Le ferite affettive dell’infanzia e ripercussioni in amore

I difetti e le tare dell’anima sono come le ferite del corpo: nonostante gli sforzi inimmaginabili fatti per guarirle, rimane sempre una cicatrice. (Francois de La Rochefoucauld)

Da bambini siamo deboli e vulnerabili e abbiamo un grande bisogno di cure, di attenzione, di amore, che però solo raramente viene soddisfatto, non necessariamente per cattiva volontà ma spesso perché i nostri genitori non hanno abbastanza tempo e soprattutto perché a loro volta non hanno ricevuto da bambini abbastanza amore dai loro genitori e non hanno quindi imparato ad amare.

La nostra speranza più grande è che essi cambino il loro modo di essere, così da capirci realmente, rispettarci ed amarci come e quanto abbiamo bisogno. Purtroppo è una speranza che raramente si avvera, per quanto intensi possano essere i nostri sforzi e le nostre preghiere. Subentra così col tempo una sorta di rassegnazione. Ma la speranza non è morta, è solo in animazione sospesa, e si risveglia quando ci troviamo coinvolti in una relazione di coppia.

Aspettative nella relazione di coppia

Non sempre e non subito, però: solo in quelle relazioni in cui c’è un profondo coinvolgimento affettivo, un innamoramento, e solo dopo vari mesi, quando i due hanno raggiunto un certo grado di confidenza e intimità e iniziano a fare a meno delle maschere. A questo punto scattano in entrambi forti aspettative nei confronti dell’altro:

“Che cosa farai per me? Mi aiuterai? Mi ascolterai? Mi farai sentire bene? Realizzerai i miei sogni? Sarai il perfetto genitore per i nostri figli? Il padre che io non ho potuto avere, la madre che non ho avuto? Adesso che mi sono innamorato di te, tu hai il dovere di far scomparire le mie sofferenze. Ascoltami, guariscimi, fammi stare bene” (D.R. Kingma, 2001, pag. 41).

La relazione di coppia diviene insomma una opportunità tramite cui crediamo di poter guarire una volta per tutte le ferite d’amore, le carenze affettive, le delusioni subite durante l’infanzia e il partner diviene per certi aspetti un sostituto di nostro padre, di nostra madre (o di entrambi) e inconsciamente lo invitiamo – talvolta sfidiamo – ad amarci in modo totale, ad accettarci per quello che siamo, ad essere il genitore perfetto che non abbiamo mai avuto ma abbiamo sempre desiderato.

Si tratta, come è facile intuire, di aspettative eccessive, che solo una mente bambina può sperare di poter soddisfare e tuttavia il nostro inconscio è sempre allo stadio infantile – è inconscio proprio perché non ha voluto/potuto crescere – e quindi è proprio sulla base di tali aspettative che passiamo dall’innamoramento alla relazione stabile.

Oltre a chiedere al nostro partner capacità e comportamenti al di là delle umane possibilità, formuliamo le nostre richieste in modo errato, ad esempio con tono di sfida e aggressivo, pretendendo con forza ciò che crediamo ci spetti di diritto, oppure con sottintesi, ammiccamenti o lamenti vittimistici.

Purtroppo il nostro partner – che vuole anch’egli la stessa cosa – si trova nelle nostre stesse condizioni, cioè ha il cuore ferito, chiuso, e non è in grado di amarci come vorremmo, così come noi non siamo in grado di farlo con lui/lei.

Ecco allora che dopo un po’ subentra in uno dei due (il più sensibile) un senso di delusione, di insoddisfazione: invece di guarire, le sue ferite infantili si sono aperte di più e sono perfino più doloranti che non quando stava da solo; il partner ha tradito le sue aspettative, non lo capisce, non lo ama veramente e via dicendo. La situazione, già di per sé difficile, diventa ancor più critica in quei casi in cui oltre ad essere stati delusi e feriti dai genitori siamo stati anche delusi da qualche nostro precedente partner.

La relazione diventa tesa, la comunicazione ambigua, la sessualità e l’affettività ne risentono e si innesca una reazione a catena che può essere, a seconda del carattere delle persone, sotterranea o esplosiva.

Poiché ci aspettiamo che una singola relazione soddisfi pienamente e perfettamente tutte le nostre esigenze in questa maniera stravagante e irreale, tendiamo spesso ad escludere tutte le altre persone che potrebbero partecipare alla soddisfazione delle nostre esigenze e sovraccarichiamo il partner, che è soltanto un semplice mortale che ci ama, non un dio che può realizzare ogni nostro sogno.

Non c’è da meravigliarsi se spesso le nostre relazioni ci deludono: chi potrebbe mostrarsi all’altezza di tali folli aspettative?”

Tratto da La coppia scoppia di E. Cheli

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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