Lo lascio o non lo lascio: disturbo ossessivo relazionale

disturbo ossessivo compulsivo

Il termine Relationship Obsessive–Compulsive Disorder (ROCD) indica una forma di disturbo ossessivo compulsivo focalizzato sulle relazioni affettive – che siano sentimentali, amicali, familiari o professionali  che diventano il nucleo e oggetto dei sintomi ossessivo compulsivi. 

 Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (Obsessive Compulsive Disorder, OCD) è un disturbo disabilitante che si manifesta con una varietà di sintomi e temi ossessivi, come la paura della contaminazione, la paura di fare del male a se stessi o ad altri e la scrupolosità (Abramowitz, McKay, & Taylor, 2008).

Il disturbo ossessivo compulsivo da relazione è una forma di OCD imperniata e organizzata attorno a specifici temi relazionali e romantici: i sentimenti provati per il partner, quelli che il partner prova per noi, dubbi sulla “giustezza” della relazione (relationship-centered, Doron et al., 2012), su quanto ci si senta attratti dal partner, su quanto sia o meno la persona giusta ecc.

Caratteristiche cliniche

Questo sottotipo di disturbo ossessivo compulsivo si manifesta con dubbi e preoccupazioni riguardanti la relazione sentimentale, associati a comportamenti compulsivi finalizzati ad alleviare il disagio provocato dal contenuto delle ossessioni.

Le ossessioni legate alla relazione si manifestano sotto forma di pensieri ricorrenti del tipo “è la persona giusta?”, o immagini del partner per valutarne specifici aspetti fisici o comportamentali (“si comporta in modo sciocco”) oppure possono avere forma di urgenza ed impulso a compiere una scelta/azione, come ad esempio lasciare il partner (Doron et al., 2014).

ossessivo compulsivo rocd

I sintomi compulsivi di questo disturbo includono – tra gli altri – controlli ripetuti sui propri sentimenti e pensieri rispetto al partner (“amo davvero il mio partner?”) e/o sulla bontà della relazione, paragoni dei comportamenti e delle caratteristiche del proprio partner con quelle di altri potenziali partner, visualizzazione e ripetizione mentale di ricordi, sentimenti e precedenti esperienze piacevoli nel rapporto e ricerca continua di rassicurazione e auto-rassicurazione sulla relazione e sul fatto che sia o meno “giusto” restare insieme e rinunciare ad altri potenziali partner.

Nella figura sopra sono riassunti alcuni degli aspetti principali del funzionamento psichico di questo disturbo.

Schemi e modelli tipici

pensieri intrusivi relazionali tipici di questo disturbo sono solitamente ego-distonici poiché contraddicono ciò che l’individuo vive e sente personalmente nella relazione (ad es.: “so di amare il mio partner ma non riesco a smettere di mettere in discussione i miei sentimenti per lui”) e/o i suoi valori personali (ad es. “nella scelta di un partner l’aspetto fisico per me non è la cosa più importante”). Per tale ragione, i pensieri intrusivi (intrusioni) vengono percepiti e considerati come inaccettabili e quindi indesiderati, provocando sentimenti di colpa e vergogna legati al loro contenuto e alla loro presenza.

Spesso queste persone possono sentirsi in colpa per aver messo in dubbio l’intelligenza o l’aspetto del partner, o le loro capacità professionali ecc., e la comparsa di sentimenti di colpa e vergogna, a sua volta può essere associata alla messa in pratica di comportamenti di “neutralizzazione” come ad esempio il paragonare il proprio partner con altri partner potenziali.

Tipicamente, l’età di esordio di questo disturbo risale alla prima età adulta (Doron et al., 2014) e tende a persistere durante l’intera vita di relazione dell’individuo; alcuni pazienti riferiscono di aver iniziato a sviluppare i primi sintomi quando si sono trovati ad affrontare un vero impegno relazionale: fidanzamento, matrimonio e/o figli. Questo disturbo di solito si sviluppa all’interno duna relazione attuale, ma a volte può incentrarsi sulle relazioni passate o sulle possibili future relazioni sentimentali, non essendo correlato a età e sesso dell’individuo né alla durata della relazione (Doron et al., 2012 a, 2012 b; Doron et al., 2013).

Sintomi ossessivo compulsivi del ROCD

sintomi ossessivo-compulsivi del ROCD si sviluppano soprattutto all’interno delle relazioni sentimentali, poiché queste forniscono una grande quantità di stimoli in grado di attivare pensieri ossessivi relativi al partner e alla relazione; tuttavia, anche la fine di una relazione sentimentale sembra essere in grado di scatenare i sintomi ossessivo-compulsivi.  In questo caso, i soggetti riferiscono preoccupazioni ossessive relative a chiedersi se il partner precedente “fosse stato quello giusto”, con pensieri come “ho perso la mia anima gemella” “ho perso la persona giusta per me” ecc.

Questi casi sono solitamente associati a paura e senso di rimorso ed accompagnati da comportamenti di auto-rassicurazione (ad es. rievocare i motivi per cui la relazione è finita), paragoni compulsivi (ad es. con l’attuale partner, o altri possibili) e rievocazione compulsiva e ripetitiva delle esperienze vissute nella precedente relazione (ad es. rievocare conflitti e discussioni).

A volte, le persone affette da questo disturbano arrivano ad evitare le relazioni romantiche, sia per timore di far soffrire l’altro con le loro ossessioni che per paura di dover nuovamente sperimentare i sintomi ossessivo-compulsivi del ROCD (paura di avere pensieri ossessivi di controllo sui propri e altrui sentimenti, sui difetti del partner, sulla giustezza della relazione, sull’intelligenza, bellezza, piacevolezza o successo del partner ecc.…).

Lo sviluppo e il mantenimento del disturbo dipendono dalla presenza di alcune particolari convinzioni, di un alterato monitoraggio dei propri stati interni, delle percezioni e del modo in cui si considera l’impegno nelle relazioni sentimentali, mentre la presenza di fragilità preesistenti e disturbi dell’attaccamento sono implicati nell’esacerbazione dei sintomi ROCD (ossessioni e compulsioni) (Doron et al, 2012).

La ricerca di una condizione relazionale “perfetta” esente da qualsiasi imperfezione o dubbio, porta queste persone a non poter vivere una relazione in modo pienamente gratificante.

ROCD e Dipendenza Affettiva

Nella Dipendenza Affettiva, frequentemente assistiamo alla presenza di sintomi ossessivi relativi alla relazione e al partner; tuttavia, nel caso della DA, tali pensieri sembrano maggiormente scatenati dal bisogno di monitorare la propria adeguatezza/inadeguatezza o amabilità, e legati al bisogno di recuperare/mantenere il contatto con il partner. Al fondo di molti casi di dipendenza affettiva possiamo trovare la profonda e antica paura della solitudine o dell’abbandono, che agiscono tanto violentemente da rendere la persona quasi “schiava” della necessità di restare nella relazione e di avere un partner.

Spesso i sintomi ossessivi sono incentrati sul ricordo di momenti piacevoli, sulla giustezza di chiudere o meno la relazione, su cosa fare o non fare per recuperare il contatto con il partner che si è allontanato, su tematiche di controllo dell’altro, monitoraggio dei propri e altrui sentimenti, su paragoni continui con “aspetti ideali” di relazione sentimentale.

In molti casi la persona sperimenta una grande confusione relativamente ai propri valori, bisogni e aspettative sulla relazione, soprattutto se ha una bassa autostima ed un debole senso di identità o se il partner mostra tratti manipolativi e/o narcisistici (è frequente l’associazione tra partner debole-fragile con bassa autostima e partner narcisista).

Questo la porta – insieme ad altri fattori – ad avere un atteggiamento incoerente o altalenante rispetto alla possibilità/dovere di recuperare la relazione, rendendo molto difficile a volte anche chiudere quelle relazioni che sono manifestamente disfunzionali e tossiche.

Sia nel caso del ROCD che in quello del ROCD associato a DA, assistiamo ad una perdita della libertà di autodeterminazione dell’individuo, che si ritrova a vivere in maniera disfunzionale e molto dolorosa eventi importanti e desiderati come fidanzamento, matrimonio o nascita di figli, a rompere relazioni sentimentali gratificanti a causa del dubbio ossessivo, a decidere di non avere più relazioni amorose o ad aggravare la sofferenza per la fine di una relazione sentimentale.

A cura della dott.ssa Anna Lisa Barbier, psicoterapeuta


Se ti è piaciuto questo articolo puoi seguirci su Facebook: Pagina ufficiale di Psicoadvisor o sul nostro gruppo Dentro la psiche“. Puoi anche iscrivervi alla nostra Newsletter. Puoi leggere tutti i miei articoli a “questo indirizzo

Bibliografia

Abramowitz, J. S., McKay, D., & Taylor, S. (Eds.). (2008). Clinical handbook of obsessive-compulsive disorder and related problems. JHU Press.
Doron, G., Derby, D. S., & Szepsenwol, O. (2014). Relationship obsessive compulsive disorder (ROCD): A conceptual framework. Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders, 3(2), 169-180.
Doron, G., Derby, D. S., Szepsenwol, O., & Talmor, D. (2012). Flaws and all: Exploring partner-focused obsessive-compulsive symptoms. Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders, 1(4), 234-243.


Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, dottore di Ricerca in Neuropsicologia ed esperta in Mindfulness.

1 Commento a “Lo lascio o non lo lascio: disturbo ossessivo relazionale”

  1. Benedetta

    Gen 27. 2018

    Esistono metodi per liberarsi da tale disturbo?

    Reply to this comment

Lascia un commento