Ansia e mal di vivere. La risposta è dentro di noi

ansia e mal di vivere
Sempre più diffuso oggi è il cosiddetto “Mal di vivere”, un disagio esistenziale strettamente legato al modello di vita occidentale fatto di ansie da prestazione, di competizione, di corsa al successo.

Tutto ciò, nel tempo si è evoluto in uno stato nevrotico acuto, che porta ad un’incessante ricerca di consenso sociale, di facili gratificazioni e dell’apparire generando, in chi vive in questo modo, a livello più profondo, una forte paura di essere diverso dagli altri e per questo non accettato, di “mancare di qualcosa”.

Fino a qualche tempo fa, ma neanche troppo, questo senso di malessere era la molla di un lavoro, un travaglio interiore che portava il soggetto a farsi delle domande ed a darsi delle risposte e spesso a proseguire la sua vita più forte e più sicuro di prima, rimanendo saldamente legato ai suoi princìpi.Oggi, invece, la tendenza si è invertita. Non essendo presenti più basi culturali sicure, che la aiutino nella sua confusione soccorrendola e dandole dei punti di riferimento stabili, spesso la persona che soffresi rivolge al mondo medico che tendenzialmente diagnostica un disturbo d’ansia, prescrivendo poi dei farmaci.

Ciò dà vita alla convinzione che nessuno ha dentro di sé le risorse necessarie per far fronte al malessere che vive, generando ancora maggiore senso di confusione e trasformando una persona che soffre di mal di vivere in un potenziale farmacodipendente.

Pressati dalla medicina, si finisce con il credere che qualunque male della mente e del corpo possano essere curati solo ed esclusivamente con l’ausilio dei farmaci o degli psicofarmaci, ricorrendo ad essi abitualmente e con una certa superficialità, improvvisandosi medici con autoprescrizioni assolutamente pericolose, ma soprattutto pensando che la medicina possa gestire qualsiasi problema legato alla nostra esistenza e perdendo dunque di vista quelle che sono le nostre risorse interne.

Le statistiche puntano al rialzo: in Europa, tra Italia e Gran Bretagna ogni anno vengono acquistate circa 170 milioni di confezioni di benzodiazepine. Ciò dimostra che sempre più spesso la ricerca del benessere interiore è affidato ad una pillola.

Ormai siamo entrati in un’epoca in cui l’industria medica realizza fatturati enormi e l’essere umano medio ha sempre meno fiducia in se stesso, si dovrebbe cercare di invertire la tendenza, tornare a quella filosofia di vita secondo la quale il vero benessere è dentro di sé, convincendosi che ognuno di noi ha delle risorse personali e che attingendo ad esse può raggiungere,con perseveranza, un senso di benessere, per non dire la guarigione. Ciò sicuramente porterebbe ad una maggiore autostima ed alla convinzione che in futuro, qualora capiti di nuovo uno stato di malessere, si hanno già gli strumenti per combatterlo.

Il benessere, soprattutto quello psicologico, non nasce dall’esterno ma deriva dalla consapevolezza che un lento e laborioso confronto con se stessi, magari con l’aiuto di uno specialista, porterà al raggiungimento di quell’equilibrio perso.

Pasquale Saviano, Psicologo – Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e  Psicoterapia Psicanalitica

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