Come superare la paura di sentirsi soli. Il lato buono della solitudine.

Il privilegio di saper stare bene da soli ti regala quello più pregiato, di poter scegliere con chi stare.

Se stai leggendo questo articolo molto probabilmente anche tu soffri di solitudine. Non temere a tutti è capitato almeno una volta nella vita. La solitudine non va vista soltanto nella sua accezione negativa. Stare soli può essere anche un momento bellissimo per conoscersi ed accettarsi.

La solitudine: un momento speciale per accettare se stessi

Forse, ognuno di noi ha sperimentato la paura della solitudine; quando qualcuno a noi caro ci ha lasciato, quando ci siamo trasferiti, quando abbiamo perso il nostro migliore amico, quando un figlio si è sposato…. .

La solitudine rende più intelligenti

Eppure è proprio nei momenti di solitudine che l’individuo è spinto ad affrontare se stesso. Faccia a faccia. Ed è proprio di questo confronto che abbiamo paura. Ma se è vero che per formare la propria personalità il confronto con gli altri è importantissimo, è altrettanto vero che il nostro conscio ha bisogno di momenti di solitudine per evolversi, per migliorare, per imparare ad accettarsi. Per approfondimento leggi pure l’articolo “Perchè le menti più brillanti necessitano di solitudine

Il potere della solutine sull’attività cerebrale

La dott.ssa Stephanie ed il dottor John Cacioppo sono due psicologi che lavorano all’ Università di Chicago. Questi due psicologi (marito e moglie) hanno effettuato degli studi sul funzionamento del cervello quando ci sentiamo soli. La ricerca è stata eseguita su un campione di persone che hanno dichiarato di sentirsi sole messe a paragone con soggetti che invece hanno dichiarato di non soffrire per niente di solitudine.

I risultati dello studio sulla psicologia della solitudine sono stati pubblicati su due riviste scientifiche “Cortex” e “Cognitive Neuroscience” e hanno dimostrato che il cervello delle persone sole funzionerebbe meglio. Perché? In pratica la mente dei soggetti che soffrono di solitudine sviluppa maggiore reattività.

L’attività cerebrale infatti risulta più veloce, più pronta nel momento in cui si presentano situazioni di pericolo o minaccia sociale. Al campione della ricerca veniva chiesto di utilizzare i colori o i disegni per indicare determinati concetti con un significato sociale. Nelle persone sole (o che comunque si erano dichiarate tali) è stata registrata un’attività cerebrale maggiore.

Perché abbiamo paura della solitudine

Il concetto di solitudine non è legato alla solitudine fisica, allo stare da soli. Chi si sente solo infatti è in realtà solo a livello sociale. Il problema delle persone sole è infatti legato alla mancata corrispondenza tra le relazioni sociali che desiderano e  le interazioni sociali reali. Questa asimmetria genera un senso di stress, di allerta, che sfocia  nel senso di solitudine.

Cosa fare per non sentirsi soli

Secondo lo psicologo John Cacioppo, la solitudine può essere considerata come un campanello d’allarme che dovrebbe spingere il soggetto ad assumere un atteggiamento diverso nei confronti delle interazioni sociali. Quando ci sentiamo soli dovremmo attivare un processo di autocritica interiore per comprendere i nostri comportamenti.

Spesso invece tendiamo a soffermarci esclusivamente sul modo di fare altrui, dando per scontato “di essere nel giusto”. Ci autodefiniamo parte lesa, del tutto priva di responsabilità, quando in realtà non è così. Un po’ di sana autocoscienza insomma può aiutare a contrastare il senso di solitudine.

Come vincere la paura di rimanere soli in 4 passi

Secondo i ricercatori Cacioppo quando ci sentiamo soli il nostro cervello è in stato di allerta, teme il pericolo e cerca di auto-preservarsi isolandosi ancora di più (una sorta di cane che si morde la coda). Per riuscire a vincere la paura di rimanere soli gli studiosi hanno elaborato un metodo detto “Ease method”. Il metodo Cacioppo prevede 4 passi che andiamo ad analizzare di seguito.

I 4 passi per combattere la solitudine

Sii più aperto e accondiscendente

Evita l’isolamento e accetta gli inviti delle persone che ti circondano (anche se non ne hai voglia). Inutile cercare strade alternative come la rete, li non sempre le persone si mostrano in maniera autentica ed è facile inciampare in fuochi di paglia.

Pianifica la tua vita sociale

Accettare semplicemente di incontrarsi con amici o parenti non basta, occorre elaborare un piano d’azione equilibrato. Cerca di stilare un calendario settimanale in modo da riuscire a colmare le giornate libere da ulteriori impegni. Se le persone che conosci non t’invitano da nessuna parte, organizza tu l’incontro. Mangiare una pizza con gli amici, andare ad un concerto o al cinema possono essere degli spunti.

Impara a distinguere le persone che ti fanno star bene

Il pessimismo è contagioso e con esso anche l’allegria. Impara a individuare le persone positive, che ti fanno star bene. Organizzare serate ed incontri con soggetti negativi o comunque non in sintonia con la tua personalità non ti aiuterà a sentirti meno solo. Al contrario stare con persone con le quali si hanno interessi in comune è il primo passo per combattere il senso di solitudine.

Accetta te stesso, sii più razionale e meno prevenuto

I soggetti che soffrono di solitudine tendono ad essere anche ad essere prevenuti nei confronti degli altri. Accettare se stessi è il primo passo per riuscire a comprendere la positività anche nelle altre persone.

Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione (Zygmunt Bauman)

Non lascio il mio partner per paura della solitudne

Tendiamo a pensare che una volta trovato un partner o dopo il primo figlio, non ci sentiremo più soli. Purtroppo non è sempre così. Il tipo di rapporto che instauriamo e i conflitti che sorgono nel corso del tempo possono fare in modo che, anche se accompagnati, ci sentiamo soli e incompresi.

Ma a volte impieghiamo troppo tempo per capire da dove proviene la sensazione di vuoto e lasciamo passare anni prima di affrontare il problema. A quel punto il nostro equilibrio emotivo si sarà deteriorato.

Trascorrere del tempo con la persona sbagliata può diventare un’esperienza molto negativa che aprirà profonde ferite emotive.

Abbandonare un rapporto nel quale ci sentiamo soli, un rapporto che, invece di soddisfare i nostri bisogni crea problemi e carenze, è un atto di amor proprio e, in molti casi, addirittura di sopravvivenza. Preoccuparsi per il proprio equilibrio psicologico e darsi un’altra possibilità, è davvero il miglior regalo che possiamo farti.

A questo punto non è necessario cercare immediatamente un’altra persona che riempia il vuoto, ma dovremmo imparare a star bene con noi stessi, godere della nostra compagnia e fare le cose che ci piacciono. Si tratta di assumere questa condizione come una fase di crescita e di scoperta, per accettarci e chiudere le ferite che ci ha lasciato quel rapporto.

Lo aveva già detto il poeta inglese John Milton nel XVII secolo: “La solitudine a volte è la migliore compagnia, e un breve esilio rende dolce il ritorno”.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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