Sottovalutarsi: quella spiacevole sensazione di non sentirsi all’altezza

Sottovalutarsi è un’esperienza che si riscontra di frequente nella vita di molte persone; si può temere di non farcela economicamente, di non essere all’altezza come genitore o partner, di non riuscire nello studio o nel lavoro. Di non saper gestire la propria vita, di trovarsi di fronte a compiti troppo grandi, di non avere le capacità, di non saper risolvere. 

Insomma possono essere infiniti i vissuti che ci fanno sentire inadeguati, inadatti, inopportuni e in certi casi può diventare invalidante.

Nei casi gravi, questa condizione può coinvolgere qualsiasi ambito, (sentimentale, sociale, lavorativo), sviluppando una serie di credenze sbagliate in merito alle proprie reali capacità che impediranno la piena espressione delle proprie capacità. Come risultato, si tende a perdere la fiducia in se stessi.

“Il problema non è tanto percepire quella spiacevole sensazione di non sentirsi all’altezza ma la convinzione di esserlo.”

In condizioni normali, il sottovalutarsi può essere una tattica per gestire i giudizi e le aspettative degli altri nei nostri confronti. In questo modo limitiamo il rischio che gli altri non ci vedano all’altezza delle aspettative.

Il continuo sottovalutarsi nel lungo termine potrebbe consentire alle persone di schiacciarci attraverso critiche e svalutazioni, con delle pesanti ripercussioni sull’autostima. In base alle situazioni e alle persone che si incontrano scaturiscono specifiche reazioni: ci si demoralizza, si esterna rabbia o si chiede a se stessi performance estremamente elevate allo scopo di evitare le emozioni negative derivate dalle critiche stesse.

Pensieri tipici in queste situazioni sono “devo essere perfetto/a in pubblico, non devo sbagliare mai, devo risultare simpatico/a a tutti”.

Curiosamente, il sottovalutarsi potrebbe innescarsi come meccanismo di difesa. Il tutto è riconducibile all’infanzia. Infatti, molto spesso l’adulto che non gode di buona autostima, durante l’infanzia si è percepito come persona speciale per i piccoli successi raggiunti. Con il passare del tempo, il bambino ormai cresciuto si è sentito sempre più pressato a superare i propri limiti per dimostrare le proprie capacità. In un dato momento, questa tensione lo ha portato ridimensionarsi: un modo per dire al mondo e a se stesso di ridurre le aspettative. Ovviamente, questa è solo uno dei tanti scenari possibili.

“Il sottovalutarsi riflette una bassa autostima e in questi casi è particolarmente dannosa, dato che può arrivare a danneggiare la personalità. Non ci si attribuisce nessun successo o capacità, così chele caratteristiche proprie vanno lentamente sfumando, tanto per se stessi che per agli altri”

E così, involontariamente, si tende a sabotare le occasioni di autoaffermazione e a fuggire dalle opportunità

Si innesca, come ho già accennato, un meccanismo di difesa per paura di dover prendere in mano la propria vita, essere costretti a fare qualcosa, a cambiare davvero. Perché alla fine si ha più confidenza con il fallimento che con il successo. Fallire è un po’ tornare sui propri passi, riuscire vuol dire compiere delle trasformazioni, dentro e fuori di sè.

La paura di arrivare e non esserne all’altezza può riproporci continui insuccessi. Se riusciamo in una dieta, per fare un esempio semplice, si diventa probabilmente più attraenti per gli altri e questo può compromettere la nostra relazione attuale, potremmo ritrovarci a non saper più gestire situazioni nuove. Così, fallire significa rimanere nei nostri odiati ma rassicuranti chili di troppo.

Ma successo non significa diventare famosi, ricchi e potenti ma semplicemente realizzare quello che si desidera, andare avanti nella nostra vita, essere autentici. Senza bisogno di ristagnare nella sofferenza a tutti i costi.

Basta sottrarsi al confronto con la realtà!

Dipende solo da te decidere di essere veramente all’altezza delle aspettative, di potercela fare. Uscire dal circolo vizioso della svalutazione vuol dire:

  • riconoscersi il diritto di essere amati e rispettati indipendentemente dalle performance personali e sociali;
  • mettere in discussione i pensieri e le sensazioni di inadeguatezza;
  • accettare la presenza di eventuali difetti o mancanze come aspetti che non mettono in discussione la dignità come essere umano;
  • mantenere una prospettiva stabile del valore personale anche quando si ricevono critiche e rifiuti;
  • distaccarsi dall’atteggiamento difensivo, evitante/passivo o aggressivo allo scopo di avere delle aspettative meno rigide nei confronti di se stessi e degli altri.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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