Mamma e papà si separano…..con gli occhi di un figlio

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor


La separazione dei genitori è sempre un avvenimento negativo per i figli. Ma cosa significa esattamente separazione per un figlio? Certamente affrontare la separazione o il divorzio dei genitori rappresenta un evento stressante e doloroso.

Per i bambini la separazione di mamma e papà è una catastrofe. Perché?

Per un bambino, lui e i genitori sono una cosa sola. Per lui è inimmaginabile che la mamma nella vita possa essere stata senza il papà, con un altro compagno o in un’altra città. Non fa parte della logica di un bambino, e per questo è anche difficile spiegarglielo.

“A me non importa quello che fate, basta solo che non vi separate e io sto tranquillo!” E’ la classica frase che un bambino rivolge ai propri genitori alla fine di una discussione. La separazione dei genitori è sempre un evento difficile, che attiva paure, preoccupazioni, emozioni spesso difficili da gestire. Come può un genitore accompagnare i propri figli in questo momento di “passaggio” così delicato e difficile?

Per il bene dei figli…

Molto spesso i genitori decidono di rimanere insieme “per il bene dei figli”: ma è veramente un bene? Oggi, dopo anni di ricerche e controversie, si riconosce che un matrimonio litigioso e senza amore è potenzialmente più dannoso del divorzio.

I figli non possono infatti rimanere impassibili di fronte ai litigi dei genitori. Ad ogni discussione pensano di esserne la causa. Tutti i sentimenti negativi tra i genitori vengono trasmessi pari pari ai figli. Pensa a come ti senti quando ti trovi tra due amici che litigano: persino per un adulto è difficile non farsi influenzare dalla tensione dell’atmosfera. Per i bambini affrontare una situazione del genere è molto più difficile!

Il figlio sarà inevitabilmente esposto alle liti e all’aggressività tra i coniugi o, lì dove non vi sia una “battaglia esplicita”, essere coinvolto in diversi modi nel conflitto coniugale. Il genitore può chiedere implicitamente al bambino di schierarsi dalla propria parte contro l’altro.

In altri casi, il bambino può allearsi spontaneamente con il genitore che percepisce come più debole o ancora che tenti, seppur involontariamente, di “distrarre” mamma e papà dai loro problemi attraverso un comportamento problematico che diventa l’oggetto delle loro discussioni o della loro preoccupazione.

Con gli occhi di un figlio

Sono uno dei tanti bambini che sta per affrontare la separazione dei miei genitori, ecco come vivrò questa esperienza.

In maniera quasi universale, la mia prima reazione alla separazione dei miei genitori è quello di iniziare ad alimentare un forte desiderio di vedere mamma e papà riuniti; non sò come ma farò in modo che ciò accada.

Essendo piccolo, mi sentirò responsabile della rottura dei miei genitori e di conseguenza  tenderò ad autoaccusarmi: inizierò così a provare sensi di colpa che si manifestano in comportamenti che possono portare a una punizione da parte dei miei genitori. Per esempio, posso rompere il mio giocattolo preferito. In questo caso lo farei per autopunirmi e non per aggressività, come i miei genitori sono portati a credere.

Posso manifestare dei cambiamenti a livello comportamentale: chiusura nei confronti dei miei pari, scarso rendimento scolastico, aggressività. A livello emotivo posso manifestare tristezza, rabbia, vergogna…

Come i miei genitori possono affrontare la separazione senza nuocermi?

Come possono i miei genitori accompagnarmi in questa fase di cambiamento cercando di attenuarne gli effetti negativi?

E’ importante parlarmi tenendo conto dei miei limiti. Non posso capire se mi dite che vi separate perchè non andate più d’accordo. Se ad esempio mi dite che mamma e papà non vanno più d’accordo, litigano continuamente e per questo vogliono separarsi, io penserò: “Anch’io però litigo con il mio fratellino, però restiamo insieme lo stesso“.

E allora come devono parlarmi i miei genitori?

La prima cosa da fare è certamente quella di comunicare e spiegarmi cosa sta accadendo tra mamma e papà, rassicurandomi che non sono la causa della loro separazione e che questa separazione non implicherà la fine del rapporto con uno dei miei genitori.

E’ importante che la comunicazione venga fatta da entrambi i miei genitori: in questo modo sarò scoraggiato a convincere il genitore assente a cambiare idea. Potete anche dirmi che è normale desiderare che mamma e papà tornino insieme, ma che la decisione è definitiva.

Ho bisogno di un dialogo sincero ed empatico

Sicuramente non potranno spiegarmi il perché della loro separazione, ma è molto importante che mi parlino e mi dicano cosa mi succederà, rispondendo alle mie domande in modo comprensibile.

Quello che conta è  sapere come vivrò questa esperienza. La promessa che “papà verrà a trovarmi ogni fine settimana” per me ha poco senso. Sono troppo piccolo per capire queste dimensioni temporali. La cosa importante che devo capire è che papà verrà a trovarmi e che mi chiamerà spesso. La sensazione che devo avere è “Anche se mamma e papà non staranno più insieme, per me non cambierà niente”.

“Il genitore deve dare al figlio la possibilità di esprimere i propri dubbi e formulare le proprie domande, e comunicare al figlio le decisioni organizzative che vengono prese: con chi abiteranno, i giorni di visita del dell’altro genitore….”

Dovranno anche incoraggiarmi ad esprimere le mie emozioni e le mie idee rispetto a quanto sta accadendo, facendomi sentire accolto e chiarendo eventuali “idee sbagliate” che mi sono fatto.

Tenetemi fuori dai vostri conflitti!

Tenetemi fuori dai vostri, evitate di farmi assistere ad eventuali litigi e discussioni, ma soprattutto non mettemi in cattiva luce l’altro genitore.

Smettetela di utilizzarmi come “braccio armato” né come ambasciatore di comunicazioni all’altro genitore o tantomeno “confidente” rispetto alle vostre questioni sentimentali.

Le vostre decisioni non dovranno destabilizzarmi

Soprattutto nelle decisioni organizzative, cercate di collaborare insieme per trovare una soluzione quanto più favorevole per il mio benessere. Cercate anche di alterare il meno possibile le mie routine giornaliere: in un mio momento di destabilizzazione, rappresentano dei punti di riferimento sicuri.

E se è davvero difficile, farsi aiutare!

Per un genitore può essere difficile cercare di attuare questi comportamenti, soprattutto dove c’è un conflitto coniugale ancora molto acceso o ci sia una difficoltà anche personale legata alla fine del matrimonio.

In questi casi, è bene ricercare un aiuto esterno, quale quello di uno psicologo o di un mediatore familiare: per aiutare i figli a capire cosa sta succedendo, per riattivare dei processi di comunicazione e collaborazione con l’altro genitore…l’obiettivo principale resta sempre la tutela del benessere dei figli!

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