La vita ai giorni del covid-19

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Psicologa e Psicoterapeuta analitica in formazione, con utilizzo della Sand Play Therapy e psicodiagnosta con Test Rorshach e altri test. Riceve online e nel suo studio di Empoli.

Stiamo vivendo un periodo molto complicato, la nostra vita, le nostre abitudini, le nostre certezze, hanno lasciato il posto a qualcosa di misterioso, invisibile e sconosciuto.

Ci si alza la mattina e il primo pensiero va a cercare di trovare sui notiziari che qualcosa è avvenuto, un’inversione di tendenza sui contagi, un vaccino o una medicina trovata da qualche laboratorio nel mondo, per sconfiggere questo nemico invisibile.

Le nostre abitudini sono cambiate

Abbiamo cambiato le nostre abitudini, le mani non si possono stringere, gli abbracci non si possono dare, dobbiamo tenere un metro di distanza gli uni dagli altri, siamo diventati tutti attenti a proteggerci con disinfettanti e gel Amuchina.

Il lavoro è cambiato, si lavora prevalentemente da casa usando le tecnologie che il mondo moderno ci ha messo a disposizione, creando una connessione di rete, per non sentirci soli.

Si fa musica dai balconi, ci riscopriamo tutti un po’ patrioti cantando L’inno di Mameli con le bandiere sui terrazzi.

Cerchiamo di far arrivare la nostra riconoscenza ai medici, agli infermieri e a tutti quelli che si stanno adoperando in questo momento così difficile, con post-it o con biglietti e come un mantra ci ripetiamo “Andrà tutto bene“.

Tutti abbiamo la responsabilità di fare qualcosa, dobbiamo interrompere la catena dei contagi restando a casa, occuparci dei nostri figli, che momentaneamente non vanno a scuola e chi ha bambini sa quanto difficile sia, tenerli in casa, senza farli uscire a giocare.

I più grandi, seguono le lezioni tramite il web e alcune volte sono loro a dare informazioni, su come interfacciarsi via web.

Questi ragazzi, che da frequentatori di pub e discoteche, rinunciano alle loro abitudini, anche per salvaguardare la salute dei loro parenti, come nonni e genitori.

Le città deserte di macchine, cominceranno ad essere più respirabili e la primavera alle porte con i polmoni verdi delle città cominceranno a rifiorire di colori.

L’aria diventerà più respirabile e anche dai balconi e terrazzi potremmo beneficiarne.

A casa possiamo riscoprire il piacere delle cose semplici

A casa potremmo dedicarci a migliorare la nostra conoscenza su quell’argomento che da mesi non avevamo mai avuto il tempo di approfondire; il libro, che avremmo voluto leggere, ma che non avevamo avuto il tempo di farlo, il film che ci avevano detto essere così bello, ma che non avevamo visto.

Riscoprire i nostri figli, leggergli quella favola o novella che nella frenesia quotidiana non avevamo trovato il giusto momento per farlo.

Non possiamo andare direttamente a casa dei nostri genitori, però una telefonata, o videochiamata, potrà sarà essere gradita.

Dobbiamo fare i conti con ciò che normalmente cerchiamo, il più possibile, di allontanare da noi, la morte. I numeri quotidiani di deceduti, ci arrivano in faccia come schiaffi inattesi.

Quello che dovremmo però imparare a fare, passata questa emergenza dei contagi è quel rito, riparatore, per quei funerali mai potuti realizzare.

Questo mondo interconnesso, lascia lo spazio al singolo che non può più esimersi dal fare qualcosa in prima persona, perché non dimentichiamoci mai, che ogni popolo è fatto di singoli individui, che con il loro operato influenza non solo la propria comunità di appartenenza, ma tutto il genere umano.

Emerge il meglio (o il peggio) di noi

In questo momento, così delicato le doti e le ombre dei singoli, vengono fuori senza mezzi termini.

Chi si prodiga ad aiutare gli altri, come i volontari, che portano la spesa a casa, dei più fragili.

Chi guida le ambulanze, chi rischia costantemente la propria vita come i medici e gli infermieri, o chi speculando su questa emergenza cerca di arricchirsi, rincarando oltre misura, dispositivi di protezione sanitaria, o tutto quello che in questo momento, possa essere indispensabile magari per salvare una vita.

Le ansie e paure dei singoli, si amplificano, fino a rasentare alle volte una vera e propria psicosi collettiva.

Chi soffre normalmente d’ansia e di disturbi ipocondriaci, forse per la prima, può trovare persone, che come loro temono fortemente per la salute propria e dei propri cari e quindi sentirsi meno soli e meno inadeguati.

Ognuno, in questo momento, dovrebbe cercare di trovare in sé le risposte per affrontare l’ansia e le paure che giustamente ci accompagnano. Ricordiamoci sempre che questa paura è giusto che ci sia, perché ci fa essere vigili ed attenti ai comportamenti corretti da adottare.

Una rinuncia temporanea

Vorrei concludere con una frase del Vangelo, quando Cristo risorto, incrocia la Maddalena e questa felice di rivederlo vorrebbe abbracciarlo, ma lui allontanandosi pronuncia la frase: “Noli me tanghere!”

Mai come ora ci fa capire che il ritrarsi da un gesto, possa racchiudere la speranza che in fondo la rinuncia temporanea da un gesto di comunione, come possa essere un abbraccio, o una stretta di mano, possa mirare a ben più elevati obiettivi, che a noi servono a proteggere la nostra specie e che racchiudono un ulteriore significato ancora più profondo.

Quindi atteniamoci tutti alle regole, restiamo a casa e facciamo in modo che questo tempo possa aiutarci a migliorare e quando tutto sarà passato, non dimentichiamo velocemente quello che questa esperienza ci ha insegnato.

Ristabiliamo le nostre priorità e diamo valore e rispetto al mondo che ci accoglie.

#andràtuttobene.

Autore: Dott.ssa Paola Cervellati, psicologa
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