Ipnosi: cos’è davvero e perché non bisogna temerla

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“Dentro di noi, possediamo tutte le risorse di cui abbiamo bisogno per far fronte alle nostre sfide evolutive.” – Milton H. Erickson, 1983

Molte persone sono spaventate dall’ipnosi perché hanno delle credenze, probabilmente acquisite tramite film o programmi televisivi, che non rispecchiano la vera natura dell’ipnosi. Il termine ipnosi è spesso associato, erroneamente, allo stato di sonno, alla perdita di controllo, alla violazione di volontà, al siero della verità, a magia ma non è così.

Test clinici eseguiti con elettroencefalogramma e tecniche di neuroimaging confermano che lo stato di ipnosi non ha niente a che fare con il sonno in quanto il sonno è determinato da una perdita dello stato di consapevolezza del sé e da una ridotta capacità di rispondere alle stimolazioni ambientali e invece il soggetto ipnotizzato risulta essere molto più vigile che nello stato di veglia, paragonabile a quello sperimentato durante la lettura di un libro o la visione di un film; l’ipnosi è l’occasione per aumentare il controllo, non perderlo, in particolare sullo stress, sul dolore, sulla tensione muscolare, sulle percezioni, sui ricordi e sulle emozioni; l’ipnotizzato inoltre non può essere forzato a commettere atti non conformi alla propria morale e riferisce solo quanto è suo desiderio riferire, non può essere ipnotizzato senza la sua volontà e l’ipnologo non possiede nessun potere magico.

Definizione di ipnosi

In letteratura sono presenti varie definizioni di ipnosi e quella che meglio esprime tale fenomeno è quella di Franco Granone (1989), fondatore del Centro Italiano di Ipnosi Clinico Sperimentale di Torino: “uno stato di coscienza modificato, fisiologico e dinamico durante il quale sono possibili modificazioni psichiche, somatiche e viscerali, per mezzo di monoideismi plastici e in virtù del rapporto operatore-soggetto” in altre parole, l’ipnosi è uno stato di coscienza modificato “naturale” che permette all’ipnotizzato di accedere alle risorse fisiche e mentali di cui ha bisogno, creando uno stato di attenzione selettiva nei confronti di uno specifico stimolo.

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Affinché ciò si realizzi, è fondamentale sia l’instaurarsi dell’alleanza tra l’ipnologo e il soggetto ipnotizzato, intesa come fiducia, condivisione di attenzione, curiosità reciproca, sia la presenza di adeguate capacità del soggetto ipnotizzato che delineano lo stato di trance, più o meno profondo, che può essere raggiunto.

Proprio come imparare ad andare in bicicletta o nuotare, l’ipnosi è un’abilità che necessita di essere praticata per poterla utilizzare a proprio vantaggio, anche autonomamente, ogni volta che lo si desidera. Probabilmente ti è già capitato di sperimentare una trance ipnotica senza rendertene conto.

Ad esempio quando sei talmente assorto a guardare lo schermo del tuo cellulare da non accorgerti di ciò che accade intorno a te o quando guidi lungo una strada familiare e ti rendi improvvisamente conto di aver guidato per diversi chilometri senza apparentemente aver visto nulla né essere stato cosciente di ciò che stavi facendo, eppure per tutto quel tempo hai guidato in modo perfettamente normale, hai evitato cani, bambini, ti sei fermato ai semafori rossi, hai cambiato marcia e così via. In queste circostanze, in cui ti trovi distratto o assorto in qualcosa, in realtà sperimenti uno stato ipnotico spontaneo.

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Qualunque stato di ipnosi è proprio in questo modo, uno stato di astrazione dal mondo esterno e di assorbimento nei tuoi stessi pensieri e fantasie e può verificarsi solo attraverso di te.

Quindi l’ipnotizzatore non può ipnotizzarti se tu non vuoi, nessuno può farlo, soltanto tu puoi ipnotizzare te stesso e l’ipnotizzatore può solo mostrarti come farlo volontariamente e può anche mostrarti come utilizzarlo autonomamente per risolvere i tuoi problemi o ottenere un obiettivo desiderato. Utilizzando le parole di Molinari e Castelnuovo (2010) l’ipnosi può essere descritta come “un metodo di fissazione e spostamento dell’attenzione che consente di trovare soluzioni più funzionali e creative deviando dagli schemi cognitivi ed emotivi prefissati”.

Elementi della condizione ipnotica

La condizione ipnotica presenta costantemente tre elementi. Il primo è una condizione di coscienza modificata in cui il soggetto prova un’esperienza diversa da quella normale dello stato di veglia che viene descritta come benessere, distacco dalla realtà o distorsione temporale.

Il secondo è una condizione fisica modificata che riguarda la tensione muscolare, il ritmo respiratorio e la frequenza cardiaca. Il terzo è la presenza di almeno un fenomeno ipnotico, come ad esempio la pesantezza del braccio o l’intenso rilassamento muscolare.

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A cosa serve l’ipnosi?

L’ipnosi può essere utilizzata sia nei bambini sia negli adulti per facilitare il rilassamento muscolare e mentale, rinforzare le capacità personali e agevolare il raggiungimento di obiettivi personali. Tra i numerosi utilizzi dell’ipnosi ci sono:

  • gestione dello stress e dell’ansia (es. attacchi di panico e paure)
  • trattamento dei disturbi dell’umore (es. depressione)
  • trattamento dell’insonnia (ipnosi per dormire)
  • il rinforzo dell’autostima,
  • miglioramento delle proprie prestazioni sportive, scolastiche, lavorative
  • raggiungimento di obiettivi personali e professionali
  • sostituzione delle abitudini dannose per sé con comportamenti mirati a un proprio benessere (es. ipnosi per smettere di fumare)
  • disturbi alimentari e perdita di peso (ipnosi per dimagrire)
  • elaborazione di un lutto o di eventi traumatici
  • sostegno alla gravidanza e al parto per insegnare alle future mamma una tecnica rapida per aumentare l’autocontrollo, il rilassamento muscolare, la calma, diminuire i tempi di travaglio, il dolore e affrontare meglio il periodo successivo al parto
  • disturbi fisici, psicosomatici e problemi gastrointestinali
  • gestione del dolore in odontoiatria o chirurgia per preparare tranquillamente il paziente all’intervento chirurgico e nel periodo post operatorio per intervenire sulla sua volontà di guarigione.

Attraverso l’ipnosi si può infatti ottenere l’effetto ansiolitico, l’anestesia di parti del corpo e l’analgesia, ovvero uno stato in cui viene percepito lo stimolo ma non come doloroso. L’ipnosi risulta inoltre efficace anche nei pazienti con malattia terminale per aiutarli a focalizzarsi sulle loro risorse e favorire il processo di resilienza nelle fasi avanzate.

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Conclusioni

È essenziale ricordare che l’ipnosi si realizza con la tua volontà e il tuo impegno. Durante la seduta di ipnosi rimarrai sveglio, cosciente, capace di parlare, sarai responsabile di quanto accade e in pieno possesso delle tue capacità di controllo e di movimento e ricorderai tutto, ad eccezione solo di ciò che tu stesso non vorrai ricordare, se ad esempio dovessero emergere emozioni e ricordi legati a una tua difficoltà che non sei ancora pronto ad affrontare, potrai in tutta semplicità decidere di non ricordarlo al momento di uscire dallo stato di ipnosi, fintantoché non ti sentirai davvero pronto a fronteggiarli. Diffida da chi esprime il contrario e affidati a professionisti competenti, psicologi e psicoterapeuti che hanno una formazione certificata in ipnosi.

Ipnosi ericksoniana

In conclusione riporto l’illuminante storia del cavallo, redatta dal padre dell’ipnosi moderna, psichiatra e psicoterapeuta statunitense Milton H. Erickson (1983) secondo il quale il compito del terapeuta è quello di riportare l’individuo sulla propria “vera strada”.

«Un giorno stavo tornando a casa da scuola, quando un cavallo, che era scappato con le redini sulla groppa, superò un gruppo di noi ed entrò nel campo di un contadino alla ricerca di un po’ di acqua da bere. Sudava abbondantemente, e il contadino non l’aveva visto, cosicché lo catturammo noi. Io saltai in groppa al cavallo e, visto che aveva le briglie, presi in mano le redini e dissi:”Hop! Hop!”, indirizzandolo verso la strada.

Sapevo che il cavallo avrebbe girato nella direzione giusta. E il cavallo si mise a trottare e a galoppare lungo la strada. Ogni tanto si scordava di essere sulla strada e si buttava in qualche campo, allora io gli davo una scrollatina e richiamavo la sua attenzione sul fatto che era sulla strada che doveva stare.

E alla fine, a circa quattro miglia da dove gli ero salito in groppa, si infilò nel recinto di una fattoria e il contadino disse: ”Dunque è così che è tornato quello scemo. Ma dove l’hai trovato?”, e io dissi: “A circa quattro miglia da qui”. “E come hai fatto a sapere che dovevi venire qui?”. ”Io non lo sapevo”, risposi “Lo sapeva il cavallo. Io non ho fatto altro che mantenere la sua attenzione sulla strada».

Questa storia illustra il metodo terapeutico di Milton H. Erickson centrato sulla persona: la persona conosce la direzione in cui vuole dirigersi e ha le competenze e le risorse necessarie per il suo scopo, anche se potrebbe non sapere come utilizzarle a proprio vantaggio. Tutto quello che deve fare il terapeuta è guidarla in modo intelligente per non andare fuori strada, tenere gli occhi sul suo traguardo e arrivare alla meta.

Autore: Mary Manarin Psicologa Psicoterapeuta Ipnologa Terapeuta EMDR

Bibliografia
Erickson, M. H. (1983). La mia voce ti accompagnerà. Roma: Astrolabio-Ubaldini.
Granone, F. (1989). Trattato di ipnosi. Torino: Utet.
Karle, H., Boys, J. (2005). Guarire con l’ipnosi. Roma: Mediterranee.
Molinari, E., Castelnuovo, G. (2010). Psicologia clinica del dolore. Milano: Springer-Verlag.

 

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