Che tipo di partner hai scelto? 

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Illustrazione: Jenny Chang / Via buzzfeed.com

Che tipo di partner hai scelto? Ricalca in qualche modo i tuoi modelli genitoriali? Sono positivi?

In caso affermativo, molto probabilmente la tua sarà una relazione sana. Se al contrario hai portato dentro la tua coppia coniugale tante eventuali problematiche vissute nella famiglia di origine forse vale la pena rifletterci e lavorarci su…

Le tipologie d’amore

Secondo Freud l’uomo o la donna che si innamorano proiettano il proprio ideale dell’Io sul partner, cosicché “l’oggetto viene amato a causa delle perfezioni cui abbiamo mirato per il nostro Io e che ora, per questa via indiretta, desideriamo procurarci per soddisfare il nostro narcisismo”.

Sulla base di questa visione l’uomo può amare attraverso 2 tipologie principali:

  1. Narcisistico: amando ciò che egli stesso è, quel che egli stesso vorrebbe essere, la persona che un tempo era parte del proprio Sé;
  2. Per appoggio: in cui l’uomo sceglierà la donna nutrice e la donna amerà l’uomo che la protegge.

Per comprendere meglio le “scelte di appoggio” occorre chiarire il significato del bisogno di attaccamento e della figura materna nei primi 24 mesi di vita. Va quindi ricordato che:

  1. Se questo periodo è vissuto in modo da rappresentare una sorta di giardino dell’Eden e la relazione con la madre è troppo simbiotica e appagante, in età adulta si tende a scegliere un partner “lampada di Aladino” che come la madre appaghi ogni desiderio;
  2. Se invece sono stati posti ostacoli – per il bambino rappresentati da comunicazioni disfunzionali, tipo quelli “a doppio legame” – si generano una frustrazione e una ferita che potrebbero bloccare la linea dello sviluppo psicosessuale o deviarla su un altro percorso (siamo nel campo di Bateson sui messaggi in un contesto e in una relazione patologica tra madre/bambino o tra due persone con conseguenze gravi soprattutto per il soggetto più debole).

Il risultato è che nel primo scenario si sceglierà un partner d’appoggio rispondente all’archetipo materno o paterno della madre o del padre “desiderato”; nel secondo scenario la scelta cadrà su un partner dalle caratteristiche simili a quelle del genitore negativo con l’illusione di riuscire (cosa che non si verificò in età infantile) a farlo diventare come lo si desiderava.

Modelli di vita

La famiglia quindi occupa una posizione centrale nella comprensione degli stili e dei modelli di vita perché essa è dovunque l’agente essenziale che fornisce la cura nutritiva, la struttura di cui l’infante ha bisogno per sopravvivere e svilupparsi; ma anche perché il bambino progredisce interiorizzando i modi dei genitori e le loro reciproche interazioni.

Inoltre è nella famiglia che si sviluppano i modelli di reattività emozionale e vengono stabiliti rapporti interpersonali che modellano e colorano tutti i successivi rapporti.

La famiglia, infine, è centrale perché per molte persone – se non tutte – sono i rapporti intimi nel nucleo d’origine e in quello coniugale che forniscono gran parte dell’appagamento e del significato della vita.

Identificazione genitoriale e identità sessuale

Riveste così una fondamentale importanza l’identificazione con i propri genitori ed in particolare con i genitori del proprio sesso. Infatti dietro a certe situazioni conflittuali di coppia si nascondono spesso problematiche relative proprio all’identificazione e ad un certo carente senso d’identità sessuale.

Al contrario, una positiva identificazione con i propri genitori favorisce una sana strutturazione della personalità e quindi una scelta autonoma del partner.

Una scelta cioè fondata sull’accettazione dell’altro in quanto altro, grazie alla consapevolezza delle proprie qualità e dei propri limiti.

La relazione precoce del bambino con una madre “sufficientemente buona” costituisce una base sia per lo sviluppo della capacità di amare, sia per lo sviluppo relazionale. Leggiamo da Melanie Klein che “questo legame precoce è basilare per ogni successivo sviluppo d’amore”.

Accanto a ciò, una molteplicità di autori freudiani affermano che la scelta del compagno è determinata da movimenti inconsci che risalgono ai rapporti infantili con i genitori.

In definitiva, la diversa visione del mondo trasmessa a ciascuno dai propri genitori funge da filtro nella comprensione della realtà in genere e del partner in particolare. Soprattutto quando mancano altri punti di riferimento, l’osservazione del modello materno e paterno possono diventare gli unici metri di misura con cui valutare il comportamento del proprio compagno.

Rita Maria Turone, psicoterapeuta sistemico-relazionale
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