Le teorie dell’apprendimento

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Si può definire apprendimento quel processo di cambiamento del comportamento concreto o potenziale di un individuo in relazione ad una sua esperienza. Risulta dall’interazione di motivazione, emozione, memoria e, dunque, non è riducibile ad uno sterile meccanismo di assimilazione di contenuti.

L’apprendimento è dunque una risposta adattiva del soggetto all’ambiente e il risultato di un’esperienza pregressa. Per tale motivo essa è intrinsecamente connessa alla memoria, allo sviluppo cognitivo e all’intelligenza. Nel corso del tempo sono stati effettuati diversi studi.

Comportamentismo

Lo studio dell’apprendimento inizia con il comportamentismo che può essere definito come il tentativo di chiarire il comportamento in termini di relazioni fra stimoli osservabili, ovvero eventi che accadono nell’ambiente e risposte osservabili, ovvero atti comportamentali. In particolare: – Pavlov nel 1927 rese noti i risultati dei suoi studi condotti sull’apprendimento associativo, basato sull’associazione stimolo-risposta.

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Thorndike e successivamente Skinner introdussero il paradigma del condizionamento operante, introducendo il rinforzo negativo per far cessare un comportamento e positivo per aumentarlo.

I teorici dell’apprendimento sociale

Negli anni’40-’50 ampliarono il concetto di apprendimento interessandosi al comportamento sociale e al contesto sociale del comportamento secondo un principio di causalità triadica reciproca, in cui l’ambiente, la persona e il comportamento si influenzano vicendevolmente. In particolare: – L’apprendimento latente di Tolman Tolman ha evidenziato l’apprendimento latente che avviene senza apparenti indicatori esterni e consiste nella strutturazione di mappe cognitive che vengono utilizzate quando necessario.

L’apprendimento per insight di KÖhler

Il gestaltista Kohler ha evidenziato l’apprendimento per insight che avviene attraverso intuizioni improvvise, risultanti comunque da un processo di osservazione, assimilazione e creatività.

L’apprendimento pere modellamento di Bandura

Bandura propone il concetto di apprendimento per modellamento: l’individuo modifica un proprio comportamento sulla base del comportamento di un altro individuo, preso come modello; quest’ultimo segue importanti criteri come l’età, il sesso, lo status sociale, ma anche l’esito del comportamento, in quanto spesso si apprende guardando gli esiti che il comportamento appreso ha quando sono gli altri ad attuarlo, ovvero il cosiddetto condizionamento vicario.

L’esperimento di Bandura dimostra che bambini sottoposti a un video violento sono più violenti di bambini non sottoposti al video o a un video tranquillo

La disposizione ad apprendere di Harlow

Harlow orienta i suoi studi all’apprendimento ad apprendere, procedendo al di là di specifiche abilità e contenuti e analizzando il meta-apprendimento, cioè l’acquisizione di un metodo trasversale e applicabile a diversi contenuti.

La metacognizione di Flavell

Infine dagli anni 70, con Flavell, si introduce il concetto di metacognizione, che include i processi di controllo e monitoraggio dell’apprendimento che procedono oltre l’acquisizione di un metodo a applicare e valutano l’attitudine alla flessibilità, la selezione dei metodi, la gestione delle risorse attentitve e la persistenza in un compito fino al conseguimento di un obiettivo.

I principali studi inerenti l’apprendimento sono:

Condizionamento classico di Pavlov

Questo tipo di apprendimento fu scoperto per caso dal fisiologo russo Pavlov agli inizi del 900, in seguito agli studi sulla salivazione dei cani. Egli, dopo avere notato che l’animale salivava quando vedeva e riceveva il cibo, considerò quest’ultimo come uno stimolo incondizionato SI e la salivazione come un risposta incondizionata RI, in quanto innata nel cane e non dipendente da fattori esterni.

Successivamente constatò che la salivazione aumentava quando sentivano o vedevano qualcosa che precedeva la somministrazione di cibo e quindi decise di associare al cibo il rumore di un campanello. Pavlov notò che, dopo poco, il cane sentendo il campanello salivava maggiormente; così definì il suono stimolo condizionato SC e la maggiore salivazione risposta condizionata RC, in quanto derivanti da fattori esterni.

Egli quindi capì come, associando uno stimolo condizionato a uno incondizionato, si potesse ottenere una risposta più complessa sulla scia di quella incondizionata, e quindi sulla base dell’esperienza il nostro organismo cambia, è una forma di apprendimento. Da questi studi emersero altri aspetti: se l’associazione suono-cibo veniva sospesa, la risposta condizionata tendeva diminuire fino ad estinguersi, ma si ripresentava intensificata quando veniva ripresentata, dimostrando come la Risposta Condizionata fosse stata solo inibita più che dimenticata.

Tale recupero spontaneo e il riapprendimento rapido dimostrano la difficoltà ad eliminare gli effetti del condizionamento. Inoltre, scoprì l’importanza del fattore tempo e ordine, in quanto dimostrò che più vicini temporalmente sono SC e SI e più facilmente si ottiene il condizionamento, e lo stesso vale per un ordine SC-SI piuttosto che SI-SC.

In sintesi, l’apprendimento raggiunge la sua massima efficacia quando lo SC precede leggermente lo SI. Un altro aspetto è che quando si è imparato ad associare uno Stimolo Condizionato a uno Stimolo incondizionato, anche stimoli simili a quello condizionato avviano essi stessi la medesima risposta condizionata, ma in misura minore quanto maggiore è la differenza con lo SC originario.

L’esperimento di Watson

Si parla allora di generalizzazione dello stimolo che può essere ulteriormente spiegato attraverso l’esperimento di Watson. Egli dimostrò come un bambino, il piccolo Albert, dopo l’associazione di un rumore disturbante a un topo, aveva paura di tutti gli animali pelosi.

Quello del piccolo Albert è chiaramente un condizionamento disadattivo in quanto, associando un oggetto/animale a un esperienza traumatica, porta una fobia. Tuttavia può anche esistere un condizionamento adattivo della paura, come quando si sta alla larga da qualcosa di pericoloso.

Infine il processo inverso alla generalizzazione è quello della discriminazione tra due stimoli relativamente simili. In questo caso pur continuando a rispondere a un certo SC si può, con un buon addestramento, non rispondere ad altri stimoli simili allo SC. A questo proposito Pavlov abituò il cane a non rispondere a qualsiasi suono, ma solo quelli con una certa tonalità.

Il condizionamento operante di Thorndike ee Skinner

Condizionamento operante di Skinner, il quale formulò la propria teoria basandosi sugli studi di Thorndike sull’apprendimento per prove ed errori. Nell’esperimento più significativo Thorndike, studiando il comportamento di un gatto all’interno di una gabbia con una leva che, se premuta, distribuiva cibo, capì che l’animale, dopo averla premuta un po’ di volte accidentalmente, intuiva il funzionamento del meccanismo; egli chiamò questo fenomeno legge dell’effetto, cioè un animale tende a ripetere un comportamento sulla base dell’effetto che esso produce.

La Skinner Box

Skinner costruì una scatola molto simile a quella di Thorndike, la Skinner Box, e facendo vari esperimenti sugli animali formulò la sua teoria sul condizionamento operante, cioè che i soggetti possono sviluppare o modificare un comportamento non tramite un riflesso innato, ma operando e agendo nell’ambiente grazie all’associazione stimolo-risposta:

dal premere la leva per sbaglio (stimolo) e la conseguente fuoriuscita di cibo (risposta) l’animale capisce (condizionamento operante) che deve premere la leva per ottenere il cibo (acquisizione comportamento).

Il condizionamento è, quindi, determinato dal rinforzo, cioè un qualsiasi evento che accresca la probabilità della comparsa di una risposta.

skinner box apprendimento operante

Si distinguono rinforzi primari, che fanno leva su condotte innate; rinforzi secondari, ovvero stimoli inizialmente neutri che diventano rinforzanti in quanto appresi nel tempo e sono spesso legati alla cultura; rinforzi postivi, che consistono nella ripetizione di uno stimolo piacevole; e rinforzi negativi, che corrispondono alla cessazione di uno stimolo spiacevole.

Rinforzi positivi vs punizioni

L’opposto dei rinforzi sono le punizioni, cioè qualunque cosa possa fare diminuire la probabilità della comparsa di una risposta. Negli studi di Thorndike, studiando il comportamento delle cavie che, in questo caso, quando premevano la leva ricevevano anche una scossa elettrica, notò che la punizione diminuisce temporaneamente l’intensità e la frequenza del comportamento ma non è in grado di estinguerlo; anzi quando si ripresentava era accompagnato da emozioni come rabbia e aggressività. Risulta più efficace, invece, quella che Skinner definisce la tecnica del modellaggio, ovvero rinforzi progressivi e sistematici che, appunto, modellano il comportamento fino al raggiungimento della condotta desiderata.

Differenze tra condizionamento classico e operante

Concludendo le differenze principali tra il condizionamento classico e quello operante sono che nel primo si condizionano riflessi fisiologici pre-esistenti allo stimolo e il soggetto è passivo, mentre nel secondo si condizionano comportamenti nuovi e il soggetto è attivo.

Teoria dell’apprendimento latente di Tolman

Tolman dimostrò che l’apprendimento non coincide con la prestazione e che non è sempre necessario un rinforzo affinchè l’individuo impari in quanto esiste un apprendimento latente che si realizza senza mostrarsi nel comportamento.

Tolman dimostrò ciò attraverso l’esperimento dei tre gruppi di ratti che dovevano orientarsi in un labirinto, un gruppo rinforzato con del cibo, un gruppo senza alcun rinforzo no e uno dopo dieci giorni; egli vide che anche se apparentemente il primo gruppo era il migliore, il terzo, non appena riceveva il rinforzo, superava il primo, in quanto aveva costruito nei primi 10 giorni delle mappe cognitive, ossia delle rappresentazioni mentali del labirinto.

In questo modo Tolman introduce al classico schema stimolo-risposta un elemento intermedio, rappresentato dall’elaborazione mentale e distingue il costrutto dell’apprendimento da quello di prestazione, dove il primo, attraverso la costruzione di mappe cognitive, diviene osservabile solo dopo il rinforzo, mentre il secondo ha a che fare unicamente con l’azione direttamente osservabile attraverso la quale si ottiene il rinforzo.

L’insight di Kohler

Teoria dell’apprendimento per insight di Kohler, il quale in accordo con la Gestalt, rendendosi conto che i vari modelli di apprendimento non spiegavano come si risolvono i problemi giornalieri, sviluppò il suo modello dell’apprendimento per insight, secondo cui l’apprendimento è l’esito di un processo intelligente. Esso presuppone la capacità di collegare insieme in modo unitario elementi distribuiti e considerati, fino ad allora, isolati. Dopo una fase di tentativi, prove ed errori, il soggetto arriva improvvisamente alla ristrutturazione cognitiva che consente l’insight, ovvero un apprendimento improvviso in cui il campo percettivo tende a riorganizzarsi e il soggetto vede soluzioni a cui prima non aveva pensato.

Sono classici gli esperimenti del 1917 in cui a una scimmia, chiusa in una gabbia, veniva richiesto di afferrare delle banane al di là delle sbarre. Dopo un iniziale nervosismo la scimmia, allungando dei bastoni presenti nella gabbia, riusciva ad afferrarle: ciò significa che l’apprendimento può scaturire da lampi improvvisi che risultano dall’uso originale e creativo di strumenti in proprio possesso.

Dal confronto con le teorie del condizionamento emergono due concezioni di apprendimento: secondo la concezione continua, che caratterizza il comportamentismo, l’apprendimento è un lento percorso per gradi; mentre secondo la concezione discontinua dei Gestaltisti l’apprendimento è immediato e creativo.

Attualmente si adotta una linea integrata che considera l’apprendimento un processo continuo e progressivo che, tuttavia, non esclude atti creativi resi possibili dalla qualità di apprendimenti precedenti.

Autore: Santina Claudia Micieli, Psicologa Clinica
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