Le regole della comunicazione assertiva

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assertivo

Ti sarà sicuramente capitato di sentir parlare di assertività. Ma a cosa s’intende esattamente con questo termine?
L’assertività è una caratteristica del comportamento umano intesa come il giusto equilibrio tra due polarità: aggressività e passività. Si riferisce ad un modo di regolare il proprio comportamento nel rispetto degli altri.

Proprio come indica la sua etimologia (dal latino “asserire”), è sinonimo di affermazione di se, intendendo con questo quella capacità di esprimere le proprie idee ed emozioni, in modo chiaro ed efficace, nel totale riguardo del proprio interlocutore. Ciò presuppone altresì, un certo livello di empatia nei confronti delle persone con le quali ci si rapporta.

I due psicologi statunitensi Alberti ed Emmons, coloro che furono tra i primi a parlare di assertività negli anni ‘60, ne danno una definizione sintetica, ma che racchiude al suo interno tutte le caratteristiche di base, specificando l’assertività come «un comportamento che permette a una persona di agire nel proprio interesse, di difendere il proprio punto di vista senza esagerata ansia, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti, di difendere i propri diritti, senza ignorare quelli altrui».

Assertività

Un elemento essenziale dell’assertività: imparare a dire, no!

Molto spesso per paura di incorrere in una discussione o per timore di risultare sgarbati, si accettano controvoglia le richieste dell’altro. Questa è la passività, assecondare i desideri degli altri. Ciò non significa che non lo si debba mai fare, ma decidere di accettare le richieste altrui, dev’essere una scelta volontaria e non determinata dall’incapacità di replicare.

È vero anche al contrario. Cioè, se si decide di agire in modo assertivo, occorre rispettare anche la libertà delle altre persone di dire no, senza che questo possa provocare senso di rabbia o risentimento.

Alla luce di quanto detto prima, si evince la caratteristica basilare dell’assertività: riuscire a chiedere ciò che si vuole. Ma come farlo? Con assertività!

6 regole per una comunicazione assertiva

All’interno della concettualizzazione di assertività, comportamento e relazioni interpersonali, ne costituiscono l’anima. La comunicazione ne è quindi un altro elemento imprescindibile, in quanto caratteristica ineludibile dei rapporti umani. Molto spesso però una comunicazione non efficace, può essere responsabile di incomprensioni o in casi estremi, rotture di relazioni che siano esse amorose o lavorative.

Per comunicare in maniera efficace, esprimendo le proprie opinioni ed emozioni, senza offendere o calpestare l’altro, esistono 6 importanti regole.

1) Utilizza sempre la prima persona

Io penso che, io sento ecc.., Il messaggio veicolato in prima persona indica una comunicazione attiva. Afferma la posizione di chi parla. Utilizzare il “tu” infatti, potrebbe risultare aggressivo e accusatorio da parte dell’interlocutore.

2) Tecnica del “disco rotto”

Continuare ad esprimere le proprie necessità e le stesse argomentazioni per mantenere il focus sull’argomento della discussione. Il rischio infatti è quello di aggiungere nuovi “elementi distraenti” che possano portare l’attenzione lontana dal cuore del confronto.

3) Asserzione negativa

Significa ammettere i propri errori.
Per esempio: “Hai ragione, non mi sono impegnato abbastanza nella stesura del progetto”

Questo denota grande autostima. Ma sopratutto diminuisce la conflittualità tra gli interlocutori. Infatti l’altro sentendosi compreso ed ascoltato, sarà più incline a fare lo stesso.

4) Inchiesta negativa

Richiedere spiegazioni circa la critica mossa dall’altro nei propri confronti. Per esempio: “Perchè mi hai definito svogliato? Cosa te lo fa pensare?”

Questo permette di smorzare la componente emotiva della comunicazione, mostra interesse verso ciò che l’altro ha trasmesso. Inoltre, se costruttiva, la critica, può aiutare a migliorarsi.

5) “Annebbiamento”

Con questo termine s’intende una modalità comunicativa sottile, che consiste nell’affermare il proprio punto di vista, ma dando parzialmente ragione all’interlocutore.

Per esempio: “Sono d’accordo con te sul fatto che il mio lavoro non sia eccellente, ma se avessi avuto a disposizione più tempo, lo avrei sicuramente fatto meglio”. Così facendo si riduce l’aggressività nell’altro.

6) ”Discriminazione selettiva”

Evidenziare solo gli aspetti che s’interessa approfondire della comunicazione. Per effetto della “non ripetizione” gli altri andranno ad estinguersi, come per esempio aspetti critici della comunicazione.

Imparare a comunicare in maniera assertiva: da dove iniziare?

Come in ogni ambito nuovo della vita, inizia dalle piccole cose.

Parti col dire no, alle persone con le quali il legame non è forte, così sarà minore il rischio di sentirsi in colpa per non aver accolto la richiesta.

Procedi poi con l’applicazione progressiva delle regole prima citate. Ricorda, non è necessario utilizzarle tutte all’interno di uno stesso confronto, ma scegliere quella più adatta alla situazione e inserirla all’interno dello scambio comunicativo.

Un buon allenamento all’assertività permette di acquisire sicurezza in se stessi ed essere anche più efficaci nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Significa altresì avere relazioni interpersonali più soddisfacenti. Questo non è cosa di poco conto se si considera che i rapporti umani sono alla base della della vita di ogni persona.

Assertività ed autostima sono in stretta correlazione, in un legame direttamente proporzionale. Aumentando la propria assertività è possibile aumentare parallelamente anche la propria autostima.

CONSIGLIO PRATICO

Non ostentare l’assertività. Ricorda sempre di utilizzarla solo quando necessario. Applicandola sempre e indistintamente ad ogni ambito della tua vita, potresti risultare poco incline all’ascolto delle esigenze altrui. Come per ogni cosa, la giusta dose è ciò che fa la differenza tra antidoto e veleno.

Veronica Rossi, Psicologa e Mental Coach 
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BIBLIOGRAFIA
Robert E. Alberti e Michael L. Emmons, Essere assertivi. Come imparare a farsi rispettare senza prevaricare gli altri, Il Sole 24 Ore, 2003.

 

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