Perchè mi fai questo? Il bisogno di dare un senso a ciò che senso non ha

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Come ha potuto farmi questo dopo tutto quello che c’è stato tra di noi? Ha detto di amarmi. Io so che mi ama. Come può qualcuno che ama l’altro in modo così perfetto e totale comportarsi come il più meschino degli esseri umani?”

Quante volte sento questi interrogativi a studio; quante volte li leggo nei commenti di chi segue questa pagina… e quanto dolore e quanta confusione accompagnano questi interrogativi.

Una delle principali caratteristiche di una persona empatica consiste proprio nel voler comprendere i dettagli di qualsiasi aspetto relazionale.

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Questo avviene non per una inconsulta testardaggine o per una malsana forma di curiosità; l’obiettivo della persona empatica è sempre uno: comprendere al fine di aiutare.

Aiutare l’altro; aiutare la relazione

Per una persona empatica diventa fondamentale comprendere ciò che è accaduto e trovare un senso logico a ciò che si è vissuto.
Questo è il motivo per il quale una vittima impiega tantissimo tempo (mesi, a volte anni) a rileggere ed analizzare dettagliatamente il comportamento subìto. È una naturale reazione empatica.

Se si è in grado di comprendere il funzionamento dell’altro, allora ci si potrà orientare nella direzione di curare, sanare, recuperare il rapporto.

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Di conseguenza, nel momento in cui si trova a fronteggiare la fase della svalutazione, la vittima entra in uno stato di shock e di disorientamento cognitivo ed affettivo.
“Ieri era la persona più dolce ed innamorata del mondo ed oggi è freddo, distante, umiliante”. Non ha senso.

Un narcisista riesce a convincere la propria vittima di esserne innamorato, la coinvolge in una seduzione abbagliante.
E poco importa che si sia davanti a dichiarazioni vuote e false: la vittima cade.
Di conseguenza, nel momento in cui inizia la svalutazione, la domanda più tipica che si pone la vittima è: “Come può farmi tanto male, nel momento in cui mi ama così profondamente?”.

La contorta e assurda logica che sottende la comunicazione narcisistica ha come finalità primaria quella di mantenere la vittima agganciata per tre ragioni fondamentali:

  • una persona empatica ha bisogno di capire cosa sta succedendo;
  • ha bisogno di prendersi cura della relazione;
  • ha bisogno di rivivere la fase dell’idealizzazione.

Basta anche solo un piccolo assaggio della fase del love bombing e la vittima si riaggancia, in uno stato di confusione e disperazione crescente.

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PERCHE’ MI FA COSI’ TANTO MALE?

La risposta può essere rintracciata solo comprendendo il funzionamento del narcisista (e non attraverso il vocabolario emotivo-relazionale della vittima).
Un narcisista non ama. Mai.

Di conseguenza, non può essere colpito da ciò che – nella percezione della vittima – risulta come un cambiamento improvviso, ingiustificato e contraddittorio del proprio comportamento.
Quindi, nel momento in cui una vittima si ritrova con questo doloroso interrogativo, la risposta è drammaticamente semplice: il narcisismo patologico non prevede amore.

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PERCHE’ MI SVALUTA?

Il narcisista vive in un mondo idealizzato di bellezza, incomparabili successi, ricchezza e grandiosità, negando costantemente la propria realtà. In questo senso, si crea un divario patologico, un abisso incolmabile, tra le proprie fantasie di illimitato successo ed i propri scarsi risultati.

Il partner viene percepito unicamente come fonte di rifornimento narcisistico, uno strumento, una mera estensione di sé. Nella percezione del narcisista è inconcepibile che la partner, proprio in quanto “benedetta” dalla presenza costante del narcisista, possa mancare di gratitudine.

Le esigenze e le rimostranze della partner vengono quindi percepite dal narcisista come minacciose ed offensive. Il narcisista ritiene che la sua semplice presenza nella relazione possa essere sufficiente e si considera come quanto di meglio possa capitare all’altro, pur senza mettere in atto atto alcun investimento nella relazione stessa.

Per liberare se stesso da eventuali sensi di colpa o di vergogna, il narcisista va a patologizzare la partner, proiettando su di essa le proprie mancanze. Costringe l’altra a giocare il ruolo della malata, della debole, della persona dalle reazioni esagerate, in generale, di una persona sbagliata.

Tutto ciò che un narcisista nega di sé, tutto ciò che egli rifiuta di se stesso, viene proiettato sull’altro.

Questo movimento gli serve proprio per far sì che, nel momento in cui nella vita reale il proprio Falso Sé rischia di sgretolarsi, egli può allora proiettare le cause del fallimento sulla partner attraverso il processo di svalutazione e garantirsi così un’immagine grandiosa ed impeccabile.

Il comportamento del narcisista diventa quindi minaccioso, sprezzante, umiliante, critico, freddo. Egli punisce la partner poiché ella non è in grado di nutrire le sue fantasie di grandiosità ed idealizzazione; la punisce poiché ella, nella propria autenticità, fallisce il sogno di creatura perfetta preconfezionato dal narcisista.

A cura di Claudia Scarpati, psicoterapeuta
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