5 doni che un figlio non amato dovrebbe farsi ogni giorno

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Illustrazione: Agata Zarzycka

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’abuso minorile come un costrutto molto ampio che comprende maltrattamenti e disattenzione. Include tutte le forme di violenza fisica ed emotiva, abuso sessuale, incurianegligenza infantile… e qualsiasi comportamento che possa causare un danno reale o potenziale per la salute del bambino, la sua sopravvivenza, il suo sviluppo o la sua dignità nel contesto di una relazione di responsabilità, fiducia o potere (OMS, 2003).

La negligenza emotiva è una forma di maltrattamento quasi invisibile. Alla base può esserci inadeguatezza genitoriale e/o mancanza di amore. Con negligenza emotiva si fa riferimento all’assenza persistente di risposte adeguate ai bisogni emotivi del bambino.

Esempi pratici? Un genitore che ignora in modo continuo e persistente, il piccolo che piange. Mancata interazione tra bambino e genitore (noncuranza del genitore, anaffettività, completo disimpegno). Mancanza di una figura stabile (genitore depresso, affetto da malattie, genitore assente). Le forme di negligenza emotiva sono davvero numerose e ne ho parlato nel mio articolo: carenza affettiva nell’infanzia, la radice invisibile di ogni malessere emotivo.

Ci sono poi alcune variabili che possono intervenire peggiorando qualcosa che è già di per sé un grosso problema… come dire, a non c’è mai fine al peggio! A peggiorare un contesto di negligenza emotiva, possono intervenire alcune circostanze come:

  • Relazione di coppia instabile: i bambini sono costretti ad assistere a litigi tra i genitori. Nella famiglia nascono difficoltà nella comunicazione e si forma un serio squilibrio nella distribuzione del potere.
  • Relazioni conflittuali con la famiglia estesa: nonni, zii o altri parenti interferiscono negativamente con la vita famigliare.
  • Nessuno adulto si occupa delle faccende domestiche e nel genitore che considera il figlio subordinato, nasce la pretesa che sia il minore a realizzarle.
  • Una casa piccola e spazi ristretti possono azzerare il concetto di privacy, la sicurezza e i confini tra sé e l’altro diventano difficili da strutturare.
  • Basso livello educativo dei genitori. In pratica i genitori non sono solo inadeguati da un punto di vista affettivo ma lo sono anche da un punto di vista dell’istruzione, non mostrano interesse per i figli e non li incoraggiano alla conoscenza. Bada bene, non significa che i genitori poco colti non possono essere buoni genitori. Significa che i genitori menefreghisti nei confronti della prole e (per di più) ignoranti sono terribili genitori.

La negligenza emotiva è un problema molto complesso per il quale bisogna tenere conto di numerosi fattori. Data la sua complessità, bisognerebbe agire con urgenza perché le conseguenze a lungo termine possono essere persino più gravi di quelle della violenza fisica.

E’ possibile intervenire anche in età adulta: un percorso di auto-consapevolezza, auto-accettazione può essere il cammino ideale per chi è cresciuto in una famiglia tossica. La psicoterapia è indubbiamente l’intervento più saggio per il recupero. In cosa consiste il recupero? Nel cambiare i comportamenti e i modelli che hai acquisito e adottato fin dall’infanzia. Ed ecco la parte peggiore: ciò che apprendi inconsapevolmente durante l’infanzia è davvero difficile da lavare via, entra a far parte del tuo bagaglio inconscio che condiziona la tua vita da adulta.

La “guarigione” consiste nel disimparare schemi, modelli, credenze e comportamenti e sostituirli con nuovi apprendimenti in grado di supportare la tua felicità a lungo termine! Il primo regalo che puoi farti, dunque, è un percorso di introspezione. Nell’articolo “quante psicoterapie esistono?” puoi individuare il percorso più adatto alle tue attitudini.

5 doni che un figlio non amato dovrebbe farsi ogni giorno

L’auto-consapevolezza è un dono che non hai bisogno di incartare eppure è uno dei regali più belli che puoi farti. Con l’auto-consapevolezza puoi imparare a vederti chiaramente.

1. Conoscenza. Impara a conoscerti

I figli non amati vedono se stessi attraverso una lente d’ingrandimento difettosaereditata dalle esperienze infantili. Questa lente riflette il modo in cui ti hanno fatto sentire da piccolo.

La tua visione è distorta arriva dalla persistente abitudine all’autocritica che ti porta ad attribuirti errori e fallimenti, difetti fisici e altre caratteristiche che possono solo mortificarti. Questa lente non è abituata a vedere ciò che di buono c’è in te ma solo a mettere in evidenza i tuoi aspetti negativi ingranditi.

Concediti il tempo e lo spazio per conoscerti bene. Cerca di essere razionale nei giudizi che ti dai continuamente. Anzi, sarebbe bene mettere da parte ogni giudizio. Cerca di conoscerti davvero: chi sei? L’immagine che vedi di te è autentica o ti è stata inculcata da qualcuno? Esplora i tuoi mondi interiori e fallo con compassione.

Invece di concentrarti su ciò che non va in te, dai un’occhiata a quanto c’è di buono. Impara a conoscerti: prova a scrivere 10 parole positive che ti descrivono. Se proprio non ci riesci, chiedi a chi ti stima di aiutarti.

2. Compassione. Sii compassionevole con te stesso

Se credi di aver commesso un errore, non condannarti. L’auto-compassione è l’antidoto che cerchi solo che probabilmente ancora non sei capace di somministrartela. Non riesce a essere auto-compassionevole semplicemente perché non sai spegnere “la voce dell’auto-critica”. I primi due doni sono strettamente correlati.

Impara a dare un nome alle tue emozioni, ogni giorno. I figli non amati non sempre riescono a regolare e gestire le loro emozioni così finiscono per esserne vittime. L’ansia e il panico sono un esempio tangibile di emozioni mal gestite. 

Fortunatamente l’intelligenza emotiva è un qualcosa che si può acquisire. Sapere cosa provi e perché lo stai provando ti stenderà un tappeto rosso verso il cammino dell’auto-consapevolezza e dell’auto-compassione. Prova questo “esercizio di psicoterapia cognitiva comportamentale“.

3. Pazienza. Non essere impaziente

Hai passato l’intera infanzia a subire l’influenza negativa di tua madre o di tuo padre e ora non vedi l’ora di riscattarti e migliorare ma finisci per inciampare sempre negli stessi errori. Posso capire perfettamente la tua impazienza ma a quanto pare devi imparare a essere più gentile con te stesso e avere pazienza per raccogliere i frutti dei tuoi sforzi. Ci arriverai.

“Faccio sempre gli stessi errori” “Non imparo mai…” “Sono un fallito”. Sono frasi che non fanno bene. Rivolgiti a te stessa con compassione, gentilezza e pazienza: “oggi ho commesso questo errore ma probabilmente la prossima volta riuscirò a padroneggiare meglio la situazione, non è questo singolo episodio che può definire la mia intera persona”.

4. Confronto. Non trarre conclusioni affrettate

Il confronto è una cosa buona. Non puoi pretendere che un’altra persona capisca al volo i tuoi bisogni e li soddisfi. Impara a comunicare. Se hai bisogno di qualcosa comunicala in modo garbato: gli altri non hanno una sfera di cristallo.

Per lo stesso principio, non dare per scontato la prospettiva dell’altro. Non giungere a conclusioni affrettate. Prima di sentirti offeso o ferito nel profondo, chiedi spiegazioni. Sei sicuro di aver letto correttamente la situazione?

Quando interagisci con gli altri, prova a porti domande in modo “distaccato”. La tua sfera emotiva può “viziare” le tue valutazioni, proprio come quella lente difettosa fa con te stesso.

5. Stima. Circondati di persone che ti stimano

Mentre impari ad accettarti e stimarti, ricordati di circondarti di persone positive, degne di stima e in grado di mostrarti autentica stima. Ogni rapporto deve basarsi sulla reciprocità. Se hai sempre avuto esperienze negative, se la tua fiducia è stata tradita sia in amicizia che in amore, nell’articolo “Prima di lamentarti degli altri, guarda bene chi hai fatto entrare nella tua vita” potrai trovare qualche consiglio utile.

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