Ho imparato a perdonarmi per gli errori che ho commesso

"Non importa quanti errori hai fatto o quanto lentamente stai avanzando, anche così, sei comunque in vantaggio su tutti coloro che non ci provano"

“Non importa quanti errori hai fatto o quanto lentamente stai avanzando, anche così, sei comunque in vantaggio su tutti coloro che non ci provano”

Alcune persone di tanto in tanto vivono un senso di disagio, di insoddisfazione di sé e della propria vita; molto spesso le cause sono riconducibili ai sensi di colpa che si innescano dopo aver commesso qualche errore. Sì, perchè la nostra prima reazione è quella di darci delle colpe quando commettiamo qualche errore! Questo è perfettamente normale. Ma una cosa è cercare le responsabilità e imparare dagli errori e un’altra è piangere sul latte versato e passare anni della nostra vita punendoci per lo sbaglio commesso.

Riuscire ad ammettere i propri errori, ci permette di imparare da essi e di crescere e fare meglio in futuro; non si può imparare niente dai propri errori se non si accetta di averli commessi.

L’autentica evoluzione non consiste nel non fare errori, bensì, cosa ancor più difficile, nel fare tesoro dei propri sbagli cogliendo la propria esperienza come opportunità per migliorare. Solo chi vive con saggezza impara a guardare con comprensione se stesso e accettare con onestà i lati antipatici che ognuno ha.

Tutti commettiamo degli errori, chi più e chi meno, alcuni sono veri e propri sbagli mentre altri sono equivoci senza nessuna conseguenza. Tuttavia, il modo in cui ci troviamo ad affrontare gli errori varia notevolmente da una persona all’altra. Alcune persone riescono a passare oltre più facilmente mentre altri restano intrappolati nel senso di colpa e iniziano ad auto-punirsi.

Perché nasce il bisogno di punirsi?

Di solito l’auto-punizione è profondamente legata all’autostima. Quando abbiamo una bassa autostima tendiamo a pensare che tutto ciò che accade è per colpa nostra e ci meritiamo di essere puniti. Poi ci auto imponiamo la penitenza, che può essere più o meno pesante. Sulla base di questo meccanismo non vi è solo la convinzione che non siamo degni di stima, ma anche molta rabbia che rivolgiamo a noi stessi.

Le persone che tendono a punirsi più crudelmente sono proprio quelle che sono cresciute in ambienti troppo autoritari e rigidi all’interno dei quali gli errori venivano considerati difetti piuttosto che opportunità di crescita. Questa tendenza si vede anche nei perfezionisti che tendono a considerare gli errori come un attacco alla loro immagine e all’integrità che si sono andati costruendo.

Altre volte, le persone si puniscono perché non sono in grado di chiedere scusa o perché sono troppo rigide per perdonarsi. Infatti, spesso si dice che noi siamo i nostri giudici più severi.

In un modo come nell’altro, la verità è che imporsi un castigo è un modo per espiare i peccati e per sentirsi meglio con se stessi. La persona pensa che il suo comportamento è stato indegno e dal momento che non lo può riparare, si impone una penitenza che la “libererà” dal peso del danno causato. Tuttavia, il problema è che di solito questa penitenza tende a non terminare mai e, invece di dare sollievo, termina per creare un danno enorme alla persona.

Perchè l’autostima gioca sempre un ruolo fondamentale?

La persona che ha stima di sé: non ha paura di sbagliare, stabilisce buone relazioni con gli altri, sa affrontare meglio le difficoltà e gli insuccessi della vita, non dipende dal giudizio degli altri e sa farsi rispettare, sviluppa le sue potenzialità. Non si può amare se stessi se non si impara ad accettare le proprie debolezze.

L’accettazione di sé è un requisito fondamentale dell’autostima. Ciò è stato dimostrato anche da Maslow che, facendo un’indagine sugli individui felici, ha identificato una serie di bisogni fondamentali che ha riunito graficamente in una piramide.

I 5 passi essenziali per perdonarsi

1. Prendere coscienza dell’errore

La prima fase per perdonare se stessi consiste nel comprendere la portata di ciò che abbiamo fatto. Non ha senso negare l’errore perché non lo farà sparire. Non ha senso neppure inventare delle scuse per il nostro comportamento, perché non farà altro che mantenerci in un costante stato di negazione. Dobbiamo semplicemente accettare che abbiamo fatto un errore

Questo istante può essere doloroso perché è probabile che, per la prima volta, saremo pienamente consapevoli del danno che abbiamo causato. Ma è importante non avere paura del dolore che proveremo. Non negate il dolore, sentitelo e accettatelo come una tappa necessaria sul cammino della guarigione emotiva.

2. Comprendere il nostro ruolo

Una volta consapevoli dell’errore fatto, è il momento di valutarne le conseguenze, sia per noi che per le persone coinvolte. Tuttavia, non significa iniziare una caccia alle streghe alla ricerca di colpevoli, ma solo assumerci la nostra parte di responsabilità per quanto accaduto.

Si tratta di una fase difficile, perché di solito tendiamo a sopravvalutare il nostro ruolo. Presi dai sensi di colpa, facciamo fatica a renderci conto che, anche se l’errore può essere stato nostro, esistono probabilmente un insieme di circostanze che ci hanno spinto in questa direzione. Naturalmente, l’obiettivo non è quello di trovare delle scuse, ma solo capire perché abbiamo preso questa decisione. Forse così ci renderemo conto che abbiamo agito nel miglior modo possibile, date le circostanze, il nostro livello di maturità e le informazioni che avevamo a disposizione all’epoca.

3. Imparare la lezione

Dan Sullivan ha detto una volta che tutte le esperienze sono composte da due parti: la parte che funziona e quella che non lo fa. Una volta che abbiamo identificato entrambi gli aspetti, siamo in grado di trovare dei modi nuovi per massimizzare la parte che ha funzionato ed eliminare quella che non funziona.

Questo significa che possiamo imparare qualcosa anche dagli errori. Ogni esperienza ha una lezione di vita per noi. Se ci limitiamo solo a sperimentare dolore e senso di colpa, l’esperienza sarà stata vana. Al contrario, se siamo in grado di individuare l’insegnamento, ne usciremo rafforzati, più resistenti e meglio preparati ad affrontare il futuro. Pertanto, chiediti cosa puoi imparare da tuo errore che ti servirà in futuro.

4. Riderci sopra

Quando ci troviamo in una situazione complicata, oppure quando il nostro errore sembra troppo grande, è difficile trovare degli aspetti divertenti nella situazione in causa. Tuttavia, imparare a ridere di noi stessi è essenziale per affrontare i problemi. Infatti, Shakespeare diceva che “ridere dei nostri errori può allungare la nostra vita”

Ma non significa minimizzare il danno o l’errore facendo dell’umorismo, ma essere in grado di metterlo a fuoco in un’altra prospettiva, assumere la distanza emotiva necessaria per essere in grado di ridere delle nostre preoccupazioni, atteggiamenti o comportamenti. Infatti, se penate al passato e ricordate quanto vi spaventava un determinato insegnante o quanto eravate preoccupati per il primo bacio, è probabile che vi mettiate a sorridere, perché ora trovate divertente ciò che in passato vi preoccupava. Allo stesso modo, ciò che vi preoccupa oggi, domani sarà storia.

5. Voltare pagina e andare avanti

Una volta che abbiamo accettato l’errore e abbiamo imparato la lezione, non abbiamo altro da fare se non voltare pagina. Non ha senso continuare bloccati nello stesso capitolo della nostra vita. Infatti, in questo modo ci stiamo solo negando la possibilità di continuare a vivere.

È importante essere in grado di perdonarci questo errore e darci il permesso di andare avanti. Noi non siamo i nostri errori, i nostri errori non ci definiscono come persona. Noi siamo molto più di questo. Quello che veramente dimostra il nostro valore è il modo in cui affrontiamo questi errori.

In ogni caso, ricordate sempre le parole dello scrittore tedesco Gotthold Ephraim Lessing: “Non c’è niente di peggio che sbagliare per timore di commettere un errore”.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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