Persone che sanno solo lamentarsi: il vittimismo patologico

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor
Rimanere nel vittimismo significa sottomettersi in maniera masochistica dinnanzi agli altri e alla vita. (Gabriele Palombo)

Tutti, prima o poi, abbiamo sperimentato il ruolo della vittima; chi non è stato mai bersaglio di comportamenti aggressivi, di circostanze negative, sfortunate, di intenti manipolatori…e ci ha fatto dire: “Perché proprio io?” Purtroppo ci sono delle persone che si trasformano in vittime permanenti arrivando a soffrire di ciò che potremmo definire “vittimismo cronico”, cioè quell’atteggiamento psichico per il quale la persona si sente vittima delle trame avverse degli altri e del destino.

Tutte a me capitano; sempre io ci vado di mezzo; lo sapevo che alla fine era colpa mia; pago sempre io per tutti”: ecco le sue frasi tipiche. Diffuso ben più di quanto pensiamo, il vittimismo esprime un modo immaturo, per lo più inconscio, di vivere le relazioni e di affrontare la realtà. Esso si innesca quando la persona sente di non poter sostenere il confronto in modo paritario. Proclamandosi vittima invece può ottenere molti vantaggi: indulgenza, ascolto, affetto, protezione.

Queste persone si travestono da false vittime, consapevolmente o inconsapevolmente, per simulare un’aggressione inesistente e, allo stesso tempo, scaricare la colpa sugli altri, liberandosi così da ogni responsabilità. Infatti, il vittimismo cronico non è una malattia, ma potrebbe portare con il tempo a sviluppare un disturbo paranoico quando la persona insiste continuamente a incolpare gli altri di tutti i mali di cui soffre. Inoltre, questo modo di affrontare il mondo genera una visione pessimistica della realtà, terminando per causare malessere tanto in chi si lamenta come in chi riceve la colpa.

In molti casi, la persona che cade nel vittimismo cronico finisce per alimentare sentimenti molto negativi, come il rancore e la rabbia, che sfociano in un vittimismo aggressivo. È il tipico caso di chi non si limita a lamentarsi ma attacca e accusa gli altri, mostrandosi intollerante e violando in continuazione i loro diritti.

Le cause del vittimismo

  • Sono modalità apprese da un genitore
  • Hanno subito violenza fisica o psicologica da piccoli
  • Sono stati trascurati dalla famiglia di origine.

L’identikit della vittima cronica

Distorce la realtà

Si tratta di persone che credono fortemente che la colpa di ciò che gli accade sia degli altri. In realtà, il problema è che hanno una visione distorta della realtà, hanno un locus of control esterno, e credono che tanto le cose positive come quelle negative che gli accadono non dipendano direttamente dalla loro volontà, ma da circostanze esterne. Inoltre, esagerano gli aspetti negativi, sviluppando un pessimismo esacerbato che le porta a concentrarsi solo sulle cose negative che accadono, ignorando quelle positive.

Si consola lamentandosi

Queste persone credono di essere vittime degli altri e delle circostanze, così che non si sentono colpevoli o responsabili per nulla di ciò che gli accade. Di conseguenza, l’unica cosa che gli rimane è “lamentarsi”. Infatti, questi individui provano spesso piacere nell’atto di lamentarsi perché gli permette di assumere meglio il loro ruolo di “povere vittime” e riescono così ad attirare l’attenzione degli altri. Queste persone non cercano aiuto per risolvere i loro problemi, si limitano esclusivamente a lamentarsi alla ricerca di compassione e protagonismo.

Cerca continuamente dei colpevoli

Le persone che assumono il ruolo di eterne vittime sviluppano un atteggiamento sospettoso, credono che gli altri agiscano sempre in mala fede. A questo proposito, spesso si affannano per scoprire piccole mancanze solo per sentirsi discriminati o maltrattati, e questo solo per riaffermare il loro ruolo di vittime. Così, finiscono per sviluppare ipersensibilità e diventano degli specialisti nel scatenare una tempesta in un bicchiere d’acqua.

Non è in grado di fare una autocritica onesta

Queste persone sono convinte di non avere la colpa di nulla, che non ci sia niente da criticare nei loro comportamenti. Dal momento che la responsabilità è degli altri, non accettano le critiche costruttive e tanto meno fanno un esame approfondito di coscienza che potrebbe portarle a cambiare il loro atteggiamento. Per queste persone, gli errori e le colpe degli altri sono intollerabili, mentre le loro sono semplici sottigliezze. Dopo tutto, sono loro le vittime.

In sintesi:

  • tende a incolpare gli altri e non assumersi la responsabilità delle proprie azioni;
  • presuppone che gli altri abbiano sempre intenzioni negative;
  • è maldisposto verso la felicità e la fortuna degli altri;
  • cerca di suscitare simpatia o pietà raccontando (a volte esagerando) gli aspetti negativi della sua storia;
  • agisce impotente e isolato in modo da evitare disagi o responsabilità;
  • tende a vedere sempre “il bicchiere mezzo vuoto”;
  • è difensivo ed egocentrico;
  • si concentra sul passato incolpando gli eventi trascorsi per le circostanze attuali;
  • affronta gli eventi con una paura esagerata verso gli esiti negativi;
  • si concentra quasi esclusivamente sui problemi;
  • tende a rifiutare le critiche costruttive;
  • esibisce con un orgoglio la bassa autostima verso se stesso;
  • esprime interrottamente sentimenti di vergogna, senso di colpa e depressione.

Strategie del vittimista cronico

Perché una persona assuma il ruolo della vittima ci deve essere un colpevole. Di conseguenza, è necessario sviluppare una serie di strategie allo scopo di far sì che l’altro si assuma la colpa. Se non siamo consapevoli di queste strategie è probabile che cadiamo nella loro rete facendo cadere tutta la colpa su di noi. Ecco le sue strategie più efficaci:

Retorica vittimista

In sostanza, la retorica di questa persona ha come obiettivo di delegittimare gli argomenti del suo avversario. Ma non smentendo le sue affermazioni con argomenti più validi, piuttosto facendo in modo che l’altra persona assuma, inconsapevolmente, il ruolo di aggressore.

Come ci riescono?

Semplicemente assumendo il ruolo di vittima nella discussione, in modo tale che l’altra persona sembri autoritaria, poco empatica o addirittura aggressiva. Questa strategia si conosce come “retorica centrista”, dato che la persona cerca di mostrare il suo avversario come un estremista, invece di preoccuparsi di confutarne le affermazioni. Pertanto, qualsiasi argomentazione che avanzi il suo avversario sarà solo una dimostrazione di malafede.

Esempio: se una persona osa contrastare una lamentela con prove indiscutibili o statistiche provenienti da fonti attendibili, la vittima non risponderà con dei fatti, ma dirà qualcosa del tipo: “Mi aggredisci continuamente, ora dici che sto mentendo” oppure“Stai cercando di imporre le tue opinioni, fammi il favore di chiedermi scusa“.

Ritirata vittimista

In alcuni casi, l’argomento della vittima ha lo scopo di permettergli di sottrarsi alle sue responsabilità ed evitare di dover chiedere scusa o riconoscere il suo errore. Pertanto, cercherà di divincolarsi dalla situazione. Per raggiungere questo obiettivo la strategia è quella di screditare l’argomento del vincitore, ma senza ammettere che si era sbagliata.

Come ci riescono?

Anche in questo caso, assume il ruolo della vittima, gioca con i dati a suo piacimento e li manipola come gli conviene per seminare confusione. Fondamentalmente, questa persona proietterà i suoi errori sull’altro.

Esempio: se una persona risponde con un dato verificato che nega quanto già affermato, la vittima non riconoscerà il suo errore. In ogni caso, cercherà di ritirarsi in modo dignitoso dicendo qualcosa del tipo: “Questo fatto non nega quello che ho detto. Per favore, non creare più confusione e caos” oppure “Mi stai incolpando di confondere gli altri, sei un maleducato, è chiaro che è inutile discutere con te perché non vuoi sentire ragioni“, quando in realtà a creare confusione è lei stessa.

Manipolazione emotiva

Una delle strategie preferite dalle vittime croniche è la manipolazione emotiva. Quando questa persona conosce abbastanza bene l’altra parte, non esiterà a giocare con le sue emozioni per portare il gioco a suo favore e assumere il ruolo della vittima. Infatti, queste persone sono molto abili nel riconoscere le emozioni, così che approfittano di qualsiasi piccolo dubbio o errore per usarli a loro favore. Per approfondimento leggi l’articolo “Come individuare e gestire un manipolare affettivo”

Come ci riescono?

Scoprendo il punto debole del loro avversario e sfruttando l’empatia che può provare. Così, finiscono per farlo cadere nella loro rete, facendogli assumere la piena responsabilità e il ruolo di carnefice, mentre loro restano tranquilli e comodi nel loro ruolo di vittime continuando a lamentarsi.

Esempio: una madre che non vuole ammettere i propri errori, può dare la colpa al figlio dicendo cose del tipo: “Con tutto quello che ho fatto per te, è così che mi ripaghi?” Ma questo tipo di manipolazione è piuttosto comune anche nelle relazioni, tra amici e sul posto di lavoro.

Come trattare con queste persone?

Il primo passo è rendersi conto che si tratta di una persona che assume il ruolo di vittima. Quindi si deve resistere all’attacco evitando di rimanere intrappolati nel suo gioco. La cosa più opportuna da fare è dire che non abbiamo tempo per ascoltare le sue lamentele, che se ha bisogno di aiuto saremo lieti di darglielo, ma che non siamo disposti a sprecare tempo ed energie ad ascoltare le sue lamentele.

Ricordate che la cosa più importante è che queste persone non vi rovinino la vita scaricandovi addosso la loro negatività e, soprattutto, che non vi facciano sentire in colpa. Non dimenticate che vi può fare del male emotivamente solo colui al quale voi date il potere di farlo. Il vittimismo altrui può agire su di voi solo perché vi sentite subito in colpa o vi immedesimi troppo, forse in seguito a un vissuto sofferto.

Prendete coscienza del perché siete così sensibili al tema dei “più deboli”…..Non escludete mai la possibilità di farvi aiutare, anche da un esperto…..se non ci pensate voi alla vostra serenità, al vostro equilibrio emotivo, chi deve farlo?

E se fossi io la vittima patologica?

Affrontate l’insicurezza: non permettete che il vostro difficile vissuto invalidi la vostra vita. Osservatevi: è ora di prendere cconsapevolezza che il personaggio della vittima a tutt’oggi non vi ha mai reso felice e che non potrà cancellare i vostri vecchi malesseri. E’ ora di vivere il presente.

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5 commenti su “Persone che sanno solo lamentarsi: il vittimismo patologico”

  1. Bellissimo articolo e molto interessante. Purtroppo ho conosciuto e conosco persone così (per esempio nel posto di lavoro). Purtroppo quando fanno parte del cerchio familiare è difficile allontanarle, ma come dico io un po’ di “sano egoismo” delle volte aiuta a sopravvivere 😉

  2. Facile definirti vittima quando sei in preda alla depressione ed all’ ansia. È davvero da ipocriti!!

  3. Lo faceva anche mio padre, che ora non c’è più, e non riuscivo né ad “arginarlo” né a lasciarmi scivolare addosso le sue lamentele, col risultato che mi sentivo svuotata quasi ogni volta che lo sentivo.
    Ma non è mai troppo tardi per imparare, spero che la dott.ssa Sepe risponda 🙂

  4. Buon giorno Dottoressa, la ringrazio immediatamente per aver fondato questo sito. Mia madre è una vittimista incallita e per quanto argino le sue lamentele, lei molto astutamente riesce sempre a sospirare o a rimuginare cose negative, presenti o passate. Ho provato a ironizzare, ma senza successo. Posso usare altre strategie per impedirle di usarmi come parafulmini nei momenti in cui sono costretta a stare insieme a lei? Grazie

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