Scegliere di stare in coppia: il desiderio di costruire una relazione

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Arriva per tutti il momento in cui ci si innamora e si desidera costruire un rapporto di coppia stabile e ufficiale. Arriva anche il momento in cui zii e parenti chiedono “ma ti sei fidanzato?” e poi arriva la fatidica domanda della nonna, al pranzo della domenica: “quand’è che ti fai la fidanzata/o?”.

Questo ci conferma che l’innamoramento e/o il desiderio di vivere una relazione di coppia, sono a tutti gli effetti una tappa quasi necessaria nella vita, un po’ come l’adolescenza. Si vive, si cresce, e ad un certo punto si avverte forte la voglia di costruire e progettare la propria vita con qualcun altro.

Vi siete mai domandati perché questo accade? Stare in relazione con qualcuno, non è affatto semplice, all’interno della coppia infatti prendono vita dinamiche complesse che a volte sfuggono al proprio controllo. Si sperimentano emozioni disturbanti come per esempio la gelosia. Si alternano momenti di serenità a scontri e litigi.

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Eppure, quando si ama qualcuno, il desiderio di costituire una coppia è inevitabile . Tale aspirazione nasce da un complesso ed intricato connubio di motivazioni, un insieme di bisogni che possono essere raggruppati in tre ordini: biologico, sociale, psichico.

Il bisogno biologico

Il bisogno biologico è strettamente connesso alla sessualità. Lo status di coppia infatti rende possibile, trovare una gratificazione sessuale in maniera stabile evitando così l’estemporaneità dei rapporti occasionali. Questo permette di vivere una vita intima profonda che include la conoscenza dell’altro, delle sue fantasie, ma sopratutto è accompagnata da un sentimento che la sostiene e la alimenta.

La relazione di coppia consente di sperimentare l’intimità matura, passando dall’eccitazione al desiderio erotico fino alla condivisione del più profondo piacere. La coppia diviene così lo spazio personale dove sentirsi liberi di esprimere le proprie pulsioni nella consapevolezza della stabilità e dalla continuità affettiva della relazione.

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Il bisogno sociale

Da un punto di vista sociale la nascita della coppia è da considerarsi un vero e proprio rituale che comporta un’assunzione di responsabilità. Il bisogno sociale di costituire una coppia, ricalca quindi il desiderio di riconoscimento della coppia stessa e sopratutto dei i ruoli: marito, moglie, compagno, compagna, fidanzato, fidanzata.

A sua volta, l’appartenenza ad un ruolo sociale determina una “identità”. Ci si conforma così alle richieste ed ai costumi che il contesto socioculturale al quale si appartiene, prevede per quel determinato ruolo. La coppia giovane diviene “adulta” attraverso il riconoscimento sociale che ottiene per esempio attraverso il matrimonio.

Il bisogno psichico

Da un punto di vista psichico, la coppia assolve ai bisogni di intimità, vicinanza e approvazione (riconoscimento). La coppia risponde altresì al bisogno di ritrovare nell’altro reciprocità attraverso stati emotivi analoghi ai propri, la condivisione di emozioni e intenti, e garantisce un’ affettività vicendevole.

La relazione di coppia permette di “rispecchiarsi” e di riconoscersi nell’altro. Il riconoscimento è una vera e propria esigenza che ha i tratti di una conferma narcisistica, e che riguarda altresì la conferma della propria identità nella condivisione della medesima condizione umana.

La coppia riesce nella missione di trovare la sensazione di completezza. L’altro diviene il desiderio illusorio di ricreazione della coppia originaria madre-bambino, il recupero di un’unità originaria primitiva. Ecco perché spesso nel partner emerge la rappresentazione del modello genitoriale reale o desiderato.

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La scelta consapevole di stare in coppia o la fuga dalla solitudine

La scelta di stare in coppia, quindi non è una vera scelta, ma più che altro una spinta inconsapevole, alla base della quale vi sono stati emotivi e bisogni specifici che però risultano difficili da riconoscere a livello cosciente.

A volte però il desiderio di coppia non segue queste logiche ma la necessità di evitare la solitudine. La solitudine a volte può essere vissuta come ingombrante. Come se “stare con se stessi” non sia sufficiente ed anzi, doloroso. La solitudine viene di frequente associata alla svalutazione di sé. Il pensiero che è alla base si potrebbe tradurre con parole del tipo: “se sono solo/a significa che non sono desiderabile”. Da qui nascono quindi emozioni e sensazioni amare come per esempio: abbandono, rifiuto, tristezza.

Secondo questa concezione, la cura alla solitudine è solo ed esclusivamente la costruzione di una coppia. Ebbene, in realtà a volte ci si dimentica che si può sperimentare solitudine anche quando si è in relazione con l’altro, e questo avviene per esempio se vi siano carenze affettive. La coppia purtroppo non è l’antidoto alla solitudine.

Pensiamoci bene, il primo partner che ognuno di noi ha nel corso della vita è se stesso/a. Senza la solitudine non potremmo dedicarci tempo, conoscerci, amarci. Stare bene con sé stessi significa, stare bene con gli altri, ed è condizione fondamentale per stare bene in coppia. Quindi, dopotutto, in questi casi, conviene scegliere la solitudine ad una relazione di coppia “forzata”, che si regge esclusivamente sul desiderio di non essere soli.

Veronica Rossi, Psicologa e Mental Coach 
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