13 modi per amare te stessa

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amare se stessi
L’amor proprio è in antitesi con l’egocentrismo. Amare se stessi non ha nulla a che vedere con l’individualismo.

Sui nostri account Social abbiamo un buon numero di dibattiti con persone che erroneamente sovrappongono il concetto di amor proprio a quello di individualismo ed egoismo.

Affermare che è necessario costruire un’identità personale completa e stare bene con se stessi non ha nulla di egoistico. L’amor proprio incorpora sicuramente il concetto di sano egoismo ma non finisce lì. Con l’amor di sé si vanno a integrare complessità interne ed esterne: ciò significa che non si ignora l’importanza dell’altruismo e delle relazioni.

L’amor proprio favorisce sia la stima di sé che un profondo rispetto dell’altro. Qualsiasi processo di crescita necessita del confronto con l’altro e delle relazioni, quindi anche nel concetto di Amor proprio non vi è un individualismo assolutistico. Avere Amor Proprio ci consente di muoverci nel mondo in modo sicuro, ci consente di stringere legami funzionali e di scandire confini sani. Un sano Amor proprio ci dà molteplici vantaggi:

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  • non ci fa sentire completamente persi in vista di una separazione.
  • Non ci fa uscire sconfitti in qualsiasi confronto con l’altro.
  • Ci consente di cooperare con l’altro senza competere.
  • Ci pone su un livello di reciprocità perché avendo una sana autostima non sentiamo il bisogno di sopraffare l’altro ne’, tantomeno, ci sentiamo inferiori.

Come si può comprendere, lo stesso concetto di “Amor di sé” ha intrinseco il rispetto dell’altro; nell’Amor proprio non c’è nulla di individualistico ne’ di egoistico, anzi! Una crescita basata sulla reale maturità emotiva punta a innalzare se stesso senza screditare l’altro. Chi non ha raggiunto una sana maturità emotiva tende a innalzare se stesso a discapito degli altri. L’Amor proprio è la naturare conseguenza di una sana maturità emotiva.

Con l’Amor proprio possiamo bastare a noi stessi così da non temere l’abbandono, non sentiamo il bisogno spasmodico ne’ di sottolineare la nostra superiorità ne’ di compiacere l’altro. Non sentiamo il bisogno di controllare tutto e tutti perché abbiamo fiducia nelle nostre risorse. Non soffriamo il timore del giudizio perché noi per prime non giudichiamo severamente noi stesse. E’ vero, l’Amor proprio è il Santo Graal del benessere affettivo, è l’ingrediente che ci consente di vivere una vita appagante e stringere legami soddisfacenti.

13 modi per amare se stessi

E’ luogo comune pensare che per poter essere amata, devi prima imparare ad amare te stessa. Nulla di più vero, tuttavia il concetto legato a questa frase è difficile da capire e volersi bene non è affatto una missione semplice.

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Per una molteplicità di motivi, per molte di noi, l’amor proprio non è un processo naturale. Giorno dopo giorno ci sottoponiamo a una serie di auto-critiche che invece di aiutarci nella crescita esercitano un effetto distruttivo. Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a individuare le cause della carenza di amor proprio, in genere le cause sono ricondotte a credenze radicate fin dall’infanzia, credenze che vanno individuate e ricollocate in uno spazio ben definito e molto lontano dal presente che stai vivendo.

Mentre maturi l’idea di intraprendere un percorso psicoterapeutico, ci sono alcune cose che puoi iniziare a fare per amare te stessa. Alcune delle cose che ti elencherò sono facili da fare, altre, invece, presuppongono un cammino più tortuoso e potrebbero essere non alla portata di tutti.

1) Impara a dire “no”

Ogni volta che dici “sì” quando vorresti palesare un rifiuto, stai rinunciando a un piccolo pezzo di te stessa. Guardandoti alle spalle, a “quanto di te” hai dovuto rinunciare? Quante “sì” hai pronunciato per non deludere? Per accondiscendenza? Per compiacere l’altro?

I confini sono un’essenziale forma di cura di sé e i limiti che imponi agli altri fanno capire che anche tu meriti il tuo spazio. Se non l’hai ancora fatto, impara a distinguere i “” desiderati dai “” affermati come forme di dovere appreso. Inizia ad esercitare il tuo diritto al “no“.

2) Non confrontarti con gli altri

«È inutile (…) spiare furtivamente gli altri, per individuare il modo in cui si sviluppano le varie personalità, perché ciascuno si trova davanti un compito di autorealizzazione che presenta caratteri di unicità. Se molti problemi umani sono simili, non sono mai identici. Tutti i pini si assomigliano (altrimenti non li potremmo classificare come pini), ma nessuno è esattamente simile a un altro. Proprio per l’incidenza di questi fattori di similitudine e differenza, è difficile schematizzare le infinite possibilità di variazione del processo di individuazione. Il fatto è che ciascuno di noi deve fare qualche cosa di diverso, qualche cosa di assolutamente privato e personale.» (Marie Louise von Fvon Franz, Il processo di individuazione. In “L’uomo e i suoi simboli“)

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Il confronto, per sua natura, ti porta a giudicare le cose in termini di “migliori” o “peggiori”. Il problema dei confronti è che sono sempre unidimensionali. Confrontarti con gli altri, dunque, non ha senso: non hai tutta la conoscenza per poter fare confronti oculati, in più, anche se avessi tanti elementi, ognuno di noi ha dovuto affrontare un percorso diverso e quindi imparagonabile.

3) Accetta il tuo passato, è l’unico che hai e non puoi cambiarlo

Se impari a darti valore e ad accettarti, capirai che non hai bisogno di confrontarti con nessuno. L’unico paragone che puoi fare è con te stessa. Prova a guardarti alle spalle, pensa da dove sei partita e guarda adesso dove sei arrivata. Anche se ti sembrano pochi passi, impara ad accettare il tuo percorso… la stima di sé deve necessariamente passare per l’accettazione.

4) Non puoi piacere a tutti ma puoi piacere a te stessa

Accetta l’idea che non puoi piacere a tutti. Chi vuole piacere a tutti i costi, in genere, entra nelle relazioni con un forte carico d’ansia, questa si manifesta anche mediante la volontà di tenere tutto sotto controllo. Ebbene, ecco la novità: non puoi controllare ciò che pensano gli altri. Non puoi controllare le reazioni altrui ne’ i gusti e le cognizioni degli altri. Ecco perché investirai meglio le tue energie nel piacere a te stessa.

5) Rendi lo svago una priorità

Il problema di chi non si ama consiste nel basare la propria autostima sulla produttività e sull’efficienza oppure riuscire a regolare la propria autostima sul consenso dell’altro. In pratica “io mi stimo solo se Tizio mi reputa degno di stima” oppure “io mi stimo solo se ho prodotto abbastanza in ambito lavorativo, familiare, amicale…”. Stimarsi con la condizionale è pericolosissimo! In questo modo ti muovi in un campo minato fatto di doveri e auto-imposizioni, e perdi la dimensione del puro piacere.

Nella tua routine settimanale (e in misura minore, giornaliera) inserisci delle attività di puro piacere da svolgere con la massima priorità. Regalarti momenti piacevoli è qualcosa che devi a te stessa in modo incondizionato, perché stare bene è già un tuo diritto non devi sgomitare per meritarlo.

6) L’Autonomia a portata di mano

L’autonomia non è qualcosa da perseguire per la necessità di difendersi da ciò che credi possa ferirti…. ma è vero il contrario, quando raggiungerai il giusto grado di autonomia e senso di auto-efficacia, sarai più resiliente e quindi, anche se gli altri ti feriranno, riuscirai a rialzarti più in fretta e il colpo incassato non sarà poi così duro.

Coltivare la propria autonomia non vuol dire isolarsi o cavarsela da soli. Qualcuno distorce il significato di “indipendenza” e di “autonomia”. L’autonomia non impone enormi distanze tra sé e l’altro; l’autonomia come conseguenza della stima di sé, consente la giusta vicinanza, consente di sentirsi bene con l’altro ma al contempo ti dà modo di vivere la solitudine in perfetta armonia e non come una punizione.

Inizia a comprendere che vi è una grossa differenza tra essere autonomo “mettendo distanza” per timore che qualcuno possa ledere la propria integrità emotiva ed essere realmente autonomi.

7) Impara ad apprezzare la solitudine

Per coltivare una reale autonomia e accrescere il proprio senso di auto-efficacia, è opportuno imparare ad apprezzare la solitudine. Sono sicura che tante volte sei stata sola con i tuoi pensieri, sola in casa, sola a pranzo… ma quante di queste volte sei stata in compagnia di te stessa? La solitudine può essere un momento per rilassarsi, per ricaricarsi, per lavorare sulle proprie risorse… ma per farlo bisogna imparare a mentalizzare, bisogna imparare a curare il proprio dialogo interiore scegliendo le parole giuste, proprio come si farebbe con un buon amico.

8) Il dialogo interiore che guarisce

La solitudine può essere devastante per chi ha la tendenza a rimuginare. Ruminare sul passato, sugli errori commessi, le occasioni sprecate o sulle preoccupazioni del futuro, arresta la crescita. Quando sei sola con i tuoi pensieri, ricorda di essere in compagnia di te stessa e cura il tuo dialogo interiore. Stai attenta ai pensieri automatici che possono minare la tua già fragile autostima.

I pensieri sono fatti di frasi frammentate, concetti poco definiti e parole taglianti. Prova a fare gli esercizi psicoterapeutici illustrati nell’articolo intitolato “Il dialogo interiore che guarisce“.

9) Circondati di chi sa apprezzarti davvero e…

Arriviamo alla nota dolente. Chi ha una visione assolutistica della vita dirà “non esistono persone buone” oppure tenderà ad affermare che probabilmente è l’unica persona d’animo nobile rimasta sulla terra. A meno che tu non abbia conosciuto tutte le persone al mondo, credo che frasi come “la gente fa schifo” oppure “ho perso interesse per gli altri” sono radicate in forti pregiudizi e credenze e che in nessun caso possano riflettere la realtà.

Di persone trasparenti e genuine ce ne sono, eccome! Il mondo ne è pieno… ma al mondo siamo tanti, così come ci sono persone genuine possono esserci approfittatori, manipolatori e… sì, psicopatici! Sappi che tu non hai una calamita per gli psicopatici ma sappi anche che il modo in cui ti poni e i confini che scandisci, creano una corsia preferenziale per un certo tipo di persona. Ok, ok, non sto dicendo che se incontri solo psicopatici è colpa tua! Sto dicendo che con un po’ di cura, puoi imparare a stringere relazioni con persone genuine e circondarti di chi sa apprezzarti e ascoltarti.

Ricorda che la stima, così come l’ascolto, sono processi reciproci. Osserva le tue relazioni: quante sono bilanciate? Quante sono paritetiche? Non fraintendere, non parlo di un dare/avere a scopo opportunistico, mi riferisco a legami fatti di piacere reciproco.  Tu dai stima, ti restituiscono stima. Tu dai ascolto, ti restituiscono ascolto. Ti assicuro che questo non avviene in un mondo parallelo, ma esiste eccome, le relazioni funzionali sono una realtà possibile, spesso chi non ha mai coltivato un sano Amor proprio fa fatica a comprenderlo ma… è così! Ricorda che si fatica a comprendere ciò che non si ha avuto modo di sperimentare in prima persona, quindi concediti questa nuova possibilità!

10) … Allontana chi ti fa del male

Le persone con cui trascorri il tuo tempo possono aiutarti a costruire una sana autostima oppure demotivarti o addirittura schiacciarti. A volte amare se stessi può significare mettere le distanze con chi tenta di schiacciarti. Se non puoi allontanarti, impara a praticare il distacco emotivo. Se quel qualcuno è parte della tua famiglia ti consiglio di leggere l’articolo manuale di sopravvivenza per figli non amati.

11) Impara a conoscerti

L’identità personale è la concezione di ciò che siamo e di come ci mettiamo in rapporto con il mondo. Tu hai un forte senso d’identità personale? Chi ha un buon senso di identità riesce a prendere decisioni concrete, riesce a perseguire i propri obiettivi e a comportarsi in modo coerente con i propri desideri.

Nel processo di costruzione della propria identità ci sono mille cose che possono andare storte. Per esempio, un caregiver (in genere la madre) estremamente opprimente o totalitario può lasciare davvero poco spazio allo sviluppo dell’individualità del figlio. In pratica, molti di noi sono cresciuti senza la reale possibilità di sviluppare un’identità propria ma hanno dovuto sviluppare un’identità in base ai desideri genitoriali. Crescendo, abbiamo mantenuto un’identità basata sulle aspettative altrui. In questo contesto, ti consiglio di leggere il mio articolo “Identità personale: 22 domande alla scoperta di sé“.

12) Sii onesta con te stessa

Probabilmente questo è il consiglio più difficile da seguire. Ogni giorno, tutti noi mettiamo in atto dei meccanismi di difesa e/o delle vere e proprie distorsioni cognitive. Si tratta di autoinganni messi in atto con lo scopo di proteggerci da verità percepite come minacciose. Ecco che arriva il paradosso: le distorsioni cognitive sono inconsapevoli. Come puoi essere onesto con te stessa se non sai nemmeno che ti stai mentendo?! 

Questa domanda, di per sé, risulta contorta ma la risposta è molto semplice: puoi farlo attraverso l’assunzione di responsabilità e l’accettazione radicale. La vita diventa più scomoda se si affronta pensando di essere (almeno in parte) responsabili per ciò che ci capita. Il vero Amore di Sé consente di assumersi le proprie responsabilità senza timore.

Se sei del team “mai una gioia” e “capitano tutte a me”, ti consiglio di leggere l’articolo sull’accettazione radicale (un concetto applicato in psicologia cognitiva comportamentale).

13) Non invalidare le tue emozioni

Molte di noi hanno imparato a tacere la sofferenza per non arrecare fastidio all’altro. Molte di noi hanno imparato a “farsi piccole piccole” per non deludere le aspettative altrui. Alcune di noi hanno appreso che non si può mai contare sull’altro perché nella loro memoria ancestrale non hanno interiorizzato l’immagine di un caregiver accudente, stabile e affidabile. Per queste ed altre ragione, molti di noi hanno imparato a negare le propri emozioni prima ancora di farle affiorare a galla.

Chi non ha ricevuto una buona alfabetizzazione emotiva farà molta fatica a riconoscere i propri stati emotivi e trovare un rapporto “causa effetto” nei propri vissuti interiori. Prova a fare cognizioni sui tuoi sentimenti e le tue emozioni. “Mi sento in ansia perché….” oppure “Sono triste perché…”. Impara a dare un nome ai tuoi stati d’animo e anche una collocazione spazio-temporale. Ricorda che se dai significato alla sofferenza e ai tuoi disagi, ti sarà più semplice elaborarli. Al contrario, se neghi i tuoi vissuti interiori finirai per non accettare te stessa.

n.b.: il genere femminile vale anche al maschile.

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