Non cercare la felicità dove l’hai persa

“Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.” KHALIL GIBRAN

Esistono istruzioni precise su dove cercare la felicità? Mi sembra ovvio di no! Siamo portati a credere che la felicità vada cercata nello stesso luogo in cui l’abbiamo persa, come se si trattasse del nostro maglione preferito.

La felicità non è qualcosa che si trova cercandola

Quel maglione che ti rendeva così felice quando lo indossavi, magari ora può essersi bucato, infeltrito, ristretto… certo, ora tu sei concentrata su quel maglione, ti avvolgeva così bene, ti piaceva e tu credi che sia quello il custode della tua felicità. Niente di più sbagliato: le persone cambiano, maturano, si evolvono, e così cambia, di volta in volta, anche il “luogo in cui cercare la felicità”.

La felicità non è più custodita in quel maglione, è tempo di metterlo da parte insieme a tutti gli altri preconcetti, è tempo di guardare altrove e costruire una nuova prospettiva di felicità. Ecco perché ho deciso di raccontarti un aneddoto che ho elaborato per rendere meglio il concetto:

“Per Carlino, la felicità era custodita in un giardino a sei isolati da casa. Ogni giorno, con pioggia o sole, Carlino percorreva i sei isolati per trascorrere del tempo in quel giardino. Anche quando si fece male durante una partita di calcetto, zoppicante, Carlino continuò a recarsi in quel posto.
Quel giardino era per Carlino più che un luogo dove giocare e, quando lo transennarono per dei lavori, Carlino non riusciva più a riprendersi. Le sue giornate erano diventate più vuote, continuava ad andare a scuola ma non era più felice, aveva dovuto rinunciare al suo posto magico. 

L’umore di Carlino era cambiato e a notarlo fu il padre che, interrogando il suo piccolo bambino, capì subito dov’era il problema. Il padre gli spiegò che quel giardino era solo un luogo e di luoghi ce ne sono tanti, Carlino avrebbe  dovuto sceglierne solo uno nuovo… ma per Carlino questa era una sciocchezza e iniziò a piangere e in lacrime, chiese al padre:

Papà, papà, mi porti nel giardino! Ti prego…! Solo così potrò essere felice.

Il padre, si mise in auto e guidò per soli tre isolati. Carlino deluso, gli disse “ma questo non è il mio giardino! Dove mi hai portato?” 

Il padre, deciso, chiese a suo figlio di fidarsi di lui e lo accompagnò in un altro parco; certo, non c’erano le giostrine che tenevano impegnato suo figlio ma c’era un laghetto con pesci e tartarughe. Carlino, in un primo momento, era restio, spaventato da quel posto nuovo e sconosciuto… ma non ci mise molto a esplorarlo e… sì, dopo un po’ Carlino dovette ricredersi. La felicità non si trovava nel giardino a sei isolati da casa perché qualsiasi luogo poteva essere magico, doveva solo esplorare e non cercarla dove l’aveva persa.”(Ana Maria Sepe)

La nostra ricerca della felicità ci spinge a fare cose irrazionali, anche il bambino del nostro raccolto, accecato dell’idea e del ricordo che aveva del giardino, stava per ignorare le altre migliaia di possibilità che gli offriva la vita. Nel racconto ho parlato di un nuovo giardino ma poteva trattarsi di qualsiasi cosa.

Il bambino ha aperto gli occhi grazie a suo padre, nella vita di tutti i giorni, però, nessuno ci farà aprire gli occhi; siamo noi che dobbiamo imparare a vedere, altrimenti rischiamo di percorrere strade che ci conducono solo alla frustrazione.

Perché cerchiamo la felicità dove non la possiamo trovare?

Le ragioni sono tante ma alla base di tutte, è la paura del cambiamento che mette in moto il motore delle limitazioni.

– Paura di lasciare la zona di comfort

La zona di comfort è un recinto altamente limitante della nostra esistenza.  La zona di comfort non corrisponde a uno spazio sicuro, corrisponde solo a uno spazio già conosciuto, dove le dinamiche sono già state sperimentate. E’ per questo motivo che la zona di comfort ci dà un falso senso di sicurezza: ci fa sentire al sicuro solo perché taglia fuori ogni sorta di incertezza o di cambiamento, anche se quell’incertezza può portare a qualcosa di bello.

Non sono poche le persone che inciampano sempre in amori sbagliati, perpetuano il relazioni tossiche perché fin da piccole non hanno conosciuto di meglio. C’è una verità innegabile: siamo attratti da ciò che già conosciamo. Se nella vita abbiamo conosciuto solo disavventure, se non usciamo dalla nostra zona di comfort, il nostro destino potrebbe essere già segnato. La paura dell’incertezza ci tiene prigionieri in una zona dove la felicità è solo illusoria. Per un approfondimento è disponibile l’articolo: 11 cose da sacrificare per essere felici

– Attaccamento alle abitudini.

Ciò che ci rende attaccati alle abitudini è sempre la paura. Le abitudini ci danno sicurezza, ci disegnano uno schema da seguire, anche se si tratta di pessime abitudini. Ancora peggio quando le abitudini si intrecciano con le dipendenze affettive. Molte persone finiscono per attaccarsi a qualcuno non per amore ma per un mix di abitudine e dipendenza affettiva.

Anche in questo caso è necessario uscire dalla zona di comfort e rompere quelle cattive abitudini che alimentano le nostre frustrazioni. Solo quando siamo disposti ad uscire dalla nostra zona di comfort riconquistiamo la nostra autostima e soprattutto siamo in grado di vivere davvero e conquistare la tanto ricercata felicità.

– Mancanza di auto-conoscenza

Ognuno di noi, fin da piccolo, ha iniziato a costruirsi un’immagine di sé… ci scordiamo, però, che il concetto del sé è mutevole nel tempo. Ciò che era vero ieri, oggi potrebbe non esserlo. Ci evolviamo, i nostri gusti cambiano così come esigenze e bisogni. La definizione che abbiamo di noi stessi dovrebbe evolversi con il tempo, mentre spesso rimaniamo ancorati a vecchie etichette.

L’autoconsapevoelzza ci rende complici di noi stessi, ci aiuta a vivere bene. L’autoconsapevolezza è la bussola che ti condurrà alla felicità.

Perché è quasi impossibile che trovi la felicità dove l’hai persa?

La risposta è semplice: perché la felicità non sta più lì. La felicità è fondamentalmente uno stato interiore e se ritorniamo a ciò che ho scritto prima sarà chiaro anche il motivo: siamo esseri mutevoli, le nostre esigenze cambiano e con esse dobbiamo evolvere anche il concetto che abbiamo di noi stessi e le nostre prospettive.

E ce ne accorgiamo quando le cose che prima ci motivavano ora ci sono indifferenti. Vi racconto un aneddoto. Fino a qualche anno fa io impazzivo per la pizza margherita. Una mia amica mi disse: ma sempre la margherita ordini? Prova a cambiare gusto; ci sono tante alternative: hai mai provato la pizza con mozzarella, pomodorini, scaglie, prosciutto e rucola? Beh, mi si è aperto un mondo……ora la margherita no la gradisco più. Penserete, tutto ciò è strano; se la margherita ti piace, ti piace ! Niente affatto.

Ciò può essere causato da due fattori: le circostanze cambiano, si evolvono al punto che non ci rendono più felici oppure cambiano noi al punto che, anche se le circostanze sono le stesse, non ci danno felicità.

Di aneddoti sulla mia vita ne potrei raccontare tanti……ma credetemi, ho capito sulla mia pelle che la felicità non va cercata dove si è persa.

Vedo molte donne e uomini soffrire per un amore perduto, vedo queste persone sprecare tempo ed energie nella speranza di riconquistare quell’amore che ormai non c’è più. Ecco, questo vuol dire essere infelici in modo ingiustificato; non ci è ancora chiaro che la felicità dipende soprattutto dalla nostra scelta di essere felici.

Perdere qualcosa che un tempo ti arrecava felicità può rappresentare un ostacolo alla tua felicità. Sappi che, in mezzo a tutto questo, la vita ci dà sempre un motivo per provare una nuova felicità.

Quando un rapporto di coppia si è deteriorato al punto che non ti rende più felice, quando un lavoro ti riempie di disgusto o quando un luogo non è più fonte d’ispirazione e scoperta, ha il dovere verso te stessa di voltare pagina, e metterti in viaggio alla ricerca di qualcosa di nuovo.

E’ possibile cercare la felicità dove l’hai persa a patto che…...

Potremmo chiederci se si può fare qualcosa perché queste circostanze tornino ad essere ideali. Ma bisogna stare attenti a non ingannarci, perché quando le cose degenerano lasciano dei segni dentro di noi e ci cambiano, quindi anche se le circostanze tornano ad essere perfette è probabile che per noi non lo siano più.

Un esempio classico è l’infedeltà nella coppia. Per perdonare il tuo partner ed essere di nuovo felice non basta che quella persona torni ad essere fedele, è importante che ti assicuri che l’esperienza non ti abbia lasciato un’impronta troppo dolorosa che ti impedisce di essere felice.

Dunque, non sprecare la tua vita a cercare la felicità dove l’hai persa… preparati piuttosto ad esplorare nuovi orizzonti, sia dentro che fuori di te. In fondo, la felicità è anche rischiare, reinventarsi, incuriosirsi, sorprendersi, scoprire…ma soprattutto rialzarsi. Sì, RIALZARSI per credere in un futuro migliore, senza lasciarsi sfuggire la bellezza del PRESENTE, che, ricorda, è un dono! Vi lascio miei cari lettori con una poesia di Stephen Littleword…leggetela tutta d’un fiato e fatela vostra!

“Metticela tutta
guarda avanti,
ed anche se non vedi il traguardo
lo passerai senza accorgerti…
la bellezza sta in questo cammino
nella grinta che stai tirando fuori
con le unghie e con i denti
con la voglia di non farti sconfiggere dall’apatia
con la forza che ti arde dentro dalla nascita.
Manca poco, è il tuo traguardo, non fermarti,
vestiti del tuo sorriso migliore
e varcalo con tutto te stesso,
sarà un successo!”

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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