Complesso di inferiorità, risvolti psicologici

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complesso di inferiorità

Sentirsi inferiori agli altri, quella spiacevole sensazione di non sentirsi mai all’altezza della situazione,  di sentirsi incapaci di affrontare qualsiasi contesto anche quando il compito non richiede grandi sforzi. Perchè ci succede?

Il web è pieno di frasi sull’amore per se stessi. Psicologi, scrittori, filosofi, poeti… molti autori si sono davvero impegnati a definire cos’è l’amore per se stessi. La definizione più comune vede l’amore per sé come qualcosa che parte da dentro, tuttavia la realtà ci mette dinanzi a una sconvenienza: siamo tutti proiettati all’esterno a cercare conferme e amore. Con questa breve introduzione vorrei approfondire l’argomento “Complesso di inferiorità”.

Impariamo a credere in noi stessi soltanto quando troviamo qualcun altro che crede in noi

“L’amore viene da dentro, non cercarlo fuori”. Anche se questo concetto contiene un fondo di verità, nella vita accade spesso l’ esatto opposto.

L’amore per se stessi dipende moltissimo dalle esperienze che abbiamo avuto nei primi anni di vita. Se le relazioni con le figure di accudimento sono state positive e gratificanti avremmo sviluppato probabilmente un immagine positiva di noi stessi. Se invece, i rapporti  sono stati improntati all’insegna della freddezza e delle critiche, quasi sicuramente avremmo sviluppato un opinione negativa di noi stessi e faremmo fatica ad accettarci e a credere nelle nostre potenzialità.

“L’incapacità di agire spontaneamente, di esprimere quel che veramente si sente e si pensa, e la conseguente necessità di presentare uno pseudo io agli altri e a se stessi, sono la radice del sentimento di inferiorità e di debolezza” (Erich Fromm)

Complesso di inferiorità, la genesi

Il senso di inferiorità affonda le radici nell’infanzia. Un bambino che non si sente accettato per quello che è veramente nella totalità del suo essere, è proiettato a incolparsi. Ne consegue uno schema di pensiero disfunzionale del tipo” Se i miei genitori mi criticano, mi paragonano agli altri,non mi vogliono abbastanza bene, significa che non valgo”. Di conseguenza inizierà a sentirsi inferiore; penserà che è stupido, cattivo, sbagliato, non meritevole d’amore, sviluppando inevitabilmente un immagine negativa di se stesso.

Naturalmente, le cause della mancanza dell’amor proprio non sempre si trovano nell’infanzia. A volte dipende da esperienze di vita considerate fallimenti. Quando qualcuno pensa in termini di “o tutto o niente” e considera gli errori come qualcosa di negativo…insomma, una serie di fallimenti possono comportare a sentirsi inferiori agli altri.

Sentirsi inferiori, sintomi

I sintomi del complesso di inferiorità hanno una matrice psicologica. Chi soffre di complesso di inferiorità tende ad attribuire cause agli eventi che li circondano e a stabilire connessioni causa-effetto che possono avere una matrice interna (fattori interni) o esterna (fattori ambientali)

Senso di inferiorità e fattori interni (locus of control interno)

Un spetto sintomatico molto evidente è la bassa autostima. Essa è così ” danneggiata” che coloro che ne soffrono non riescono a relazionarsi con gli altri in modo naturale.  Si tratta di persone per lo più socialmente ritirate, che fanno fatica a raccontare di se stessi apertamente per la paura del giudizio altrui. Si considerano poco attraenti, poco interessanti, goffi, incapaci di sostenere una conversazione intima per timore di essere rifiutati, isolati o derisi.

Senso di inferiorità e fattori esterni (locus of control esterno)

Il complesso di inferiorità può manifestarsi paradossalmente con il costante bisogno di dimostrare di essere migliori degli altri. Apparire migliori rappresenta una forma di riscatto rispetto ai messaggi svilenti avuti durante l’infanzia e pertanto un modo per ricostruire l’autostima. In caso di fallimento, sentono il bisogno di sminuire gli sforzi degli altri per sentirsi meglio con se stessi. In questi casi, invece di essere socialmente ritirati possono rivelarsi così schietti e senza misura da risultare scortesi.

Qualunque fallimento personale è esclusivamente attribuito a fattori esterni quale per esempio la sfortuna. Non è per nulla contemplato che l’errore possa esser frutto di una loro diretta responsabilità o mancanza; ciò sarebbe intollerabile e confermerebbe l’idea di non avere valore. Preferiscono attribuire all’intero universo l’unico responsabile della loro miseria e i loro fallimenti

Ecco i sintomi che caratterizzano una persona con un complesso di inferiorità:

  • Ha la tendenza ad incolpare gli altri per tutto
  • Non ama prendersi responsabilità
  • Ha difficoltà a riconoscere il valore altrui
  • Non accetta il confronto
  • E’ pessimista e sfiduciato verso la vita
  • E’ disfattista
  • Ha Difficoltà a fidarsi
  • E’ insicuro; vive ogni contesto con timore
  • Non accetta le critiche anche se costruttive
  • Tende a non credere ai complimenti.

Complesso di inferiorità e sovracompensazione

Volendo citare un paio di affermazioni di Carl Gustav Jung  “Se teniamo conto che per effetto della compensazione psichica una grande umiltà è assai prossima all’onnipotenza” e anche  “ai voli troppo alti e repentini sogliono i precipizi esser vicini”, possiamo facilmente dedurre che dietro la sfrenata presunzione vi sia un chiaro senso d’inferiorità

Il senso di inferiorità può indurre alcuni individui ad attivare  un meccanismo di sovracompensazione, il che si traduce nel compensare il “difetto” con comportamenti estremi, al fine di eccellere in alcuni ambiti a qualsiasi mezzo. Chi si sente inferiore può, infatti, cadere nel perfezionismo, magari esagerando pur di non lasciarsi così attanagliare dai sensi di colpa e dai rimorsi del non essere abbastanza bravo e capace

Complesso di inferiorità e dissonanza cognitiva

Nessuno ama sentirsi incapace, stupido e inferiore agli altri. Per qualcuno questa sensazione è talmente inaccettabile da distorcere la realtà; costretto a confrontarsi con gli scogli aguzzi della realtà,  s’inventa convinzioni o atti di segno opposto per ridurre l’impatto e l’intensità delle sensazioni sgradevoli.

Per esempio, un uomo con un complesso di inferiorità associato al suo aspetto fisico, può reagire con atteggiamenti misogini che lo portano a disprezzare le donne.

Per approfondimento leggi pure l’articolo “La trappola emotiva che tendiamo a noi stessi: la dissonanza cognitiva

Complesso di inferiorità e narcisismo

Si parla tantissimo di narcisismo ma pochi sanno che tra le cause di questo disturbo può nascondersi il “complesso di inferiorità”. In questo caso, il malessere procurato dal “sentirsi inferiori agli altri” si anestetizza per assumere lo schema comportamentale tipico del narcisista

Dietro a menzogne e realtà puramente inventate si inventa un personaggio, che a volte si trasforma nel principe azzurro, meraviglioso e che vi farà sentire una vera regina, per poi diventare un orco, fatto di pura cattiveria, crudeltà e manipolazione per farvi sentire in colpa di tutti i suoi torti e bugie, non appena avrà capito, che da innamorate, vi ha in pieno possesso e controllo, quindi può abbandonarvi per dedicarsi ad un nuovo oggetto del suo piacere.

Come cambiare l’immagine negativa di sé

Il web è pieno di suggerimenti per imparare ad accettarsi: comprendono il pensiero positivo, l’elenco dei propri successi, la visualizzazione positiva e persino… la bacchetta magica!
Di sicuro, alcune indicazioni possono avere la loro utilità, (se escludiamo tutti i testi elaborati da psicologi improvvisati) ma non affrontano il problema della mancanza di autostima alle radici.

Se sono troppo impegnata a sentirmi come “essere inferiore, indegno di vivere” a cause delle mie insicurezze e limiti non potrò mai prendermi la responsabilità di essere me stessa. Non accettarsi significa rafforzare il proprio senso di inferiorità.

E’ necessario prendersi la responsabilità di accettarsi per come si è. Il monaco buddista Thich Nhat Hanh diceva sempre: “Essere belli significa essere se stessi. Non c’è bisogno di essere accettati dagli altri. È necessario accettare se stessi”.

“NON sentirsi inferiori” è un processo di auto consapevolezza che parte dal confronto realistico con l’immagine negativa che si ha di se stessi. E il confronto consiste nell’interrogarsi con occhi obiettivi: quanto questa immagine che ho di me è realistica?  I miei limiti, i miei difetti sono realmente cosi gravi e immodificabili?

Magari alcuni nostri limiti possono avere anche una spiegazione specifica. Ad esempio, un percorso scolastico difficile e lento può essere stato causato da un dislessia non diagnosticata e non curata. La difficoltà nell’affrontare una discussione può essere dovuta alla tensione emotiva subita in un ambiente familiare conflittuale.

Ognuno di noi ha le proprie caratteristiche, che lo rendono unico e speciale

Prova a non considerare più le tue mancanze come “limiti”, ma come “aree di miglioramento”.  Il primo passo per disinnescare un radicato senso di inferiorità è acquisire la consapevolezza che la percezione negativa che hai di te stesso è solo un idea che deriva dalla tua storia personale. E se vuoi rendere questo compito più semplice, puoi affidarti a uno specialista che ti aiuti a percepirti in una nuova prospettiva.

E nel frattempo ricorda sempre…..
Sentirsi insignificante, stupido o incapace non vuol dire esserlo veramente e soprattutto non significa che gli altri ti vedano cosi!

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