Che bambino è stato un adulto anaffettivo

Parliamo molto di anaffettività, distanza nella coppia, distacco, freddezza emotiva… ma per comprendere e “porre rimedio” a tutto questo, è necessario risalire alla radice del malessere. Così, anche oggi, ti parlerò di come un’infanzia avariata possa innescara una catena di reazioni in grado di invalidare la vita emotiva di un adulto.

Attenzione! In psicologia a “quasi” tutto c’è un rimedio, quindi, prima di scoraggiarti, sappi che qualsiasi sia il tuo vissuto e qualsiasi siano i sintomi che stai vivendo, con il lavoro giusto, potrai finalmente ottenere il tuo riscatto emotivo

Attenzione! Prima di andare avanti con la lettura di questo articolo, è necessario che tu legga questo: Anaffettivo, al polo opposto della dipendenza affettivaL’articolo chiarisce come un’infanzia difficile possa innescare due diversi e opposti effetti.

Che bambino è stato chi oggi non sa esprimere le sue emozioni

E’ luogo comune pensare che un adulto incapace di donare amore, incapace di condividere se stesso e la sua emotività, abbia ricevuto un’educazione estremamente rigida. Questo è probabile ma non è sempre così.

Anche se può esserti difficile da credere, chi soffre di dipendenza affettiva e quindi, chi tende a dare troppo se stesso, ha avuto un’infanzia molto simile a chi, all’opposto, ha difficoltà a concedersi. Al vissuto analogo va a contrapporsi una differente evoluzione emotiva.

Lo scenario è il medesimo, parliamo di un vissuto fatto di negligenza genitoriale vissuta dal bambino come rifiuto e abbandono. Un vissuto fatto di anaffettività, trascuratezza emotiva, oppure situazioni traumatiche, abuso, ambivalenza, rigidità emotiva e/o mancanza d’amore.

Non è necessario che questi fattori si presentino tutti insieme durante l’infanzia, ne basta anche uno solo ma che sia perpetuato nel tempo. In pratica, il bambino vive quotidianamente in un ambiente che NON è in sintonia con i suoi bisogni e, non riuscendo a incolpare il genitore per le sue mancanze finisce per incolpare se stesso, per generalizzare e farsi un’idea dei rapporti umani del tutto distorta.

Qui si presenta un bivio e il bambino potrà subire un’evoluzione emotiva legata a una passività (dipendenza affettiva, quindi che da adulto finirà per dare troppo se stesso) o a una reattività dove il bambino attuerà una serie di meccanismi di difesa e, da adulto, finirà per dosare le emozioni da vivere e condivivere.

Chi non vuole donare se stesso, mette in gioco quello che viene definito un ripiegamento emotivo. La risposta reattiva, quindi, porta all’attivazione di un meccanismo di difesa ancestrale: affinché non possa più soffrire, lo sviluppo emotivo finirà per organizzarsi mediante un distacco emotivo difensivo.

A livello inconscio, è una modalità protratta per l’intera vita da adulto, per difendersi da quelle esperienze dolorose vissute durante l’infanzia. È una difesa al proprio io, che ha stabilito, fin dalla tenera età, che non vuole coinvolgimenti emotivi, perché questi fanno soffrire. Ecco perché finisce con elargire amore ed emozioni con il contagocce, senza capire che in primis, nega tantissimo a se stesso. 

Se durante la tua infanzia le tue emozioni sono sempre state ammutinate, oggi, entrare in contatto con esse ti sembrerà quasi impossibile. La tua vita interiore, però, è sempre lì, nessuno l’ha cancellata.

In ognuno di noi c’è una fonte traboccante di emozioni, anche se la tua fonte può sembrarti solo appena gocciolante, sappi che è ancora paragonabile a un fiume in piena! Il fiume in piena è però arrestato da una diga che hai costruito tu stesso per contenere tutta la tua emotività che, durante l’infanzia, non ti hanno concesso di esprimere, riconoscere e accettare.

Dentro di te hai dei sentimenti bellissimi, devi solo capire come accettarli, prenderne contato e usarli. Per far sì che ciò possa verificarsi, il primo passo da fare è prendere contatto con il dolore che hai sperimentato durante la tua infanzia. Quando lo farai, ti renderai conto che nessuno ti ha rifiutato, in te non c’è niente di sbagliato e se i tuoi bisogni sono stati ignorati, non è successo per colpa tua, non è dipeso da una tua mancanza. Ora non puoi fare niente per cambiare ciò che è stato, solo accettare e comprendere che quel dolore appartiene a un passato lontano e che ora hai tutte le carte in regola per riscattarti e gioire delle cose belle che la vita ha da offrirti.

Quando riuscirai a rompere quella diga, riuscirai ad accogliere il tuo vero sé e gioire delle ricchezze che solo le emozioni autentiche e condivise possono dare.

Come si pone fine a tutto questo?

Interrompere questo ripiegamento emotivo ammutinamento emotivo è un compito che richiede un lavoro paziente e doloroso. Un lavoro sul proprio vissuto passato, sui personali apprendimenti emotivi e sentimentali. Per questo è consigliabile intraprendere un percorso di psicoterapia. Lo psicoterapeuta/psicoanalista, ti aiuterà a “trovare” e poi soccorrere il tuo bambino interiore, cioè, ti aiuterà a mettere insieme i brandelli della tua identità interiore, dando un centro e una leggibilità alla tua vita attraverso le emozioni. E’ un lavoro difficile ma possibile.

C’è sempre un’altra strada per vivere la propria interiorità, lascia che qualcuno te la mostri! Non negarti questa possibilità e soprattutto non negarti di ricevere e soprattutto donare amore. La reciprocità in un rapporto è quanto di più bello possa esistere.


Se ti è piaciuto questo articolo puoi seguirci su Facebook:
sulla Pagina Ufficiale di Psicoadvisor, sul mio account personale o nel nostro gruppo Dentro la PsichePuoi anche iscriverti alla nostra newsletterPuoi leggere altri miei articoli cliccando su *questa pagina*.

© Copyright, www.psicoadvisor.com – Tutti i diritti riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.


Anna De Simone, life coach, scrittrice e admin di psicoadvisor.com

1 Commento a “Che bambino è stato un adulto anaffettivo”

  1. Nadia

    Nov 27. 2017

    Mi ritrovo in ogni parola di questa descrizione, il donarsi all’altro con il contagocce, non riuscire a comunicare cosa si prova, il ritrarsi di fronte alle emozioni. Lo vivo sulla mia pelle ogni giorno ed è estremamente doloroso, ma non è vero che siamo persone “anaffettive” solo che non sappiamo come fare a donarci al 100% ad un’altra persona, non abbiamo imparato a dire ti voglio bene, ti amo, ad abbracciare,a dare quel bacio in più, perché esporsi ad un’altra persona fa paura…è molto più facile rimanere imprigionati nelle proprie difese così ben radicate negli anni. Personalmente sto provando con un percorso di psicoterapia, ma come dice l’articolo è difficile e doloroso confrontarsi con le proprie fragilità…ancora non sono riuscita a capire l’origine di questo modo di vivere le emozioni e l’affettività, non me la sento nemmeno di incolpare i miei genitori…Quello che spero è di riuscire a trovare il modo, con la psicoterapia e il lavoro personale, di buttare giù questa diga per vivere a pieno ogni emozione positiva o negativa che sia.

    Reply to this comment

Lascia un commento