Come scongiurare le insidie che mettono in pericolo un rapporto di amicizia

amicizia

L’amicizia è un sentimento importante e dalle molte facce, la ricerca di un amico sincero e leale appartiene alle aspirazioni di tutti, e si esprime come bisogno di condivisione e intimità.

Diversamente dall’amore, che anela ad una diade chiusa, (almeno nella fase dell’innamoramento), l’amicizia si nutre di spazi aperti e di contatto con il mondo esterno, vive del piacere dell’approvazione, e della partecipazione, è un sentimento che nasce spontaneamente nella libertà.

L’amicizia nasce nel momento in cui una persona dice ad un’altra:

“Cosa? Anche tu? Credevo di essere l’unica”. (C.S. Lewis)

Il sentirsi simili è un dato fondamentale , riconoscere nell’altro una rassomiglianza, un analogo moto interiore, fa sentire meno soli e dona il piacere della condivisione a due.

Ma davvero l’amicizia è libera da pericoli?
Quali possono essere le insidie che attentano ai suoi equilibri?

Come per tutti i sentimenti umani, esistono molteplici ingredienti che entrano in campo nel “gioco relazionale” taluni dei quali sono evidenti per la nostra mente, altri, invece hanno a che fare con una parte di noi, che non sempre è spazio dove regna la consapevolezza.

Secondo Anselm Grun, psicoanalista junghiano, tra i primi pericoli che attentano al sentimento dell’amicizia c’è la noia, questa è nociva, infatti se alla spontaneità e alla leggerezza del fluire delle libere emozioni, tipica delle relazioni amicali, si frappone l’ombra del non sapere più cosa dirsi, s’interrompe la via della fantasia e della creatività, e l’amicizia finisce per arenarsi, e per inaridirsi, talvolta ciò accade quando si tentano di nascondere, per motivazioni diverse, all’amico i propri “sentimenti autentici”, e, quanto più questi tentano di essere nascosti, tanto minore diviene la possibilità che quella relazione si salvi.

Dunque prima regola da rispettare, per mantenere amicizie in buona salute, è non nascondere le proprie emozioni, anche se dovessimo temere di non venire compresi, ricordiamoci che un buon amico non giudica, anche quando non asseconda i nostri desideri, inoltre, meno parliamo dei nostri sentimenti e delle nostre esperienze, più si spegne la capacità di vivere qualcosa di speciale, e questo irrigidimento fa presto a trasformarsi in tedio. Si finisce per annoiarsi vicendevolmente, invece di raccontarsi , pieni di entusiasmo, le proprie esperienze ed emozioni.

Il secondo pericolo per Grun in una relazione di vera amicizia, è la mancanza di tempo, per quanto possiamo essere impegnati in attività professionali o sentimentali, che assorbono tempo alla nostra vita, sarà importante lasciare uno “spazio dedicato” da condividere con il nostro amico, infatti chi non ha tempo di condividere nulla con alcuno, non può aver accesso al mondo dell’amicizia. Può godere dell’amicizia solo chi non si sottrae alla povertà del proprio io.

Questa è la conclusione a cui giunge Goethe:

“Solo a noi poveri, che possediamo poco o nulla, è concesso godere pienamente della gioia dell’amicizia. Non abbiamo altro che noi stessi. Ed è questo io che dobbiamo donare completamente“.

Il terzo pericolo è la disparità, Se un amico possiede, rispetto ad una altro più danaro, più potere, più charme, più intelligenza o più cultura, e si porrà dunque come benefattore, sostegno, aiutante, l’amicizia verrà distrutta in breve tempo.

Nessuna relazione amicale può resistere alla disparità, e mentre talvolta le differenze la nutrono, (un diverso temperamento ad esempio può essere uno stimolo piacevole), le disparità inquinano le fondamenta della relazione, questa è una regola ben precisa che dovremmo tenere presente per non incappare in delusioni, è il caso di quelle relazioni di amicizia in cui malgrado la nostra completa disponibilità, abbiamo ricevuto in cambio un diniego, o un allontanamento inspiegabile.

Nessuno vuole sentirsi in una relazione d’amicizia in una posizione d’inferiorità, ed è inacettabile, pure per il migliore degli amici!

La quarta insidia all’amicizia è l’eccesso di buone azioni, ovvero la prodigalità smisurata.

Il “dare troppo”, conduce la relazione in una dimensione UP/DOWN in cui si sperimenterà un vago senso di aggressività e di durezza, verso chi ha appunto ha “donato troppo”, come se l’eccesso riducesse gli spazi di libertà e scambio reciproci, e cristallizzasse i ruoli.

Infine a ben vedere le insidie nell’amicizia nascono, e sono condizioni dalle quali non si può prescindere, come sempre esistono delle eccezioni, dei casi in cui in qualche modo si è riusciti a ricomporre una storia sfilacciata dalla mancanza cronica di tempo, o dagli eccessi della prodigalità, in ogni caso riuscire a comprendere che talvolta nei fatti della vita, sono state “le condizioni” che hanno determinato quell’epilogo, smorza i toni drammatici di certe rotture, che, se da un punto di osservazione “affettivo” hanno lasciato cicatrici profonde, dall’altro hanno insegnato che le regole fondamentali di un buon rapporto d’amicizia, vanno rimodulate anche alla luce degli eventi della vita, oltre che trovare radice nella volontà personale e nei desideri più profondi.


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L’Autore dell’articolo: Dr. Monica Fiocco
psicopedagista
Counselor ad Approccio Integrato
Formatrice


Psicopedagogista e Counselor ad Approccio integrato, formatrice. Esperta in percorsi di crescita personale e sviluppo del potenziale umano.

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