Il significato del “Mi Piace” da un punto di vista psicologico

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Eh si, i “mi piace” piacciono tanto… a tutti. Ricevere un “mi piace” equivale a ricevere un apprezzamento, è quindi del tutto normale esserne lusingati. Un “mi piace” è un complimento implicito, che detiene un ulteriore aspetto significativo: la platealità. Un “mi piace” è pubblico. Tutti possono vederlo. Questo ne rafforza il suo valore.

Cosa si nasconde dietro un “mi piace” sui Social?

“Mi piace” significa apprezzo la foto che hai postato, concordo con ciò che hai scritto. “Mi piace” significa vorrei essere anche io in quel ristorante a mangiare quelle fantastiche linguine allo scoglio che stai mangiando. “Mi piace” potrebbe voler dire: vorrei avere un corpo come il tuo per indossare quel bellissimo vestito.

Se ci pensate bene, anche la sua raffigurazione, un pollice in alto su Facebook, un cuoricino su Instagram, veicola con forza il messaggio di approvazione, ammirazione. Quindi, oltre ad essere cibo per l’ego, riflette anche un significato più profondo, ed è quello su cui fanno maggiormente leva gli influencer – ormai diventati una nuova categoria di “lavoratori”- ovvero l’essere il beniamino/a dei propri seguaci. Qualcuno da idolatrare, emulare e perchè no, invidiare.

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Il bisogno dei Like

Ricordiamoci che il bisogno di essere apprezzati, è insito nella natura umana. È una necessità presente anche all’interno della piramide di Maslow. Dopo i bisogni primari (fisiologici e di sicurezza), ci sono proprio loro, i bisogni sociali, di appartenenza (amore, accettazione, apprezzamento).

Il “Mi piace” sui social, equivale al “Bravissimo/a” scritto dalla maestra nel piè di pagina del foglio dei compiti. Questo esempio bene evidenza come il bisogno di essere apprezzati, nasce con noi e vive con noi, senza mai spegnersi. Subisce trasformazioni, in base all’evolversi della vita, ma rimane sempre fervido.

Essere lusingati da un “mi piace” non significa quindi essere narcisisti, ma semplicemente veder un proprio bisogno naturale e umano, soddisfatto. Il “mi piace” provocherebbe una sensazione di piacere anche alla persona meno narcisista del mondo.

Non dimentichiamoci inoltre che attorno ai “mi piace” vi è oggi un vero e proprio business. Vi sono aziende che sono cresciute e che riescono a guadagnare attraverso i “mi piace”, ovvero attraverso l’approvazione mediatica che determina inevitabilmente la credibilità di quella stessa azienda. Il “mi piace” ha quindi anche una funzione positiva da un punto di vista lavorativo ed economico.

Viviamo in una società in continua evoluzione, in continuo sviluppo. Oggi il principale veicolo di marketing è il social. Ed è importante che anche il mondo del lavoro si adegui a questo tipo di andamento di mercato che si basa sul “passaparola digitale” e sulla pubblicità a mezzo social.

Il social network come mondo parallelo per accrescere l’ego

I social network sono nati con l’obiettivo di connettere le persone, per far si che potessero interagire costantemente nonostante la distanza fisica. Nel tempo è poi divenuto un “contenitore di vita”, una sorta di mondo parallelo, all’interno del quale il proprio alter-ego può agire sotto nostra diretta supervisione. Un mondo parallelo dove si può essere sé stessi, l’ideale di sé stessi, o non essere se stessi ma comportarsi secondo le regole ritenute socialmente accettate. Prevede quindi una possibilità di scelta che non è invece concessa nel mondo reale. Questo principio di libertà è ciò che rende il social network così affascinante e amato.

Psicologicamente parlando, cosa rappresenta esattamente un “mi piace”?

Se Freud dovesse rispondere a questa domanda, probabilmente affermerebbe che il “mi piace” rappresenta un valido mezzo per soddisfare il proprio narcisismo, che lui definisce nel suo saggio “introduzione al narcisismo” come “completamento libidico dell’egoismo della pulsione di autoconservazione dell’uomo“, quindi qualcosa del tutto normale, appartenente alla natura umana. Ben evidente quando si è bambini, ma che rimane vivo, per tutta la vita, anche se talvolta celato. Qualcosa dal quale è impossibile separarsi.

Sapete che alcuni ricercatori hanno svolto veri e propri studi per rispondere a questa domanda?
Mi riferisco in particolare a quello svolto da Sherman e collaboratori, i quali, esaminando a livello neurologico (attraverso la risonanza magnetica) un campione di adolescenti, è emerso che a livello corticale un “like” attiva le medesime strutture cerebrali che si attivano quando si mangia cioccolato o si prende un buon voto a scuola, ovvero, il “sistema della ricompensa”.

È emerso inoltre che, la probabilità di un post di ottenere “like”, è tanto più forte quanto è il suo successo (alto numero di like). Sinteticamente, i post approvati ed apprezzati da un gran numero di persone, hanno maggior probabilità di attirare altri utenti generando così ulteriori interazioni. La scelta degli adolescenti come campione di studio, non è casuale, infatti questa categoria sarebbe quella più influenzata dal “significato psicologico” del “mi piace”, trovandosi infatti in quel momento della vita dove l’approvazione ed il supporto sociale hanno un ruolo fondamentale nella costruzione del proprio sé; che in fase adolescenziale è in divenire.

L’implicito sostegno sociale

Sostenere che nel concetto del “mi piace” vi sia solo un significato di approvazione è però riduttivo. Occorre andare più in profondità e comprendere il contenuto ancestrale dell’approvazione stessa e quindi del “mi piace”.

Ottenere “mi piace” incrementa inevitabilmente l’autostima. La consapevolezza di aver ottenuto tanti “like” e quindi, sapere che tante persone apprezzano e approvano i propri pensieri, il proprio operato, i propri contenuti; viene percepito come presenza di supporto sociale.

Il “mi piace” ha quindi una connotazione forte a livello sociale. Sopratutto nei più giovani, il “successo” ottenuto o non ottenuto sui social, potrebbe essere valutato come specchio di popolarità all’interno del proprio ambiente sociale. E ciò è qualcosa che può davvero fare la differenza, determinando senso di inclusione e autostima, o al contrario esclusione e senso di sfiducia, qualora non si godesse di “successo mediatico”.

È proprio per questi motivi che da un po’ di tempo a questa parte, da Instagram è sparito il numero di “like” sotto le fotografie. Adam Mosseri, CEO di Instagram, ha infatti giustificato questa decisione, con la volontà di prediligere il benessere delle persone rispetto ad interessi di altro ordine. Sottolineando che negli ultimi tempi l’utilizzo del social era improntato sulla competizione anziché sullo scambio e sulla socializzazione; motivo per il quale è stato invece concepito.

Nonostante il fatto che, su Facebook sia stata inserita la possibilità di rispondere con più “reazioni” ai post pubblicati dagli amici, il “mi piace” rimane sempre e comunque, il più desiderato.

Ricordati che non c’è nulla di male nel desiderio di ricevere quanti più “like” possibili alle fotografie o alle riflessioni che si condividono sui social network, l’importante è essere consapevoli che il proprio valore personale non è dato dal numero di “like”, quello appunto, è solo un numero.

Veronica Rossi, Psicologa e Mental Coach 
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