Le tecniche per essere felici con te non funzionano? Ecco perché

felicità

Non sembra vero, ma è così, gli unici artefici della nostra infelicità siamo noi stessi, che ci facciamo del male e che permettiamo che gli altri ce lo procurino. I momenti difficili capitano a tutti, ma non per questo dobbiamo pensare che siamo meno fortunati di altri, la vera fortuna consiste nell’avere la forza di reagire alle avversità e ribellarci ad esse.

Abbiamo una fortissima tendenza a credere che i fatti esterni siano i responsabili del nostro stato d’animo

Si tratta di un difetto di fabbrica e il nostro linguaggio abituale ne è la dimostrazione. Spesso diciamo frasi come: «Questo lavoro mi esaspera», «Le critiche di mio figlio mi hanno distrutta», «Anna mi manda fuori dai gangheri!» Tutto falso! Faremmo meglio a dire: «Sono io che scelgo di stressarmi con questo lavoro», «Sono io che mi sto distruggendo per le critiche di mio figlio», «Sono diventato un individuo così debole che persino Juan mi manda fuori dai gangheri».

Perché in realtà siamo noi stessi a provocarci le nostre emozioni. Dobbiamo smettere di dare tutta la colpa della nostra infelicità agli altri o al mondo!
Fino a quando non assumeremo il comando delle nostre emozioni, non saremo capaci di avere il controllo della nostra mente.

Per vincere le battaglie che la vita ci costringe a combattere, abbiamo bisogno di energia positiva e di un modo efficace di incanalarla, e questo possiamo farlo solo noi!

Il grave errore delle tecniche per essere felici

Nell’inconscio sono radicati certi assiomi: credenze date per scontate, non le mettiamo mai in dubbio. Alcune sono:

  • La gravità mi spinge in basso
  • Il sole è caldo
  • L’acqua è bagnata

Non ci fermiamo a pensare se queste affermazioni siano vere o false, le diamo per scontate perché è “ovvio” che sia così.

Molti assiomi sono indispensabili, perché liberano la mente dai pensieri inutili permettendoci di concentrarci su altro. Ma quando alcuni assiomi sono sbagliati, la mente si basa su dei principi sbagliati per trarre le sue conclusioni.

Se fossimo convinti che il fuoco non brucia, continueremmo a scottarci: gli assiomi non vengono sradicati nemmeno dalle prove empiriche. Lo stesso succede quando leggiamo un articolo su come essere felice, applichiamo le tecniche ma non cambia niente: un assioma è sbagliato e, fin quando non lo correggiamo, possiamo sognarci la vera felicità.

Da dove viene la felicità? Chiediamocelo Perché alcune persone sono felici, e altre no? Indipendentemente dal patrimonio, lavoro, hobby, famiglia, successo. Le statistiche dicono che le persone sposate sono in media più felici dei single. Ma ci sono single felici e sposati infelici, quindi non è un fattore determinante.

Negli Stati Uniti, lo stipendio che rende più felice è l’equivalente di 60.000 euro per nucleo familiare, sopra o sotto cominci ad avere problemi. Ma c’è gente povera più felice di persone in questa fascia di reddito, quindi nemmeno questo è un fattore determinante.

Una legge è tale quando è vera sempre se certe condizioni si verificano, e falsa sempre quando non si verificano. Esiste una legge per la felicità? Un singolo elemento che quando si verifica ti rende una persona felice, e quando manca ti fa sentire insoddisfatto e infelice? Sì.

La legge della felicità

L’assunto sbagliato sul quale basiamo la ricerca della felicità è: la felicità arriva dall’esterno. Saremo felici quando:

Avremo trovato il lavoro che ci piace.
Avremo un reddito adeguato.
Ci saremo sposati.
Avremo più amici.
Avremo fatto il giro del mondo
I nostri meriti ci verranno riconosciuti.

Ma parliamo di avvenimenti esterni. Succede qualcosa che risolve i nostri problemi, e improvvisamente siamo felici?

La felicità non è un avvenimento esterno, ma interno.

Felicità significa essere in pace con se stessi. Felicità e successo derivano da un lavoro interiore che poi si riflette sul resto del mondo: cercare la felicità senza un cambiamento interiore, ma inseguendo solo vuoti avvenimenti esterni, è come pretendere di far crescere una quercia sui sassi.

La strada della felicità è dentro, nelle cose che appartengono a noi, che non sono vincolate all’esterno. Cose come:

  • Scrivere un bel racconto
  • Disegnare.
  • Meditare.
  • Correre.
  • Guardare il tramonto.

Basarsi sugli avvenimenti esterni significa prendere in prestito il lavoro degli altri per la propria felicità: non la stiamo creando, solo prendendo in prestito. Dovremo restituirla.

Quando compriamo l’oggetto dei nostri desideri, per quanto siamo felici? Passata l’euforia del momento, ci abituiamo e ritorniamo ai problemi quotidiani. Il nuovo cellulare ci ha reso più felici per qualche settimana, poi abbiamo dovuto restituire la felicità che abbiamo preso in prestito.

Quindi: come faccio a essere felice?
Primo: scordiamoci di essere felici grazie ad avvenimenti esterni. È una bella scusa: se solo X succedesse, sarei a posto. Non è colpa mia, perché non posso controllarlo.

È una semplice via di fuga: scarichiamo la responsabilità a qualcosa che non possiamo controllare, così non ci sentiamo in colpa per i nostri insuccessi. È un ragionamento comune: il classico scaricabarile.

Ma la felicità è un processo interno, che possiamo controllare. È nelle nostre mani. Non serve raggiungere un obiettivo o aspettare un avvenimento, possiamo essere felici senza beni materiali.

Ora come avrai capito quello che ci rende felici non è certo quello che desideriamo o quello che possediamo, ma un insieme di cose che raggruppate assieme le possiamo chiamare stile di vita. Solamente uno stile di vita fatto da un mix di lavoro, tempo libero, relazioni soddisfacenti e passioni ci potrà far avvicinare a quello che semplicemente ed ingenuamente definiamo felicità.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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