Non cercare, lascia che ti trovi: non si insegue chi sa dove trovarci

solitudine

Tendenzialmente la solitudine viene associata a una connotazione prettamente negativa: “sono solo/a dunque mi manca qualcosa”, un qualcosa che per qualcuno potrebbe riguardare la mancanza di amicizie, per altri di un compagno e per altri ancora la mancanza di interessi.

Poichè la solitudine è uno stato d’animo che ha un’origine interna, il tentativo di colmare quel vuoto si mostrerà con il tempo una strategia inefficace

L’instaurare relazioni in funzione di un nostro bisogno, come la paura di affrontare la propria solitudine, non farà altro che alimentare il senso di solitudine stesso e la sensazione  conseguente che nessuno ci capisca realmente. Se infatti affidiamo all’altro la capacità di farci sentire completi e pieni e per un qualsiasi motivo quella relazione dovesse interrompersi, il risultato sarà che ci ritroveremmo all’interno di un vuoto ancora più grande.

Il problema inizia quando le persone con cui interagiamo ogni giorno, persone che dovrebbero esserci emotivamente vicine, ci fanno sentire soli. Se non ci rendiamo conto subito di questa solitudine in compagnia o semplicemente non sappiamo come porre fine a questa situazione, saremo invasi da un enorme vuoto e soffriremo ferite emotive difficili da guarire.

Ti è mai capitato di sentire uno strano senso di solitudine anche quando il tuo partner è accanto a te?

Tendiamo a pensare che una volta trovato un partner o dopo il primo figlio, non ci sentiremo più soli. Purtroppo non è sempre così. Il tipo di rapporto che instauriamo e i conflitti che sorgono nel corso del tempo possono fare in modo che, anche se accompagnati, ci sentiamo soli e incompresi.

I primi anni della vita da sposati sono meravigliosi; una serie di sforzi romantici da parte di entrambi per “completarsi l’uno con l’altro”. Quando si è assieme, sembra che il messaggio che si esprime l’uno all’altro sia “Tu e io assieme – non abbiamo bisogno di nessun altro. Tesoro, il mondo può anche andare al diavolo, io ho te e tu hai me.”

Ma l’atteggiamento della nuova coppia sembra essere una sconfitta man mano che la stessa tende ad isolarsi in un mondo tutto suo. Invece di essere soli separatamente, ora essi sono “soli assieme”. Lentamente, certo, le cose cominciano a cambiare, come succede in tutte le relazioni umane. Dopo aver faticato per formare un’identità unita, improvvisamente la coppia lotta per l’individualità ancora una volta.

Dove sono finiti “Io” e “Tu” nel “Noi” della vostra unione? Cominciate a pensare e a dire l’uno all’altro “Non mi dai abbastanza tempo” e “Non mi dai abbastanza spazio” e vi chiedete di chi sia la colpa per essere arrivati a tal punto. Ma la colpa è solo di quell’ideale che tende a chiamare “romanticismo” quello che invece è dipendenza reciproca. Ognuno infatti ha bisogno di spazio, il suo spazio e per conquistarselo ognuno deve maturare e diventare emotivamente adulto.

“La solitudine ci dà il piacere d’una grande compagnia: la nostra.” Roberto Gervaso

I segnali che indicano che siamo soli, anche se siamo in compagnia

Purtroppo lasciamo passare anni prima di affrontare il problema. A quel punto il nostro equilibrio emotivo si sarà deteriorato. La buona notizia è che è possibile evitare che la situazione peggiori, semplicemente riconoscendo i segnali che indicano che siamo soli, anche se abbiamo qualcuno al nostro fianco:

  • Lui/lei  che dovrebbe motivarti nei tuoi nuovi progetti e idee, ti scoraggia e crea ostacoli.
  • Lui/lei che dovrebbe sostenerti nei momenti difficili ti da la colpa di ciò che accade e si lava le mani.
  • Lui/lei che dovrebbe condividere i tuoi interessi, ti critica costantemente e non considera i tuoi gusti e le esigenze.
  • Lui/lei che dovrebbe starti accanto non ti dedica tempo di qualità, così non ti senti capito/a oppure amato/a.
  • Lui/lei che dovrebbe aiutarti a crescere e migliorare, ti fa sentire inferiore.

Se lui/lei può ancora apportarci qualcosa, lo farà e se non è così, un addio è il miglior ringraziamento che possiamo offrire a noi stessi.

“Il cammino di andata verso la libertà emotiva si costruisce a partire dalle pietre che lasciamo; ovvero, dai sentimenti e dalle persone tossiche di cui ci disfiamo”

Cosa succede se ci rifiutiamo di accettare che siamo soli, anche se abbiamo qualcuno al nostro fianco

Può diventare un’esperienza molto negativa che aprirà profonde ferite emotive. In questi casi tende ad apparire anche un profondo senso di colpa. Infatti, il problema è spesso che questo tipo di solitudine è vissuta come un rifiuto. Così, lentamente, rischiamo di sentirci sempre più inadeguati e indegni di affetto; di conseguenza la nostra autostima ne viene distrutta. Nel tempo, può subentrare la depressione, che ci sprofonda in uno stato di apatia e  che ci fa perdere la gioia di vivere.

Tu non vali così tanto e io non valgo così poco

A volte facciamo tutto il possibile per attirare l’attenzione degli altri rischiando di diventare una marionetta nelle loro mani. A questo punto, il nostro  umore e l’autostima dipenderanno dall’attenzione, le lodi o le critiche degli altri; ci sembrerà di essere su di un ottovolante emotivo che finirà per provocarci grandi squilibri. Non possiamo permetterci di pagare un prezzo così alto. Non si tratta di sminuire gli altri, ma di valorizzare di più noi stessi e rendere importanti le nostre necessità affettive e le nostre inquietudini. Questo sarà il pilastro fondamentale che sosterrà i rapporti solidi e sani, mentre l’indifferenza li distruggerà.

Perché è così difficile rompere il rapporto?

Decidere di terminare una relazione che ti fa davvero sentire solo/a può diventare molto complicato per diversi fattori

Niente è bianco e nero

Nei rapporti interpersonali nulla è bianco o nero. Questo significa che forse quella persona che ci fa sentire soli oggi, in un altro momento è stata fonte di gioia, di sostegno e soddisfazione. Quei ricordi ci mantengono legati al passato, ovviando ai problemi del presente.

Paura di lasciare la zona di comfort

Anche se siamo consapevoli che non stiamo attraversando il nostro miglior momento, potremmo esserci abituati a questa situazione e aver trovato un equilibrio all’interno del malessere, e temiamo che la nostra decisione peggiori le cose. Le abitudini e la routine sono fattori molto potenti che ci tengono legati a situazioni che ci danneggiano.

Rifiuto del “fallimento”

In molte occasioni, quando decidiamo di dare una seconda, terza o quarta possibilità all’altra persona, in realtà la stiamo dando a noi stessi. Alcune persone credono, per esempio, che divorziare significhi avere fallito e sono riluttanti ad accettarlo, e cercano di ravvivare un rapporto che è già morto.

La solitudine per scelta: godere della mia compagnia è un dono straordinario

Abbandonare un rapporto nel quale ci sentiamo soli, un rapporto che, invece di soddisfare i nostri bisogni crea problemi e carenze, è un atto di amor proprio e, in molti casi, addirittura di sopravvivenza. Preoccuparti per il tuo equilibrio psicologico e darti un’altra possibilità, è davvero il miglior regalo che puoi farti.

A questo punto non è necessario cercare immediatamente un’altra persona che riempia il vuoto, ma dovremmo imparare a star bene con noi stessi, godere della nostra compagnia e fare le cose che ci piacciono. Si tratta di assumere questa come una fase di crescita e di scoperta, per accettarci e chiudere le ferite che ci ha lasciato quel rapporto.

L’affetto si deve dimostrare in modo equilibrato, è la base che cementa qualsiasi rapporto

Trascinarsi e supplicare un affetto che non è sincero non è sano, né a breve né a lungo termine. Forse alcune dimostrazioni ci possono intenerire, ma è bene che la bilancia sia calibrata e che guardiamo con la lente di ingrandimento i motivi che continuano a farci rimanere ancorati a questo rapporto.

Non ci fa bene dare senza ricevere. Per questo motivo, dobbiamo capire che circondarsi di qualcuno può significare allontanarsi da proprio percorso. Forse stiamo ipotecando anni di una vita sena biglietto di ritorno e questo non ce lo possiamo permettere, mai.

Lo aveva già detto il poeta inglese John Milton nel XVII secolo: “La solitudine a volte è la migliore compagnia, e un breve esilio rende dolce il ritorno”.


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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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