Gli effetti positivi dell’atteggiamento meditativo come prevenzione dei disturbi psicofisici

La mente lavora sempre. Un susseguirsi di pensieri , elaborazioni, connessioni continue…

Ogni momento della nostra giornata noi proviamo sensazioni, emozioni e ancora poi su queste facciamo pensieri, mettiamo in relazione, categorizziamo.

Esistono infatti due livelli: quello sensoriale, organico che diviene poi la base per le emozioni, e quello cognitivo, di pensiero, che agisce temporalmente dopo.

Durante la giornata ci sono continue alternanze fra momenti di carica, o serenità, o concentrazione, e momenti di stanchezza, di deconcentrazione….come in un ritmo fatto di pulsazioni e di pause.

Questo è naturale; e dipende da fattori che riguardano il nostro bioritmo, l’aver dormito adeguatamente, l’aver fame o l’aver mangiato troppo ( ad esempio ci può essere una caduta umorale quando di ha fame o , in maniera diversa dopo aver mangiato troppo). Anche questo è naturale….

Ma si è visto che la ripetizione, il rimuginare sui nostri stati interni può portare a forme da lievi a importante di depressione, di ansia e via discorrendo…Non sono però le nostre oscillazioni umorali a creare il disagio ma il modo in cui noi le gestiamo, le pensiamo, il significato che diamo ad esse….

Se ad esempio mi sento giù e la mia mente inizia a vagare sul perché sono giù,cosa è successo, perché e cosi via,entro in un loop mentale dove non accolgo il mio stato

semplicemente,ma spreco ulteriori energie a dare ad esso un significato. E magari mi basterebbe mangiare per tirare su gli zuccheri, o osservare e lasciare che passi.  Il modo in cui la nostra mente dà i significati è infatti alla causa di molti empasse…come dire che non è solo il problema a dare la criticità del nostro vivere, ma il modo in cui lo viviamo, lo pensiamo…e il problema diventa tale quando decido di chiamarlo così.

Mindfulness si definisce come un metodo, ideato dal dottor Jon Kabat Zinn, che pratica in un contesto laico e terapeutico, il concetto e la pratica della consapevolezza, della presenza , dell’esercizio del qui ed ora, pratica che risale all’insegnamento del Budda..

In particolare il suo autore lo descrive non come un pensiero ,o idea collegato al mantenere la mente libera, ma come una serie di esercizi , una pratica, un modo di essere che ha a che fare col cuore della meditazione buddista, che favorisce l’atteggiamento del distacco nella presenza, coltivando la posizione dell’osservatore.

Quando stiamo in una condizione di mente libera?

In realtà la mente non è Mai libera ma la sensazione di calma ci viene data quando riusciamo a mantenere l’attenzione su qualcosa di esterno per un po’ di tempo. In modalità quindi di distrazione, tutto il nostro essere è indirizzato verso quella cosa, come fanno i bambini quando giocano, corrono, come quando leggiamo e suoniamo uno strumento o facciamo l’amore.

Questa è una condizione di trance fisiologica, uno stato della mente in cui cioè non siamo più in uno stato di onde beta, tipiche dello stato di vigilanza o di attività cognitiva in prima persona, ma in uno stato di onde alfa, tipiche di attività più recettive, di pre rilassamento, di contemplazione.

In questo stato il cervello si riposa in quanto si verifica anche una equilibrazione fra l’attività dell’emisfero sinistro rispetto a quello destro. L’emisfero sinistro è normalmente deputato ad attività logiche e pianificatrici mentre quello destro è collegato ad attività più intuitive e creative.

In che modo un approccio meditativo contribuisce alla prevenzione dei disturbi psicofisici e concorre al benessere?

La mindfulness nasce dalla coniugazione  fra la struttura teorica buddista basata sull’esercizio della compassione intesa come cum patior e cioè “stare insieme e provare sentimenti insieme”, il non attaccamento,  la pratica della consapevolezza staccata dal desiderio e la terapia cognitivo comportamentale.

Questi due modi di pensiero hanno contribuito nella loro fusione alla creazione di programmi di riduzione dello stress. In che modo? Ad esempio alcuni interventi e pratiche, come ad esempio la mindful eating, mirano a rompere gli schemi , le abitudini che si perpetuano senza funzione, introducendo elementi di differenza,   i disabituatori, che spezzano appunto gli schemi che si perpetuano.

Cosa contribuisce alla creazione di routine nevrotiche e di abitudini senza consapevolezza?

La frenesia della vita moderna, i ritmi elevati, il valore di urgenza e la velocità e quantità di informazioni che arrivano velocemente e in gran quantità favoriscono l’insorgere di  reazioni alterate del sistema nervoso centrale e periferico ed endocrino, in risposta  agli stimoli esterni, avendo come conseguenza un elevato livello di reattività, di ipersensibilità e di estraneità da sé, che possono essere in alcuni casi diventare fattori favorenti  disagi psicofisici.

Ma cosa è la meditazione e in che cosa può consistere?

Esempio di meditazione : concentrare la propria attenzione sentendo l’aria che entra ed esce dal proprio naso e mentre ascolto il respiro posso osservare i pensieri mentre vengono alla mente e lasciarli andare pensando alla strutura di movimento delle  nuvole nel cielo.

Questo semplice esercizio alla lunga permette di attivare un processo in cui si osservano i pensieri nel loro corso senza identificarsi in essi, senza diventare quei pensieri. Infatti il problema non è la quantità di pensieri che pensiamo ma il modo in cui li gestiamo e quindi la capacità o meno di distaccarsi da essi e di non identificarsi.

La meditazione è una pratica che in realtà ha poco di esoterico o religioso:

  • Non è quindi una religione ma una pratica di allenamento mentale, in cui la mente viene abituata a stare ad osservare i pensieri e non a diventare essi stessi.
  • Per meditare può essere meglio farlo in luogo tranquillo, con poca luce, distesi o a gambe incrociate, ma si può farlo anche sul bus o andando a piedi o nelle pause lavorative.
  • Per avere risultati è necessario, come in un allenamento, darsi del tempo ed allenarsi appunto.
  • La meditazione non è una via di fuga o un offuscamento dei pensieri o uso di pensieri positivi. E’ un modo per cui la mente può scindersi portandosi su elementi esterni ( respiro, profumo, gusto) e staccarsi dall’attaccamento ai propri pensieri. Attaccarsi ai propri  pensieri è un precursore del blocco cognitivo in quanto la mente non “vede” più altri punti di vista o soluzioni, immersa troppo dentro ai pensieri stessi.

Cosa può significare atteggiamento meditativo?

Proprio perché si può meditare in ogni luogo e quindi direzionare la nostra attenzione su un punto esterno ( la guida viene ritenuta da alcuni rilassante per questo motivo), il senso di tutto può essere quello di imparare a direzionare consapevolmente la nostra mente: sul nostro respiro, sul nostro incedere, sui movimenti che facciamo quando cuciniamo, o quando scriviamo o quando giochiamo con i figli, o quando mangiamo.

Ogni occasione è buona per portare semplicemente attenzione. E dove porti attenzione là porti il tuo cuore. Chiaramente quando non si conosce questa modalità è bene imparare con degli esercizi per poter fare esperienza e registrarla. Ma il modo meditativo può poi diventare oggetto di dimestichezza quotidiana.

Che cosa può prevenire e quali problematiche può ridurre un approccio meditativo nella vita?

Gli studi fatti dimostrano che chi medita in ogni maniera è generalmente più soddisfatto e attivo. E la qualità delle emozioni che sperimentiamo nella loro costanza influenza notevolmente il sistema immunitario e quindi la resistenza alle malattie anche quelle autoimmuni (vedi gli studi e le linee teoriche della Pnei).

In linea  generale meditare in maniera continuativa e regolare e , assumere un atteggiamento meditativo nella vita contribuisce a ridurre i livelli di ansia, nervosismo inteso come irritabilità e depressione.

Migliora le prestazioni di memoria, competenza che può decadere molto facilmente anche in seguito a stress e traumi, migliora i tempi di reazione e la resistenza mentale e fisica. Le relazioni vengono vissute in maniera più rilassata e quindi più intensa ed appagante; le malattie collegate allo stress vengono ridotte in intensità come ipertensione, diabete, malattie della pelle e disturbi digestivi.

Aiuta la gestione del dolore cronico e delle sofferenze correlate al cancro. Infine meditare aiuta a rinforzare il sistema immunitario per il collegamento fra emozioni positive e loro influenza sul sistema immunitario.

A cura di Donatella Decolle, psicoterapeuta


Se ti è piaciuto questo articolo puoi seguirci sulla Pagina Ufficiale di Psicoadvisor o nel nostro gruppo Dentro la PsichePuoi anche iscriverti alla nostra newsletterPuoi leggere altri miei articoli cliccando su *questa pagina*.

I commenti sono chiusi.