Nessuno si è mai preso cura di me. (Quindi) lo farò io

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Non aspettare che qualcuno arrivi a salvarti, solo tu puoi davvero salvare te stessa. – Illustrazione Yaoyao Ma Van As

Crescere in una famiglia disfunzionale non è mai facile. Gli scenari possibili sono infiniti, ognuno dei quali può lasciare grosse cicatrici con forti ripercussioni vissute fin dall’età adulta. Ognuno di noi ha un passato alle spalle; la personalità sorge proprio durante le esperienze vissute, le più significative sembrerebbero essere quelle infantili.

Dopo aver preso consapevolezza di un proprio vissuto drammatico, c’è un ulteriore passo che bisogna compiere. Preso atto di aver ricevuto cure carenti, con genitori negligenti, poco attenti o disorientanti, arriva il momento di concedersi un secondo apprendimento.

Nei miei articoli ho sempre evidenziato la netta correlazione tra comportamento genitoriale e problematiche esperite in età adulta. Tali articoli non hanno mai avuto la funzione di giustificare un disagio o di fornire un alibi alla propria disfunzione, bensì lo scopo è quello di invitare il lettore a una prima riflessione sulle ragioni sottostanti a un proprio disagio.

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Chi fa tanta introspezione può arrivare al punto in cui pur riuscendo a dare un significato ai propri vissuti, non riesce a fare quell’ulteriore passettino che consentirebbe il cambiamento. In questi contesti la domanda cardine sembra essere univoca: come posso prendermi cura di me stessa se nessuno mi ha mai insegnato a farlo? Come posso amarmi se nel profondo ho appreso una valutazione negativa di me?

Questo quesito non è meramente concettuale ma ha dei risvolti biochimici e neurobiologici. Il cervello di ognuno di noi si sviluppa nella prima infanzia e lo fa sulla base del proprio ambiente di sviluppo. Ciò significa che le reti neurali di ognuno di noi si plasmano durante l’infanzia sulla base dei propri apprendimenti emotivi, cognitivi, educativi… Abbiamo circuiti e “mappe neurali” che, giorno dopo giorno, si sono plasmate e allenate. Quando parliamo di abitudini, comportamenti, modelli affettivi, schemi relazionali (…), facciamo riferimento a un contesto psicologico che ha un’intrinseca matrice psicobiologica.

Ripetendo il paradigma della Strange Situation di Mary Ainsworth e avendo la possibilità di fare rilevazioni sui livelli di cortisolo, è stato evidenziato che i bambini con un attaccamento sicuro sono più tolleranti allo stress. Il cosiddetto “nevroticismo” (uno dei tratti dei big Five), non sarebbe qualcosa di ereditario ma qualcosa di appreso. In pratica impariamo a esporci ai sintomi dell’ansia, a rimuginare o a deprimerci.

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In tutto questo c’è qualcosa di meravigliosamente affascinante: le nostre mappe neurali possono cambiare! La plasticità sinaptica e neuronale può essere un’ottima alleata e rendere possibile ogni tipo di cambiamento. Insomma…. si può fare tutto, anche riprendersi da un abuso emotivo lungo quanto l’infanzia. Certo, non si tratta di un’impresa facile (i mutamenti non avvengono dall’oggi al domani) ma vale la pena provarci, ne va della qualità della nostra vita oltre che della nostra salute mentale.

Quando sperimentiamo vissuti negativi protratti per moltissimo tempo, possono subentrare in noi sentimenti di disperazione accompagnati dalla sensazione che non vi è alcuna possibilità di cambiamento, indipendentemente dalle circostanze o condizioni personali.

La vita è fatta di sofferenza…” 

Che senso ha affannarsi quando mi ritrovo sempre al punto di partenza”

Faccio sempre gli stessi errori”

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Non imparerò mai” 

Le frasi sono tante, il succo è sempre lo stesso: la mancanza di speranza. Se molti di noi sono scettici e intolleranti al concetto di speranza, lo sono di meno verso il concetto di fiducia. Fiducia in sé stessi, in particolare: iniziare a concepire sé come efficaci, avare fiducia nel proprio valore personale.

Molti di noi, purtroppo, hanno bisogno di imparare l’ABC.

Le principali difficoltà da affrontare

L’elenco che segue non è esaustivo. Gli scenari sono molteplici così come i disagi vissuti, ecco i più comuni in termini “esistenziali”.

Confusione sui confini

confini possono essere definiti come quei limiti che impostiamo ogni volta che entriamo in relazione con altre persone. Quei limiti che ci indicano ciò che riteniamo accettabile e inaccettabile nei loro comportamenti espressi dagli altri nei nostri confronti.

In una relazione genitore-figlio sana, l’adulto si prende cura del bambino e il bambino impara a trovare stabilità e sicurezza nella relazione. L’adulto tiene conto dei bisogni del bambino che viene fin da subito trattato come una persona a sé.

Al contrario, se la relazione è disfunzionale, il bambino crescerà senza conoscere mai quel “senso di sicurezza confortante” ma anche con confini tra sé e l’altro del tutto sfumati e distorti. Nelle famiglie disfunzionali, il bambino è spesso “l’oggetto” mediante il quale gli adulti cercano di soddisfare le proprie esigenze e aspettative, senza considerare i bisogni autentici del piccolo.

Il bambino impara a sviluppare la sua autostima e il suo sé sulla capacità di mettere i sentimenti e i bisogni degli altri ben al di sopra dei suoi. Si viene a creare una gerarchia dove il figlio resterà perennemente subordinato e il genitore si sentirà in diritto di intromettersi nella vita del figlio a sua discrezione.

Sulla base di quanto appena descritto, alcuni di noi hanno difficoltà a delineare confini ben precisi per timore di essere rifiutati e abbandonati, per sensi di colpa, per difficoltà a dire di no… Ecco qualcosa da ricordare: i nostri bisogni sono importanti come quelli di chiunque altro 

Mancanza di senso del Sé

I bambini che crescono con lo scopo di soddisfare le esigenze emotive del genitore, da adulti, avranno molte difficoltà a riconoscere i propri bisogni e sentimenti autentici.

Anche se “semplicemente” un genitore tende cronicamente a sminuire il sentire del piccolo, egli crescerà con l’idea che i suoi sentimenti e le sue emozioni non hanno valore. Se il genitore ammonisce ogni esperienza emotiva (Non piangere! Ma sei scemo?! “Fai il buono, non far arrabbiare la mamma…”, “calmati sennò fai preoccupare la mamma…”), il bambino crescere sopprimendo ogni emozione con un alto rischio di alessitimia.

In questi contesti non è solo l’autostima che viene a mancare, ma anche una bussola emotiva che possa motivare l’individuo verso la risoluzione dei propri bisogni autentici.

In contesti altamente invalidanti anche il senso del Sé è minacciato. Persone con scarso senso del valore personale hanno una storia di continue invalidazioni e abusi emotivi. Talvolta si è così abituati ad essere definiti “dal proprio autore” (genitore/partner…) che non sa come definire se stessi

Ecco qualcosa da ricordare: puoi iniziare ora ad apprendere nozioni su te stessa e realizzare un senso di sé pienamente autoefficace.

Attenta però a non cadere nella trappola “fare per essere”. Non devi essere “produttiva” ed “efficiente” per poter realizzare un sé amabile. L’amore è già tuo, è qualcosa che ti tocca per diritto ma che ti è sempre stato negato… E’ finalmente arrivato il momento di concederti ciò che già ti spetta, puoi iniziare a donartelo in piena autonomia, infatti l’amore viene da dentro, non devi cercarlo fuori.

Non sentirsi “abbastanza”

Il non sentirsi abbastanza o addirittura il covare un senso di inutilità (“sono inutile“, “la mia vita è inutile…”, “non sono importante per nessuno”…. “non servo a nulla…”, “dovrei essere migliore”, “voglio essere perfetta…”) pone le sue radici nelle continue invalidazioni e nella mancanza di confini.

La capacità di riconoscere i nostri confini, così come definito da diversi autori, deriva generalmente da un sano senso di autostima o di valutazione di sé, in modo che tale valutazione non dipenda da altre persone o dai sentimenti che le stesse provano nei tuoi confronti.

Il senso di sé, infatti, è qualcosa che nasce e si mantiene più o meno stabile nella vita, non si lascia perturbare da qualche kg in più o da una separazione. Una buona valutazione di sé va a braccetto con il concetto di resilienza e fiducia nelle proprie risorse!

Come rimediare? Inizia a trattare te stessa come un qualcosa di estremamente prezioso e da coccolare. Di certo, nella tua vita, ci sono molte cose che per insicurezza o per timore di non valere non hai fatto… inizia da queste; compi un atto di coraggio, anzi, un atto di fiducia verso te stessa, ne sarai indubbiamente ripagata!

Ricorda che un percorso psicoterapeutico (efficace) può promuovere un cambiamento tale da alleviare in modo stabile ogni forma di sofferenza emotiva. 

N.B.: il genere femminile vale anche al maschile.

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