Quando il “dover essere” ci allontana dai piaceri della vita

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Illustrazione: Mai Ly Degnan​

Fu Reich nella prima metà del secolo scorso che teorizzò l’importanza del piacere inteso come pienezza e gioia di vivere necessaria per liberare le tensioni muscolari attraverso le vibrazione e scaricare l’energia vitale presente nel corpo.

Il concetto di pulsione assume una connotazione particolare perché non è più relativo soltanto al funzionamento organico ma risente anche della condizione sociale e culturale del momento.

Le pressioni educative, ambientali e sociali contribuiscono a deformare l’espressione emotiva portando alla formazione di una specifica corazza caratteriale atta a proteggere l’Io ma ciò avviene a scapito della libera espressione emozionale e del piacere immediato tipici della vita naturale.

Per Reich, in sintesi, la salute psicologica dipende dalla capacità di abbandonarsi al piacere, liberando le tensioni e le vibrazioni corporee. La capacità di amare è possibile solo in relazione all’acquisizione di un atteggiamento non nevrotico, infatti, per l’autore sono gli ingorghi di energia vitale che inibiscono la capacità di amare, di abbandonarsi e sono responsabili di azioni irrazionali e deleterie per se stessi e gli altri.

Ristabilendo la naturale capacità di amare è possibile rimuovere quei blocchi psicologici responsabili di molti disturbi emotivi, come ad esempio l’incapacità di gestire la rabbia o il vivere sequestrati dalla tristezza e dalla paura.

L’approccio psicologico di Reich è quindi ancorato da una parte alle funzioni biologiche e, dall’altra, a quelle sociali che, attraverso le diverse pressioni può indurre il soggetto a negoziare la propria soggettività in cambio di sicurezze e beni materiali.

Nella società moderna, l’uomo è portato ad accumulare beni e attendere con una continua inibizione e procrastinazione del piacere

La storia dell’uomo è, per certi aspetti, quella dell’inibizione e della procrastinazione del piacere.

I valori talvolta imposti uniti all’etica del dovere e del lavoro, hanno in qualche modo condizionato la naturale tendenza dell’uomo alla ricerca del piacere costringendolo ad eseguire, ad accumulare beni e ad attendere.

Per Reich la società moderna impedisce un’esistenza libera e quindi teorizzò la possibilità di una stretta correlazione tra nevrosi ed insoddisfazione personale. Ovvero incapacità di provare piacere nel personale agire quotidiano. Il distacco dalla condizione di naturalità è responsabile della condizione inibitoria attuale e quindi, per risolvere il disturbo psicologico occorre necessariamente ripensare seriamente all’organizzazione, alla struttura e alla funzione della società.

L’uomo pienamente integrato nel contesto sociale è quello estremamente corazzato, distante quindi dal sentire a livello emotivo, poco incline al piacere e irrigidito in prese di posizione o difese che impediscono di vivere la vita pienamente.

La tendenza sarà quindi quella di fuggire dal corpo e rinchiudersi nel mondo dei pensieri, nelle teorizzazioni, pensando che la vita sia un meccanismo estremamente complesso, così complicato che non può che essere sotto il volere ed il controllo di un essere superiore.

L’uomo moderno trasforma allora la naturale tendenza dell’organismo all’apertura e alla sperimentazione del piacere (in stretta connessione con i bisogni del corpo attraverso l’agire in sintonia con le emozioni esperite), in qualcosa di artificiale dove tutto è subordinato alla volontà di qualcuno che sta sopra, ovvero il Capo.

La persona corazzata

Il blocco del bacino e la tensione a livello del torace, rappresentano nella lettura corporea una possibile incapacità ad esprimersi, a trattenere; il respiro che si fa sempre più superficiale indica la difficoltà ad entrare in contatto con se stessi. La paura di lasciarsi andare e di perdere il controllo iniziano a diventano il motore che guidano il soggetto nella propria quotidianità.

Paradossalmente è la paura di sperimentare il piacere che inibisce la persona; accettare l’eccitazione come vibrazione incontrollata del corpo e sperimentare il soddisfacimento del lasciarsi andare staccando il controllo della mente, può essere, per molte persone, un ostacolo insormontabile.

La persona corazzata, bloccata ed irrigidita muscolarmente (ma anche a livello psichico) è impossibilitata a contattare il piacere perché l’energia vitale ristagna all’interno dei vari segmenti corporei.

L’eccitazione, come un flusso, pervade le diverse estremità corporee; se nel tragitto incontra dei blocchi causati dalle tensioni, ecco che avvengono ristagni, rendendo il corpo impossibilitato a sperimentare il piacere.

Un’educazione eccessivamente rigida inibisce presto la possibilità di sperimentare il piacere; il dover essere rende impossibile l’essere se stessi e la possibilità di esprimersi in maniera autentica.

Fin da piccoli inizia il faticoso processo difensivo che progressivamente inizia a strutturarsi come corazza, come organizzazione di tensioni atte a sopravvivere e a raggiungere un equilibrio ma, se eccessivamente rigida, ad inibire il vero soddisfacimento e la gioia di vivere, di lasciarsi andare.

Scardinare la corazza significa entrare in contatto con le proprie angosce

Il lavoro terapeutico si struttura allora affinché queste contrazioni, questi irrigidimenti inizino progressivamente a sciogliersi, tuttavia, le resistenze del paziente possono essere enormi perché scardinare la corazza significa anche dover contattare la propria angoscia.

Ciò che si legge a livello corporeo è l’altra faccia della medaglia di ciò che è scritto a livello psichico; allentare le tensioni muscolari significa ripristinare una miglior circolazione dell’energia vitale e, in qualche modo, ripristinare un miglior equilibrio psicologico.

Esercizi

Sbloccare le tensioni del bacino può essere utile per iniziare. E’ possibile provare a riconnettersi alle proprie emozioni provando ad esempio a mettersi in piedi, ad occhi chiusi, in posizione di grounding (radicamento) con le gambe leggermente aperte ed iniziare a scuotere il bacino, oscillando sulle gambe e lasciando le braccia rilassate lungo i fianchi.

E’ importante provare a scuotere cercando di non eseguire movimenti pensati ma provando a lasciare andare il corpo. Dopo dieci o quindici minuti provare a fermarsi ed ascoltare ciò che arriva dal corpo in termini di sensazioni, percezioni, tensioni, ecc.

Successivamente, dopo aver aperto gli occhi, il praticante può scrivere su un taccuino come si è sentito. Probabilmente è facile avvertire la difficoltà a scuotere, a lasciarsi andare alle vibrazioni e ad accettare di perdere il controllo. Anche le gambe possono tendere ad irrigidirsi e non riuscire ad assecondare l’onda vibratoria emessa dal corpo.

Questa semplice pratica aiuta anche a far portare l’attenzione al respiro e a far sentire quanto questa possa essere bloccata a livello toracico. Insomma, lavorare sul bacino può essere utile per avvertire il livello di tensione e di rigidità corporea e alla difficoltà a lasciarsi andare al piacere. Il timore di perdere il controllo, fonte possibile di angoscia, è ciò che blocca il flusso del piacere, bloccando le vibrazioni vitali tipiche del corpo quando esprime vitalità ed energia.

A cura di Andrea Guerrini, psicologo e pedagogista
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