Ipersensibilità emotiva: vivere con le emozioni a fior di pelle

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Illustrazione: Senne Trip

Può succedere di avere reazioni emotive intense senza capire cosa ha scatenato tale risposta; quando per esempio sentiamo una profonda antipatia nei confronti di una persona appena conosciuta, quando siamo tristi senza motivo apparente, quando ci irritiamo per un piccolo imprevisto, quando ci arrabbiamo in modo eccessivo… Se ti capitano situazioni simili è probabile che tu abbia un’ipersensibilità emotiva.

Avere sempre le emozioni a fior di pelle

Saper tollerare un brutto imprevisto non è cosa facile ma per coloro che sono particolarmente ipersensibili può risultare davvero complesso! Vorrei precisare che essere ipersensibile non è un disturbo e per certi versi presenta dei vantaggi. In questo articolo vorrei però soffermarmi sugli aspetti negativi che questa condizione comporta.

Le persone che si inquadrano nell’ipersensibilità emotiva perdono facilmente la visione globale e questo li porta a reagire in modo eccessivo davanti a  dettagli che magari possono passare inosservati agli altri.  Per esempio, una parola o una frase detta magari in modo ironico o con lieve umorismo può provocare nella persona ipersensibile una forte aggressività, fastidio o rabbia.

In pratica, interagire con una persona ipersensibile emotivamente può sembrare un percorso a ostacoli più che a una normale conversazione dove inciampare è facile. Basta un niente per provocare una reazione sproporzionata.

Caratteristiche dell’ipersensibile

La vita non è affatto semplice per chi ha un temperamento ipersensibile dato che è prigioniero delle sua stessa ipersensibilità. Questa condizione potrebbe essere causa di diverse problematiche nel corso della vita, a livello personale o interpersonale.

Quali sono le gli effetti negativi? L’individuo ipersensibile…

  • Ha maggiori probabilità di esperire ansia o depressione rispetto alle persone con un livello di sensibilità nella norma
  • Al minimo intoppo o imprevisto diventa teso o nervoso
  •  Non è in grado di misurare la portata delle parole, così si possono ferire gli altri per mancanza di tatto
  • Reagisce impulsivamente, specialmente quando è preda di emozioni come rabbia, odio, risentimento o paura
  • Nei momenti di alta intensità emotiva, non tiene conto delle emozioni delle persone con cui si relaziona
  • Prende le decisioni lasciandosi trasportare solo dalle emozioni, senza analizzare le conseguenze delle proprie azioni
  • E’ estremamente suscettibile agli eventi della vita
  • Crolla facilmente davanti agli ostacoli

Fattore aggravante è la bassa autostima, condizione che lo porta a preoccuparsi eccessivamente e ingiustificatamente del parere della gente; nella sua mente pervadono sentimenti di intolleranza o irritazione quando gli altri non soddisfano le sue aspettative.

Inoltre, si percepisce come goffo o inappropriato in situazioni sociali di gruppo o in momenti di intimità romantica. In pratica, è eternamente preoccupato di essere giudicato dal proprio partner, parenti o amici!

L’ipersensibilità emotiva è un meccanismo di protezione dell’autostima

E’ bene osservare che dietro questa eccessiva sensibilità  si nasconde l’insicurezza perché questa sensazione si manifesta quando si comincia a dubitare di se stessi.

Genesi dell’ipersensibilità emotiva

Per stabilire le cause che comportano una ipersensibilità emotiva bisogna risalire all’infanzia; un bambino che nasce in un ambiente familiare instabile con serie carenze affettive, man mano che cresce sarà incapace di comprendere le sue emozioni ed esprimerle in modo assertivo,  sviluppando in età adulta un processo di invalidazione emotiva che lo accompagnerà in ogni relazione.

Correlazione tra analfabetismo emotivo e ipersensibilità emotiva

Quando si è piccoli, siamo tutti analfabeti emotivi. Il nostro repertorio emotivo è molto limitato. Già dai primi mesi di vita i bambini possono provare felicità, angoscia e disgusto e man mano che crescono, il loro mondo emotivo si espande.

Tra 2 e 6 mesi possono già sperimentare rabbia, tristezza, sorpresa e paura. Intorno ai 4 mesi sono in grado di distinguere le diverse espressioni emotive nelle persone che li circondano e a 6 mesi imitano le emozioni che vedono negli altri.

Tuttavia, i genitori o le figure di accudimento svolgono un ruolo fondamentale in questo processo di alfabetizzazione emotiva. Ogni bambino ha bisogno della convalida emotiva, un processo attraverso il quale cerca l’accettazione radicale dell’esperienza emotiva nelle persone a lui vicine. Se questo processo di validazione avviene correttamente, il bambino impara a identificare e gestire le proprie emozioni.

Se, al contrario, si verifica un processo di invalidazione emotiva, in cui le esperienze emotive del bambino vengono respinte, ignorate o continuamente giudicate, egli assumerà che le emozioni sono delle nemiche e deve reprimerle o nasconderle. Di conseguenza, non avrà l’opportunità di familiarizzare con esse e quindi imparare a gestirle in modo assertivo.

Ipersensibilità emotiva nelle relazioni sentimentali

Nella coppia, chi ha una ipersensibilità emotiva è vittima di frequenti incomprensioni che non fanno altro che instillare in chi ne soffre il dubbio fondamentale di non essere amato abbastanza o, al contrario, di non essere all’altezza. Da qui un’escalation di pensieri negativi che in taluni casi portano all’appiattimento emotivo.

Come imparare a gestire le proprie emozioni?

Ipersensibilità emotiva può essere gestita con l’Autocontrollo emotivo. Consiste nell’imparare a gestire le emozioni in modo assertivo, così da non invalidare noi o gli altri.

Per fare questo, dobbiamo ottenere gli strumenti psicologici che ci permettano di controllare la rabbia, l’irritabilità e liberarci dallo stress… Non si tratta di reprimere, negare o nascondere quelle emozioni, ma canalizzarle affinché possano svolgere le loro funzioni nel miglior modo possibile.

In caso di ipersensibilità emotiva è fortemente consigliato l’inizio di un percorso terapeutico. Le implicazioni relativa alla regolazione delle emozioni sono tantissime e coinvolgono molti aspetti della nostra vita, non solo relazionali ma anche psicofisiologici. Alla base dei disturbi psicosomatici vi è proprio una cattiva gestione dell’emotività.

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