Quanto incide il rapporto madre-figlio sull’autostima?

“…Mi sento inadeguato, mi sento a disagio, vorrei fare tante cose ma ho paura di farle, chissà cosa pensano gli altri di me, mi sento un fallito, non mi piaccio per niente, non valgo a nulla, non sono proprio capace…”

Questi sono solo alcuni esempi di pensieri autocritici di chi ha una bassa autostima. Ma che cos’è l’autostima? L’autostima è la stima che si ha di sè, l’amore per se stessi.  E’ il valore che diamo a noi stessi e alle nostre capacità.

La parola autostima deriva appunto dal termine “stima”, ossia la valutazione e l’apprezzamento di sé stessi e degli altri. E’ un processo di autovalutazione che si forma e si struttura durante tutto l’arco di vita.

Un legame profondo e amorevole con chi si prende cura del bambino durante la prima infanzia è la base fondamentale per la formazione dell’ autostima.

Un legame profondo e amorevole è una relazione in cui il bambino:

  • – può soddisfare i suoi bisogni primari ed emotivi
  • – si sente ascoltato
  • – si sente apprezzato, incoraggiato
  • – si sente accettato per quello che è, non giudicato
  • – può esprimere liberamente le sue emozioni
  • – si sente sicuro e accolto

Molto spesso una bassa autostima può dipendere da una legame genitore-bambino inadeguato, in particolare ad incidere maggiormente è la relazione materna.

Un legame madre-bambino dovrebbe instaurarsi dai primi mesi di vita, il cosiddetto periodo del “mondo-viso” che dura da due a sei mesi. Come afferma Stern, è un meraviglioso tempo relazionale, un tempo che accade prima che lui sappia parlare, camminare, esplorare. E’ quel momento in cui gli occhi e gli sguardi si incontrano. Se il bambino non attraversa questa fase, perde qualcosa di fondamentale e prezioso. Il bambino si sente osservato, accolto, amato.

I mattoni fondanti dell’autostima si trovano nell’esperienza del neonato, prima ancora che diventi bambino. Ma che tipo di madre può incidere negativamente sull’autostima?

Una madre anaffettiva

La maggior parte delle madri si legano naturalmente al proprio figlio attraverso il fenomeno che Winnicott chiama “preoccupazione materna primaria”, ma non sempre succede questo. A volte capita che le mamme siano depresse, stanche, senza energie, prive di sostegno, ansiose e questo non porta ad esiti positivi. Quando accade questo capita che bisogni anche primari del figlio non vengono ascoltati, accolti e né tanto meno soddisfatti. Ciò causa malessere e disagio non solo fisico ma anche emotivo del bambino. Una madre che non sa entrare in contatto e in relazione con il proprio figlio determina una percezione fallimentare che il bambino ha di sè. (come se dicesse: “deve esserci qualcosa di sbagliato o inadeguato in me se il mondo rimane indifferente alle mie sollecitazioni”). La scarsa emotività della madre incide negativamente sulla relazione duale e questo può compromettere anche l’autostima del bambino.

Una madre depressa

Può capitare che la depressione del genitore spezzi il legame positivo madre-bambino. Un madre depressa è una madre emotivamente inaccessibile, ma al contrario della madre anaffettiva, è in grado di comprendere il dolore e il senso di colpa nel non riuscire ad accudire suo figlio come vorrebbe, a giocare con lui, a coccolarlo. Ovviamente il bambino non è in grado di comprendere la depressione della madre, perciò potrebbe iniziare a colpevolizzare se stesso per questa mancanza di legame. Questo tipo di relazione è molto frequente in quella che conosciamo come la depressione post partum.

Una madre idealizzatrice

Ci sono madri che adorano ed elogiano i propri figli solo quando mostrano lati positivi, quando si mostrano dolci, affettuosi, felici, ma li rifiutano quando provano rabbia, quando sono lamentosi, capricciosi. Queste madri sono in grado di amare solamente la parte idealizzata del figlio, non il figlio reale con i suoi bisogni, esigenze, emozioni. Questo tipo di relazione madre-figlio può portare il bambino  a sentirsi indesiderato, rifiutato, indesiderabile. Il bambino si sente amato solo se è buono o perfetto. I bambini che hanno interiorizzato ciò arrivano a percepirsi senza valore, ovvero non percepiscono il reale valore che hanno di se stessi.

Una madre giudicante

Generalmente sono madri ansiose e insicure che rincorrono la loro mania di perfezione in tutto, quindi anche nel rapporto educativo con il proprio figlio. Un atteggiamento di questo tipo rinforza l’atteggiamento giudicante che la mamma ha verso il figlio. Tutto quello che fa il bambino quindi è sottoposto a giudizio, soprattutto quello che di negativo fa. Tutto questo limita il bambino nella sua libertà di  esprimersi, di dire, fare, agire, pensare conducendolo ad inibire progressivamente le sue emozioni, le sue azioni e le sue reazioni poichè teme sempre il giudizio altrui. Il bambino quindi interiorizza anche lui questa mania di perfezione per la paura del giudizio.

Una madre emotivamente iperprotettiva

E’ una madre che ama il proprio figlio attraverso un amore patologico. E’ una madre che forse ama involontariamente troppo o in modo distorto il proprio figlio, E’ una madre emotivamente invadente che protegge eccessivamente il proprio figlio, preservandolo da delusioni, da situazioni difficili, da emozioni negative che inevitabilmente dovrà affrontare nella sua vita. Un atteggiamento di questo tipo non permette al proprio figlio di sperimentare autonomamente il proprio spazio, di gestire le proprie emozioni, di instaurare relazioni, di esplorare il mondo. A lungo andare questo atteggiamento iperprotettivo influenza l’emotività del bambino, compromettendo la sua autostima anche in età adulta.

L’iperprotezione è un modo dell’adulto (madre) di esorcizzare le proprie paure riversandole sull’altro (figlio). Il bambino diventa quindi un “contenitore”, una proiezione di ciò che egli vive a livello emotivo.

La mania di controllo della madre spesso deriva da insicurezze molto profonde e inconsce.

In questo modo il genitore depriva il proprio figlio dell’autonomia e delle capacità decisionali rendendolo schiavo della propria esistenza. A lungo andare, le difficoltà che inevitabilmente incontrerà nel suo percorso di vita, quando ad esempio arriverà il momento di allontanarsi da casa, lo condurrà ad una tangibile sofferenza e disagio con manifestazioni di ansia e depressione. L’autoaffermazione in età adulta sarà quindi molto più difficile.

E tu che tipo di madre hai avuto? Che tipo di legame hai vissuto con lei? In quale tipo di legame ti riconosci? Pensi di aver costruito una buona base di autostima?

Raccontami… Puoi lasciare un commento qui in basso!

A cura di: Margherita Giordano, psicologa clinica


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Psicologa clinica e dell’età evolutiva, esperta in Art-Counseling e tecniche di rilassamento. Riceve nel suo studio di Milano.

18 Commenti a “Quanto incide il rapporto madre-figlio sull’autostima?”

  1. Giuliana

    Mag 08. 2018

    ho avuto una madre anafettiva, sicuramente ansiosa iper-controllante e soprattutto giudicante, che mi ha impedito di godermi la giovinezza, mi ha fatto semore sentire inadeguata a non degna d’amore, infatti il mio matrimonio con un uomo della sua stessa natura ha fatto il resto e dopo la separazione le storie che ho avuto sono semopre finite male e con atteggiamaenti di mancanza totale di considerazione nei miei confronti (tipo sono stata piantata senza nemmeno una spiegazione), ho due figli (che ho praticamente cresciuto da sola con le ingerenze negative del padre)ormai adulti con cui purtroppo ho ripercorso certi atteggiamenti materni ma solo per paura di essere denunciata dal loro padre (che sapeva solo fare questo) le ancora adesso a 54 anni mi sembra di “essere stata maledetta ” alla nascita è una sensazione orrenda!

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    • Margherita

      Mag 09. 2018

      Buongiorno Giuliana, come lei descrive, una madre ansiosa, controllante e giudicante l’ ha fatta sentire spesso inadeguata, perchè non ha dato modo di sviluppare la stima che ha di se, l’amore per se stessa, la sua autostima. Spesso purtroppo una bassa autostima incide molto anche sulla scelta del partner e sui rapporti relazionali in età adulta. Se non si intraprende un lavoro su di sè si rischia di rimanere intrappolati in questo circolo vizioso difficile da uscirne e che continua a causare malessere, insoddisfazione e frustrazione.

      Saluti
      dott.ssa Margherita Girdano
      psicologa clinica

  2. paola faleri

    Mag 06. 2018

    leggendo l’articolo mi rendo conto di essere stata un miscuglio di buona parte di “queste mamme” ora mio figlio 25 cerca di spiccare il volo nella vita dopo laurea e un lavoro che non arriva io da mamma mi sono messa in panchina osservo. provvedo alle sue necessità come una governante… spero di non aver fatto troppi danni… personalmente sono cresciuta con una tata che ho sempre considerato la mia vera mamma… ho avuto una vita difficile fino alla nascita di mio figlio, dopo, invece sono diventata fin troppo responsabile e attenta… mi pregusto la libertà della solitudine futura………….

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    • Margherita

      Mag 07. 2018

      Salve Paola, non è ma troppo tardi per riparare e aiutare a migliorare in qualche modo il futuro di suo figlio. Quali danni pensa di aver fatto?
      Osservare il proprio figlio è il primo atto d’amore incondizionato che può donare a suo figlio, ormai grande e autonomo e con una vita proiettata verso il suo futuro.

      Saluti
      dott.ssa Margherita Giordano
      psicologa clinica

  3. Marta P.

    Mag 06. 2018

    Purtroppo io ho avuto una madre pessima e l’ho capito solo a trent’anni. Mi ha fatta sempre sentire rifiutata, sbagliata, inadeguata… e non so proprio come smettere di sentirmi così, nonostante oggi abbia una vita che è oggettivamente piena, non mi sento mai sufficientemente soddisfatta. Come si può cancellare questo imprinting materno? 🙁

    Grazie per il bellissimo articolo.

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    • Margherita

      Mag 07. 2018

      Grazie a lei Marta per l’interesse al mio articolo.
      Spesso molte cose le capiamo con l’età, quando riusciamo ad essere consapevoli di molte più cose.
      L’imprinting materno non si può cancellare, ma si può capire, comprendere, e quindi gestire, migliorare, riparare, ricreare.
      Come ho già scritto in un commento precedente, per accrescere la propria autostima, per sciogliere eventuali blocchi emotivi, per capire cosa ancora ci lega al passato, per capire quali sono le dinamiche che influenzano la vita presente, per capire come gestire il presente, come e cosa cambiare per rendere la vita più soddisfacente, è sicuramente opportuno intraprendere un percorso terapeutico. Il supporto psicologico permette di accrescere la consapevolezza di noi stessi, della nostra vita, delle nostre scelte, del nostro passato e attraverso questo avviare quel cambiamento necessario per intraprendere una vita migliore.
      Le auguro una buona giornata

      Saluti
      dott.ssa Margherita Giordano
      psicologa clinica

    • Marta P.

      Mag 07. 2018

      Si purtroppo la consapevolezza è arrivata dopo un percorso psicoterapeutico ma nonostante questa forse continuo a rifiutare l’accettazione e quindi mi precludo il cambiamento, forse accettare cose dolorose non è alla mia portata, ma cmq continuerò a provarci… Grazie mille per avermi dato una risposta, spero di leggere altri suoi articoli su questo argomento.

    • Margherita

      Mag 07. 2018

      Perchè dice che non è alla sua portata? Cosa glielo fa pensare?
      Non tutti i percorsi terapeutici sono efficaci, o meglio, possono esserlo ma possono esserci delle “ricadute” nel nostro percorso di vita in cui potrebbero ricomparire quei disagi e blocchi emotivi non pienamente elaborati. In questi casi è come quando si ha bisogno di ritornare dal dentista perchè quel dente curato tempo fa continua a far male e forse necessita di un ulteriore intervento. Cosa sceglie? Di sopportare il dolore o decide di affidarsi al suo dentista?
      Per attuare il cambiamento la consapevolezza è sicuramente il primo passo, ma non basta. Per attuare un cambiamento finalizzato al benessere sono necessari motivazione e coraggio. Il coraggio di guardarsi dentro.
      Se vuole può contattarmi in privato tramite mail o tramite cellulare che trova nella mia pagina professionale di facebook.
      Sarò lieta e disponibile ad ascoltarla se lo vorrà.
      Saluti

  4. Chiara

    Mag 05. 2018

    Grazie dott.ssa. Giordano, per la possibilità di interagire.
    Ho avuto una madre ansiosa, iperprotettiva, depressa e con un grave trauma subito da bambina che ha riversato su di me. Nella prima parte della vita ho avuto tanti problemi relazionali legati alla mia aggressività. Verso i 30 anni ho iniziato dei percorsi psicoterapeutici che mi hanno aiutata moltissimo e mi hanno permesso di iniziare una relazione stabile all’età di 43 anni. Ora ho 57 anni e sono alla costante ricerca di capire e superare i problemi che ancora condizionano la mi vita.
    Gradirei il consiglio di qualche buon libro sull’argomento, perché capire è l’inizio della guarigione. La ringrazio per l’articolo.

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    • Margherita

      Mag 07. 2018

      Grazie a lei Chiara per aver letto il mio articolo e per il suo interesse.
      Ha fatto un gran lavoro su di sè e questo l’aiuterà a ricostruire il suo futuro. Non tutto è facile e immediato. E non esiste un tempo giusto e prestabilito per ricreare la propria autostima, la propria serenità. E’ un lavoro continuo e costante. L’importante è cercare di non farsi condizionare dal passato e cercare di trovare quelle strategie efficaci per condurre una vita serena.
      Quando mi viene chiesto di consigliare dei libri vado in difficoltà, non perchè non ne abbia da consigliare, ma perchè innanzitutto online e altrove c’è l’imbarazzo della scelta per scegliere il libro che più ci piace.. e poi in secondo piano, per risolvere e avviare un eventuale percorso di “guarigione”, per sciogliere eventuali blocchi emotivi, per per capire cosa ancora ci lega al passato, per capire quali sono le dinamiche che influenzano la vita presente, per capire come gestire il presente, come cambiare quello che non ci rende completamente soddisfatti della nostra vita, è sicuramente più opportuno intraprendere un percorso terapeutico. Questo perchè in alcuni casi un libro o qualche consiglio non bastano.
      Le auguro una buona giornata

      Saluti
      dott.ssa Margherita Giordano
      psicologa clinica

  5. Stefania

    Mag 05. 2018

    salve, come madre mi riconosco nella madre depressa ed ora a distanza di anni cerco di aiutare mio figlio nel crescere la sua autostima. Come figlia non so esattamente cosa abbia minato la mia autostima ma qualcosa relativo a mia madre c’è.

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    • Margherita

      Mag 07. 2018

      Salve Stefania, non è ma troppo tardi per riparare e aiutare a migliorare in qualche modo il futuro di suo figlio.

      Saluti
      dott.ssa Margherita Giordano
      psicologa clinica

  6. Giovanni

    Mag 05. 2018

    La ringrazio Dott. Maria , onestamente non ricordo bene il mio rapporto genitoriale, so che il padre non era molto presente, ma mi sembra che la madre lo fosse. Tuttavia ricordo che in gioventù non possedevo molta autostima, mi sembrava che tutto non fosse per me raggiungibile, che non potessi ambire a cose ” normali per altri”, premetto che vengo da una famiglia modesta, dove esistevano i bisogni primari e tutto il resto era qualcosa difficilmente raggiungibile, quindi desiderare cose fuori dal necessario diveniva una meta quasi sicuramente irraggiungibile. A 18 anni ho perso la famiglia che era composta da padre madre e una zia che viveva in casa con noi, in seguito ad una serie di eventi. Mi sono ritrovato solo a dover risolvere problemi di diversa natura e a dover cambiare drasticamente i miei programmi di vita. Ho iniziato un percorso introspettivo personale e, penso anche di aver vissuto una forma di depressione non manifestata, apparivo agli altri divertenti, umoristico, scherzoso, ma nel privato bastava che qualcosa toccasse il tasto giusto e scoppiavo in un pianto dirotto. Nel frattempo a circa 26 anni ho deciso di affrontare alcune mie paure e sensi di incapacità, intraprendendo un attività sportiva che ho sempre ammirato e che fin da piccolo mi affascinava:” il volo” . Infatti durante il servizio di leva mi ero iscritto all’Aeronautica e avevo intenzione di proseguire in questa via, interrotta dalla morte dei miei. Sono riuscito a volare in deltaplano e poi in parapendio e questo ha dato una svolta al mio senso di inadeguatezza e incapacità. Vorrei dire che con il volo sono uscito dalla pseudo depressione che tacitamente mi accompagnava. Progressivamente ho affrontato avventure sempre più ardite che hanno consolidato l’autostima, affrontando avventure epiche, per me. Oggi ho 57 anni, una bella famiglia, una figlia laureata una casa dignitosa acquistata e, continuo a volare. La mia vita ha avuto una svolta con il volo, tuttavia il passato non scompare mai definitivamente e quel fantasma silente mi accompagna ancora, con molta meno capacità di interferenza su di me, ma rimane. In fondo, noi siamo ciò che vogliamo essere, ma anche siamo l’insieme del nostro passato che ci compone.

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    • Margherita

      Mag 05. 2018

      La sua storia è un bellissimo e grande esempio di resilienza.
      Continui a volare.

      Saluti
      Dott.ssa Margherita Giordano
      psicologa clinica

  7. maxima sandri

    Mag 04. 2018

    mia madre ha distrutto totalmente la mia autostima, ostacolando tutta la mia vita fino alla maturità. E’ stata un mix dei modelli qui sopra elencati. Giudicante, anaffettiva, invadente e irrispettosa fino in età adulta, quando a causa di questo ho dovuto rompere il rapporto per non distruggermi. La causa è la mancanza di amore nei miei confronti, un amore che ho sempre sentito, disperatamente, e che lei non ha mai corrisposto. Dal momento che invece quell’amore ha saputo riversarlo su mio fratello, sono arrivata a pensare che l’amore materno non sia così scontato come si dice sempre.

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    • Margherita

      Mag 05. 2018

      L’amore materno, come tu dici, non è affatto scontato. Tanti fattori incidono. E tu cosa hai fatto per riparare la tua autostima distrutta? Quali sono state le tue alternative di riparazione?

      Saluti
      Dott.ssa Margherita Giordano
      psicologa clinica

  8. Nunzio

    Mag 04. 2018

    Io purtroppo ho vissuto con una madre identica alla descrizione no che gli faccio una colpa, ma mio malgrado sono come lei è sto facendo di tutto per cambiare e non infettare mia figlia. L’ho capito solo con la nascita sua che in me c’era qualcosa di sbagliato. Spero di riuscire ad evitare almeno a mia figlia la sofferenza che provo io adesso fatto di costante ansia con picchi di depressione.

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    • Margherita

      Mag 05. 2018

      Riconoscere quello che siamo ed esserne consapevoli è già un piccolo grande passo per cambiare.

      Saluti
      Dott.ssa Margherita Giordano
      psicologa clinica

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