Era il marzo del 1964 quando Catherine “Kitty” Genovese, una giovane donna italo-americana di 28 anni, fu aggredita e uccisa sotto casa sua, in un quartiere molto popolato di New York.
Gridò. Più volte.
Le sue urla furono sentite da molte persone del quartiere. Secondo un’inchiesta pubblicata all’epoca dal New York Times, furono almeno 38 i testimoni che sentirono o videro ciò che stava accadendo. Studi successivi ridimensionarono quel numero, ma confermarono comunque un dato inquietante: diverse persone erano abbastanza vicine da accorgersi dell’aggressione ma… non fecero nulla.
Un uomo affacciato alla finestra urlò:
“Lasciala stare!”
Ma nessuno intervenne davvero.
E nessuno chiamò subito la polizia.
Quando qualcuno lo fece, era ormai troppo tardi.
Questo episodio è ancora oggi citato in molti manuali di psicologia perché descrive un fenomeno noto come effetto spettatore.
L’effetto spettatore si verifica quando molte persone assistono a una situazione problematica e, proprio perché sono in tanti, ciascuno finisce per non fare nulla. Ognuno pensa che dovrebbe essere qualcun altro a farlo.
Così nessuno interviene.
È un meccanismo psicologico sottile che non nasce dalla cattiveria ma da una combinazione di responsabilità diffusa, esitazione econformismo sociale. Il punto è che questo meccanismo non riguarda solo i grandi drammi della storia.
Succede continuamente.
Succede quando vediamo qualcosa che non funziona nella nostra società e pensiamo che qualcuno di più importante, più grande, con più potere… dovrebbe occuparsene. Succede quando leggiamo un problema, un disagio, una dinamica sociale complessa… e, dopo esserci afflitti, scorriamo oltre.
Restiamo spettatori.
A volte, non spettatori indifferenti ma pur sempre spettatori.
Ma… ogni cambiamento nella storia umana è iniziato quando qualcuno ha smesso di esserlo. Quando qualcuno ha deciso di fermarsi, osservare meglio, capire. Poi agire.
È anche per questo che esiste Psicoadvisor. Non per aggiungere altro rumore alle infinite informazioni che scorrono sugli schermi, ma per creare uno spazio in cui fermarsi a osservare ciò che spesso passa inosservato.
La verità è che le persone che leggono fino in fondo testi come questo sono già un’eccezione.
Sono quelle che scelgono di capire prima di giudicare.
Quelle che vogliono vedere ciò che spesso resta implicito.
Quelle che non si accontentano di restare spettatrici.
E forse è proprio da qui che comincia ogni forma di cambiamento: da chi decide di prestare attenzione.
A New York, quella notte, nei pressi dell’appartamento di Kitty Genovese, erano presenti trentotto potenziali eroi. Un potenziale pazzesco, sprecato nell’inerzia. Questo è il motivo per cui vale la pena parlarne ancora oggi. Perché nella vita di tutti i giorni esistono decine di momenti in cui possiamo scegliere se restare passivi o agire. Non servono gesta eclatanti. Spesso basta una cosa molto più rara: la presenza.
Allora eccoci qui, con una semplice abitudine che trasforma una persona qualunque in un eroe quotidiano.
#Sii presente, a te stesso e al mondo che ti circonda
Allenati a vedere ciò che tutti ignorano.
Siamo spesso radicati dentro di noi. Immersi in un involucro voluminoso fatto di emozioni, pensieri, ricordi, desideri di rivalsa e fantasie. In questa modalità, solo difficilmente riusciamo a guardare (davvero) a noi stessi e agli altri. Ci muoviamo in automatico. Assenti nel qui e ora. Peccato che solo nel “qui e ora” possiamo fare la differenza per la nostra vita e… perché no, anche per quella degli altri.
Che significa essere presenti? Non dovremmo neanche spiegarlo, questa pratica avremmo dovuto apprenderla fin da bambini, magari in famiglia o quantomeno a scuola ma anche lì, un sistema frenetico che non lascia spazio ne’ a genitori ne’ a corpo docenti, ha finito per metterci altre pressioni addosso e trasformarci in spettatori nelle nostre stesse vite. Allora, forse, diventa doveroso fare un passo indietro e fornirti un esempio concreto dell’essere presenti all’altro e a se stessi, nelle attività quotidiane. Cosa c’è di più quotidiano e automatico di guidare?
Se sei alla guida, guida. Non competere, non viverla come una gara di valore: chi passa per primo non vince nulla. Non acquista più potere. Probabilmente si è solo affannato di più per insinuarsi (se gli va bene) senza tamponare, aggiungendo un pizzico di stress extra a una vita che è già complessa di suo. Tu non farlo. Non aggiungere carichi.
Mentre guidi, sii presente. Guardati intorno con attenzione. Esci da quell’involucro spesso e pesante e… fallo sfruttando anche le capacità umane! L’homo sapiens è famoso in tutto il regno animale per i suoi codici di linguaggio verbale e paraverbale: sorrisi, gestualità, mimica facciale, sguardi che possono mediare sicurezza o paura…
Allora, all’occorrenza, usa questo codice. Sbraccia se vuoi dare una precedenza, ringrazia con un cenno di mano quando qualcuno te la dà.
Questi gesti vengono spesso scambiati per semplice gentilezza. In realtà sono qualcosa di più profondo: sono segnali di presenza, l’unica forma di regolazione reciproca tra sistemi nervosi. Sono, infatti, il modo in cui due sistemi nervosi si riconoscono e si orientano reciprocamente nello spazio sociale.
Sui mezzi pubblici, negli ospedali, quando ne abbiamo la possibilità, ricordiamo all’altro che fa parte di una comunità più grande. Teniamo la porta aperta a chi è dietro di noi. Aspettiamo chi si affanna a raggiungere l’ascensore… Piccoli gesti di presenza. Anche se non vogliamo ammetterlo, ognuno dipende dall’altro. E anche tu. Anche l’orso più orso di noi, il più diffidente… dipende dagli altri e in qualche misura si fida degli altri e si affida! Esatto, anche se lo facciamo inconsapevolmente, ogni volta che usciamo di casa riponiamo la nostra fiducia, la nostra vita, nelle mani degli altri.
Quando passiamo con il verde, confidiamo che gli altri rispettino il codice della strada. Quando facciamo le analisi del sangue, confidiamo che l’operatore non prenda un muscolo. Quando prendiamo un treno, confidiamo che l’addetto alla manutenzione abbia controllato tutto. Questa fiducia di base che diamo per scontata, non ci dà solo rischi ma anche possibilità. Per esempio: se possiamo fare la spesa è perché qualcuno ha prodotto quel cibo, un camionista lo ha trasportato e qualcun altro lo ha sistemato sullo scaffale.
A volte dimentichiamo la nostra interdipendenza.
Nel dipendere l’uno dall’altro ci co-regoliamo.
Non è solo un concetto sociale o morale. È anche un processo biologico. I nostri sistemi nervosi sono progettati per orientarsi e stabilizzarsi reciprocamente. Attraverso sguardi, posture, tono della voce, micro-segnali di attenzione: il nostro organismo riceve continuamente informazioni sull’ambiente che lo circonda. Questi segnali contribuiscono alla regolazione dell’equilibrio interno, a ciò che in fisiologia chiamiamo omeostasi. Cioè sul modo in cui il tuo sistema nervoso decide di ripartire le energie tra organi e apparati e, in definitiva, sul modo in cui i tuoi tessuti si rigenerano o si infiammano.
In altre parole, la presenza dell’altro può modulare il nostro stato fisiologico: ridurre tensioni, abbassare l’allerta, favorire sicurezza.
Per questo, piccoli gesti di presenza non sono semplicemente educazione o buone maniere. Sono atti di regolazione reciproca. Sono il modo in cui, spesso senza accorgercene, contribuiamo a rendere l’ambiente umano più stabile, più sicuro, più abitabile.
E forse è proprio qui che si nasconde l’eroismo quotidiano.
Non nei gesti straordinari, ma nella capacità di esserci davvero. Per sé stessi e per gli altri.
È così che l’eroe quotidiano cambia il mondo… e migliora la propria vita.
Un gesto di presenza alla volta.
Sì, perché quando regoliamo il mondo relazionale, regoliamo anche noi stessi e… qui il sistema nervoso:
- riduce l’iperattivazione
- abbassa la tensione muscolare
- diminuisce la produzione di ormoni dello stress.
In altre parole, vivere con presenza, non è solo eroico, è fisiologicamente meno stressante. : )
Un caro saluto,
Anna
N.B.: l’evidenza che piccoli gesti di presenza possano cambiare profondamente la qualità della nostra vita, è uno dei temi che abbiamo approfondito nel libro “Lascia che la felicità accada” (Rizzoli, 2025). In tutte le librerie e a questa pagina Amazon.
Anna De Simone, dott.ssa in biologia e psicologia.
Parlo di relazioni intime e soprattutto, del corpo!
