Paura della solitudine: cosa fare quando la persona che ami si separa da te?

 

Sarebbe un Mondo migliore se “Ti amo” e “Addio” si potessero dire una sola volta nella vita. E mai alla stessa persona

Sarebbe un Mondo migliore se “Ti amo” e “Addio” si potessero dire una sola volta nella vita. E mai alla stessa persona

“Con ogni addio impari. E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse.” (Jorge Louis Borges)

La fine di un amore fa male: in un attimo tutti i punti di riferimento si frantumano, sprofondando inevitabilmente nella solitudine più profonda. I momenti di condivisione hanno lasciato il posto al senso di vuoto; tutto del rapporto di coppia ci manca in modo quasi viscerale….anche i difetti del partner e le discussioni con lui/lei…

Ecco, a questo punto c’è davanti a voi un bivio anche se non siete abbastanza lucidi da vederlo: avete la possibilità di essere una persona che sta male oppure una persona che soffre ma che, allo stesso tempo, è desiderosa di modificare il proprio stato psicofisico.
Certo, non è facile avere le risorse interne ed esterne per affrontare un momento di difficoltà ma se siete desiderosi di trovarle avete già compiuto il primo passo verso il cambiamento.

Fine di una relazione come gestire la separazione

A prescindere dalle ragioni per le quali si è stati lasciati occorre, prima o poi, ricominciare a vivere. Uso le parole “ricominciare a vivere” perché, dopo la fine di una storia d’amore, ci si sente “nudi” e fragili davanti al mondo: si ha la sensazione di dover ripartire da zero.

Essere coppia significa anche frequentare amicizie e parentele del partner, recarsi in luoghi amati da entrambi, fare attività che uniscono le rispettive passioni: il mondo del partner diventa anche il proprio e viceversa.
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uando si viene lasciati è essenziale costruire relazioni, conoscere luoghi, fare attività che nulla abbiano a che fare con l’amato/a e dunque, giorno dopo giorno, occorre costruirsi una vita nuova. Questa “ricostruzione” non può partire dal primo giorno successivo alla notizia che lui o lei non ci ama più. E’ naturale che ci vada un po’ di tempo per “assorbire il colpo” ma questo “tempo” va gestito nel modo migliore possibile.

Che fare? Le fasi della ri-costruzione

Bisogna riuscire a convertire la “separazione-frustrazione ” in “separazione-operazione attiva “; che vuol dire alcune cose come:

  • concedersi un giusto “periodo di lutto ” (un tempo adeguato per poter elaborare l’infelicità)
  • farsene una ragione (trovare una spiegazione, capire, e apprendere dall’esperienza della perdita)
  • prendere l’iniziativa , affrontare la situazione, piuttosto che lasciarsi andare, autodistruggersi…
  • adottare la filosofia (dell’antica Cina) “può essere una disgrazia, può essere una fortuna “
  • viversi il tempo come alleato per cicatrizzare la ferita
  • far leva sulle forze residue per prendere in mano la situazione, accettando l’evento traumatico come una sfida, verso ulteriori traguardi possibili, poiché “la vita continua “, ed è l’unica che abbiamo.

Perchè farsene una ragione?

Si può provare rabbia, ribellione, protesta, si può urlare la propria disperazione, fino allo sfinimento…ma poi la vita continua. Col tempo subentra la calma: si passa pian piano dalla rassegnazione, al fatalismo, all’accettazione. Si può pensare allarivincita a lunga scadenza, alla ripresa nel lungo periodo, vivere il tempo come alleato…

Bisogna accettare la condizione umana: ogni bene può essere perduto, anche l’amore di coppia. Ogni essere ha una parte (e a volte intollerabile, così sembra), di dolore; ma contro il muro di bronzo della realtà non serve battere i pugni ..non serve a nulla! La realtà non cambia. E’ giocoforza accettarla!

Consigli?

Evitate le pseudo riparazioni (non servono)

Per esempio: evadere col pensiero, rifugiarsi nella fantasia o nella fantasticheria, divertirsie stordirsi nel piacere immediato,anestetizzarsi con gli psicofarmaci, l’alcol, le droghe (bere per dimenticare , affogare nell’alcol il proprio dolore)…

Invece bisogna guardare in faccia la realtà, chiamare le cose col proprio nome: tradimento, perdita, separazione, distacco, cambiamento, morte, lutto.

Accada quel che accada, ciò che non dobbiamo mai dimenticare è che ogni esperienza dolorosa racchiude dentro di sé un piccolo seme di crescita e liberazione….e quando ti sarai preso/a tutto il tempo che ti serve per ritrovare le energie, prova a vivere il tuo “essere solo/a” come uno splendido regalo che la vita ti ha fatto: metterti nella condizione di dover camminare per costruire la vita e le relazioni che realmente desideri e alle quali, forse, avresti rinunciato se lui/lei non ti avesse lasciata/o…

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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