice: è in grado di creare uno scenario così negativo e veritiero da farci sentire impotenti. Ci fa credere che gli eventi negativi che viviamo sono una condizione interna, stabile e globale. Ci avvolge nella sua ragnatela utilizzando le distorsioni cognitive.

Le distorsioni cognitive più comuni della depressione si basano nei sentimenti d’impotenza, disperazione e nell’incapacità di risolvere i problemi.

Ci crea problematiche che non esistono e che comunque avrebbero poche possibilità di verificarsi davvero. Tutto ciò per una nostra sensazione generale di inadeguatezza personale dovuta alla mancanza della possibilità di provare emozioni e sentimenti forti e duraturi.

Ci fa credere di essere incapaci a svolgere anche i compiti giornalieri più semplici, ci addossa colpe inesistenti o non inerenti alla nostra persona.

La depressione ci porta a distaccarci dalla famiglia e dagli amici, a preferire, dunque, la solitudine, così  possiamo cercare, inutilmente, il modo di “espiare” le nostre presunte colpe; nella maggior parte dei casi ci sembra più semplice sprofondare nella desolazione, apatia, precludendoci anche una minima possibilità di credere nelle nostre capacità

La depressione può portarci a credere di essere inadeguati in ogni contesto, di essere responsabili della rottura con i nostri cari, di essere in banca rotta, di essere indegni dell’affetto dei familiari, di essere vittima di raggiri, di essere osservati dal mondo intero.

tutte queste situazioni sono frutto solo della nostra  fantasia, alle quali crediamo incondizionatamente perché frutto del nostro stesso intelletto, anche se familiari e amici cercano di convincerci del contrario.

Queste distorsioni cognitive generano dei comportamenti autodistruttivi come il non chiedere aiuto, interrompere la terapia, bere alcol in eccesso o procurarsi dei danni fisici. Le distorsioni cognitive più comuni e pericolose associate alla depressione sono:

“Se sono depresso, è colpa mia”

Nessuno desidera veramente essere depresso. La depressione non è una malattia esclusivamente psicologica, ma affonda le sue radici anche nella biologia, nel passato famigliare e nei nostri geni. La depressione non ha nulla a che fare con la forza di volontà così che nutrire queste credenze serve solo a sentirsi male e colpevolizzarsi. In questo modo la depressione crea un circolo vizioso che si auto-alimenta.

“Niente di ciò che faccio servirà, allora perché dovrei sforzarmi?”

La persona depressa comincia a cedere il controllo alla malattia, pensa che non può fare nulla, così affonda in un ciclo di disperazione e pensieri cupi che spesso la portano ad accarezzare anche l’idea del suicidio. Così, le piccole vicende del quotidiano si trasformano in un grande sforzo che la fanno rinunciare.

“Mi sento sempre così”

La depressione può essere una condizione molto dolorosa, ma il fatto che oggi ci sentiamo male non significa che la sofferenza sia permanente. Infatti, la maggior parte delle persone affette da depressione che accetta di sottoporsi a trattamento inizia a sentirsi meglio nel giro di pochi mesi. Tuttavia, immergersi nella disperazione alimenta solo ulteriormente i sintomi depressivi.

“Non vedo una via d’uscita”

La depressione spesso ostacola la nostra capacità di risolvere i problemi, ci fa vedere tutto in una prospettiva dai toni grigi e ci blocca in un vicolo cieco. Ad ogni modo, è solo un’illusione, la persona depressa può avere delle difficoltà a trovare l’uscita ma può sempre chiedere aiuto. Uno psicologo o anche un amico la possono aiutare a incontrare una prospettiva più positiva.

Cosa fare?

Un approccio efficace prevede un lungo e profondo percorso di ricerca su stessi, per cui ognuno deve trovare la strada e il trattamento più adatto al proprio sentire, tenendo conto che l’obiettivo non è la felicità, ma è ritrovare la vitalità perduta, il senso della propria vita.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

1 Commento a “Le bugie che ci racconta la depressione: come riesce a distorcere la realtà”

  1. Sciaraffa rita

    Dic 03. 2017

    Interessante moto

    Reply to this comment

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