Tipi di coppie e modelli psicologici ricorrenti

La teoria dell’attaccamento nasce e si sviluppa in un contesto psicoanalitico ad opera di John Bowlby (1969; 1980). Egli sosteneva che “l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano dalla culla alla tomba”. Bowlby integrò il modello psicoanalitico classico con osservazioni comportamentali del mondo animale di stampo etologico, in particolare riguardo le interazioni madre-bambino. Il suo modello scardinò il primato delle pulsioni (libido o pulsione di vita e aggressività o pulsione di morte) ponendo al centro del comportamento e della psiche umana il sistema d’attaccamento, che diviene quindi il sistema motivazionale principale.

Bowlby ripudia il modello di sviluppo di Freud a “senso unico” nel quale il bambino avanza dalla fase orale a quella anale fino a quella genitale e ritiene che il legame che unisce il bambino alla madre non è una conseguenza del soddisfacimento del bisogno di nutrizione, bensì è un bisogno primario, geneticamente determinato, la cui funzione è garantire la crescita e la sopravvivenza biologica e psicologica del bambino. Egli ritiene che la ricerca della vicinanza sia la manifestazione più esplicita dell’attaccamento.
La tendenza all’attaccamento opera con massima intensità nella prima infanzia quando maggiore è la vulnerabilità ai pericoli e minore la capacità di fronteggiare da soli situazioni di disagio. La costituzione, nella prima infanzia, di un attaccamento sano e di una fiducia di base, dipende dalla presenza e dalla capacità di risposta dei genitori o di altri significativi, ai segnali ed ai bisogni del bambino. Secondo Bowlby l’attaccamento è un qualcosa che, non essendo influenzabile da situazioni momentanee, perdura nel tempo, si struttura nei primi mesi di vita intorno ad un’unica figura; molto probabile è che tale legame si instauri con la madre, dato che è la prima ad occuparsi del bambino, ma, come Bowlby ritiene, non sussiste nessun dato che avalli l’idea che un padre non possa diventare figura di attaccamento nel caso in cui sia lui a dispensare le cure al bambino.

Come afferma Clulow (2003), il legame di attaccamento sembra possedere le seguenti caratteristiche:

  1. ricerca di vicinanza fisica alla figura di attaccamento;
  2. effetto base sicura, cioè l’atmosfera di benessere e sicurezza che il bambino avverte una volta stabilita la vicinanza fisica;
  3. protesta alla separazione, quando la prossimità diventa impossibile.

La qualità dell’esperienza definisce la sicurezza d’attaccamento in base alla sensibilità e disponibilità del caregiver (madre) e quindi la formazione di modelli operativi interni che andranno a definire i comportamenti futuri (relazioni). Con la crescita, l’attaccamento che si viene a formare tramite la relazione materna primaria o con un “caregiver di riferimento”, si modifica e si estende ad altre figure, sia interne che esterne alla famiglia: nell’adolescenza e nella fase adulta il soggetto avrà maturato la capacità di separarsi dal caregiver primario e legarsi a nuove figure di attaccamento.

La “base sicura”, che nei primi anni di vita viene assolta dalla mamma, poi, attraverso l’interiorizzazione dei comportamenti e degli affetti scaturiti dalla figura di riferimento, diventerà una struttura interna capace di consolare e proteggere. Avendo introiettato la figura di attaccamento, il bambino (e poi l’adulto) si sentirà sicuro e libero di esplorare il mondo che lo circonda con la certezza di ritrovare, dopo l’esplorazione, la propria madre.

Nei modelli insicuri, invece, il caregiver risponde al comportamento di attaccamento con rifiuto, ambivalenza e minaccia, lasciando il bambino in uno stato ansioso rispetto alle risposte che potrebbe ricevere davanti ad un problema. La teoria dell’attaccamento ha enfatizzato sempre più, rispetto all’iniziale accentuazione del sistema comportamentale d’attaccamento, il valore della dimensione “rappresentazionale” ed il ruolo dell’interiorizzazione dei contenuti affettivi e del sistema di significati costruito nell’esperienza con le figure di accudimento.

Rappresentazione di attaccamento

Per “rappresentazione di attaccamento” si intende “l’insieme delle credenze e delle aspettative di una persona su come funzionino le relazioni di attaccamento e su cosa si possa ottenere da esse” (Crowell e Treboux, 2001). Dato che l’ambiente in cui un bambino vive resta più o meno stabile nel tempo, le rappresentazioni (di Sé, dell’altro e della relazione) che si strutturano operano in maniera inconsapevole, guidando il comportamento nelle relazioni, influenzando le aspettative e i comportamenti nelle relazioni successive.

Nel tempo i modelli possono andare incontro ad una revisione a seguito di nuove relazioni emotive (ad esempio con la formazione della coppia).Un partner, infatti, segnala le proprie necessità, per ricevere aiuto e conforto dal compagno, fino a quando non ottiene un certo tipo di risposta. Qualora la risposta sia “sintonizzata” ai bisogni il partner richiedente è in grado di ristabilire un equilibrio emozionale e dedicarsi alle attività di esplorazione. Il tema del “sentirsi sicuri” si rifà ad una sorta di regolazione emozionale reciproca tra partner, nella quale, grazie alla capacità di rispondere adeguatamente ai bisogni dell’altro, si controllano le esperienze ed i vissuti affettivi (Zavattini, Santona, 2008).

Come correggere il modello d’attaccamento appreso nell’infanzia

E’ possibile correggere il modello di attaccamento appreso nell’infanzia? Certamente. Trovate tutte le informazioni nell’articolo: Come correggere i modelli disfunzionali appresi durante l’infanzia.

Modelli d’attaccamento in età adulta

Il paradigma dell’attaccamento si è rivelato particolarmente adeguato a far luce sulle dinamiche delle relazioni amorose, così come a spiegare le ragioni delle difficoltà nel formare e mantenere legami soddisfacenti nelle relazioni adulte. Hazan e Shaver (1987) hanno adottato il modello bowlbiano per l’interpretazione del rapporto di coppia ipotizzando una associazione fra attaccamento e sentimento amoroso attraverso “workingmodels” (modelli operativi interni): strutture che includono componenti cognitive e affettive (credenze, attitudini, aspettative, scopi e bisogni) che caratterizza no le differenze individuali nei modelli di attaccamento “sicuri” e “insicuri”. Sempre tali autori definiscono il legame di attaccamento come una componente fondamentale e costitutiva del rapporto amoroso – integrato al comportamento sessuale – che favorisce e supporta, specie nella fase iniziale della relazione, la formazione del legame di attaccamento stesso; divenendo, via via che il legame si sviluppa, l’indice più predittivo della durata della relazione stessa.

Una variabile principale di sviluppo di ogni individuo risulta essere il percorso lungo il quale si organizza il suo comportamento di attaccamento dall’infanzia all’adolescenza. Le esperienze fatte durante questa fase influenzano lo sviluppo della personalità; in particolare il modo in cui un individuo percepisce e organizza il mondo che lo circonda e il modo in cui si aspetta che si debbano comportare le persone verso cui potrebbe sviluppare un attaccamento.

Per valutare i Modelli Operativi Interni dell’adulto fu messa a punto da Mary Main et al. (1985) una procedura chiamata Adult Attachment Interview (AAI). L’AAI è un’intervista semistrutturata, inizialmente costruita per studiare le rappresentazioni di attaccamento delle madri di un gruppo di bambini osservati durante la Strange Situation. L’ipotesi alla base dello strumento era quella di rintracciare una connessione o un collegamento fra le esperienze di accudimento vissute dai genitori e le modalità relazionali che si erano instaurate coi figli.

A partire da questo, l’autrice ha ipotizzato che il sistema di codifica dell’intervista permettesse di valutare lo “stato della mente” del genitore relativo all’attaccamento; vale a dire un aspetto parzialmente inconsapevole, ma costitutivo, della modalità dell’adulto di rappresentarsi e di porsi nei confronti delle proprie esperienze di attaccamento. Il sistema di codifica della AAI valuta, dunque, lo “stato della mente” del soggetto relativo all’attaccamento, ovvero un aspetto generale e narrativo del modo di porsi dell’individuo rispetto alla propria esperienza.

La codifica prevede l’assegnazione di una categoria principale che, analogamente a quanto avviene nell’infanzia, è identificata anche da una sigla, derivante dal suo nome inglese: Sicuro (Free: F), Distanziante (Dismissing: Ds), Preoccupato (Entangled: E), Irrisolto (Unresolved: U), Inclassificabile (CannotClassify: CC).

– Sicuro (F)

Gli individui dimostrano di avere flessibilità di pensiero e coerenza nella narrazione. Riescono a ricordare episodi specifici e ne integrano gli aspetti positivi e negativi. Mostrano spesso una capacità di elevato monitoraggio metacognitivo dei loro ricordi e del linguaggio. Questo monitoraggio viene descritto come “una capacità di esaminare le prove di nuovo, anche mentre l’intervista è in atto” (Main e Goldwin, 1998). Alla base sembra esserci un attivo riconoscimento della distinzione apparenza/realtà, della diversità delle rappresentazioni e del cambiamento delle rappresentazioni.

– Preoccupato (E)

Gli individui manifestano un coinvolgimento confuso, passivo o arrabbiato rispetto alle figure di attaccamento, dal quale è possibile evincere la presenza di un invischiamento nell’ambito delle relazioni familiari che continua ad agire sul loro attuale stato mentale. Le loro interviste si caratterizzano per una continua intrusione del passato nei loro processi mentali, all’interno di un discorso fortemente intriso di elementi affettivi, di sensazioni e di emozioni che il soggetto sembra non riuscire ad articolare in un quadro di pensiero logico e coerente. Nel corso dell’intervista, in particolare, questi soggetti sembrano prestare un’attenzione eccessiva verso i ricordi collegati con l’attaccamento, con una conseguente tendenza a perdere il punto centrale della domanda o il contesto del discorso e a produrre dettagli irrilevanti. I numerosi e dettagliati episodi che vengono rievocati non sono inoltre accompagnati da una valutazione più generale di tipo semantico.

– Distanziante (Ds)

L’elemento comune è rappresentato da una particolare organizzazione di pensiero che permette loro di tenere l’attaccamento relativamente disattivato e scollegato dall’esperienza di vita attuale. Questa caratteristica si esprime, nel corso dell’intervista, attraverso il tentativo attivo di allontanare o sminuire il versante emotivo ed affettivo delle loro esperienze di attaccamento. Vengono classificati in questa categoria i soggetti le cui descrizioni dei genitori appaiono altamente positive (idealizzazione delle figure genitoriali), senza tuttavia che tali descrizioni risultino supportate da specifici episodi della loro infanzia (che possono invece porsi in aperta contraddizione con esse). Vengono inoltre classificati come Distanzianti quei soggetti che esprimono una forte svalutazione relativamente all’importanza delle relazioni di attaccamento, minimizzando in particolare l’influenza delle esperienze negative oppure omettendo di ricordare specifici episodi (specialmente quelli negativi) del loro passato.

– Irrisolto (U)

I soggetti assegnati a questa categoria si caratterizzano per la presenza di un lutto o di un trauma non risolto relativamente al quale lo stato mentale del soggetto appare disorganizzato o disorientato. Questa categoria non rappresenta una vera e propria forma di organizzazione mentale complessiva rispetto all’attaccamento, ma si sovrappone alle precedenti. Gli indizi che possono portare a questa classificazione sono rappresentati, per esempio, dalla convinzione che la persona scomparsa sia ancora viva o da un atteggiamento di incredulità rispetto alla sua scomparsa, confusioni tra sé e la persona scomparsa, oppure disorientamento e confusione rispetto agli aspetti temporali degli eventi.

– Inclassificabile (CC)

L’intervista viene considerata inclassificabile quando il soggetto manifesta una mescolanza di stati mentali incompatibili fra di loro, che non consente di assegnare il suo stato mentale a nessuna delle tre categorie principali.

Modelli e schemi psicologici ricorrenti: matching di coppia

Fisher e Crandell (2001), interessati alle dinamiche ed ai legami tra stile d’attaccamento individuale, interazioni di coppia e tra partner, hanno proposto il concetto di “attaccamento complesso”, nel quale ogni partner funge da figura di attaccamento per l’altro. Il concetto di attaccamento complesso si rifà all’idea che lo stile d’attaccamento di un partner influenza quello dell’altro poiché interviene nelle dinamiche di coppia e modifica la qualità delle interazioni. Infatti i due autori ipotizzano che stati sicuri della mente portino a relazioni durature e reciprocità nella coppia, al contrario stati insicuri siano alla base di relazioni rigide e resistenti. Fisher e Crandell elencano, quindi, tutti i possibili accoppiamenti che possono ottenersi dall’incrocio tra i diversi stili e ne descrivono le caratteristiche:

1) attaccamento sicuro/sicuro:

entrambi i partner esprimono un giusto equilibrio tra caregiving e careseeking; riescono ad essere dipendenti ed essere oggetto di dipendenza dell’altro in modo sano e funzionale; le interazioni sono caratterizzate da fiducia e ricerca del contatto, fungendo uno per l’altro da “base sicura”. C’è simmetria all’interno del sistema ed i partner sono consapevoli degli effetti di queste esperienze sia su di sé che sull’alto nel momento in cui si muovono tra queste due posizioni.

2) attaccamento insicuro/insicuro:

entrambi i partner sono caratterizzati da stati della mente insicuri. Si riscontra mancanza di flessibilità, reciprocità e bidirezionalità ed è presente un marcato grado di asimmetria e rigidità nella relazione. Mostrano poca consapevolezza circa la natura delle esperienze dell’altro e degli effetti su di sé e sull’altro. Possono manifestarsi tramite tre tipi di configurazioni:

3) attaccamento insicuro preoccupato/preoccupato:

entrambi hanno difficoltà a fidarsi del conforto che l’altro può offrire e le loro interazioni, come la vita di coppia, risentiranno di sentimenti di deprivazione e di una convinzione reciproca che l’altro non potrà mai soddisfare i propri bisogni; gli affetti sono manifestati in modo eccessivo ed intenso, ricercando contatto emotivo ma restando insoddisfatti e arrabbiati. In questo modello di coppia è presente un livello elevato di discordia e conflitto in quanto ciascun partner, chiedendo che vengano saziati i suoi bisogni cronici di dipendenza, rifiuta ogni risposta percepita come inadeguata. Inoltre c’è asimmetria tra gli individui e nel sistema, tale che ciascun partner compete per la posizione di dipendenza e contemporaneamente vi resiste.

4) attaccamento insicuro distanziante/distanziante:

i partners negano i sentimenti di dipendenza e debolezza e colludono con un modello che pretende che siano sradicate dalla relazione sia la posizione di dipendenza che quella di oggetto di dipendenza. Le relazioni di coppia, a volte, sono caratterizzate da esplosioni di rabbia e di risentimento verso l’altro, senza un’apparente provocazione. Infine esprimono in maniera minima i sentimenti;

5) attaccamento insicuro distanziante/preoccupato:

i partners, pur appartenendo entrambi allo stile insicuro lo manifestano tramite due tipologie. Il partner preoccupato sente di essere abbandonato e cercherà costantemente il contatto ed il conforto dall’altro, mentre quello distanziante avvertirà fastidio in merito ai bisogni del coniuge e cercherà di allontanarsene il più possibile, generando una dinamica “inseguitore-distanziatore” (Zavattini, 2008). Appena il partner preoccupato intensifica il desiderio di soddisfare i propri bisogni, si incrementa la risposta difensiva del partner distanziante. Questo sistema è, quindi, altamente conflittuale, con il partner preoccupato che manifesta insoddisfazione e quello distanziante che ritiene sia il malcontento dell’altro ad essere il problema nella relazione.

6) attaccamento sicuro/insicuro:

solitamente questo tipo di accoppiamento porta il partner insicuro ad esperire sentimenti di sicurezza ed a migliorare o correggere la rotta del proprio stato della mente, poiché il partner sicuro funge da “base sicura” e mostra che, oltre alle modalità di interazione che il partner insicuro conosce, esistono schemi e modelli alternativi. In ogni caso, il partner sicuro si fa carico del bisogno di dipendenza dell’altro, andando a creare un rapporto di coppia bilanciato e flessibile. Raramente, accade anche che sia il partner sicuro ad allinearsi allo schema insicuro, divenendo maggiormente rigido e distaccato.

A cura di Claudia Iannone, psicoterapeuta
articolo tratto da Scupsis, Scuola di Psicoterapia Strategia Integrata


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