L’ossessione di sentirsi brutti: la dismorfofobia

Ogni nostro difetto, rovesciato su di sé, diventa una nostra virtù; purtroppo è vero anche il contrario G. Nardone

Vedersi brutti può diventare una malattia? Certo, l’aspetto fisico si rivela spesso un fattore determinante nello sviluppo emotivo dell’individuo; il desiderio di risultare attraenti appare legittimo, e viene costantemente rinforzato dalle convenzioni sociali. Tuttavia l’aspetto fisico provoca forti motivi di insoddisfazione! Non parliamo di una temporanea insoddisfazione per il proprio aspetto, ma di una vera e propria ossessione che compromette i rapporti sociali e può indurre al suicidio

In determinati soggetti si sviluppa una costante ossessione sui propri difetti fisici sia che essi siano veri o presunti; anche se magrissimi, allo specchio ci si vede sempre grassi, o, pur se muscolosi, flaccidi e mingherlini. Il corpo, in sostanza, diventa portavoce di una profonda sofferenza interiore: quello che si vede non è più ciò che realmente è.

Si configura così un disturbo di tipo ossessivo: la Dismorfofobia. Il punto è che la percezione del soggetto è  tale da invalidarne la funzionalità della vita quotidiana, attraverso un senso di inadeguatezza che ne limita la vita sociale, affettiva e sessuale.

Si tratta di una vera e propria malattia, con tutte le caratteristiche peculiari della fobia clinica. Produce l’evitamento sistematico della situazione temuta e il disadattamento per l’interessato.

Cos’è la disformofofobia?

Con il termne di dismorfofobia   ( dal greco  antico dis-morphé e phobos= timore)  si intende una visione distorta del proprio aspetto esteriore, causata da un’eccessiva preoccupazione per la  propria immagine corporea.  Molti autori definiscono la dismorfofobia anche con il nome di “sindrome dello specchio“. Il termine fu coniato  dallo psichiatra Enrico Morselli nel 1886 per descrivere una “sensazione soggettiva di deformità per cui il paziente si sente notato e giudicato dagli altri, nonostante il suo aspetto normale”.

Le parti del corpo più colpite…

Sono il seno, i capelli, i fianchi e le cosce per le donne; il torace, l’addome, il naso e le parti genitali per gli uomini. Può anche dipendere da una peluria eccessiva o dai  capelli che diventano radi. In genere sono le donne le più esposte, specie in età puberale, ma il fenomeno si sta allargando anche agli uomini e in fasce d’età molto più avanzate. Quello che si evidenzia è l’atteggiamento di grave preoccupazione del soggetto che evita situazioni o persone che lo possono far sentire imbarazzato per il suo problema.

Come nasce la disformofofobia

Il dismorfofobico proietta sulla realtà fisica un “difetto”, un’assenza che riguarda la psiche. Non riesce a entrare in contatto con se stesso, a vedersi, e quindi cerca all’esterno l’immagine perduta, ispirandosi spesso a un modello ideale.

Le preoccupazioni di chi soffre di disformofofobia tendono a concentrarsi sul volto e sulla pelle: due parti del corpo particolarmente importanti nei primi anni di vita, quando sono alla base delle prime relazioni con l’altro. Infatti le radici della dismorfofobia stanno proprio nella relazione del bambino con la madre, o con chi si occupa di lu. Anche se il disturbo può rimanere a lungo silente, per poi riemergere in situazioni di stress.

Tale problematica come tutte le fobie, non può essere controllata razionalmente  ma  può portare sovente a disturbi del comportamento alimentare come anoressia bulimia e ortoressia. Alla base c’è spesso un bisogno di perfezionismo altissimo e un disturbo narcisistico, in quanto la persona pur odiando la sua immagine corporea in realtà ne è totalmente soggiogata. In fondo i soggetti narcisistici soffrono se non sanno di esistere per gli altri, è la loro droga, vivono molto nell’apparenza e nell’ autoproclamazione della loro immagine. Il loro bisogno di approvazione prevarica persino il loro benessere.

Dismorfofobia. Effetti del disturbo

Chi soffre di dismorfofobia, si vede brutto ed è ossessionato da ciò ma anche da difetti che possono essere peluria, cicatrici, misure del corpo o alcune parti di esso (denti, naso, bocca, occhi, seno ecc.).

Passa molto tempo a controllare il suo aspetto,  ore davanti allo specchio a controllarsi o sulla bilancia a pesarsi, si compra vestiti per camuffarsi in modo compulsivo o  ricorre alla chirurgia estetica con  trattamenti invasivi che spesso rischiano di deformarlo ancora di più. Anche davanti alle correzioni non si sente mai soddisfatto e si confronta continuamente con l’aspetto fisico altrui. Col passare del tempo, l‘ossessione può concentrarsi su un’altra parte del corpo.

In alcuni casi  il sentimento prevalente è quello della rabbia, dell’aggressività e dell’invidia verso gli altri ritenuti più attraenti o semplicemente normali.

Dismorfofobia. Aspetto comportamentale del disturbo

Possono manifestarsi dei comportamenti estremi come diete troppo restrittive, non uscire di casa per evitare di essere visti, e autolesionarsi. Non manca la scarsa capacità di relazionarsi in ambito familiare, lavorativo ma anche con gli amici.
Buona parte delle giornate, viene passata davanti allo specchio, prendendosi cura del proprio corpo.

Le “vittime” della Dismorfofobia, non di rado si camuffano usando parrucche, trucchi e tutto ciò che possa nascondere le imperfezioni. La persona può sviluppare comportamenti ossessivi dannosi per la propria salute, come, nei casi più gravi, anoressia o bulimia nervosa, comportamenti automutilanti (mediante lamette, aghi, forbici etc.) e propensione al suicidio.

E’ importante quindi riconoscere per tempo i campanelli di allarme, come preoccupazione ossessiva del peso, bisogno continuo di guardarsi allo specchio…..

Cosa fare in questi casi?

La terapia  è quasi sempre infruttuosa se l’approccio è di tipo chirurgico, odontoiatrico o dermatologico. Insomma non è la correzione del difetto fisico a rappresentare la soluzione del problema.
I risultati migliori si ottengono con un terapista che ha esperienza con la dismorfofobia o che tratta disturbi analoghi come quelli alimentari o quelli ossessivo-compulsivi.

Soffri di disformofofobia?

Ricorda, il problema non è il tuo aspetto, ma ciò che pensi in merito al tuo aspetto. Prova ad aprirti alle persone che fanno parte della tua vita; potresti accorgerti che le persone più affidabili possono rivelarsi un supporto prezioso.

Per chi non crede in se stesso…. 

 Sono un tuo tesoro così intimo, talmente inviolabile, che a nessuno dovrebbe essere mai consentito entrarci senza il tuo volere. Non sottovalutare mai, la forza dei tuoi pensieri. La mente umana conserva dentro di sè il seme del cambiamento. Abbi coraggio di esprimerti, di metterti in discussione, di manifestare quello che nella tua mente sembra essere un vulcano di idee mai esploso. Abbi la forza di dire chi sei, e se la gente non comprenderà le tue parole, creando dei muri di distanza … allora disegnaci sopra i tuoi pensieri con tutti i colori che hai a disposizione, molto probabilmente scoprirai che la maggior parte di loro fingeva di non capire. Comincia a adesso, riempi il grigio che ti circonda di pensieri variopinti!…….SCOPRIRAI QUANTO SI PUO’ ESSERE BELLI DENTRO
(Anton Vanlig)

Se ti è piaciuto questo articolo puoi seguirci sulla Pagina Ufficiale di Psicoadvisor, sul mio account personale o nel nostro gruppo Dentro la Psiche. Puoi anche iscriverti alla nostra newsletter. Puoi leggere altri miei articoli cliccando su *questa pagina*.


© Copyright, www.psicoadvisor.com – Tutti i diritti riservati. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.


Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

2 Commenti a “L’ossessione di sentirsi brutti: la dismorfofobia”

  1. Anna De Simone

    Ott 19. 2017

    Si tratta di dismorfia corporale ma, nel caso specifico, non c’è una negazione del sé (come nella dismorfofobia) ma l’affermazione del sé come autodifesa (è sempre una distorsione disfunzionale).

    Spero di essere stata utile 🙂

    Reply to this comment
  2. Paolo Verdino

    Ott 19. 2017

    Come si chiama invece quel disturbo per cui ci si vede molto migliori, più belli nella fattispecie dello specchio, di quanto non si sia in realtà?

    Reply to this comment

Lascia un commento