Ecco i limiti inconsci che ostacolano chi vuoi essere. Le convinzioni limitanti

C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà. Albert Einstein

Quando ci succedono delle cose negative ci piace credere che possiamo cambiarle, influenzare il loro corso e trasformarle in qualcosa di positivo. Ma non è sempre così, e quando le persone sentono di non avere alcun controllo su ciò che accade, tendono a rinunciare e accettano il loro destino. Parliamo di convinzioni limitanti…limiti inconsci che ci condannano all’infelicità.

“Spesso, ci poniamo noi stessi dei limiti e ci obblighiamo a vivere nel nostro quotidiano, nella nostra zona di comfort, ma continuando a fantasticare su “ciò che sarebbe potuto accadere se…”

Le convinzioni limitanti….paura di fallire

Per convinzione limitante è la convinzione che, qualunque cosa facciamo, non otterremo un risultato diverso. È una brutale prigione psicologica che ci isola completamente dalla realtà e blocca ogni possibilità di liberazione o cambiamento. La cosa peggiore è che il primo apprendimento resterà impresso nel nostro cervello per sempre, lasciando un segno che influenzerà il nostro modo di percepire noi stessi e il mondo.

A volte, la paura di fallire è così forte che non riusciamo nemmeno a fare il passo iniziale. Che ne sarebbe di noi se, per esempio, cambiassimo lavoro oppure se osassimo viaggiare verso un altro paese per cercare un’occupazione o ancora se decidessimo di rompere la relazione con il nostro coniuge perché il nostro matrimonio è infelice? Sono moltissimi i fattori che si combinano tra loro quando dobbiamo prendere una decisione e rompere quelle catene che ci avvinghiano: l’insicurezza, la paura, l’incertezza, la mancanza di fiducia in noi stessi…

I primi studi sull’impotenza appresa sono stati eseguiti sugli animali. Lo psicologo Martin Seligman vide che quando questi venivano sottoposti continuamente a stimoli negativi e non avevano la possibilità di fuggire, ad un certo punto semplicemente smettevano di tentare di evitare lo stimolo, si arrendevano e si comportavano come se fossero completamente indifesi. La cosa peggiore è che, quando gli si dava l’opportunità di fuggire, non ne approfittavano, perché in passato avevano appreso che non potevano fuggire.

La storia dell’elefante incatenato di Jorge Bucay esprime appieno in concetto di convinzione limitante:

Mi piaceva molto il circo quando ero piccolo. Amavo gli spettacoli con gli animali, e l’animale che mi affascinava di più era l’elefante. Mi impressionavano le sue dimensioni e la sua enorme forza. Ma dopo lo spettacolo, mentre uscivo dalla tenda, rimanevo sorpreso vedendo l’animale legato con una catena a un palo conficcato nel terreno.

La catena era spessa, ma il palo era un piccolo pezzo di legno piantato a pochi centimetri di profondità. Era evidente che un animale in grado di sradicare un albero secolare avrebbe potuto liberarsi facilmente da quel paletto e scappare. Perché non lo sradica e scappa? – Chiesi ai miei genitori”

Mi dissero che era perché era addestrato. La risposta non mi soddisfò. – Se fosse stato addestrato, perché lo tenevano legato? – Chiesi a parenti e insegnanti. Passò molto tempo prima che qualcuno molto saggio mi desse una risposta convincente: – L’elefante del circo non fugge perché è legato a un paletto simile da quando era molto piccolo.

Allora immaginai l’elefante appena nato legato a un paletto. Sicuramente l’animale tirava disperatamente cercando di liberarsi. Quando terminava la giornata doveva essere esausto, perché quel palo era molto più forte di lui. Il giorno dopo riprovava senza risultato e il terzo giorno lo stesso.

E avanti così fino a quando, un triste giorno, l’elefante accettò la sua impotenza e si rassegnò al suo destino. Da allora l’elefante aveva impresso il ricordo della sua impotenza. E cosa ancor peggiore, non non mise mai più in dubbio quel ricordo e non tornò a mettere alla prova la sua forza

Senza dubbio, anche noi suiamo vittime delle convinzioni limitanti. Possiamo vivere incatenati a pali che ci privano della libertà, specialmente quando pensiamo di non poter fare certe cose semplicemente perché una volta ci abbiamo provato e abbiamo fallito.

In quel momento abbiamo registrato nitidamente nella nostra mente il messaggio “non posso farcela”. Infatti, è una situazione abbastanza comune nella depressione e nelle vittime di violenza.

Perché siamo incapaci di reagire a determinate situazioni?

Martin Seligman spiega che siamo incapaci di reagire alle situazioni dolorose perché a un certo punto del cammino, dopo aver cercato di cambiare il corso delle cose senza ottenere i risultati attesi, ci inibiamo e cadiamo in uno stato di passività. In altre parole, quando ci sentiamo impotenti e crediamo che non esista alcuna soluzione, gettiamo la spugna, fino al punto che non siamo in grado di vedere le opportunità di cambiamento che si presentano. È come se ci mettessimo la benda del passato sugli occhi e lasciassimo che questa determini il nostro futuro.

In un certo senso, questo automatismo disfunzionale diventa una sorta di meccanismo di adattamento psicologico. Quando dsentiamo che le forze ci abbandonano, non siamo in grado di continuare a gestire tanto dolore e sofferenza, così riduciamo il livello di attivazione per preservare la poche risorse rimaste. Infatti l’incapacità di reagire è sempre il risultato di un profondo deterioramento psicologico.

Convinzioni limitanti, i sintomi

Nelle convinzioni limitanti sono coinvolte quattro aree fondamentali: motivazionale, cognitiva, emotiva e comportamentale. Queste danno luogo ad una serie di pensieri, sentimenti e comportamenti caratteristici.

Perdiamo la motivazione per continuare a combattere, gettiamo la spugna arrendendoci alle circostanze. In altre parole, assumiamo il ruolo e la mentalità della vittima, che si manifesta a livello comportamentale attraverso una profonda apatia.

Non impariamo dagli errori, riteniamo di non poter fare nulla per migliorare la nostra situazione e assumiamo il nostro destino come immutabile. Gli errori smettono di essere strumenti di crescita e diventano dimostrazioni dell’esistenza della fatalità.

Cadiamo in una depressione profonda e nella disperazione sviluppando una visione pessimistica del mondo. Ci convinciamo di essere incapaci di uscire da quella situazione.

Non riusciamo a prendere decisioni importanti perché riteniamo di non poter cambiare il corso della vita e di non aver alcun controllo sulla stessa, perciò ci chiudiamo in se stessa e subiamo passivamente le circostanze.

Rompiamo le catene

Soffermiamoci per un momento a pensare a tutte le volte in cui delle opportunità interessanti sono venute a bussare alla nostra porta. Perché non le abbiamo colte al volo se veramente le desideravamo? Non era il momento oppure non facevano per noi? Dobbiamo cominciare a formulare delle domande come queste. Tutti sappiamo che a volte la vita è complicata,  ma è sempre importante stabilire una serie di priorità e capire cos’è più importante per noi in ogni momento.

Che ne sarà di te in un futuro prossimo? Prova a pensarlo e a visualizzarlo. Se l’immagine che si forma nella tua mente non è di tuo gradimento, devi cominciare a muoverti e a scrollarti di dosso quelle catene che ti tengono prigioniera, per ottenere il futuro che davvero meriti.

Senz’altro, la fiducia in te stessa sarà il primo valore che dovrai sviluppare: tutti disponiamo di una serie di talenti e capacità che ci rendono unici e speciali; siamo tutti meravigliosi con le nostre particolarità. Cercale dentro di te, trovale, guardati allo specchio e convinciti del fatto che sei perfettamente capace di dare inizio al cambiamento.

La paura e l’insicurezza sono degli scalini che devi imparare a superare per arrivare in cima, perché la vita è una grande avventura e vale la pena viverla come davvero desideri farlo. Anche se può sembrarti quasi impossibile rompere quelle catene, ricorda che tu vali…. dipende tutto da te!

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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