Ricorda queste 5 cose prima di accontentare sempre tutti

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Viviamo in un mondo in cui l’approvazione e l’accettazione degli altri giocano un ruolo significativo nelle nostre vite. La necessità di essere accettati e di appartenere a un gruppo è radicata nella natura umana. Tuttavia, c’è una sottile linea di demarcazione tra l’accontentare gli altri per ottenere l’approvazione e l’essere autentici con se stessi. Compiacere gli altri significa essere più sintonizzata sui bisogni delle altre persone piuttosto che sui tuoi; più attenta e interessata ai loro sentimenti, preoccupata delle loro reazioni, anziché in ascolto di te stessa, di come ti senti e di ciò che vuoi.

“Non conosco la via infallibile verso il successo. Ma una fallibile verso l’insuccesso: accontentare tutti”. Platone.

Il grande filosofo aveva ben compreso che quando smarriamo il nostro baricentro psichico a favore di quelli altrui, smarriamo noi stessi…il nostro volere più profondo e più vero. Certo, tutti noi abbiamo la necessità di ricevere dimostrazioni di affetto e complimenti, e di sentirci apprezzati per le nostre caratteristiche positive. Purtroppo però, per alcuni di noi questa necessità si presenta in modo più forte ed evidente che in altri, cosa che può renderci eccessivamente compiacenti ed accondiscendenti in varie situazioni della nostra vita.

Siamo esseri sociali e per definizione abbiamo necessità di condividere la nostra vita con gli altri, per arricchirci, confrontarci, ridere, parlare

E’ legittimo voler essere circondati da esseri affini, che hanno valori e caratteristiche simili, e questo è ciò che accade quando scegliamo con chi passare del tempo. Tuttavia, quando stringiamo legami per paura, solitudine, noia o per riempire i propri vuoti interiori si finisce con l’accettare qualsiasi persona o situazione. E’ da qui che nasce la necessità di voler accontentare sempre tutti, meno uno (ovvero noi stessi).

Compiacere gli altri è stato per anni l’unico modo di rapportarmi agli altri! Ero accondiscendente con parenti, conoscenti, amici, nemici pur di evitare conflitti o malumori, mi facevo carico di responsabilità non mie, dicevo di sì per sentirmi importante, meritevole… mi facevo in quattro per accontentare tutti, sacrificavo me stessa e il mio spazio pur di non venir meno a quello che ogni persona là fuori si aspettava da me e sentirmi, in qualche modo, a posto. Insomma, volevo fare tutti felici e contenti. Tranne me stessa. E questo, nel tempo, mi aveva portata a sentirmi intrappolata in uno scomodo cantuccio fatto di doveri, arrabbiata con il mondo e delusa per tutto quello che mi aspettavo di ricevere in cambio della mia compiacenza e che non era arrivato.

Poi ci si accorge che è tutto inutile, che l’essere accondiscendenti non ti regala nulla di bello, anzi! Quello che ho imparato dalla mia esperienza personale e di vita è che alla base di questo modo di fare c’è una mancanza di autostima e di fiducia in se stesse che porta a essere oltremodo disponibili e accondiscendenti per paura di non essere amate, di scontentare qualcuno ed essere abbandonate. E la convinzione, molto radicata, di non andare bene così come sei che ti rende dipendente dal giudizio e dall’approvazione altrui…il modo più disfunzionale che io conosca per sentirsi finalmente degna di essere amata, apprezzata, riconosciuta.

Implicazioni nell’infanzia

“Se è vero che i genitori devono stimolare i figli è altrettanto vero che non devono trasformarli in marionette adulatrici“. Molto spesso la predisposizione a voler accontentare gli altri nasce durante l’età evolutiva (infanzia e adolescenza). Nell’arco di questo periodo infatti il bambino, spinto dalla volontà di voler accontentare a tutti i costi genitori e insegnanti, sviluppa un profondo senso di accondiscendenza, insomma, non vuole deluderli. Di conseguenza il piccolo ricercherà approvazioni continuamente, in modo da nutrire il suo scarso livello di autostima. Per esempio, spingerlo a mantenere un rendimento scolastico alto è importante ma è ancor più importante fargli capire che studiare lo aiuterà a essere più pronto ad affrontare il mondo del lavoro, a renderlo una persona migliore (non si studia solo per far contenti mamma e papà, si studia per il proprio benessere presente e futuro!)

Da bambini non eravamo capaci di sfumare i significati di ciò che volevamo dire. Non sapevamo come modellare i nostri crudi bisogni e dolori in spiegazioni convincenti. Ora, possiamo essere non solo fermi riguardo le nostre idee ma anche estremamente geniali. Possiamo dire “no” mentre sottolineiamo le nostre buone intenzioni; possiamo dire a qualcuno che ha sbagliato senza assumere che sia un idiota. Possiamo lasciare qualcuno, assicurandoci che capiscano quanto la relazione sia stata importante per noi. Possiamo essere, in altre parole, gradevoli senza essere estramamente compiacenti.

Essere accondiscendenti in coppia, risvolti

Capita in una relazione di coppia, per esempio, che uno dei due partner non si espone mai, non esprime disaccordo, ma nemmeno esplicita ciò che desidera. A lungo andare ha una reazione esplosiva di rabbia. L’altro reagisce dicendo: “Potevi dirlo che non eri d’accordo!”, ebbene è vero: poteva dirlo. O, meglio: doveva. Per rispetto di sé stesso. Avrebbe dovuto affermare se stesso e sopportare la probabile reazione negativa dell’altro, visto che, alla fine, la reazione è comunque arrivata, ed è ben peggiore di quella che poteva essere all’inizio.

La profezia che si auto-avvera

Occorre riflettere con attenzione su questo punto chiave. Se per motivi legati alla tua storia personale non fornisci all’altro una conoscenza reale di chi sei realmente e dei tuoi bisogni, tutto sarà inquinato fin dall’inizio. Il paradosso? Ciò che temi, ovvero, non essere abbandonato, lasciato, giudicato…. potrebbe avverarsi veramente perché a lungo andare il tuo comportamento accondiscendente si rivelerà un fallimento. Quindi impara a piacerti e non a piacere

Cosa succede quando si è troppo disponibili?

Mettendo il silenzioso ai nostri desideri e ai nostri bisogni rischiamo poi di dover fare i conti con:

  • Insicurezza
  • Bassa autostima
  • Senso di colpa
  • Relazioni meno autentiche (perché ci circondiamo di persone che non scegliamo)
  • Timore del giudizio altrui
  • Maggiore dipendenza degli altri nelle relazioni
  • Necessità di approvazione altrui.

Si entra all’interno di un circolo vizioso dove poi uscirne diventa sempre più difficile, senza contare che tutto ciò tenderà a prosciugare le nostre energie.

Prima di accontentare tutti ricorda queste cose

Rispondere sì alle richieste di tutti significa dover dire no a qualcos’altro! Non si vive la propria vita per accontentare gli altri mettendo al secondo posto se stessi. Non si tratta di essere egoisti, ma piuttosto si tratta di essere padroni delle proprie scelte e del proprio sentire.  Ecco 5 cose che dovresti sempre tenere ben in mente prima di accontentare gli altri

1. Renditene conto

Cerca di capire: perché lo fai? E chiediti anche: sei più predisposto a dire di sì a determinate persone piuttosto che ad altre? O sei disponibile con tutti? Accetta poi questa tua debolezza, il primo passo per smettere di fare qualcosa è accettare che l’abbiamo fatta fino a quel momento.

2. Impara a dire no

Voglio fare una premessa: non è facile mettersi in gioco, non è facile chiedere perché così spesso si finisce per prendere male il rifiuto, pensando che ogni no equivalga a una gigantesca sconfitta. Eppure ci succede! Per chi cerca di essere estremamente accondiscendente è questa la parte più complessa, imparare a dire no, eppure è fondamentale.

Va ricordato che rispondere negativamente non ha nulla a che fare con la maleducazione, ma anzi con la responsabilità. Si deve cominciare a dire no a piccoli passi, a partire dal cassiere che al momento di pagare ci chiede se vogliamo aggiungere un piccolo prodotto, o dal cameriere che ci dice di prendere un cioccolatino assieme al caffè, per passare poi a dire no a un amico che ci invita a cena una sera che siamo stanchissimi, fino ad arrivare a dire no a quel collega che abbiamo sempre aiutato.

2. Esprimi te stesso

Siamo arrivati a una età nella quale possiamo tranquillamente esprimere noi stessi senza che nessuno si prenda male. E se continuiamo a accontentare gli altri, potremmo avere davvero delle buone intenzioni, ma mettiamo tutti a rischio con la nostra mancanza di schiettezza.

Al lavoro, non rendiamo un valido servizio a nessuno se ci nascondiamo dietro a un dito. E in amore, non c’è niente di sano nello stare insieme a qualcuno semplicemente perché sembra che l’altro possa non sopravvivere senza di noi. Sopravviveranno, e noi potremmo aver sprecato un sacco del loro tempo a causa del nostro sentimentalismo.

3. Essere assertivi

Spiegare il perché di un no è giusto, ma devi essere sintetico e deciso. Dilungarsi in argomentazione potrebbe portarti a ripensarci, e renderti di nuovo disponibile. Meglio essere assertivi. La frase da pronunciare è questa: «Mi spiace, ma al momento non posso aiutarti, ti farò sapere se e quando potrò.» Una risposta di questo tipo fa capire all’interlocutore che non è lui la tua priorità, ma  lascia anche aperto uno spiraglio.

4. Valuta le relazioni

Inizia a ragionare sulle relazioni con le persone cui fai più difficoltà a dire no. Quando ti sarà chiara la dinamica e il tuo ruolo al suo interno non avrai più problemi a dire di no. La disponibilità che concedi agli altri è la misura della tua identità. Se ti si può chiedere tutto gli altri cominceranno a considerarti come un’estensione delle loro opzioni ogni volta che dovranno risolvere qualcosa. E non come un’altra persona che gentilmente concede loro un favore.

5. Fissa i tuoi limiti

La verità è che chiunque sarebbe felice di avere un partner, un amico o un collega che è sempre pronto ad aiutare e che non dice mai no. Il problema è che a lungo andare la gente si approfitta di chi è troppo buono e disponibile. La tua estrema gentilezza porterà gli altri a mancarti di rispetto. Le persone non ti vedono come un individuo con una propria voce, con i propri spazi e che fa valere le proprie necessità, ti vedono come qualcuno che si fa da parte per accontentare tutti.

Di conseguenza il loro rispetto nei tuoi confronti diminuisce. E questo vale anche per le persone che ti amano. Se tu non rispetti te stesso, perché gli altri dovrebbero rispettarti? Se non dai il giusto valore ai tuoi bisogni, perché dovrebbero farlo gli altri?

Nelle relazioni di qualsiasi tipo,  è importante fissare dei limiti. Devi avere ben chiaro cosa sei disposto a fare per accontentare gli altri e cosa no, senza che questo ti provochi frustrazione o risentimento. Avere dei limiti e renderli ben chiari alle persone che ti stanno intorno ti permette di tutelarti e di evitare di diventare una vittima degli approfittatori.

Che fatica dover accontentare sempre tutti!

Il prezzo da pagare è innanzitutto la perdita della propria autenticità e della genuinità di rapporti sinceri. Dover accontentare sempre tutti, mostrarsi accondiscendenti e plasmabili a seconda delle situazioni e delle esigenze, ci porta a snaturare la propria indole.

La tua paura è assolutamente valida, tutti vogliamo piacere e vogliamo essere accettati. Ma la verità è che le relazioni che costruisci compiacendo gli altri non sono sincere. Il rifiuto è inevitabile, ci sarà sempre qualcuno a cui tu non andrai bene, esattamente come tu scegli le persone che ti piacciono e che vuoi accanto. La tua paura non deve impedirti di fissare i tuoi confini, perché senza questi non verrai rispettato ne considerato. I confini, i tuoi limiti, fanno in modo che gli altri sappiano cosa possono chiederti e cosa aspettarsi da te. Diversamente pensano che accetterai qualsiasi atteggiamento nei tuoi confronti.

Certo, non sto dicendo che devi smettere di essere gentile ma vorrei che iniziassi ad esserlo in primis con te stesso! Nella vita non si può accontentare SEMPRE tutti così come è impossibile non deludere MAI nessuno. Non trovi? Espressioni totalitarie come sempre e mai non sono delle buone compagne di viaggio e dovremmo cercare di non fare affidamento su di loro. Per stare bene bisognerebbe trovare una sorta di equilibro tra i due termini, dovremmo imparare ad oscillare tra i due poli estremi senza rimanere ancorati sull’uno o sull’altro.

Non preoccuparti delle persone a cui non piaci e che non ti approvano. Sei tu che devi prendere il controllo sulla tua vita e non farti manipolare, quelli che ti volteranno le spalle sono coloro che vogliono un burattino, non un individuo che ama e rispetta se stesso.

Prima gli altri. Poi tu…..

Eh si, perché per sentirsi meritevoli d’amore, bisogna comportarsi come dei bravi bambini pronti ad ubbidire, attenti a non deludere!  È questo che ci è stato insegnato. E ci sembra di non avere alternative. Che essere in quel modo lì sia un nostro dovere. Come se dovessimo sempre dimostrare qualcosa. Io lo sono stata, una brava, buona e ubbidiente adulta. Avevo anestetizzato il sentire, represso le mie emozioni, negato le mie necessità pur di non sentirmi colpevole di osare, desiderare, pretendere! Tutto pur di sentirmi considerata, approvata e amata. Quello che poi nel tempo ho compreso è che le cose migliori spesso arrivano proprio da scelte che deludono le aspettative delle persone intorno a noi, se queste rispondono ai nostri bisogni più autentici.

Ho imparato a mantenere le promesse che mi faccio, ora tocca a te mantenere le promesse che ti fai

Forse non hai ricevuto abbastanza apprezzamenti in famiglia, non hai ottenuto la giusta visibilità, così hai rivolto all’esterno questo bisogno di riconoscimento. Questo non significa che tu debba trascorrere il resto della tua esistenza leccandoti le ferite. Quindi inizia a scoprire le tue risorse, inizia a metterti in ascolto di ciò che sei, impara a far luce alla dissonanze, alle contraddizioni che ti incatenano a una vita che non vuoi. Riconosci le tue esigenze e falle presente agli altri. Se non le conoscono non potranno mai prenderle in considerazione, ma se non le conosci neppure tu…non puoi pretendere che lo facciano gli altri. Non essere MAI qualcuno che non sei tu, perché tu hai il tuo posto nel mondo e la tua unicità, che non può essere sostituita da nessun altro.

Nel mio  libro «d’Amore ci si ammala, d’Amore si Guarisce» (edito Rizzoli) ti spiego come prenderti cura di te e disinnescare le dinamiche relazionali più scomode, sia in coppia che in famiglia.  È un viaggio introspettivo che ti consentirà di trasformare le tue ferite e la tua attitudine difensiva in un’inattaccabile amor proprio. Già, perché l’armatura che più di tutte può difenderti (dalle umiliazioni, dai torti, dalle delusioni e dalla rabbia…) è proprio l’amor di sé. Perché come ho scritto nell’introduzione al mio libro: “Non è mai l’amore di un altro che ti guarisce ma l’amore che decidi di dare a te stesso”. Se hai voglia di costruire relazioni sane e appaganti, se hai voglia di scoprire le immensità che ti porti dentro e imparare a esprimere pienamente chi sei, senza timori e insicurezze, è il libro giusto per te. Il libro puoi acquistarlo in libreria o a questa pagina Amazon.

A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
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