Non ti sopporto ma non riesco a lasciarti

non riesco a lasciare il mio fidanzato

Nell’articolo sul disturbo dipendente di personalità ho già parlato di una personalità dipendente provocatoria in grado di mettere in atto atteggiamenti svalutanti nei confronti del partner. Questi atteggiamenti non sono espliciti così come accade nella dipendenza affettiva che tutti conosciamo. 

Nella “dipendenza affettiva classica” si possono attivare atteggiamenti provocatori ma sono atti ad attirare attenzioni e in genere seguono il modello che ti sintetizzo di seguito.

La trappola del disturbo dipendente di personalità: chi soffre di dipendenza affettiva può sentirsi sminuita e maltrattata dal partner ma incapace di abbandonare la relazione così cova rabbia. Il dipendente affettivo può avere scoppi di ira, subito seguiti da sensi di colpa e dall’impellente necessità di chiedere scusa e conciliarsi con la figura di accudimento che spesso corrisponde anche con il suo “carnefice”.

La dipendenza affettiva provocatoria, invece, abbraccia modelli comportamentali ben diversi, anche se alla base la trappola che sperimenta la persona che ne soffre è la stessa: non riesco a lasciare la relazione perché, altrimenti, chi mi accudirebbe?

Ti odio ma ho bisogno di te

Chi soffre di dipendenza affettiva provocatoria vive in uno stato rabbioso quasi cronico e, la rabbia, è legata al “sistema della coppia“. Il partner è visto, al contempo, come un rifugio sicuro (alimenta la sua dipendenza) e come una valvola di sfogo dove riversare ogni frustrazione e rancore.

Chi, in una relazione ha sperimentato la “dipendenza affettiva classica“, in una nuova relazione potrebbe “cadere” nel modello provocatorio in un mal riuscito tentativo di autotutela e di conferma del sé.

Il dipendente affettivo provocatorio può arrivare a disprezzare e detestare il partner, riversargli rabbia e frustrazioni addosso, senza mai lasciare la relazione. Queste relazione così distruttive possono andare avanti per anni ma solo in determinate circostanze e quando si trova il “partner giusto” (o dovrei dire sbagliato?!).

Perché resto intrappolata nella relazione?

La dinamica che ti ho descritto può andare avanti per mesi ma anche per anni e decenni. Conosco coppie sposate che vivono di ripicche, dove entrambi hanno una struttura di personalità aggressivo-dipendente.

Purtroppo, spesso si tratta anche di coppie che superata la fase iniziale di idealizzazione (dove entrambi i membri della coppia mostrano il meglio di sé), si rimane incastrati nella relazione a causa di una dipendenza di fondo nutrita da entrambi i partner. Quando senti frasi del genere: “All’inizio non era così, eravamo felici….” stai ascoltando le parole di una persona che, passata l’idealizzazione iniziale, è rimasta del tutto insoddisfatta del suo rapporto. Una persona che, con molte probabilità, non è riuscita a chiudere la storia perché “ormai la frittata era fatta“, la dipendenza aveva già colpito il bersaglio, come una freccia veloce e silenziosa che “tutto” lega. Oddio, non proprio tutto!

Il dipendente aggressivo provocatorio può instaurare relazioni durature con:, dipendente affettivo provocatorio, partner co-dipendente, dipendente affettivo classico (sottomesso), narcisista con disturbo di dipendenza e, talvolta, anche con partner borderline.

Il dipendente aggressivo provocatorio è terrorizzato dalla propria solitudine, quindi, secondo la sua visione, sceglie il male minore: preferisce vivere una relazione inappagante e frustrante, piuttosto che sperimentare la solitudine. E’ chiaro che il dipendente aggressivo provocatorio non stima il partner anzi, lo disprezza.

Se il dipendente affettivo classico si annulla per il partner e farebbe qualsiasi cosa pur di appagarlo, il dipendente affettivo provocatorio prova disprezzo e attua continui atteggiamenti di svalutazione. Non solo svaluta il partner, ma può anche decidere di lasciarlo, tentare una separazione ma fallire! In pratica, nei suoi tentativi di separazione, umilia il partner (che poi torna sempre) e svaluta se stesso (che torna indietro sui suoi passi).

Questa situazione è più tragica di quanto si possa immaginare: il dipendente affettivo provocatorio scarica sul partner tutta l’infelicità della coppia.

Se il partner dipendente è sottomesso, accuserà continue svalutazioni e vivrà nel tentativo invano di accontentare un partner impossibile da soddisfare.

Se il partner dipendente inizia a rispondere alle provocazioni la relazione vivrà in una condizione di conflittualità cronica, un vero campo di battaglia: scontri e litigi continui, dispetti e ripicche più o meno subdole.

I componenti della coppia giungono spesso a una sorta di punto di rottura per poi ripristinare un precario equilibrio. In pratica la coppia attraverserà periodi calma intervallati da periodi burrascosi. In qualsiasi momento possono subentrare crisi: queste coppie possono minacciare di lasciarsi anche quotidianamente ma alla fine perpetuano la loro distruttiva relazione. Questo circolo vizioso può andare avanti per anni, fino all’altare.

Sposato con una dipendente affettiva provocatoria

Dato che il disturbo dipendente di personalità riguarda principalmente il pubblico femminile, in genere, le vittime di queste dinamiche sono i maschietti. Per convenzione statistica, in questo paragrafo mi riferirò all’uomo come la vittima e alla donna come la carnefice della situazione.

Se la relazione va avanti fino al matrimonio e fino all’arrivo dei figli, la trama diviene ancora più drammatica. La donna (dipendente affettiva provocatoria) al partner non solo darà le colpe della propria infelicità ma anche di tutto ciò che non funziona nel sistema familiare, comprese eventuali mancanze dei figli. A pagarne le spese, saranno proprio loro, i figli!

I figli di queste coppie vengono spesso manipolati dalla madre (dal dipendente affettivo-aggressivo provocatorio) che l’indurrà a scagliarsi contro l’altro genitore. Il partner verrà visto come assolutamente negativo mentre la mamma verrà vista dai figli come “vittima di un padre menefreghista e mai all’altezza della situazione”. La mamma tenderà a instaurare un legame di dipendenza anche con i figli e spesso, con i figli, la dinamica cambia. Mentre con il marito la dipendenza affettiva è di tipo provocatorio, con i figli la donna rivive un modello di dipendenza affettivo “classico”, si darà completamente ai figli ma chiederà qualcosa in cambio: la loro dipendenza. Una mamma così può incarnare il modello della “madre vittima“, della “madre nera” o, più spesso, della “madre totale” così come ho descritto nell’articolo “Tipologie di mamme e ripercussioni in età adulta“.

In queste relazioni, in genere, la donna è dipendente dal legame mentre l’uomo è dipendente dalla partner stessa.

Non sarà mai capace di prendersi cura di me

Ogni relazione basata sulla dipendenza affettiva vive di illusioni.

Nella “dipendenza affettiva classica” il dipendente crede di non valere e vede il suo partner come speciale.

Nella co-dipendenza, il partner dipendente idealizza sia se stesso che l’altro.

Nella dipendenza affettiva provocatoria, la colonna portante della relazione è “lui non è capace di prendersi cura di me, non capisce i miei bisogni mi fa rabbia ma ormai ci sono legata”.

Con il tempo, l’approccio del dipendente affettivo provocatorio, non solo finirà per svilire il partner ma innescherà una serie di distorsioni cognitive anche pesanti: il partner potrà fare le imprese più grandi per appagare il dipendente affettivo provocatorio ma senza centrare mai il bersaglio. Il dipendente affettivo provocatorio, con la sua credenza innata (non è capace di prendersi cura di me) non riuscirà a rendersi conto di quello che il partner può darle.

Qualsiasi impresa del partner sarà interpretata dal dipendente provocatorio con critica e disprezzo. Ogni regalo sarà una delusione, ogni azione, l’ennesima conferma che il partner è un buono a nulla.

Il dipendente provocatorio svaluta l’altro quanto se stesso. E’ dotato di una bassa autostima, è privo di autonomia è ha tutte le caratteristiche annoverate nell’articolo sul disturbo dipendente di personalità.

Spesso, il dipendente provocatorio vive nell’illusione che se solo il partner si impegnasse potrebbe essere perfetto e per questo non si separa, questo è vero solo in superficie, non si separa perché è dipendente dal legame e rifiuta la solitudine.

Come uscirne

La terapia di coppia può aiutare molto, soprattutto per smorzare le distorsioni cognitive che fanno vedere il partner come “completamente sbagliato”.

Ovviamente è necessaria la volontà della coppia. Se la coppia non ha volontà di continuare la relazione, con una terapia individuale si può ricostruire autonomia e rafforzare l’individualità di entrambi i componenti.

Letture consigliate

Le diverse tipologie di dipendenza affettiva (codipendenza, contro-dipendenza, dipendenza provocatoria-aggressiva, dipendenza affettiva) sono state dettagliatamente approfondite nel libro “Dipendenza e contro-dipendenza affettiva“, disponibile su Amazon a “questo indirizzo“.

a cura di Anna De Simone, mental & life coach

Immagine: Macarena Salinas/UPSOCL


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Anna De Simone, life e mental coach, scrittrice e admin di psicoadvisor.com

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