Autostima e immagine di sé: come migliorarle

autostima

Lo specchio riflette la tua immagine o almeno è questo quello che credi di vedere ogni giorno quando ti osservi ma la verità è tutt‘altra.

Quella che vedi allo specchio non sei tu.
Lo specchio riflette un’immagine fedele di te ma tu la guardi con i tuoi occhi che sono viziati dall’emotività che ti accompagna nell’osservarti. Il risultato? Più la forbice tra la tua immagine fedele e la tua immagine ideale si allarga, più i tuoi occhi ti mentiranno. Quella che osservi allo specchio, non sei tu ma sono i tuoi difetti amplificati dalla tua emotività.

Per correggere il titolo del paragrafo, quella che vedi allo specchio sei tu ma i tuoi occhi fanno da filtro e la tua emotività amplifica quelli che sono gli aspetti negativi (e talvolta positivi) della tua fisicità.

“Oggi sono più bella”Quante volte ti è capitato di pensarlo? Tranquilla, non hai fatto un trattamento di bellezza a tua insaputa, è solo la tua emotività che sta virando spinta dal vento dell’autostima.

Tutto parte dai pensieri distorti

Quando ci guardiamo allo specchio, i pensieri distorti ci guidano verso una o l’altra direzione. Cioè, possiamo sentirci bellissimi o bruttissimi… sì, ho detto “sentirci” perché è solo una sensazione che non ha nulla a che vedere con l’immagine reale riflessa nello specchio.

pensieri distorti sono i serial killer dell’autostima oppure rappresentano il miglior nutrimento del narcisismo

Sono brutta… no, inizia a dire “mi sento brutta”

Pensieri distorti, ne esistono di diversi tipi, il killer dell’autostima più comune è indotto dai paragoni.

La trappola dei paragoni propina dei modelli impossibili, impossibili non di certo perché noi non siamo abbastanza e non possiamo arrivarci, impossibili perché il nostro DNA è differente da quello dei modelli che ci propiniamo! Impossibile perché spesso questi paragoni non sono neanche reali ma frutto di marketing, immagini e soprattutto pensieri distorti.  Giusto per abbassare ancora l’autostima, i pensieri distorti si nutrono di modelli presi intorno a sé, anche della cassiera del supermercato per farci ancora più male…!

La trappola dei paragoni si può vincere

I modelli di donna proposti dai Media sono volutamente non reali per palesi motivi economici: se un prototipo è difficile da raggiungere riesce a mantenere l’industria della cosmesi e della dieta, ciò si traduce in guadagni per le industrie. I modelli nascono per innescare insicurezze, insicurezze e paure sono le molle che fanno scattare l’acquisto e questo si chiama marketing. Nulla a che vedere con la realtà quotidiana in cui viviamo. Se poi hai una bassa autostima, come dicevo, anche la cassiera del supermercato può apparire migliore di te…. questa trappola, però, si può vincere!

Devi spiegare a te stessa (o meglio, al tuo inconscio), che tutto è relativo. Cerca di usare una prospettiva personale che non ti remi contro! La prospettiva personale consiste nella valutazione che la persona fa di se stessa e delle proprie esperienze osservandosi, in relazione alle medesime e alle dirette conseguenze delle proprie azioni.

Al momento dell’osservazione, evita lo standard del confronto e cerca di abbracciare l’oggettività, cerca di capire che la tua osservazione si caratterizza per un atteggiamento eccessivamente autocritico e autosvalutativo. Ogni invalidazione ed ogni situazione critica viene personalizzata e ricondotta a qualcosa di non funzionante a livello personale.

  • Sono brutta
  • Sono una nullità e non concluderò nulla
  • Se sono così*, cosa penseranno gli altri di me?

Per cambiare l’immagine riflessa allo specchio non è necessaria una dieta, ti basterà cambiare la connotazione emotiva prevalente. Il flusso negativo dell’immagine che hai di te può essere dettata anche dall’ansia, derivante dalla percezione eccessiva dei pericoli relazionali…. in parole semplici, ti preoccupi troppo di ciò che gli altri possono pensare di te tanto che dimentichi che il tuo parere è più importante e per cambiare la tua immagine dovresti partire da questo!

Sono bella… ok! Buona autostima, sano narcisismo o… narcisismo patologico

Le connotazioni emotive prevalenti cambiano in queste due situazioni, abbiamo appena esaminato quella dettata dalla scarsa autostima e ora ci soffermeremo brevemente dalla connotazione dettata dal narcisismo patologico. Certo, se guardandoci allo specchio ci vediamo belle, non è detto che siamo dei narcisisti… magari la nostra autostima funziona bene e la vita va alla grande ma non è sempre così.

Nella connotazione emotiva narcisistica spesso interviene la rabbia come rivalsa verso una relazionalità percepita e vissuta, appunto, narcisisticamente. In questo caso, guardandoci allo specchio ci piacciamo ma le frasi che siamo abituati a sentire nella nostra mente sono del tipo:

  • gli altri non capiscono niente!
  • alla fine devo sempre arrangiarmi da solo!
  • se avessi svolto io quel compito, il risultato sarebbe stato nettamente migliore!
  • degli altri non ci si può fidare!

Quando la prospettiva personale è di tipo narcisistico, si tende a escludere qualsiasi invalidazione, sia interiore sia soprattutto esterna (per esempio, la critica di un collega). In questo caso il rischio è quello di strutturarsi come un sistema psicologico autoreferenziale… non è una cosa bella perché se qualcuno malauguratamente non dovesse essere d’accordo su ciò che pensiamo (non solo di noi, ma di qualsiasi cosa), genera in noi rabbia o ci fa pensare che l’altro non capisce nulla. In questo contesto, la persona non riesce ad accettare confronti sani. Quando la prospettiva personale è di tipo narcisistico si vanno a realizzare rapporti interpersonali di tipo svalutativo verso l’esterno.

Se nel paragrafo “sono brutta” si innescavano rapporti autosvalutativi, in questo caso la svalutazione accompagna l’interlocutore per eccesso di prospettiva personale o evitante.

Sono ciò che gli altri mi restituiscono: il bambino allo specchio

Se guardandoti allo specchio potessi ritornare bambino, cosa vedresti? Il problema è che la nostra connotazione emotiva (penalizzante o narcisistica che sia) si è radicata in noi fin dall’infanzia. In questa fase la nostra autostima così come il concetto di sé si sono strutturati in base alle dimensioni corporee ma soprattutto relazionali e la relazione cruciale è stata quella con i nostri genitori (madre in primis). Per farvi capire:

sono ciò che gli altri mi restituiscono = la qualità delle cure e dell’accudimento ricevuti nell’infanzia

Così un bambino che ha ricevuto le dovute attenzioni, crescendo svilupperà una sana autostima, al contrario, un bambino che non ha ricevuto le dovute attenzioni penserà di non meritare e avrà un concetto di sé svalutativo o svilupperà la cosiddetta ferita narcisistica. Per un approfondimento vi consiglio di leggere l’articolo Narcisisti si nasce o si diventa? Narcisismo maschile e femminile.


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Anna De Simone, life e mental coach, scrittrice e admin di psicoadvisor.com

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