Gli effetti terapeutici del raccontare fiabe ai bambini

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Ricordo, che negli anni 70 usavano i mangiadischi, si inseriva un 45 giri e una voce narrante cominciava il racconto e le fiabe più belle prendevano corpo.

I più fortunati avevano accanto a sé mamma o papà, che aprendo il libro delle novelle, cominciavano il racconto che più piaceva ai loro piccoli e c’era sempre una fiaba preferita che si voleva ascoltare, più e più volte.

Ascoltare fiabe, è sempre un bel modo di addormentarsi.

Molti sono gli autori che hanno indagato il potere curativo delle fiabe, una tra queste è stata Marie-Louise von Franz (1915-1998).

Per questa psicologa-analista, di origine Junghiana, le fiabe sono rappresentazioni dell’inconscio collettivo, che secondo Jung è una sorta di bagaglio ereditato, che contiene la memoria dei nostri predecessori, oltre agli istinti propri della specie. Questo inconscio differisce da quello “personale” che è è composto dai ricordi e dai vissuti inconsci derivati dall’esperienza individuale.

Per concludere dice la Von Franz “ le fiabe esprimono contenuti inconsci per i quali la mentalità collettiva non possiede un linguaggio”.

Per questa terapeuta, l’azione della fiaba, mira alla descrizione e al potenziamento di un unico evento psichico estremamente complesso, che Jung definisce il Sè, perseguibile attraverso il processo di individuazione.

Un’altra analista, a me molto cara, Clarissa Pinkola Estés, nel suo libro “Donne che corrono coi Lupi”, raccoglie diverse fiabe, di varie culture, oltre a quelle classiche e ogni fiaba è un unguento potente per varie sofferenze dell’anima.

Le favole, raccontano di eroi, eroine, che devono risolvere prove che li impegnano totalmente. Alle volte c’è in palio l’amore, alle volte è la vita stessa ad essere messa in pericolo.

Fate madrine, animali soccorrevoli vengono in aiuto portando consiglio, per fronteggiare la situazione che il personaggio principale deve affrontare. Tutti si possono identificare nel personaggio e trovare soluzioni, consigli o solamente la consapevolezza di non essere i soli ad avere quel problema.

Incipit iniziale “In un regno lontano, lontano”, “ C’era una volta”,” Tanto tempo fa”, producono una lontananza spaziale e temporale, portano il bambino in una dimensione quasi onirica, dove non esistono relazioni di causa ed effetto. Questo è forse il motivo per il quale, vengono lette prima di dormire, quasi a rendere meno traumatico questo distacco dal mondo reale.

La Bella Addormentata, ripresa attualmente da un remake di successo, Maleficent, è una fiaba che si ritrova, identica da molti secoli, ed in culture diverse.

Riflette una struttura psicologica basilare e quindi universale.
Temi come questo, rispecchiano la ricerca e la liberazione della principessa, che come figura femminile, ha bisogno di molti passaggi per potersi evolvere. Scompare, muore per rinascere e riapparire, questa tematica si ritrova spesso, anche in alcuni miti.

Ricordiamo ad esempio il mito di Demetra: ogni inverno sua figlia Persefone scompare sotto terra per raggiungere Plutone, suo sposo, per poi riapparire ogni primavera; si tratta di un motivo diffuso nel mondo intero, di cui la Bella Addormentata non è che una variante particolare.

Mostri, orchi terrifici, hanno secondo Bettelheim, autore di matrice Freudiana, la funzione di far prendere consapevolezza di quelle parti interne, che incutono paura.

L’incontro tra principi e principesse, può aiutare il processo di separazione dai genitori.

Può far maturare l’idea, che i suoi genitori, non siano quelli reali, così come accade in molte novelle. Questa fantasia è utile, perché permette al bambino di nutrire un’autentica collera contro il “falso genitore senza avvertire sensi di colpa, permettendo di preservare l’immagine interna della madre buona, nel caso si proietti su un materno terrifico, i sentimenti negativi.

Nel processo di crescita, la funzione della fiaba è quella di illustrare in maniera simbolica i tipici conflitti interiori, dilemmi edipici, delusioni e rivalità fraterne, mostrando la via per risolverle e facendo trovare in questo modo la propria individualità, riuscendo così, ad abbandonare dipendenze infantili.

La fiaba permette anche al bambino di dialogare con i propri contenuti inconsci, poiché parla un linguaggio simbolico, senza invadere la sua intimità, va letta e non interpretata.

Il materiale fiabesco permette all’inconscio di affiorare alla coscienza e di rielaborarlo attraverso l’immaginazione, così da renderlo meno pericoloso e più malleabile.

Questi racconti permettono di far prendere coscienza delle parti ombra della persona, rabbia, gelosia, invidia, odio. La proiezione sui personaggi cattivi, può in qualche modo facilitare il fatto di potere padroneggiare queste emozioni.

Oltre alle fate buone, può incontrare streghe, matrigne cattive, ma scoprire che con le opportune strategie, si possono depotenziare e renderle innocue.

Per la Von Franz, i personaggi, che determinano il potere, rappresentano nelle fiabe i contenuti della coscienza collettiva, mentre gli eroi possono essere anche dei poveri contadini, senza istruzione, senza dote, ma che affiancati da fate, animali dai poteri magici, aiutano il personaggio principale alla meta che si era prefissata.

Vari sono anche gli archetipi, che si possono incontrare nelle fiabe. Gli archetipi sono disposizioni istintive ereditarie, non possono mai morire, ma possono perdere una forma per acquisirne un’altra.

Gli archetipi hanno una duplice polarità, che si muove da una parte positiva, fino ad arrivare al suo lato opposto.
Solitamente la parte cosciente visibile, racchiude nelle profondità della psiche il suo esatto opposto. La dove si trova la perla, c’è anche il drago e viceversa, non si incontra mai l’uno, senza l’altro.

La descrizione particolarmente efficace, dei vari archetipi che si possono trovare nelle fiabe, la possiamo individuare nel libro di Tom Chetwynd: A dictionary for Dreamers. Qui di seguito lo schema elaborato dall’autore, che si può adattare molto bene , all’interpretazione simbolica dei personaggi delle favole.

Quindi per concludere, le fiabe sono unguenti per l’anima per adulti e piccini, hanno parlato a tante generazioni di sentimenti ed emozioni che ci coinvolgono tutti, ci aiutano a trovare soluzioni efficaci e ci fanno sentire meno soli.

Autore: Dott.ssa Paola Cervellati, psicologa
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