Ghosting e le sue ragioni silenziose

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Se prima l’immaginazione volava subito ai bellissimi Demy Moore e Patrik Swayze che amoreggiano attorno ad un vaso di terracotta, in una scena ad altissimo contenuto erotico, adesso dobbiamo fare i conti con una nuova tendenza. Uomini (ma anche donne) profondamente incapaci di stare dentro una relazione sana che decidono, noncuranti dell’impatto che avrà sul partner, di sparire nel nulla, come fantasmi appunto, che fanno perdere ogni traccia di sé, gettando l’altro nello sconforto più cupo.

Se si pensa, poi, che viviamo oggi nell’epoca dell’ipercomunicazione, dove restare perennemente connessi è la norma relazionale, si capisce ancora di più come possa essere angosciante trovarsi nella paradossale situazione in cui il partner, col quale fino al giorno prima si facevano chiacchierate, si litigava, si progettava il futuro, non risponde più al telefono, non legge i messaggi, blocca Whatsapp e cestina le email, rifiutando ogni contatto e delegando al silenzio totale la notizia del suo definitivo distacco.

Chi sparisce d’improvviso taglia qualsiasi contatto con l’altra persona. In effetti, l’altro diventa un ectoplasma e si comporta come se non fosse mai esistito senza preoccuparsi che in questo modo degrada anche il/la partner abbandonata/o allo stato disperante della mancanza di senso, lo/la relega ad una specie morte vivente.

Senza alcun preavviso, si sceglie di attuare un violento distacco. E questo porta con sé non poche conseguenze: in psicologia ghosting in amore così come in amicizia, è considerato una vera e propria violenza psicologica. Chi è lasciato si trova costretto a rintracciare faticosamente un significato nel puzzle ormai sparso in migliaia di pezzi della storia finita. Deve riconsiderare i più piccoli gesti, le microscopiche anomalie della quotidianità interrotta calandosi nella memoria, improvvisamente paludosa e inospitale della sua vita. Una ricerca immensamente dolorosa da fare a da accettare. Non c’è un corpo morto su cui piangere, non c’è un corpo vivo a cui chiedere spiegazioni. Tutt’intorno un silenzio sordo, l’ectoplasma di chi si era amato e l’eco di una domanda destinata a rimanere per sempre inevasa: perché mi hai fatto questo?

Il ghosting è una violenza psicologica

Forse si tratta di uno dei traumi psicologici più violenti in età adulta, perché implica, nel vissuto della “vittima”, un disconoscimento assoluto dei suoi sentimenti e della sua identità, e la cancellazione abrasiva delle sue convinzioni e dei suoi valori. È difficile reagire a un messaggio di annullamento totale di questa portata. Parliamo di violenza psicologica perché è una aggressione unilaterale. Si aggredisce l’atro non dandogli la possibilità di comunicare, soffocando le parole in un silenzio imposto dall’altro e dall’alto. È violenza perché ci si arroga il diritto di poter togliere la parola a qualcuno, di non dargli diritto di replica. Violenza ancora più forte se ciò avviene con il proprio partner.

In psicologia ghosting ha un significato ben definito: si tratta di un atteggiamento passivo aggressivo del soggetto che sparisce nel nulla. Questi fugge dal confronto e dal dialogo. E non riguarda solo la sfera sentimentale, ma si estende a tutte le tipologie di rapporto: dalla semplice amicizia all’ambito lavorativo e professionale.

Le motivazioni taciute di chi lascia

Generalmente, dietro il ghosting non ci sono predatori emotivi né megere dispotiche, i cosiddetti “rovina famiglie”, ma solo la volontà deliberata di sparire. Non certo in funzione di una nuova storia d’amore. Ovvero, l’eventualità che il partner abbia cominciato un nuovo rapporto è conseguenza e non causa del ghosting. Spesso il ghosting non è altro che l’esito di relazioni affettive sbagliate con i genitori o con le figure di accudimento durante l’infanzia. In particolare, le origini di questa instabilità emotiva, vanno ritrovate nella forma d’attaccamento evitante nelle relazioni primarie di cura.

Il dolore emotivo, quando viene sperimentato in fasi molto precoci, tende a creare degli schemi che poi si tendono a replicare. Quindi chi diventa esperto di ghosting attivo, di solito, prima è stato vittima di ghosting passivo. Il ghosting segue il cosiddetto love bombing (una fase romantica, intensa, travolgente in cui uno dei due partner, con le caratteristiche del narcisista, “bombarda” l’altro/a con vere e proprie tecniche manipolative di controllo).

La ricerca scientifica dimostra che chi pratica Ghosting è possibile riagganciarlo alla triade oscura cioè, tratti di Narcisismo,  Machiavellismo e Psicopatia. a questo proposito vale la pena citare uno studio di qualche anno fa degli psicologi Delroy Paulhus e Kevin Williams (British Columbia University) che parlava appunto di una “Dark Triad“, una triade oscura. Una personalità manipolativa, fredda e controllata, che ha anche tratti come il senso di grandiosità, dominanza e superiorità. Sul fronte della psicopatia prevale l’impulsività, poca capacità empatica ed una scarsa presenza di ansia o rimorso.

  • Machiavellismo: perché il carnefice ha sempre una tendenza, più o meno manifesta, alla manipolazione, all’inganno.
  • Narcisismo: perché il carnefice mostra sempre una certa superiorità sull’altro.
  • Psicopatia: perché riporta comportamenti antisociali e bassa empatia.

Il Ghosting visto dalla parte della vittima

Chi sparisce, in certo senso, ruba un pezzo di vita a chi rimane.  Chi subisce una sparizione, ne subisce profonde ferite relative all’accudimento, l’appartenenza, l’autostima, la sensazione di essere costantemente abbandonato. Ha un dolore psicologico così forte da sentirlo vivo come un dolore fisico, un abbandono perenne, un profondo vuoto. La fine di una relazione è normale, ma in condizioni estreme può causare tristezza e rabbia accompagnate da disturbi fisici come insonnia, perdita di appetito e ansia da stress (Morris & Reiber, 2011).

Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo. Il ghosting però provoca in genere un senso di disagio, che può manifestarsi con diverse reazioni emotive e comportamentali. Tra queste reazioni le più frequenti sono la rabbia per non aver ricevuto spiegazioni, l’idea di essere stato scaricato senza motivo; il senso di colpa e l’idea di aver fatto una mossa sbagliata che abbia infastidito l’altro. Spesso le emozioni sono confuse e contrastanti: chi viene abbandonato resta in sospeso ad aspettare di avere una risposta che non arriverà mai.

Questo stato mentale può aumentare le insicurezze nelle relazioni e la fiducia verso l’altro (“di chi potrò fidarmi la prossima volta?”), diminuire l’autostima (“Ho fatto io qualcosa di sbagliato, è colpa mia!”), produrre comportamenti di ricerca ossessiva dell’altro. In poche parole l’altra persona diventa il punto fisso dei nostri pensieri, vogliamo sapere dov’è, con chi, cosa sta facendo

Quando una persona sparisce nel nulla: come difendersi dai “ghosters”

Come sopportare e superare il Ghosting e, soprattutto, come imparare a difendersi da questo comportamento? La prima cosa da fare per difendersi dal ghosting è capire che è normale sentirsi confusi e destabilizzati. Le emozioni che si provano non sono certo piacevoli o desiderabili.I l processo di elaborazione potrebbe essere lungo e tortuoso e richiederà una buona dose di accettazione e cura verso se stessi.

Evitiamo il rimuginio e l’autocritica. Sarebbe meglio non continuare a cercare l’altra persona e non continuare a pensare a cosa avremmo potuto fare di diverso. È meglio dedicarsi a coltivare altre relazioni che possano farci stare più sereni o intraprendere nuove attività che possano dare sollievo e farci ritrovare un senso di gratificazione.

Ci sono situazioni su cui la sola determinazione a superare l’abbandono non è sufficiente. A volte succede di rimanere così’ tanto agganciati all’idea di avere una relazione, di essere desiderati e ricercati da un’altra persona, che si rischia di perdere di vista i propri bisogni. Capita quindi di non riuscire a staccarsi dall’idea dell’altro, di non riuscire a dedicarsi ad altre relazioni e di chiudersi in se stessi.

Vivere nella sofferenza è come non vivere

Ti mina e ti consuma poco a poco, finché non resta nulla di te. E non c’è nessuna giustificazione, nemmeno quella più grande, che giustifichi la decisione di mettere in stand-by la tua vita.. Il dolore non possiamo escluderlo dalla nostra vita o fare finta che non esista. Dunque accetta il fatto che l’amore non è stato clemente con te e questo va bene perché fa parte del tuo percorso di crescita e di maturazione emotiva. Non esiste la formula magica per superare velocemente la sofferenza legata alla fine improvvisa di una relazione  né per far durare le cose per sempre.  La cosa migliore che tu possa fare dunque e accettare il tuo dispiacere e le tue paure e lasciarle andare.. perché credimi, non vale la pena soffrire per qualcuno o qualcuna  che non ti merita. Non permettere che questo succeda, non sacrificare la tua dignità e la tua felicità per qualcuno che distrutto il tuo cuore in mille pezzi. Tu sei la persona più importante della tua vita!

I sani confini

Che sia un genitore, un partner o un amico, ti farà sentire accettato con la condizionale. Fin quando aderisci al modello del subordinato in cui la relazione è completamente sbilanciata e i carichi gravano tutti sulle tue spalle (sei accondiscendente, lasci che invalidi le tue emozioni, non esci dal ruolo che ti ha assegnato…), allora le cose filano lisce. Ma quando provi ad affermare te stesso o una tua necessità, emergono le minacce. La minaccia dell’abbandono, della rabbia, dell’isolamento, dell’esclusione… Non sempre le minacce sono affettive, qualcuno può utilizzare ricatti economici e sfruttare una posizione di potere in ambito lavorativo. Ecco perché non è sempre facile venirne fuori. Ma un modo sano e sicuro per gestire i confini con queste persone c’è. Un modo per affermare te stesso esiste. Pensaci bene, non sarebbe perfetto avere accanto persone capaci di convalidare le tue emozioni? Di condividere con te la stessa realtà senza tentare di distorcerla?

Esiste una realtà ben concreta in cui tu sei al centro della tua vita. In cui tutti i tuoi bisogni hanno un senso, vanno ascoltati e appagati! Una realtà in cui puoi affermare te stesso, accoglierti e amarti. In tal modo, attrarrai a te solo persone che sono capaci di darti la considerazione che meriti.

Che, come nel mio esempio, hanno cura del legame che instaureranno con te. Non si tratta di un’utopia. Tutto questo è possibile e puoi averlo in tutti i rapporti. Ho scritto un libro sull’argomento, s’intitola «d’Amore ci si Ammala, d’Amore si Guarisce». Lo puoi trovare in tutte le libreria o su Amazon, a questo indirizzo.  Un preziosissimo manuale che ti prenderà per mano e ti insegnerà a trattarti con amore.

A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
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